Ungheria si è liberata di Orbán, Putin e Trump, trionfa l'europeista Magyar


Elezioni Ungheria, risultati aggiornati assegnano a Tisza - Magyar 138 seggi, a Fidesz - Orban 54, all'ultradestra 7. Dopo 16 anni Orban perde il potere a vantaggio dell'opposizione moderata europeista. Una sonora sconfitta anche per Putin e Trump, per Zelensky il voto ungherese segna una svolta importante a favore dell'Ucraina.
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Ungheria al voto per cacciare Orban - 2026

Ungheria ce la farà contro Orban/Trump/Putin

Elezioni Ungheria, risultati aggiornati assegnano :

  • a Tisza - Magyar 138 seggi,

  • a Fidesz - Orbán 54,

  • all'ultradestra 7  


Dopo 16 anni, Orbán perde il potere dopo 16 anni, a vantaggio dell'opposizione moderata europeista di Magyar

Elezioni Ungheria, risultati aggiornati assegnano a Tisza - Magyar 132 seggi, a Fidesz - Orban 59, all'ultradestra 8.  Se saranno confermati, Orban perde il potere a vantaggio dell'opposizione moderata europeista.

Una sonora sconfitta anche per Putin e Trump, per Zelensky il voto ungherese segna una svolta importante a favore dell'Ucraina.

Affluenza record ai seggi elettorali per le elezioni in Ungheria! oltre 80% di votanti

La sera prima del voto Viktor Orbán si è concesso l'ultimo bagno di folla prima del possibile addio. Ha radunato alcune migliaia di tifosi nella piazza del Castello di Buda e li ha galvanizzati con una scontata retorica anti-ucraina a cui ha affidato le sorti della sua battaglia elettorale, non potendo vantare altri successi in campo economico, sociale, morale.

Viktor Orbán è il Feldmaresciallo di Vladimir Putin in Europa, e fino all'ultimo istante ha ripetuto l'ossessione contro gli ucraini: "Non daremo i nostri figli all'Ucraina. Non daremo i nostri soldi e le nostre armi. L'Ungheria sarà il Paese più sicuro d'Europa dopo le elezioni e romperemo il blocco petrolifero di Zelensky contro l'Ungheria. La risposta al blocco petrolifero sarà un blocco del credito, e vinceremo questa battaglia".

Poche ore prima l'autocrate di Budapest aveva ricevuto il previsto endorsement dei  suoi due potenti burattinai.

 Donald Trump : “La mia amministrazione è pronta a mobilitare tutta la potenza economica degli Stati Uniti per rafforzare l'economia ungherese, come abbiamo fatto in passato per i nostri grandi alleati, qualora il Primo Ministro Viktor Orbán e il popolo ungherese ne avessero bisogno. Siamo lieti di investire nella prosperità futura che la continua leadership di Orbán porterà.”
Trump aveva spedito il suo vice JD Vance proprio a Budapest pochi giorni prima del voto con questo messaggio: "Volevo davvero mandare un messaggio a tutti, soprattutto ai burocrati di Bruxelles. Hanno fatto di tutto per ostacolare il popolo ungherese perché non gradiscono un leader che si batte concretamente per i suoi interessi. … Credo che Viktor Orbán sia l'unico vero leader in Europa in materia di sicurezza e indipendenza energetica."

Dall'opposizione il leader di Tisza, Magyar, ha considerato il discorso di Vance a Budapest una chiara ingerenza negli affari interni. "Questo è il nostro Paese. La storia ungherese non si scrive a Washington, Mosca o Bruxelles, ma nelle nostre strade e nelle nostre piazze".

L'altro burattinaio, che telefona spesso dal Cremlino a Orban per farsi raccontare le primizie europee, invece ha mantenuto un atteggiamento molto più defilato rispetto a Trump. Putin non ha bisogno di esporsi troppo nel voto ungherese, anzi teme che i russi non siano affatto ben visti a Budapest, e siccome Orban ha scelto di fare di queste elezioni un referendum pro o contro l'Ucraina e Zelensky, il despota russo preferisce stare ai margini, lasciando ai suoi troll e manipolatori professionisti il compito di disinformare e organizzare brogli elettorali.

Per non parlare del terzo burattinaio di Orban, il criminale di guerra Netanyahu che ha trasformato l'Ungheria in un avamposto della guerra che Israele combatte contro i palestinesi e contro gli europei che appoggiano la causa della Palestina.

Il voto ungherese invece sembra non appassionare affatto la destra meloniana in Italia. 

Giorgia Meloni questa volta non si è spesa in dichiarazioni a favore del suo pupillo Viktor, e nemmeno i suoi portaborse si sono degnati di sbilanciarsi sul voto ungherese.
Segno che la batosta referendaria ha lasciato ancora tramortiti i meloniani d'Italia, al punto da fargli dimenticare che a Budapest il loro storico alleato è in difficoltà?

Può darsi che Giorgia Meloni sia in altre faccende troppo affaccendata, ma nasce anche il sospetto che forse per la Meloni la sconfitta di Orban potrebbe essere il risultato migliore, proprio alla luce della vittoria del No al referendum di marzo in Italia.
Essendo uscita indebolita da quel voto, Giorgia Meloni cerca di avere un ruolo e qualche carta in più da giocarsi in Europa, ovvero potersi mostrare come leader importante che ottiene risultati importanti per l'Italia in un momento molto difficile, soprattutto ora che i soldi del PNRR sono finiti e sarà necessario ottenere da Bruxelles maggiori margini di sforamento del bilancio, altrimenti Giorgia Meloni non sa cosa promettere agli italiani nelle prossime elezioni.
Per avere un peso e un ruolo maggiore in Europa, paradossalmente Giorgia Meloni avrà bisogno di eliminare l'ultradestra di Orban, non tanto e non solo perché ostacola l'alleanza con Zelensky ma soprattutto perché a Meloni conviene essere l'unica a trattare da destra con la Commissione Europea, senza la zavorra ingombrante di un impresentabile Orban.

Tanto più che ora il despota ungherese ottiene appoggi pubblici e fraterni da Trump, di cui Meloni si guarda da bene dal riceverne visto l'esito disastroso che provocano.

Quindi se Orban sarà sconfitto, Giorgia Meloni non sarà dispiaciuta, anzi.

Se poi Orban dovesse vincere, pur senza avere la maggioranza dei voti ma grazie ad una legge elettorale truffaldina, Giorgia Meloni avrà un motivo in più per provare a cambiarla anche in Italia, andando a prendere lezioni a Budapest.

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Secondo gli ultimi sondaggi affidabili che circolano nei corridoi del Cremlino, il voto ungherese è diviso a metà tra Orban/Fidesz e Magyar/Tisza, con il gruppo ultras di Patria Nostra che potrebbe diventare ago della bilancia e allearsi con Orban garantendogli la maggioranza per governare, ancora di più con il guinzaglio di Mosca.