Quanto costano alla Spagna i prigionieri politici catalani?

Un nuovo sciopero generale in Catalogna, con strade e ferrovie bloccate a Barcellona, proteste e manifestazioni spontanee per chiedere la libertà dei "prigionieri politici" e rivendicare l'indipendenza.

L'adesione allo sciopero è inferiore a quella del 3 ottobre, ma pesano giorni di continua mobilitazione e soprattutto la tensione e l'incertezza su cosa accadrà nelle prossime settimane prima e dopo le elezioni del 21 dicembre.


L'informazione e le forze politiche madrilene, con Ciudadanos in prima fila, hanno attaccato duramente lo sciopero e gli indipendentisti per le conseguenze sull'economia dell'intera Spagna.


Si stima che la crisi catalana, ben lungi dal vedere la fine, potrebbe costare più di un punto di PIL sulla crescita economica del secondo semestre.

Le aziende che in un primo momento avevano pensato di risolvere i problemi spostando la sede fuori dal territorio catalano si stanno accorgendo che non è una soluzione efficace e durevole.

Le tensioni di questi giorni stanno creando un crollo dei consumi in tutta la Spagna, un minor afflusso dall'estero e un deflusso dalle banche considerate a rischio.

Il costo della crisi e della repressione spagnola potrebbe di gran lunga superare le stime finora elaborate, perché molti catalani sono convinti che il prezzo della loro libertà debba essere molto molto alto.

Non sarebbe più conveniente e democratico trovare un accordo?

Constituimos la república catalana como estado independiente soberano, democrático y social

Il Parlamento Catalano, liberamente eletto, approva la Dichiarazione di Indipendenza della Repubblica di Catalogna e  l'inizio del processo costituente.

 

http://www.lavanguardia.com/politica/20171027/432389368154/jxsi-cup-aprueban-iniciar-proceso-constituyente-republica-catalana.html

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Presentata al Parlamento Catalano la risoluzione per l'indipendenza della Catalogna.

Si dovrebbe votare a scrutinio segreto, a poche ore dal voto parallelo del Senato di Madrid sull'articolo 155 che darà il via alla repressione della neonata repubblica catalana.

COLPO DI STATO In Spagna la democrazia affoga nella retorica della finta legalità

Barcellona scende in piazza per la libertà dei Jordis e l'indipendenza.

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Spagna, Colpo di Stato atto I°.

Rajoy e Sanchez del PSOE hanno annunciato l'applicazione dell'articolo 155 della costituzione spagnola che prevede:

(I) Ove la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi.

(II) Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente.

In modo arbitrario e repressivo Madrid annulla tutte le istituzioni democratiche di Barcellona.

 

L'ambiguità dell'articolo 155 e l'uso che monarchia e governo spagnolo ne fanno è tipico delle dominazioni coloniali o di Stati che, sapendo di avere una contraddizione al proprio interno, pretendono di risolverla con la forza .

Anche nella costituzione del sud africa ai tempi dell'apartheid era sancita l'esclusione della popolazione di colore dai diritti umani e civili. I bianchi si appellavano alle leggi per reprimere le sommosse e imprigionare i "rivoltosi" come Mandela.

Appellarsi alle leggi è certamente utile e doveroso quando ci si confronta tra portatori di pari diritti, ma quando un individuo o un popolo ritengono con fondatezza storica di avere il diritto di vivere con una propria identità e quindi con una propria organizzazione statale (indipendente ma non conflittuale dall'altra) non c'è legge che tenga.

Tra gli individui vige il diritto al divorzio e ci sono voluti anni e battaglie ed emancipazioni per far valere un principio di libertà che veniva negato dai dogmi della chiesa e dello stato. Perchè lo stesso principio non dovrebbe valere tra i popoli, pur con tutte le ovvie differenze e precauzioni?

La storia della Catalogna è attraversata da periodi di indipendenza, alleanza o sottomissione, ma nessuno può negare che la specificità della situazione catalana è stata fatta riesplodere dalla ottusa arroganza monarco-centralista del partito popolare e dei settori della destra spagnola, quando nel 2010, tornato al potere il partito popolare, vennero cancellate alcune delle autonomie concesse nel 2006 e sugellate da un referendum popolare.

Quell'episodio ha creato una ferita insanabile, distruggendo la possibilità di un rapporto sincero di collaborazione tra catalani e spagnoli, perchè dimostrava che la specificità catalana era comunque soggetta al vento politico di Madrid e non ad un diritto inalienabile del popolo. 

Chi oggi si appiglia alla legalità, perchè non ha denunciato e impedito quella lacerazione?

L'interpretazione della legalità e dei principi costituzionali a senso unico, alla base delle recenti dichiarazioni ed iniziative sia del governo che della monarchia, sono ottuse e prevaricanti, come è stata una prova di ottusità la violenza della polizia nel referendum del 1 ottobre e l'arresto di Jordi Sanchez e Cuixart.

La Spagna pensa ancora di essere quella dei conquistadores e tratta la Catalogna come gli indigeni dell'America Latina.

Rajoy e filippo sesto la riportano indietro di 300 anni, a filippo quinto che promulgava i Decreti di Nueva Planta per assoggettare la Catalogna alla Castilla

 

 

Di fronte a questi atteggiamenti un popolo che aspira ad essere una nazione ha diritto di ribellarsi.

L'articolo 155 di Rajoy è un contenitore di tutte le possibili opzioni di repressione. L'emulo di Erdogan è arrivato a minacciare Puigdemont di arresto per "ribellione" e il carcere per trenta anni.

La Spagna fa parte dell'Unione Europea, la quale dovrebbe impedire lo scempio ai diritti fondamentali della convivenza democratica e invece non lo fa.

I politici europei, soprattutto quelli che si richiamano alla tradizione socialista, dovrebbero sapere che l'avallo alla repressione nei confronti della Catalogna porterà conseguenze negative in tutta l'Europa e darà legna da ardere a quanti sostengono che il processo di unificazione e governo del Vecchio Continente è fatto ai danni dei popoli e dei più deboli.

Se il ceto politico dominante fosse meno ottuso e prepotente, capirebbe che le rivendicazioni di indipendenza dell'era moderna sono figlie della maggiore integrazione economica e politica degli ultimi 20 anni. Abbattute le barriere doganali e protezionistiche, e quindi venendo meno la necessità di federarsi solo per interesse, i popoli e le etnie dell'Europa riscoprono le identità culturali come elemento unificante, non più legato ad interessi solo materiali ma anche ideali.

La Catalogna ha una tradizione repubblicana, e per quale motivo deve sopportare l'anacronistica ingerenza di un monarca che non ha alcuna legittimità a dire e a fare quello che fa ?

Basterebbe solo questo per giustificare la richiesta di indipendenza della Catalogna.

Purtroppo la tragedia catalana accade nel silenzio e con la complicità degli altri paesi europei e delle forze intellettuali che un tempo si mobilitavano per molto meno.

L'appiattimento causato dalla omologazione dei modelli politici, dai troppi anni di "governi di unità nazionale", dai ricatti delle emergenze economiche, terroristiche, sociali, migratorie, hanno cancellato ogni pulsione di libertà e di capacità di indignazione dei movimenti di opinione progressista.

Quello che sta accadendo in Spagna è la prova generale di un colpo di stato, una deriva "turca" che non riguarda solo la Catalogna e la Spagna. Un domani non troppo lontano potrebbe capitare anche da noi.

 

 

Cosa dovrebbe dire e fare Puigdemont questa sera

AGGIORNAMENTO

Puigdemont difende le ragioni dell'indipendenza catalana, legge la Dichiarazione di Indipendenza ma la sospende e rinvia al Parlamento in seduta ordinaria la decisione definitiva tra una settimana, per consentire la ripresa di un dialogo.

 

Alle 18 in punto il Presidente della Generalitat catalana si presenterà in Parlamento per annunciare gli effetti del referendum del 1 ottobre vinto a stragrande maggioranza dai sostenitori del SI all'indipendenza della Catalogna.

Da quello che dirà dipende la sua sorte personale e quella di molti cittadini catalani e spagnoli.

Puigdemont pronuncerà la DUI - Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza ?

oppure prenderà atto delle minacce del governo, dei partiti e dei poteri finanziario-economici legati a Madrid e rinvierà a giorni migliori le pretese indipendentiste ?

Subirà le pressioni dell'ala estrema dell'indipendentismo oppure seguirà le indicazioni della sindaca di Barcellona a lasciar perdere e cercare di mediare il più possibile ?

L'una o l'altra delle soluzioni porterà la Catalogna nel caos istituzionale e sociale. Entrambe le strade sono state infatti accuratamente previste e chiuse dal governo Rajoy.

Nella prima ipotesi scatterà la repressione armata e giudiziaria, con l'arresto dei leader catalani e l'annullamento del Parlamento e dell'autonomia. Ci saranno scontri di piazza, sciopero generale, arresti di massa. Madrid manderà anche l'esercito a Barcellona.

Nella seconda idem, anche se su scala più ridotta: Puigdemont forse eviterà il carcere ma sarà assediato dagli indipendentisti oltranzisti, la sua credibilità andrà in frantumi, e il governo catalano sarà costretto a dimettersi, mentre le piazze non si svuoteranno facilmente.

Non sembra esserci via di scampo o di soluzione dialogata.

La Spagna di Rajoy si compiace di aver messo la Catalogna in un vicolo cieco. La gran parte del popolo spagnolo si comporta come quello inglese ai tempi della rivolta in India, o dei francesi durante la guerra d'Algeria, o come quello turco nei confronti dei curdi. Delle libertà altrui non gliene importa più di tanto; l'unità / legalità che invocano è solo quella che serve a mantenere lo status quo del più forte.

C'è un modo per evitare la forbice umiliazione / repressione in cui si vorrebbe stringere la Catalogna? Puigdemont ha una mossa vincente da giocare ?

A mio avviso si: Puigdemont questa sera deve annunciare che l'esito del referendum rappresenta una grande vittoria e un punto da cui non si torna indietro, ma che la DUI potrà essere proclamata solo dopo un altro definitivo pronunciamento democratico e popolare: nuove elezioni per eleggere un nuovo parlamento, a cui presentarsi con uno schieramento unico di tutti coloro che sono a favore dell'indipendenza.

Una sorta di secondo referendum fatto nel pieno della legittimità costituzionale per eleggere un Parlamento che dovrà portare a termine o bloccare il percorso indipendentista intrapreso.

 

Presentandosi con una proposta del genere, Puigdemont getterebbe la palla nel campo avverso e darebbe forza a quanti vogliono un processo di indipendenza senza cadere nelle trappole violente e strumentali degli spagnoli. Ci sarebbe tempo per avviare o smascherare le volontà / velleità di dialogo e consentirebbe di dare a tempo a quanti puntano a un cambio di governo a Madrid, facendo cadere Rajoy e sostituendolo con una maggioranza politica più dialogante.

La Catalogna nelle ultime settimane si è conquistata la simpatia e la solidarietà di una gran parte dell'opinione pubblica mondiale. Puigdemont non deve disperdere questo patrimonio.

 

Rajoy sempre più Erdogan, minaccia di morte Puigdemont

Un portavoce di Rajoy ha espresso frasi incredibili che incitano all'assassinio di Carles Puigdemont, presidente della Catalogna, che domani si presenterà al Parlamento per annunciare l'indipendenza.

 

Da La Vanguardia:

Casado ha insistido en que la vía penal está abierta. “¡Qué no se repita la historia porque igual acaban como Companys!”, ha avisado en referencia a la proclamación de la república catalana efectuada por el presidente de la Generalitat Lluís Companys el 6 de octubre de 1934. Companys fue detenido por orden del presidente de la II República en aquel momento, Niceto Alcalá Zamora, y encarcelado en un barco prisión frente a la costa de Barcelona.

 

Casado se ha visto obligado a aclarar que cuando habla del mismo destino que Companys se refiere a esa detención y no al hecho de que en octubre de 1940 fue fusilado por Franco en el castillo de Montjuïc. Companys había logrado huir a Francia, pero fue detenido cerca de Nantes por los nazis, que lo devolvieron a España donde el franquismo lo sometió a un juicio sumarísimo y lo condenó a muerte. En 1934 fue el capitán general Domingo Batet el encargado de frenar a Companys por orden de la II República. Batet también fue fusilado por Franco.

Viva la Spagna, Viva la Catalogna umiliata e sottomessa

Al grido di "Viva la Spagna, Viva la Catalogna" e di "Puigdemont in prigione" 400.000 spagnoli in gran parte trasportati a Barcellona con pullman e treni da ogni parte della Spagna hanno manifestato per chiedere l'unità della nazione ovvero "la Catalogna ci appartiene".

manifestazione barcellona


Grandi ringraziamenti alla Guardia Civil per aver fatto un  buon lavoro sporco e fischi / minacce al leader di Podemos Iglesias per aver espresso posizioni di dialogo vero con i catalani indipendentisti.

Preziosa testimonianza di Mario Vargas Llosa, in rappresentanza degli eredi Incas ammiratori di felipe sesto.
Le spese di viaggio per le migliaia di neoconquistadores ovviamente sono a carico di Mario Draghi.

Martedì prossimo l'epilogo, con la convocazione del parlamento catalano e il discorso di Carles Puigdemont. Se dovesse dire quello che pensa sarà immediatamente incriminato e tutta la Generalitat sarà annullata.

Viva la Spagna, Viva la Catalogna umiliata e sottomessa 

 

BOYCOTT MADRID

Un tempo c'erano i re che si servivano dei banchieri per finanziare le loro guerre e per tenere sotto il tallone la povera gente; e c'erano i buffoni di corte per far ridere i re sulle umane miserie.
Il mondo ora si è capovolto e Felipe VI° di Spagna fa il buffone in televisione scimmiottando un contegno reale e si mette al servizio dei suoi padroni banchieri per sostenere la loro causa contro l'indipendenza della Catalogna.


Se ne approfitta del fatto che quaranta anni fa gli spagnoli non ebbero il coraggio e l'intelligenza di liberarsi di tutti i fantasmi del passato, illudendosi che i re avrebbero fatto solo da soprammobile nel nuovo sistema democratico.


Ed ora invece il buffone pensa di fare davvero il re, sbagliando tempi e circostanze, perchè sul diritto della Catalogna all'indipendenza non si può consentire ad un felipe sesto di metter bocca.


La vicenda catalana sta evolvendo verso un epilogo tragico e triste, grazie alla protervia dei governanti di Madrid e dei suoi finti oppositori socialisti - un tempo si dichiaravano repubblicani - e grazie allo squallido interessato disinteresse della comunità europea.


Per quanto ci è dato fare, credo che tutte le persone libere ancora di ragionare dovrebbero esprimere l'indignazione per quanto sta accadendo in Catalogna, e rivendicare il diritto dei Catalani a decidere / negoziare il proprio futuro.

Nel mio piccolo, oltre ad esprimere le mie opionioni arrabbiate, mi impegnerò a boicottare chi nega il diritto all'indipendenza della Catalogna:


  • eviterò di tornare a visitare la Spagna e in particolare Madrid

  • eviterò di comprare prodotti o servizi spagnoli di qualsiasi genere

  • eviterò di pubblicizzare qualsiasi cosa provenga dalla Spagna

  • cercherò di diffondere la proposta di boicottare Madrid fin quando la Catalogna non sarà indipendente.


Il trattamento che il governo di Madrid, con l'avallo di gran parte degli spagnoli-non-catalani, ha riservato alla comunità catalana è arrogante e disgustoso, fintamente legalitario.


La Spagna si sta avviando a diventare la Turchia d'Europa e i catalani sono trattati come i curdi.

Tutta la Catalogna nelle strade per lo sciopero generale

 

Lo sciopero generale di tutta la Catalogna per protestare contro la violenza poliziesca del 1 ottobre si sta trasformando in una grande manifestazione per l'indipendenza.

Le sedi della Guardia Civil e della polizia nazionale dislocate a Barcellona e Girona sono assediate dai manifestanti.

Il governo di Rajoy fa finta di niente e aspetta le prossime mosse del parlamento catalano; i partiti di centrodestra spagnoli chiedono l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione e l'uso della forza per soffocare l'indipendenza.

I socialisti stanno a guradare senza avere alcuna influenza né sul governo né sui catalani.

Le istituzioni dell'Unione Europea stanno di fatto lasciando mano libera al governo di Madrid per l'uso della forza.

Rajoy con ogni probabilità andrà avanti senza negoziati reali e utilizzando la repressione della Guardia Civil.

Si prospetta il rischio di uno scontro ancora più drammatico e violento.

Il video della BBC sulle violenze poliziesche

 

CATALOGNA, UNA VITTORIA DI POPOLO LEGITTIMA SOFFERTA MERITATA

Alla fine ha vinto il popolo di Catalogna che, ritrovando in qualche angolo della propria identità storica un orgoglio ed una dignità da molti sottovalutata, ha sconfitto l'arroganza di gran parte della classe politica spagnola.

Ha vinto il popolo di Catalogna tutto intero, sia chi ha votato SI sia chi ha indicato NO, perché entrambi hanno trovato il coraggio di andare ai seggi sfidando la violenza. Ha vinto anche chi è rimasto a casa, perché impaurito dalle minacce del regime Rajoy, ma poi è sceso in piazza a manifestare la gioia per la fine di una giornata da incubo.


Il referendum catalano del 1° Ottobre 2017 è stato una lezione di democrazia e di diritti civili, un capitolo di non violenza e di liberazione, un bignami degli insegnamenti di Gandhi e Mandela.
Solo un personaggio corrotto e violento come Mariano Rajoy poteva definire il referendum catalano "una messinscena".


Rajoy ha trascinato la Spagna nella pagina più buia degli ultimi 40 anni, davanti a tutta l'opinione pubblica mondiale, e sarebbe ora che anche gli spagnoli se ne accorgessero.


Carles Puigdemont ha pronunciato nella notte dell'incredibile 1 ottobre la frase più semplice e più ovvia:
"la Catalogna si è conquistata il diritto all'indipendenza"


Solo un popolo unito, convinto e determinato poteva superare le intimidazioni e le violenze del regime di Rajoy. Solo una comunità vera e sincera può superare la difficilissima sfida che si prospetta nell'immediato futuro.

Altro che messinscena, la rivolta catalana è un'autentica lezione politica.

I leader delle forze socialdemocratiche e laburiste europee - con la sola eccezione di Corbin - fanno fatica a capire cosa sia successo e cosa succederà.

- Hanno considerato illegale il referendum e si ritrovano a rincorrere, a doversi spiegare come mai un popolo abbia scelto "l'illegalità".


- Hanno assistito alla violenza poliziesca contro cittadini inermi e pacifici e sono incapaci di chiedere le dimissioni di chi ha ordinato tanta violenza.


Non solo Rajoy, ma anche Pedro Sanchez, Matteo Renzi e Martin Schulz dovrebbero vergognarsi.

Trump con Rajoy contro la Catalogna

Trump appoggia Rajoy nella repressione del referendum per l'indipendenza catalana.

trump rajoy

Il primo ministro spagnolo è andato ad elemosinare l'appoggio del presidente USA nella crisi aperta da Madrid contro la Catalogna.

E Trump è stato ben lieto di darlo con una dichiarazione che farà arrabbiare tutti i catalani e anche molti spagnoli." Espagna es un gran paìs y deberìa permanecer unido". E pensare che  Trump aveva promesso in campagna elettorale che l'America non si sarebbe mai dovuta immischiare negli affari interni di altri paesi.

Certamente Rajoy lo avrà impietosito a tal punto da costringerlo a smentirsi.