La frana divora Niscemi
Gli scenari apocalittici previsti dai ricercatori del Climate Change, il Cambiamento Climatico che da alcuni decenni viene analizzato e monitorato, riguardano le conseguenze di siccità e desertificazioni, incendi devastanti anche in zone urbanizzate, scioglimento e scomparsa dei ghiacciai perenni, innalzamento degli oceani e inabissamento delle città costiere, alluvioni improvvise o inasprimento di quelle periodiche, innalzamento delle temperature marine e dell'atmosfera in generale, crescita esponenziale dell'effetto serra globale.
Gli scenari tranquillizzanti dei "negazionisti" del Climate Change sono in genere sostenuti da argomenti che, pur non negando alcune evidenze come ad esempio l'innalzamento delle temperature medie annuali, sostengono che si tratta di fenomeni ciclici già manifestatisi in passato e quindi non rappresentano un "cambiamento irreversibile" e disastroso, ma una normale anche se dolorosa routine.
Il caso di Niscemi, il paese nel sud della Sicilia dove una frana ha iniziato a trascinare giù le case dopo piogge eccezionali provocate dal ciclone invernale Harry, dovrebbe essere analizzato per comprendere i limiti degli studi sulle conseguenze del "Climate Change".
Niscemi è su un piccolo altipiano dove la presenza umana è stata riscontrata nei millenni precedenti.
Nel corso dei millenni i disastri documentati che hanno colpito Niscemi sono stati soprattutto i terremoti - da quelle parti si trova l'Etna - come riportato su Wikipedia:
... Nel 1693 il terremoto del Val di Noto, che distrusse buona parte della Sicilia orientale, danneggiò buona parte del borgo di Niscemi, pur non provocando vittime. Si rese necessaria la ricostruzione di gran parte dell'abitato, tuttavia la planimetria non mutò e le principali chiese furono ricostruite nel luogo originale di edificazione.
Il 19 marzo 1790 le terre a sud del centro abitato furono sconvolte da un rivolgimento tellurico di proporzioni paurose, caratterizzato da aperture della terra e dall'emissione di calore ed emissioni nauseabonde. Sorse, inoltre, un piccolo cono vulcanico che emetteva vapore e calore. Lo sconvolgimento, tra lo spavento della popolazione, durò per otto giorni consecutivi.
... Il 12 ottobre 1997 si verificò un evento franoso che non causò vittime ma provocò il danneggiamento di decine di edifici e lo sfollamento di 117 famiglie del quartiere Sante Croci della città. Complessivamente rimasero senzatetto circa cinquecento persone. Risultò particolarmente danneggiata la Chiesa delle Sante Croci, che fu successivamente demolita. Gran parte delle case che furono danneggiate erano state costruite abusivamente nel corso degli anni sessanta.
... La frana del gennaio 2026
A partire dal 25 gennaio 2026, il centro abitato è stato interessato da un nuovo e più ampio fronte franoso, che ha raggiunto i quattro km di lunghezza e i 55 metri di altezza in alcuni punti e che ha portato all'evacuazione di 1.500 abitanti. La frana ha distrutto decine di edifici e ne ha reso inagibili altrettanti, costringendo le autorità ad istituire una zona rossa di 150 metri a partire dalle aree asfaltate non crollate.
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Immagino un antico ponte, costruito in pietra durante gli anni dell'impero romano a ridosso della nascita di Cristo.
Immagino che quel ponte sia servito a far transitare ogni anno 10 carri trainati da bestiame (è una esemplificazione) ciascuno del peso complessivo di 10 quintali, per un totale annuo di 100 quintali.
Immagino che a seguito dello sviluppo tecnologico siano stati inventati camion capaci di trasportare un singolo carico di 10 tonnellate.
Immagino che quel camion a pieno carico cerchi di attraversare il ponte di pietra dove transitavano 10 tonnellate in un anno; il ponte cede e crolla, sotto il peso del camion di 10 tonnellate.
Questo è quello che sta accadendo a Niscemi e che accadrà in altre migliaia di situazioni sparse su tutto il pianeta.
A Niscemi le piogge eccezionali causate dagli eventi estremi causati dal Global Warming hanno concentrato in pochi giorni tutto il peso della pioggia che un tempo si ripartiva in più mesi, provocando il collasso delle faglie su cui poggia il centro abitato e lo sprofondamento di molte case.
E' un fenomeno già riscontrato innumerevoli volte che si potrebbe verificare in migliaia di situazioni, non solo urbane, perché gli equilibri millenari su cui la presenza umana sulla Terra si è sviluppata si sono ormai rotti. Quando una moltitudine di equilibri si modifica, si generano effetti imprevedibili, disastrosi, irrimediabili con interventi di ripristino o manutenzione.
Inutile illudersi che a Niscemi si possa tornare a vivere dopo aver fatto qualche opera di messa in sicurezza. Buona parte di quell'altopiano è perduta, rischiosa, invivibile.
Ringraziando il caso che non ci siano state vittime causate dalla frana, <
Questa è la lezione della frana di Niscemi.
Niscemi è la prova che non abbiamo capito nulla della crisi climatica, perché ci illudiamo che contenendo l'innalzamento delle temperature in 1 o 2 gradi entro il 2050 (!?) possiamo governare gli effetti imprevedibili e disastrosi sugli equilibri precari che si sono costruiti nel corso dei millenni. Ragioniamo, nella migliore delle ipotesi, secondo logiche deterministiche e lineari, anzichè comprendere la complessità degli squilibri che si stanno creando nell'ecosistema Terra.
Quante Niscemi ci sono nel mondo? quanto bisognerebbe spendere per individuarle e sanarle rapidamente tutte? Non sarebbe più facile riportare l'equilibrio climatico indietro nel tempo? quando le case a Niscemi non temevano le frane? Non sarebbe più utile e meno costoso (e più rapido) invertire la produzione dei gas serra ?
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Tralascio, per ovvi motivi di ovvietà, di aggiungermi alle pur sacrosante polemiche su: Ponte sullo Stretto, condoni edilizi, scempio urbanistico, omissioni, corruzioni, mafie e politica dello struzzo che a Niscemi, ma non solo, danno bella mostra di sé.