SCHULZ condanna la SPD alla scomparsa

Trecentosessantadue dei seicentoquarantadue delegati al congresso straordinario della SPD hanno votato a favore della GroKo - GrosseKoalition - con CDU-CSU di Angela Merkel, a quattro mesi dalle elezioni che avevano sancito la sconfitta del modello di governo che ora si propone di riesumare.

 

Il risultato del congresso era scontato, dato che il leader socialdemocratico Schulz e gli esponenti del partito avevano già dato il via libera alla terza riedizione dell'accordo di governo, ma questa volta l'approvazione dei delegati rappresenta in realtà la presa d'atto dell'impotenza politica in cui versa la socialdemocrazia tedesca dopo la disfatta delle elezioni politiche del settembre 2017.

Condannati a dover appoggiare un governo dominato dagli avversari tradizionali, a doversi accontentare di qualche impegno generico e diluito, a doversi umiliare prendendo ordini da Macron, i delegati socialdemocratici hanno ascoltato con freddezza e sarcasmo le parole del loro triste capo.
La SPD si aggrappa al pragmatismo del Potere, agli apparati che governano le regioni e amministrano i centri nevralgici del Paese,  e a chi critica la scelta di subalternità ripete l'italico ritornello "ce lo chiede l'Europa".

Il quaranta per cento dei delegati ha votato contro la GroKo e si è schierato con Kevin Kunhert,  il leader dei giovani Juso, che difficilmente riuscirà a ribaltare il risultato nel voto degli iscritti a cui spetta l'ultima parola sulla scelta di tornare ad appoggiare un governo a guida Merkel.
Il 40% non è poco, a dimostrazione del diffuso e aperto malcontento che serpeggia tra i "sopravvissuti" alla crisi della SPD, ma non è sufficiente a scalzare l'establishment o a condizionarne le scelte.
Il copione futuro della SPD tedesca rassomiglia molto a quello del PD italiano.

KIM JONG-UN è più genius di Trump

La Corea del Nord ha raggiunto l'accordo con quella del Sud per partecipare con una propria delegazione alle prossime Olimpiadi Invernali e addirittura sotto un'unica bandiera che raffigura l'intera Corea riunificata.

 

Se si pensa che fino a due mesi fa si parlava del possibile rischio di un attacco nucleare "preventivo" al regime di Kim Jong-Un, l'accordo di oggi ha del miracoloso, anche se in realtà è la logica tappa della politica del "pazzo" dittatore coreano e segna una sconfitta per Donald Trump e le sue "sparate" militari.

Con il test nucleare del 3 settembre scorso (bomba a idrogeno) e quello missilistico del 28 novembre (balistico intercontinentale con gittata fino al cuore degli USA) Kim Jong-Un ha raggiunto i suoi scopi e ora ritiene di potersi confrontare alla pari con i suoi avversari, porgendo un ramoscello di ulivo e dando prova di buona volontà.

L'occasione storica era a portata di mano con le Olimpiadi a poche centinaia di chilometri dal confine e Kim l'ha raccolta con abilità e prontezza, andando addirittura oltre le aspettative accettando, o forse addirittura suggerendo, la partecipazione congiunta delle due Coree.

La politica aggressiva di Trump è rimasta spiazzata: il Genius ha provato inizialmente ad attribuirsi il merito della svolta di Pyongyang, sostenendo che era il risultato della linea dura adottata dalla Casa Bianca, ma con scarso successo. La verità è che la Corea del Nord è entrata di diritto sia nel club delle potenze nucleari che in quello delle tecnologie missilistiche, cosa che gli consente di chiedere alle diplomazie internazionali "più rispetto" e di sedersi al tavolo delle trattative con il Sud con molta più forza di prima, che userà in gran parte per chiedere la fine delle sanzioni economiche e l'allentamento dell'assedio militare navale degli USA.

Alla Corea del Sud e al suo presidente Moon Jae-in un allentamento della tensione con il Nord è quanto mai utile non solo per attirare l'attenzione sulle mega Olimpiadi ma soprattutto per rilanciare il ruolo di una delle realtà economiche più importanti dell'Asia e del mondo.

E' presto per dire che il "rischio Corea" è terminato, ma è certo che la mossa di Kim Jong-Un sembra a tutti più intelligente di quella di Trump.

 

 

Il grande burattinaio delle prossime ELEZIONI in Italia

Una promessa di Matteo Renzi nel 2012
 

E' iniziata la campagna elettorale per le elezioni politiche italiane del 4 marzo prossimo e sembra una farsa, una carnevalata, la rincorsa a chi promette più elargizioni, tagli di tasse, cancellazione di norme impopolari, posti di lavoro, eterna giovinezza.

 
Il marketing politico suggerisce di spararle grosse a più non posso, e tutti, chi più chi meno, di adeguano: perchè mai ci si dovrebbe limitare nel promettere qualsiasi cosa e di più?
Sembrerebbe che i politici di qualsiasi schieramento abbiano improvvisamente perso il senso della misura oltre che la ragione. Chi prova a chiedergli se le promesse sono credibili, giuste e realizzabile, riceve insulti e sbeffeggiamenti: "ma allora non hai capito nulla, sei rimasto fermo a cinque anni fa, quando ancora ci si tormentava con lo spread, i vincoli di Maastricht, lo spauracchio della Troika, il debito enorme, l'austerità, il fiscal compact ecc ecc.  Non ti sei accorto che è tutto cambiato?"
 
Cosa è cambiato di così sostanziale rispetto a cinque anni fa?
Il ceto politico è diventato più onesto e competente ? meno corrotto e avido ?
Il deficit (quello vero) si è azzerato? il debito (quello vero) si è ridotto ?
Il lavoro (quello vero) è aumentato ? il senso di civismo ed umanità si è accresciuto ?
................
Le risposte (quelle vere) sono NO NO NO ...
solo una cosa è cambiata. La sensazione, anzi la certezza, che nessuno chiederà conto ai politici italiani di quello che hanno fatto e di quello che si apprestano a fare, chiunque di essi debba vincere le elezioni.
 
E' una sensazione che ha origine nello sfrenato ottimismo sul futuro prossimo. Una euforia generale che trasuda dai commenti, dalle opinioni, dalle notizie, da chiunque apre la bocca, per proporre la ricetta della futura felicità in Italia, per i pensionati e per i bebè, per i disoccupati e per gli imprenditori, per i contadini e per i pescatori, e per tutti ... nei secoli a venire.
 
Qualcuno "gufa" e prova a dubitare di tanto ottimismo, o a farlo tornare a livelli più credibili e ragionevoli: dove si troveranno i soldi per far fronte a tutte le promesse fatte e in corso di allestimento ?
Inguaribili pessimisti, bastian contrari, astensionisti, non avete capito che ora i soldi non sono più un problema ? che ora il coltello dalla parte del manico ce lo abbiamo noi italiani e non più gli avari  tedeschi.
 
Possiamo fare promesse e pensare di mantenerle perchè i debiti ce li compra Mario Draghi, "whatever it takes". La sua BCE ha già comprato più di 350 miliardi di titoli di stato (ovvero debiti) della prima, seconda e terza Repubblica e ha incoraggiato le banche a fare altrettanto; ha comprato decine di miliardi di titoli di aziende (ovvero debiti) e incoraggia tutti a fare altrettanto. Ha riempito di liquidità tutto e tutti e per questo gli euroscettici sono scomparsi: a caval donato non si guarda in bocca, e oggi criticare l'euro che scende come manna dal cielo sarebbe altamente impopolare, autolesionista, in ogni parte d'Europa, figuriamoci in Italia.
 
I politici italiani sanno che Mario Draghi è italiano, conosce il linguaggio e le sue sfumature, recepisce i messaggi cifrati. Mario Draghi non permetterebbe mai che l'Italia finisca nelle mani dei populisti euroscettici, semmai ce ne fossero ancora, e non permetterebbe mai che possa essere governata da onesti incompetenti.
 
Mario Draghi stampa i soldi e li dà a chi se li "merita". Sarà lui, dopo il 4 marzo, a stabilirlo e a decidere chi dovrà raccontare agli italiani che le promesse fatte erano ... promesse e basta.
In cambio chiederà solo un piccolo favore: quando il suo mandato in BCE scadrà nel 2019 vorrebbe un posto di lavoro adeguato e sarebbe utile che in quel periodo ci fosse un governo italiano riconoscente.
Un Gentiloni sostenuto da Berlusconi sarebbe il trionfo della perfezione. Chissà che a Mario Draghi non gli riesca di metterlo in scena.

C'era una volta il presidente degli stati uniti d'AMERICA

 AGGIORNAMENTO:    Discutendo alla Casa Bianca con alcuni deputati le modifiche alle leggi sugli immigrati, Trump ha chiesto: "Why are we having all these people from shithole countries come here?”, definendo Haiti, San Salvador e tutta l'Africa in generale come paesi shithole.

 

Donald Trump leader dell'estrema destra mondiale

 

 

 

Ad un anno dall'insediamento alla Casa Bianca Donald Trump conquista l'unanime appellativo di Idiota, mentre e' iniziata la pubblicazione di libri che descrivono il suo stato di totale incapacità.
Michael Wolff lo intitola "Fire and Fury, inside the Trump White House" e diventa subito un best seller globale.

 

Una sintesi delle rivelazioni su The Guardian: Michael Wolff's explosive book on Trump: the key revelations.

A parlar male di The Donald sono soprattutto i suoi ex consiglieri più fidati (quelli ancora in carica tacciono per non correre guai o, come nel caso di Tillerson, rilasciano smentite che sono uguali a conferme) a cominciare dal famigerato stratega similnazista Steve Bannon, il quale tuttavia si è limitato a raccontare episodi già noti, come l'incontro tra il Trump junior e i Russi alla Trump Tower durante la campagna elettorale.

 

Il ritratto del presidente degli Stati Uniti d'America che si ricava dalla lettura del libro di Wolff è quello di un "Nerone Americano" come lo ha definito The New Yorker, un imperatore pazzo, vanaglorioso, incapace, ma ossessionato dal bisogno di raffigurarsi potente e ricco.

Ad un anno dall'inizio della presidenza Trump, l'America scopre di non avere un presidente ma un semplice ingombrante idiota che per altri tre anni userà la Casa Bianca per scolarsi più di 15.000 lattine di coca cola e passare altrettante ore davanti alla televisione.

I Poteri forti militari, finanziari e politici non sembrano molto preoccupati, anzi stanno intravedendo la possibilità di un evento storico incredibile: rendere ufficiale che il ruolo di Presidente degli Stati Uniti non conta assolutamente nulla, anzi dovrà di diritto essere attribuito a persone incapaci e inutili anche se squilibrate.

Questa possibilità è stata ampiamente anticipata ed apprezzata dagli squali di Wall Street che non a caso da un anno festeggiano ogni giorno che passa nei mercati finanziari. Un Presidente inesistente garantisce ampia libertà di manovra e decisione alle lobby più potenti ed occulte.


Dopo un anno, Donald Trump The Idiot è la prova evidente che nè l'America nè il Mondo hanno bisogno di un vero Presidente degli Stati Uniti. Basta un semplice idiota che crede di essere un genio, anzi un "stable genius".

JUNQUERAS resta in carcere e si allontana la soluzione politica in Catalogna

La Corte Suprema spagnola ha deciso di respingere la richiesta di libertà per Oriol Junqueras, leader dei repubblicani catalani ERC, rieletto in Parlamento nelle recenti elezioni e detenuto politico da oltre due mesi.
La decisione era attesa come un banco di prova decisivo per iniziare un confronto di mediazione tra gli indipendentisti e il governo Rajoy, dopo che il voto del 21 dicembre aveva riaffermato una maggioranza parlamentare a favore di Puigdemont e Junqueras.

Quest'ultimo, dopo il rifiuto della Corte Suprema, ha lanciato un appello ai catalani:
“Transformad la indignación en coraje y perseverancia”. “Persistid porque yo persistiré” “En estos días que vendrán, manteneros fuertes y unidos. Transformad la indignación en coraje y perseverancia. La rabia en amor. Pensad siempre en los otros. En lo que tenemos que rehacer. Persistid porque yo persistiré. Gracias por todo vuestro apoyo. Os quiero”.

Puigdemont dall'esilio belga ha definito  la sentenza della Corte Suprema uno "scandalo che dovrebbe mettere in imbarazzo qualsiasi democratico con un minimo senso di giustizia". In un messaggio sui social network Puigdemont ritiene che Junqueras è un "ostaggio": "Nel conflitto irrisolto tra la Catalogna e la Spagna ci siamo sempre attenuti a  mezzi pacifici e al dialogo".

La situazione adesso si complica, sia sul piano sociale che su quello istituzionale: la Catalogna resta divisa e frustrata dall'arroganza del PPE e di Ciudadanos e la rabbia potrebbe prendere il sopravvento sui tentativi di mediazione.

Ci saranno nuove elezioni, in un clima più teso di repressione e di limitazione dei diritti politici.

Le centinaia di migliaia di persone che hanno votato per Junqueras, Puigdemont e gli altri detenuti politici dello schieramento indipendentista saranno capaci di superare il senso di umiliazione a cui Madrid li costringe in ogni occasione?

La questione catalana diventa sempre più la frontiera dei diritti politici di tutta l'Europa libera.

TRUMP Bottone grande Cervello piccolo

Donald Trump risponde via Twitter al dittatore nordcoreano Kim Jong Un che lo aveva "informato" di avere un "bottone nucleare" sulla scrivania: "... I too have a Nuclear Button, but it is a much bigger & more powerful one than his, and my Button works! ".

Lo stile smargiasso del Presidente è sempre quello da bettola maschilista, ma ha il pregio di sintetizzare le illusioni dell'America più retriva: il sogno di risolvere qualsiasi problema con un grande fungo atomico, anziché perdere tempo ed energie a trovare soluzioni pacifiche anche le più semplici.

Il tweet di Trump contiene due ovvietà ed una bugia: è evidente, e anche il pazzo coreano lo sa, che il "bottone" nucleare americano è più grande e potente, ma è altrettanto vero che non funziona, almeno nel caso della Corea. E speriamo che non funzioni in nessun luogo del Pianeta, per tutti i secoli a venire. (Se fossi un giapponese, unico popolo ad aver provato il "funzionamento" del bottone americano, chiederei il ritiro dell'ambasciatore a Washington)

Qualcuno dovrebbe informare Donald che il suo omologo di Pyongyang, avendo raggiunto l'obiettivo di sparare un vero missile intercontinentale con eventuale testata nucleare, fa sfoggio di diplomazia riappacificatrice con quelli del Sud, avviando una trattativa lampo per spedire due atleti alle prossime olimpiadi invernali (due atleti, non due missili).

Il "bottone" di Trump sarà pure grande, ma il cervello si dimostra sempre più piccolo ...

I giovani populisti mettono in crisi il regime in IRAN

Le proteste sono scoppiate all'improvviso, senza capi, senza programmi, senza nostalgie. Convocate via Telegram o Twitter, con parole d'ordine contro il governo  e le istituzioni islamiche,  l'aumento dei prezzi, la disoccupazione e il blocco delle pensioni, ma anche contro l'oppressione nei confronti delle donne, la corruzione dei funzionari di Stato, la censura dei mezzi di informazione liberi e dei social media.
 
L'Iran ha mostrato a tutto il mondo un volto repressivo e una situazione di crisi che pochi avevano voglia di immaginare, dopo la vittoria elettorale del moderato "riformista" Rouhani e l'avvio di relazioni commerciali con molti paesi europei ed asiatici.
Oltre dieci morti sono il bilancio parziale dei primi giorni di scontri di piazza, destinato purtroppo ad aumentare, centinaia di arresti, il blocco di internet e dei blog indipendenti.
 
Gli unici che sembrano contenti dell'esplosione iraniana sono i sauditi e il loro "protettore" Donald Trump, che per ovvi motivi festeggiano qualsiasi forma di indebolimento del regime iraniano.
Escludendo le ipotesi complottistiche che vedrebbero nelle proteste di piazza la mano della CIA, resta da capire da dove viene e dove andrà la rivolta di questi giorni, che ha molti tratti in comune con il fenomeno dei "populismi" europei, cioè della rivolta contro l'establishment e contro le scelte di autoconservazione del potere.
 
Il primo ad essere meravigliato e spaventato è proprio Rouhani che, dopo un primo tentennamento, ha capito che la rivolta non è effimera nè strumentale e rappresenta una seria minaccia alla sua leadership e immagine. Ha invitato gli apparati periferici a non eccedere nella repressione e a discernere tra le critiche e le violenze.
Il presidente iraniano teme che una repressione incontrollata possa giovare alla protesta e trasformarla da un episodio limitato ad un contagio di massa contro la Repubblica Islamica.
 
Dubito che il tentativo di "ragionare" da parte di Rouhani possa avere chance di successo sulle idee di rivolta dei giovani "populisti" iraniani.
 
 
 

Le BUGIE dei governi italiani fanno stragi di civili in Yemen

Il New York Times pubblica un video-denuncia sulle bombe italiane usate dall'Arabia Saudita per fare stragi di civili in Yemen.
Decine di migliaia di bombe, per un valore annuo di 450 milioni di euro, che da Cagliari arrivano in Arabia per essere imbarcate sugli aerei militari che bombardano e uccidono migliaia di civili nello Yemen.
 
Il traffico di bombe MK 84 prodotte nello stabilimento in Sardegna dell'azienda tedesca RWM su licenza USA è noto e denunciato da almeno due anni ma sia il governo Renzi che quello Gentiloni ripetono lo stesso ritornello:
Da Repubblica del 29/12/2017:
La replica del governo italiano arriva da fonti della Farnesina: "L'Italia osserva in maniera scrupolosa il diritto nazionale ed internazionale in materia di esportazione di armamenti e si adegua sempre ed immediatamente a prescrizioni decise in ambito Onu o Ue. L'Arabia Saudita non è soggetta ad alcuna forma di embargo, sanzione o altra misura restrittiva internazionale o europea". Dal ministero degli Esteri si osserva inoltre che "quanto riportato dal New York Times è una vicenda già nota, sulla quale il governo ha fornito chiarimenti più volte nel corso della legislatura, anche in sede parlamentare".
 
 
Si tratta di bugie grossolane, di cui forse dovrebbe occuparsi anche la magistratura.
Il governo italiano sta violando sistematicamente da due anni la propria Costituzione e il trattato ONU ATT (Arms Trade Treaty) sottoscritto dall'Italia nell'aprile del 2014 che all'articolo 6 comma tre stabilisce:
3. A State Party shall not authorize any transfer of conventional arms covered under Article 2 (1) or of items covered under Article 3 or Article 4, if it has knowledge at the time of authorization that the arms or items would be used in the commission of genocide, crimes against humanity, grave breaches of the Geneva Conventions of 1949, attacks directed against civilian objects or civilians protected as such, or other war crimes as defined by international agreements to which it is a Party.
 
Il governo italiano da almeno due anni è a conoscenza che in Yemen c'è un conflitto a cui partecipa anche l'Arabia Saudita, dal momento che sul sito www.viaggiaresicuri.it gestito dal ministero degli esteri per quanto riguarda lo Yemen è scritto:
"A partire dal 13 febbraio 2015, a seguito del progressivo aggravarsi delle condizioni di sicurezza, l’Ambasciata d’Italia a Sana’a ha sospeso le proprie attività fino a nuovo avviso. Non è più possibile pertanto assicurare assistenza consolare a coloro che, nonostante il chiaro sconsiglio delle Autorità italiane, siano ancora presenti in territorio yemenita."
 
Ma anche la rivista FAMIGLIA CRISTIANA aveva avvisato il governo nel 2015
BOMBE ITALIANE SULLO YEMEN?
28/06/2015  Un carico da Genova, trasportato dalla nave Jolly Cobalto, ha viaggiato a maggio scorso. Ordigni italiani esportati in Arabia Saudita. Ora in Yemen i sauditi stanno utilizzando le stesse tipologie di ordigni, compresi quelli all'uranio impoverito (che come è noto libera particelle fortemente cancerogene). Quelle utilizzate adesso in Yemen sono le bombe italiane? E perché l’Italia esporta questo tipo di materiale bellico verso un Paese in guerra?
 
E anche le organizzazioni umanitarie avevano denunciato l'uso delle bombe italiane nel conflitto yemenita contro le popolazioni civili:
 
http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2017/06/21/news/armi-168712423/
Yemen, il blocco aereo e navale imposto allo Yemen dalle forze di coalizione le cause della catastrofe umanitaria
È la terza volta in tre anni che l’Europarlamento si pronuncia sulla situazione tragica nel Paese. La seconda, dopo quasi un anno di conflitto e la terza nei giorni scorsi, dopo oltre 800 giorni di conflitto. La situazione è catastrofica: 10 mila persone uccise (tra cui 4.667 civili, di cui 1.540 bambini) e più di 40 mila ferite; 17 milioni le persone necessitavano di assistenza alimentare
di GIORGIO BERETTA *
 
https://www.osservatoriodiritti.it/2017/04/14/l-onu-e-le-bombe-italiane-in-yemen/
L’Onu e le bombe italiane in Yemen di Giorgio Beretta  14 aprile 2017
I bombardamenti aerei condotti dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita hanno devastato le infrastrutture civili in Yemen, ma non sono riuscite a scalfire la volontà politica dell’alleanza Houthi-Saleh a continuare il conflitto». Lo ha messo nero su bianco il “Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen”, che il 27 gennaio scorso è stato trasmesso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Un rapporto fortemente osteggiato dai sauditi e si capisce il motivo. «Il conflitto – scrivono gli esperti –  ha visto diffuse violazioni del diritto umanitario internazionale da tutte le parti in conflitto. Il gruppo di esperti ha condotto indagini dettagliate su questi fatti e ha motivi sufficienti per affermare che la coalizione guidata dall’Arabia Saudita non ha rispettato il diritto umanitario internazionale in almeno 10 attacchi aerei diretti su abitazioni, mercati, fabbriche e su un ospedale».
E tra questi gli esperti annoverano gli attacchi effettuati con bombe italiane. Il rapporto dell’Onu, infatti, documenta il ritrovamento, a seguito di due bombardamenti a Sana’a nel settembre 2016, di più di cinque «bombe inerti» sganciate dall’aviazione saudita contrassegnate dalla sigla “Commercial and Government Entity (CAGE) Code A4447”. Quest’ultima è riconducibile all’azienda RWM Italia S.p.A. con sede in via Industrale 8/D, 25016 Ghedi (Brescia), Italia. Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, «l’utilizzo di queste armi rivela una tattica precisa, volta a limitare i danni in aree in cui risulterebbero inaccettabili».
Nelle scorse settimane, la Farnesina ha deciso di stanziare 3 milioni di euro per «attività di distribuzione di cibo da parte del PAM e per assicurare assistenza nel settore della salute e supporto agli ospedali». Nel frattempo è partita da Cagliari una nuova nave cargo piena di bombe destinata all’Arabia Saudita: nel 2016 ne sono state inviate per oltre 40 milioni di euro, ha segnalato l’Osservatorio OPAL di Brescia.
Proprio come ai bei tempi di Spadolini, Craxi e Andreotti: con una mano un po’ di aiuti, con l’altra un consistente carico di bombe. E, come ai bei tempi, continuano a chiamarla «cooperazione allo sviluppo». 
 

WU GAN é molto onorato di essere condannato per sovversione dal regime di Xi Jinping

Il 26 dicembre 2017 un tribunale di Tianjin ha dichiarato colpevole di "sovversione" il blogger e attivista Wu Gan, alias online Super Vulgar Butcher, già detenuto e torturato per due anni nell'ambito della maxi-operazione repressiva denominata "709", condannandolo a 8 anni di carcere.

Wu Gan, a differenza di altri che sotto tortura hanno "confessato" colpe inesistenti, ha colto l'occasione per lanciare una nuova denuncia contro le autorià e il regime cinese. Ha consegnato al suo avvocato una dichiarazione scritta da pubblicare e diffondere il più possibile in tutto il mondo.

La pubblico integralmente nella versione in lingua inglese.

 

Wu Gan’s Statement About His Sentence

For those living under a dictatorship, being given the honorable label of one who “subverts state power” is the highest form of affirmation for a citizen. It’s proof that the citizen wasn’t an accomplice or a slave, and that at the very least he went out and defended, and fought for, human rights. Liang Qichao (梁启超, famous reformist at end of Qing dynasty) said that he and dictatorship were two forces inextricably opposed; I say: If I don’t oppose dictatorship, am I still a man?

They have attempted to have me plead guilt and cooperate with them to produce their propaganda in exchange for a light sentence — they even said that as long as I plead guilty, they’ll give me a three-year sentence suspended for three years. I rejected it all. My eight-year sentence doesn’t make me indignant or hopeless. This was what I chose for myself: when you oppose the dictatorship, it means you are already walking on the path to jail.

I'm optimistic despite the harsh sentence. Because of the internet, more and more people are waking up. The ranks of those ready to stand at the funeral of the dictatorship is growing stronger and larger by the day. Those who try to use jail to frighten citizens pursuing freedom and democracy, thus obstructing the progress of human civilization, won’t meet a good end. Their tyranny is based on a lack of self-confidence — a sign of a guilty conscience and fear. It’s a dead end. When the masses wake up, will the dictatorship’s end be far off?

I have been subjected to torture and other forms of inhumane treatment during my detention thus far — and it’s not an isolated occurrence, but a common phenomenon. I appeal to the international community to closely follow the deterioration of human rights in China, follow the Chinese Communist Party’s criminal detention of its own citizens, and especially of dissidents, along with the other abuses they’re subjected to, including: false charges, secret detention, forced confessions to the media, forced appointment of state-controlled defense counsel, torture and abuse in custody, and the stripping of every civil right of Chinese citizens.

I hereby name the individuals involved in persecuting, torturing, and abusing me: An Shaodong (安少东), Chen Tuo (陈拓), Guan Jiantong (管建童), Yao Cheng (姚诚), Yuan Yi (袁溢), Wang Shoujian (王守俭), Xie Jinchun (谢锦春), Gong Ning (宫宁), Sheng Guowen (盛国文), Cao Jiyuan (曹纪元), Liu Yi (刘毅), Cai Shuying (蔡淑英), Lin Kun (林崑).

 

 

Gli affari con la Cina valgono più della vita di 10.000 studenti massacrati in piazza Tiananmen

 

Il 4 giugno 1989 in Piazza Tienanmen a Pechino furono massacrati più di 10.000 studenti, secondo la testimonianza di un funzionario del regime cinese che passò l'informazione all'ambasciatore britannico Alan Donald il quale a sua volta inviò un report al Ministero degli Esteri che secretò sia il documento che la notizia dell'enorme numero di vittime.

Perchè ?

 

Per anni, dopo il 1989, si è tentato di ricostruire gli avvenimenti di quel giorno e nessuno ha mai creduto alla versione ufficiale che Pechino diede, che parlava di circa duecento vittime. I sopravvissuti, sia al massacro che allo shock, fornivano una cifra di "migliaia" di morti, forse duemila.
Nessuno aveva mai immaginato che la mattanza di quel 4 giugno 1989 avesse potuto raggiungere la cifra di oltre diecimila, schiacciati dai carri armati o fucilati dalle mitraglie, i corpi bruciati e le ceneri disperse nelle fogne.
L'orrenda pagina scritta dai comunisti cinesi è sempre stata circondata dal mistero e dalla censura.

Ma perchè anche i paesi occidentali hanno minimizzato o nascosto le dimensioni di quella tragedia ?
Perchè il documento dell'ambasciatore Donald è stato secretato ? Si temeva che la pubblicazione del documento potesse danneggiare i rapporti diplomatici e di affari tra la Cina e i governi occidentali ?
Si temeva che l'opinione pubblica democratica di fronte al numero di 10.000 giovani uccisi avrebbe imposto ai governi la rottura oltre che la condanna ?

Sarebbe cambiato il corso della storia ?

Il documento è stato ritrovato dal sito HK01 e rilanciato dall'Indipendent.

 

 

L'ambasciatore Alan Donald dopo qualche anno è diventato consulente per la  ... Cina della banca JP Morgan. Come lui, molti hanno fatto affari con il regime che aveva massacrato 10.000 giovani studenti colpevoli di voler esprimere le loro opinioni.

voto Catalogna: Barcellona 2 - 1 Real Madrid

Usando una metafora calcistica, il voto in Catalogna è stato come una partita tra Barcellona e Real Madrid, giocata dai catalani in inferiorità numerica ma vinta 2 a 1 dopo un confronto durissimo. Ma la Liga è ancora tutta da giocare.

E' vero che il primo partito risulta Ciudadanos di Ines Arrimadas, ma è una constatazione effimera (nelle scorse elezioni ERC e JxCat si presentavano assieme) ma soprattutto fuorviante.

Il fronte monarco-unionista (quelli del 155 ad oltranza) composto dal PP di Rajoy e da Ciudadanos rappresenta meno di un terzo dell'elettorato (in una regione che ha notevoli flussi migratori dal resto della Spagna) e non ha margini significativi di crescita o di alleanza, perché le altre due forze "non-indipendentiste", il Partito Socialista Catalano (che un tempo era la forza politica principale della Catalogna) e EC-Podemos, sono favorevoli al dialogo con gli indipendentisti per trovare soluzioni non traumatiche alla crisi.

Dal voto esce duramente sconfitta la linea di Rajoy, il cui partito popolare viene praticamente "espulso" dalla Catalogna colpevole della umiliazione del 155 e delle violenze poliziesche del 1 ottobre, e rischia di essere indebolito e attaccato anche sul piano nazionale. Il governo Rajoy, essendo di minoranza, si regge sulla benevola astensione del PSOE ma subisce la concorrenza sfrenata di Ciudadanos che si propone come vero rappresentante dei conservatori nazionalisti spagnoli.

La vittoria di Puigdemont, sia come forza politica che come leader, non era scontata e rappresenta un punto di svolta nelle dinamiche interne allo schieramento catalano.

Più che sulla proclamazione immediata dell'indipendenza, la vera partita che i catalani devono riuscire ad aprire è quella delle modifiche costituzionali, tra le quali ad esempio l'abolizione del ruolo della monarchia - che 40 anni fa sembrava una mediazione indispensabile - e il passaggio ad una repubblica federale: una parte dei socialisti e tutta Podemos sarebbe disponibile ad aprire, con l'aiuto dei repubblicani catalani, questo nuovo fronte di battaglia politica contro la destra monarco-unionista. 

 

Ha vinto la Catalogna

Proiezioni: gli indipendentisti arrivano a 70 seggi su 135.

Exit Poll: gli indipendentisti possono avere la maggioranza di almeno 68 seggi.

La destra di Ciudadanos toglie voti al partito di Rajoy, 

 

Una grande partecipazione di popolo alle elezioni per riaffermare la volontà dei catalani di essere indipendenti e repubblicani.

Renzi e Boschi, i politici sono peggiori dei banchieri ?

 

Matteo Renzi e Maria Elena Boschi sono riusciti in una impresa quasi impossibile: far apparire i politici, soprattutto quelli al governo, peggiori dei banchieri e dei tecnocrati della finanza, che nell'immaginario dell'opinione pubblica sono i più cinici, avidi e arroganti che si possa immaginare.

La commissione di indagine parlamentare sulle banche ha messo il PD sul banco degli imputati e ha chiamato tutti gli altri a confermare le ipotesi accusatorie. 

Ultimo in ordine di apparizione l'ex AD di Unicredit Ghizzoni che non solo ha confermato il racconto di Ferruccio De Bortoli che coinvolgeva la "casalinga di Arezzo", ma ha aggiunto un carico da 90 rivelando una email dell'amico di Renzi, tal Carrai Marco, che "sollecitava" una decisione sull'acquisto di Banca Etruria da parte di Unicredit.

Il banchiere davanti ai deputati della commissione e alla stampa nazionale appare come un integerrimo funzionario che rifiuta di cadere nella trappola degli interessi privati dei politici e dei loro amici faccendieri, mentre questi ultimi sono costretti a difendersi, precisare, disquisire sulla esatta interpretazione di una parolina o di una frase, tenendo in ostaggio un partito e un governo.

Se almeno avessero convocato Mussari ex di Montepaschi per riequilibrare le sorti della partita tra politici e banchieri...

 

TRUMP si autoriduce le tasse

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato la "riforma del sistema di tassazione" che prevede cospicui tagli per le imposte sulle imprese e per i privati con patrimoni elevati. Poco o nulla cambia per i ceti medio-bassi, mentre i più poveri pagheranno di più.

Una riforma fatta a misura del Potere e dei suoi più avidi rappresentanti, in ossequio all'ideologia della nuova destra globale, con benefici poco significativi ed incerti per l'economia interna e con ricadute negative sulle spese sociali e sugli investimenti pubblici.


Quello che è certo è che il taglio delle tasse avviene in un momento di squilibrio dei conti pubblici di un paese che impone a tutto il resto del mondo di "credere" nella sua moneta - il dollaro - e nella sua presunta solidità.


Prima del taglio delle tasse il debito pubblico americano in rapporto al PIL era superiore al 105%; con il nuovo sistema fiscale, e senza ulteriori tagli di spesa, il rapporto andrà al 110%, lo stesso che aveva l'Italia quando era in difficoltà per entrare nell'euro e dovette ricorrere ai trucchi derivati di Draghi che ancora oggi paghiamo.


Molti economisti prevedono che tra un anno la "storica riforma" di Trump dovrà essere frettolosamente cambiata o abbandonata e che nell'incertezza i ricchi paperoni americani continueranno ad evadere le tasse nei paradisi fiscali che sono già di loro proprietà. Proprio come fa Trump.

Scrive Rex Nutting su MarketWatch

Lobbyists wrote the tax bill. The Republican congressional leadership invited corporate lobbyists to write the huge tax-cut bill that will give hundreds of billions of dollars to corporations and their owners, and which sets the stage for large spending cuts in programs that tens of millions of Americans depend upon, such as Medicaid, Social Security, and Medicare.

The essence of corruption is allowing a private interest to control the government so as to claim as many of benefits as possible while shoveling the costs on to others. The tax bill certainly is an epic achievement in the history of corruption.

Top administration officials acted like spoiled aristocrats. Trump’s cabinet is the wealthiest in history, and many of them still act like they own the place. Several top officials are under investigation for wasting taxpayer money on expensive travel or other inappropriate perks.

It seems many of them couldn’t give up the pampered lifestyle of a CEO or a princeling, insisting on flying in military jets or expensive private chartered planes so they wouldn’t have to rub elbows with mere citizens.

Trump used the presidency to enrich himself and his family. No president has ever mingled his private and public duties the way Trump has. Every recent president has divested his wealth into a blind trust, so that there would be no question about whether his decisions benefit his own bank account or the United States of America.

CATALOGNA, sondaggio assegna la vittoria agli indipendentisti

Nonostante lo spiegamento repressivo del regime di Madrid, l'isolamento economico e mediatico, i partiti indipendentisti dovrebbero avere ancora la maggioranza dopo le elezioni del 21 dicembre in Catalogna, secondo un sondaggio a 4 giorni dal voto.

 

La sinistra repubblicana di ERC, il cui leader Junqueras è in carcere come prigioniero politico, avrebbe 30 seggi con il 21% dei voti, mentre a JxCat, partito di Puigdemont (in esilio a Bruxelles) vengono attribuiti dai 28 a 30 seggi. Nelle passate elezioni i due schieramenti si erano presentati uniti ottenendo 62 seggi.

La sinistra radicale indipendentista CUP manterrebbe i suoi 10 seggi, che sommati a quelli di ERC e JxCat consentirebbero di raggiungere quota 68, cioè la maggioranza, sui 135 seggi totali.

I Podemos catalani, che pur non appoggiando la causa indipendentista sono comunque critici verso il governo di Madrid e l'applicazione del 155, scenderebbero da 11 a 8-9 seggi, a vantaggio dei socialisti catalani (unionisti ma a favore del dialogo con gli indipendentisti) che passano da 16 a 17-19.

La sorpresa nello schieramento di destra sarebbe data dal successo di Ciudadanos che passa da 25 a 33 seggi, classificandosi come primo partito e togliendo voti ai Popolari di Rajoy che rischierebbero di scomparire riducendosi da 11 a 5 seggi.

Il sondaggio è il primo di quattro che copriranno le intenzioni degli elettori fino al primo minuto del 21 dicembre, ed è stato pubblicato da un giornale scozzese, aggirando la legge spagnola che vieta la divulgazione di sondaggi in prossimità del voto.

 

Nel frattempo domenica 17 sui ponti e monumenti di 15 principali città europee sono comparsi i fiocchi gialli e i manifesti che chiedono la liberazione dei prigionieri politici catalani

 

BITCOIN entro tre anni a quota 120.000 euro

Fino a dove potrà arrivare il valore del bitcoin, che in questi giorni si appresta a toccare la soglia dei 20.000 dollari ?
E' una bolla speculativa che può esplodere in qualsiasi momento oppure c'è un motivo logico dietro la corsa sfrenata dalla criptomoneta?
E in questa seconda ipotesi quale potrebbe essere il valore di assestamento più plausibile?

 
bitcoin
 
 
Premessa: ho iniziato ad interessarmi al bitcoin e a quello che gli ruota attorno circa cinque anni fa, quando era ancora sconosciuto e fuori dalle mode/manie.
Con "attrezzi" rudimentali scavavo per trovarne "frammenti" e con un software dedicato contribuivo alla rete mondiale del database delle transazioni. In quel periodo il valore del bitcoin oscillava tra i dieci e i quindici dollari, e il costo del mining (cioè della creazione di btc) per piccoli sistemi domestici cominciava a diventare proibitivo.
Dopo un paio di anni, appagata la curiosità, mi disinteressai al fenomeno  fino a quando un amico mi chiese di aiutarlo a comprare bitcoin per pagare il riscatto di un ransomware, un attacco virus che gli aveva criptato il computer chiedendo un riscatto.
Il valore della moneta virtuale in quel periodo si aggirava attorno ai 250 euro per unità.
Dopo aver  aiutato il mio amico, sul conto coinbase rimase l'equivalente di circa 80 euro che dopo due anni si sono decuplicati e senza pensarci troppo li ho venduti, "accontentandomi" del guadagno fatto.
Ora il valore del bitcoin è prossimo alla soglia dei 20.000 dollari e non penso che si fermerà, ma sono contento di non avere alcuna attrazione per la moda che invece sta facendo impazzire e arricchire migliaia di persone.
 
Il fenomeno bitcoin negli ultimi tre-quattro anni si è profondamente trasformato: da moneta di scambio per un circuito di produzione e consumo alternativo, è diventato il più potente canale di pagamento per la criminalità internazionale, per la corruzione ed evasione fiscale dei ceti più facoltosi.
 Inoltre, essendo diventato uno strumento nelle mani dei potenti, nessun banchiere o leader politico si sogna più di vietarne l'uso come era stato invece minacciato all'origine.
Il controvalore della "azienda Bitcoin" oggi vale 320 miliari di dollari, più di molti colossi quotati alla borsa di Wall Street, più di Wal-Mart o Bank of America.
Se si aggiungono anche le altre criptomonete, il totale del valore supera il mezzo trilione di dollari.
 
Dietro il fenomeno c'è sicuramente una componente speculativa, alimentata dal fatto che l'idea di arricchirsi con facilità ha contagiato larghe masse di popolazione in ogni parte del mondo e soprattutto in Cina, Giappone e Corea del Sud, in uno schema piramidale globalizzato.
Ma questa è solo una parte della spiegazione: la spinta maggiore alla crescita sfrenata delle criptomonete è dovuta al fatto che la parte oscura dell'economia mondiale ha eletto bitcoin e le altre monete virtuali a mezzo di cambio/pagamento per eccellenza con il placet più o meno esplicito della parte "trasparente" del sistema finanziario.
 
Se si pensa che la quota dell'economia nera sul totale mondiale viene stimata in circa il 5% e che questa ha sempre più bisogno di sistemi di transazioni anonime e occulte, si ricava che a regime il valore del bitcoin, diventata la moneta principale di questa componente dell'economia ma con una quantità di pezzi limitata a 21 milioni, può oscillare in un range tra 60.000 e 120.000 euro.
 
Le Banche Centrali e i governi si guardano bene dal fermare il treno bitcoin, anzi cominciano ad apprezzarne le potenzialità, alla stregua del Quantitative Easing della Federal Reserve o della BCE.
La finanza adora il fenomeno e i due mercati dei derivati più famosi - CBOE e CME - hanno iniziato a quotarne i futures, e c'è da scommettere che tra non molto anche "l'azienda bitcoin" sarà dichiarata "too big to fail" e le banche centrali interverranno per sostenerne le quotazioni.
 
E' evidente che fino a quando il valore del bitcoin nei confronti delle altre valute non si sarà assestato (a prescindere da quale sarà il livello) l'uso commerciale della criptomoneta sarà di fatto impossibile. Oscillazioni così vaste e repentine rendono rischioso e sconveniente realizzare uno scambio non speculativo: se devo prenotare una stanza d'albergo che costa l'equivalente di 100 euro in bitcoin al controvalore di oggi, tra due giorni rischio di pagarla 150. E viceversa per il venditore di merci o servizi.
 
Per concludere quindi non credo che la bolla delle criptovalute sia paragonabile a quella dei tulipani: il potere politico e finanziario ha scoperto di avere bisogno di bitcoin e lo utilizzerà in parallelo alle valute ufficiali per riaffermare il pieno controllo sull'economia pulita e su quella sporca, senza doversi più preoccupare di individuarne i confini.

Tuteliamo i diritti della casalinga Maria Elena

Dopo le rivelazioni del presidente CONSOB Vegas su un incontro con Maria Elena Boschi ministro del governo Renzi, argomento : Banca Etruria non deve essere venduta a Popolare di Vicenza, si è scatenata la corsa a chiedere le dimissione della sottosegretaria di Gentiloni per aver mentito nelle sue dichiarazioni del 18/12/2015.


"... Io come ministro sono sempre stata dalla parte delle istituzioni, non ho mai favorito la mia famiglia, non ho mai favorito i miei amici ..."

La ex ministra di Renzi, aiutata da tutto il PD,  smentisce di aver mentito.

Il suo incontro con Vegas, richiesto da lei che si è anche scomodata di andarlo a trovare a Milano, è avvenuto non come ministro ma come semplice casalinga di Arezzo, preoccupata per le sorti dell'artigianato orafo della zona, un operoso settore produttivo che stava molto a cuore agli amministratori di Banca Etruria sempre attenti e sensibili alle esigenze dei concittadini.


Maria Elena Boschi casalinga di Arezzo aveva tutto il diritto di chiedere ai potenti della finanza - tra cui anche il Ghizzoni di Unicredit - di fare qualcosa per salvare la banca dei suoi concittadini, l'unica che aveva a cuore gli interessi dei risparmiatori e dei piccoli produttori, una banca che solo per puro caso era amministrata anche da suo padre in qualità di vicepresidente inconsapevole.

Una Banca di alto valore morale non poteva finire nelle mani degli avidi veneti che l'avrebbero ridotta ad una cricca di malaffare al servizio di gente senza scrupoli.

Maria Elena non ha infranto il dovere etico e politico che come ministro le imponeva di non intromettersi nella vicenda della Banca di Arezzo. Ma come casalinga doveva e poteva fare qualcosa.

I maligni insinuano domande su perchè e come una casalinga di Arezzo viene a sapere delle trame finanziarie ordite dai banchieri, perchè e come una casalinga di Arezzo riesce ad avere un appuntamento con il presidente della CONSOB, perchè e come una casalinga di Arezzo riesce a sventare il pericolo che Banca Etruria venga venduta a Popolare di Vicenza.

Quei maligni dovrebbero sapere che in una democrazia non si può negare ad un ministro il diritto di essere anche casalinga.

E viceversa.

BIOTESTAMENTO é legge anche in Italia

Con il voto del Senato (PD, M5S e MdP) il testamento biologico diventa legge. Un lungo applauso ha accompagnato l’approvazione definitiva della legge.

«Oggi è il giorno della responsabilità. Un giorno in cui il Parlamento di questa aberrante legislatura potrà riprendersi il merito e l’orgoglio di aver consegnato una pagina di civiltà al suo Paese», scrivono in una nota i parlamentari del M5S. 

Cosa prevede la legge sul biotestamento: la scheda del corriere.it 

L'America è migliore del suo Presidente ? Forse, ma di poco

In Alabama era in palio un seggio per il Senato, già in quota ai Repubblicani che da 25 anni hanno la maggioranza in quello Stato.

A contendersi la vittoria due personaggi che simbolegiano la depressione in cui versa la politica negli Stati Uniti:
 - Roy Moore, candidato repubblicano ultrarazzista, ricco e depravato molestatore seriale di minorenni, appoggiato entusiasticamente da Donald Trump;
 - Doug Jones, avvocato-commercialista-ragioniere-clintoniano del partito democratico, scelto apposta per perdere con dignità nel feudo dei conservatori.

Vince Doug Jones, anzi perde Roy Moore, per una manciata di voti che si interpretano con il classico bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma rappresentano in ogni caso la sconfitta di Trump e la continuazione del caos che lo accompagna.

Il voto in Alabama racconta di un'America che inizia a cercare, faticosamente e senza troppe convinzioni o certezze, un'alternativa a Trump e al trumpismo. E' la reazione de "il troppo è troppo", anche per la coscienza opaca della middle class e dei ricchi più ricchi.

La copertina di Time che nomina "The Silence Breaker" al vertice dei soggetti più importanti nel 2017 è la denuncia di un imbarazzo ed una vergogna ampia e generalizzata.

L'inquilino della Casa Bianca è un fan di Roy Moore, aggressore sessuale di minorenni e sostenitore del KKK, e per questo ne ha appoggiato la candidatura fino a compromettersi.

Ci vorrebbe poco ad essere migliore, ma Trump non ci riesce.

Grazie a Francia e Italia riapre il mercato degli SCHIAVI in Libia

Un reportage della CNN ha documentato che in Libia, attorno ai Centri di detenzione degli immigrati, si è creato un vero e proprio mercato degli schiavi.

http://edition.cnn.com/videos/world/2017/12/04/libya-slave-auctions-reporters-notebook-elbagir-pkg.cnn

La propaganda europea, soprattutto in Italia e in Francia, esalta i "successi" nella riduzione degli sbarchi ma tace sulla realtà dei lager libici, finanziati dai paesi europei, dove le condizioni della dignità umana sono sconosciute e dove si sta sviluppando la tratta degli schiavi, con la complicità e l'interesse delle fazioni libiche al potere.

John Dalhuisen, direttore di Amnesty International Europe, scrive su Al Jazeera:

The EU's complicity in refugee abuse in Libya

Refugees and migrants are routinely exposed to human rights violations committed by Libyan officials and security forces and abuses at the hands of armed groups and criminal gangs, who are often working in close cooperation and to mutual financial advantage. In a lawless country, refugees and migrants have become a resource to be exploited - a commodity around which an entire industry has grown, as the shocking footage of an apparent slave auction aired by CNN last month highlighted.

The European Union, its member states - and Italy, in particular - have pursued their own goal of restricting the flow of refugees and migrants across the Mediterranean, with little thought, or seemingly care, for the consequences for those trapped in Libya as a result. They have entered into a string of cooperation agreements with Libyan authorities responsible for grave human rights violations, in particular, the Libyan Coast Guard (LCG) and the General Directorate for Combating Illegal Migration (DCIM).

Migrants and refugees are caught in a soul-destroying cycle of exploitation to which collusion between guards, smugglers and the LCG consigns them. Guards at the detention centres torture them to extort money. If they are able to pay they are released. They can also be passed onto smugglers who can secure their departure from Libya in cooperation with the LCG. Agreements between the LCG and smugglers are signalled by markings on boats that allow them to pass through Libyan waters without interception, and the Coast Guard has also been known to escort boats out to international waters. 

The actions of European countries are leading to increasing numbers of people being stopped or intercepted. In so doing, European governments - and again, Italy, in particular - are breaching their own international obligations and becoming complicit in the violations committed by the Libyan authorities they are sponsoring and cooperating with.

 Le opinioni e le denunce espresse da Amnesty International si sommano a quelle di Medici Senza Frontiere e di altre decine di organizzazioni umanitarie.

La Libia è un mattatoio a cielo aperto, dove i profughi respinti dall'Europa vengono venduti come schiavi a quelli che i francesi e gli italiani faranno a gara per avere come soci negli affari miliardari per la ricostruzione e sfruttamento delle risorse libiche.

Finito il business sulle coste italiane inizia quello nell'entroterra africano, dove Macron e Gentiloni sono impegnati in una poco nobile competizione. I trafficanti di esseri umani ringraziano.