Il VENEZUELA nel club delle dittature

Il voto farsa per eleggere una farsesca Assemblea Costituente segna l'inizio ufficiale, la data commemorativa, della Dittatura in Venezuela.

 

 Il colpo di mano di Nicolas Maduro avviene nella quasi totale indifferenza internazionale, mentre quel che rimane (fuori dal carcere) dell'opposizione tenterà di bloccare le strade della capitale Caracas sfidando il divieto governativo.

 

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http://www.thedailybeast.com/russia-gave-to-citgoand-citgo-gave-to-trump
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https://www.caracaschronicles.com/2017/07/28/nicolas-didnt-stop/
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https://www.economist.com/news/leaders/21725559-sanctions-should-target-officials-not-country-how-deal-venezuela
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http://www.businessinsider.com/humanitarian-economic-political-effect-of-us-sanction-on-venezuela-oil-2017-7?IR=T
Venezuela sends an average of 700,000 barrels of oil a day to the US — about half of Venezuela's exports and about 10% of US imports. Much of it is bought by Citgo, Pdvsa's US-based refiner and retailer, which employs about 46,000 people in the US. Venezuela has also been a major supplier to Phillips 66, Valero Energy, and Chevron.
"The move will likely cripple PDVSA-owned Citgo, which would be forced to buy higher-priced crude on the spot market for its refineries," Joe McMonigle, an oil analyst and former Energy Department chief of staff under George W. Bush, said in a note Tuesday. "But US refiners, who oppose the sanctions, would also be impacted as it would force Gulf refiners to find replacements for heavier grades of Venezuelan crude."
US fuel prices would probably rise, Monaldi writes, though supply would likely come from elsewhere. Venezuela could find other buyers for some of the oil shunned by the US, but cutting into Venezuela's supply of gasoline and other refined products, much of which it gets from the US, would create problems for its struggling economy. Pdvsa's current financial and production shortcomings would also be intensified.
Oil accounts for about 95% of Venezuela's export revenue. While about half of Venezuela's exports go to the US, about 40% goes to Chinese and Russian firms to pay outstanding debts.
So eliminating all exports to the US would cut Venezuelan government income by 75%, according to Angel Alvarado, an opposition congressman and member of the legislative economic commission. That would hinder the government's ability to purchase imports like food and medicine — goods that already very hard to get for many Venezuelans.

Venezuela affonda sotto lo schema Money Monster

Qualcuno in Venezuela sta applicando lo schema Money Monster ?

La crisi precipita. Inflazione al 300%, assalto di folle affamate ai supermercati, criminalità comune senza controllo, industria petrolifera collassata, mancanza totale di farmaci di prima necessità, è finita anche la carta per stampare nuove banconote ...

Nicola Maduro ha proclamato lo stato di emergenza per 60 giorni e resta imperterrito di fronte al paese che affonda, nonostante possieda le più vaste riserve di petrolio al mondo.

L'opposizione politica è frammentata e in gran parte impresentabile. I venezuelani sono prigionieri e vittime di una situazione inestricabile, una sorta di Iraq formato latino americano. Come in Medio Oriente, anche in Venezuela Obama aspetterà che tutto precipiti. Di petrolio ce ne è già troppo e quello venezuelano non serve.

 

La settimana orribile di Obama

snowden

aggiornamento: Anche milioni di brasiliani spiati da NSA !

 

Con l'annuncio della disponibilità del Venezuela, del Nicaragua e della Bolivia a concedere "asilo umanitario" a Snowden e le immagini dei violenti scontri al Cairo tra gli schieramenti pro e contro Morsi, si chiude una settimana pesante per Obama e la sua politica internazionale.

1) Il Sud America vs Nord America. L'effetto del dirottamento aereo del Presidente Boliviano Morales, colpevole di voler concedere una soluzione al caso Snowden, è stato quello di compattare i paesi del Sud America, e soprattutto le opinioni pubbliche di quei paesi, contro "l'impero USA". Benzina sul fuoco per il Venezuela e il Nicaragua, che certo non sono paesi di fiorente libertà democratica ma che per gli USA rappresentano punti critici di equilibri precari in America Latina, dove in tutti i paesi (dal Cile all'Argentina, dal Brasile al Perù) si sentono gli effetti di una crisi economica esportata dagli USA.

 

2) Lo scontro in Egitto assume i connotati della tragedia, con lo spettro di una guerra civile, e per la politica mediorientale di Obama si profila il rischio di una disfatta di proporzioni storiche. Se salta il perno egiziano, crolla tutta l'impalcatura della politica estera USA degli ultimi 20 anni e di conseguenza anche la politica economica, per gli inevitabili contraccolpi sul prezzo del petrolio e sulle economie precarie di gran parte del mondo. 

Se Obama non riesce a trovare una soluzione rapida e stabile alla crisi egiziana, la sua immagine sarà messa in discussione anche all'interno degli Stati Uniti - dove ancora gode di un piccolo margine di "gradimento". Gli sarà rinfacciata l'ennesima figuraccia nello scacchiere nord africano, dopo la tragedia dell'assalto al consolato di Bengasi e l'impasse in Siria.

3) La settimana orribile si chiude con le immagini (poco diffuse) delle navi da guerra di Cina e Russia che compiono "esercitazioni congiunte" nel Mar del Giappone, a poca distanza di tempo e di spazio dalle "esercitazioni congiunte" degli Usa e Giappone. Un avvertimento neanche tanto velato che russi e cinesi lanciano ad Obama:"Non farti trascinare da Abe (il giapponese nostalgico) in prove di forza, oltre il livello di guardia".

Se anche l'Asia diventa un terreno perdente per la diplomazia USA, a Obama non sarà servito a nulla spiare tutto il mondo

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