Meloni non ha visto arrivare Magyar in Ungheria
Dopo il No al referendum Giorgia Meloni deve incassare anche il NO al sovranismo che arriva dall'Ungheria di Magyar. Ma c'è un altro grande NO che Meloni ancora non vede arrivare ...
E' un pò di tempo che la Storia manda segnali diversi dal passato recente.
Con la vittoria di Trump nel 2024 la Storia sembrava aver scelto di far vincere i grandi prepotenti, le grandi minacce, le grandi prove di forza cinica e brutale, come quella criminale di Netanyahu a Gaza e Cisgiordania, o quella della Grande Russia di Putin contro l'Ucraina, la Grande America di Donald Trump.
La Storia sembrava assecondare tutte le manie di grandezza, soprattutto quelle più brutte e cattive. Per la Destra di Giorgia Meloni era facile vincere lasciandosi trasportare dal vento della Storia di Trump e di Netanyahu, chiudendo un occhio sul filorusso Salvini.
In Europa Giorgia Meloni poteva scegliere di calzare due scarpe, a seconda delle occasioni, quella di Ursula Von der Leyen che elargisce denaro e quella di Viktor Orban che ulula sovranismo a squarciagola.
Da ieri Giorgia Meloni ha perso la scarpa dell'Ungheria nera e sovranista, perché dopo 16 anni bui a Budapest è tornata un pò di luce con la vittoria di Peter Magyar, europeista moderato, e la cacciata di Orban, il grande amico di Trump Putin Netanyahu.
Giorgia Meloni mente sapendo di mentire, quando augura buon lavoro al nuovo leader ungherese Magyar e rivendica ancora l'amicizia con l'autocrate sconfitto "Il mio amico Orbàn continuerà a servire la sua nazione dall'opposizione".
Ho già spiegato a mio perché a mio avviso la sconfitta di Orban possa trasformarsi in un vantaggio tattico per Giorgia Meloni: resterà da sola a controbilanciare lo strapotere dei popolari senza dover spartire nulla con gli altri sovranisti superstiti, meglio sola che male accompagnata.
Ma per la Meloni la perdita di Orban è comunque un'altra sconfitta ravvicinata, dopo quella del NO al suo referendum sulla Giustizia che non aveva "visto arrivare". E potrebbe anche non essere l'ultima.
C'è un'altra partita che si sta sviluppando proprio in questi giorni e sulla quale Giorgia Meloni ha finora taciuto per non dover incassare altre critiche e probabili sconfitte: è lo scontro durissimo tra Papa Leone XIX, il leader dello Stato Vaticano e del cattolicesimo nell'Italia cattolica, e l'amico americano di Giorgia, Donald Trump.
Domenica sera il presidente Trump si è scagliato contro Papa Leone XIV, definendolo "DEBOLE sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera" e accusandolo di "assecondare la sinistra radicale".
Trump, nel paranoico delirio di onnipotenza che lo attanaglia, ha insultato il Papa americano per le posizioni espresse sulla guerra in Iran, posizioni più che scontate e ovvie per un Papa cattolico ma non per il biscazziere della Casa Bianca, abituato alle volgarità, alle prepotenze, alle manie di grandezza. Per King Trump è insopportabile che un piccolo Papa del piccolo Vaticano abbia l'ardire di criticare la Great America.
Trump non ha ancora capito che la Storia sta cambiando direzione, dalle grandi cattiverie ai piccoli atti di coraggio, come quello di Papa Leone XIV.
E anche Giorgia Meloni non lo ha ancora capito, perché altrimenti si sarebbe affrettata anzi precipitata a difendere il Papa Cattolico ospite permanente dello Stato Italiano contro le volgarità blasfeme di Donald Trump.
Giorgia Meloni continua a non vedere, a non sentire e a non dire, quando si tratta di schierarsi contro il Grande Prepotente, nemmeno per difendere un simbolo e una voce importante per la maggioranza degli italiani.
Per questo un numero ancora maggiore di italiani si sentirà in dovere di dire NO a Giorgia Meloni.
Perché un numero sempre più grande di cittadini apprezzerà i piccoli gesti di onesto coraggio contro le grandi prepotenze dei malavitosi al Potere.