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CORONAVIRUS, ITALIA E' ORA DI CHIUDERSI DENTRO CASA E RESISTERE


- 09/03/2020


Aggiornamento: Il Primo Ministro Giuseppe Conte annuncia l'operazione #iorestoacasa. Estese a tutta Italia le misure di blocco delle attività e di limitazioni alla circolazione interna al paese.

CORONAVIRUS, ITALIA E' ORA DI CHIUDERSI DENTRO CASA E RESISTERE.

Altrimenti tra due settimane saranno morte circa 60000 persone.

Oggi 9 marzo, previsti +3000 contagi e altri 117 morti (483 in totale).

AGGIORNAMENTO 09/03: 463 morti in tutta Italia, 9172 contagiati

elaborazione modello di previsione COVID-19 in Italia fino al 25 marzo

il mio modello aveva previsto per oggi 9 marzo un numero di contagiati pari a 11922 mentre l'Istituto Superiore di Sanità ne ha comunicati 9172. Il numero dei deceduti "ufficiali" - 463 - invece è pressoché uguale a quello previsto dal modello, 478.

La stima dei contagiati fatta dalle autorità sanitarie è sottodimensionata, per stessa ammissione del ISS

dal ilfattoquotidiano.it


“Numero contagiati inferiore di quello reale” – “Il numero totale di persone con l’infezione è molto più piccolo di quello reale” ed è quindi “un numero inutile per capire le dimensioni dell’epidemia”, ha detto all’Ansa il fisico Giorgio Parisi, esperto di sistemi complessi dell’Università Sapienza di Roma e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). “Il numero totale dei contagiati – ha aggiunto – non corrisponde alla realtà: bisogna capire quanti ne mancano, non è numero utilizzabile”. Il problema, ha spiegato, è nel numero limitato di tamponi. Secondo Parisi “va cambiata politica del campionamento: bisogna cercare di fare più tamponi“. Un’altra informazione utile è quella relativa alla comparsa dei primi sintomi per ciascun paziente. “La decisione di fare il tampone solo alle persone con i sintomi è una strategia fatta per massimizzare i vantaggi”, ha spiegato Rezza.

Il numero dei morti invece è incontrovertibile ed è purtroppo l'unico indicatore attendibile sull'evoluzione dell'epidemia.

Se le misure di contenimento, zone rosse, quarantena, blocco delle attività e dei trasporti, non vengono estese a tutto il territorio nazionale, il modello previsionale dell'epidemia calcola che tra due settimane saranno morte circa 60000 persone.

Un numero tragicamente alto che dovrebbe spingere ad assumere provvedimenti ben più drastici ed incisivi di quelli adottati, con ritardo, finora,

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da Repubblica del 9/3, intervista a Massimo Galli, reparto di malattie infettive del Sacco di Milano.

Professore, perché bisogna restare in casa?
«Soprattutto agli anziani dico che è meglio avere meno contatti con altre persone. Chi ha una certa età, se prende la malattia rischia. Va bene essere fatalisti ma perché andarsene prima del previsto per uno stupido virus?».


Ha visto che le persone, anche nelle zone arancioni come Milano, continuano a uscire in massa?
«Sì, ho letto anche le dichiarazioni di qualche ragazzotto che protesta perché le autorità vogliono tenerlo a casa. Gli adolescenti si considerano immortali, ci siamo passati tutti. Ma così rischiano di avere la responsabilità di portare a nonni e genitori un cliente assai più dannoso che per loro. A costo di essere detestato, dico che i locali e i punti di aggregazione vanno chiusi pure nelle regioni non ancora intensamente coinvolte dal problema».

Ci sono già migliaia di persone a casa, positive al virus oppure in quarantena. Come sono gestite ?
«Non lo so. Dobbiamo fare in modo che chi viene mandato a domicilio abbia un contatto costante e sicuro con la medicina territoriale. Andrebbero avviati veramente progetti di telemedicina. Sfruttiamo al massimo le tecnologie disponibili per seguire a domicilio le persone. In questo momento fatichiamo tanto a ricoverare, dobbiamo lasciare a casa chi non ha bisogno dell’ospedale».

Cosa si aspetta nei prossimi giorni?
«Intanto è verosimile che in tempi brevi non saranno più sufficienti le misure prese per la quarantena. Molte persone non hanno una casa adatta all'isolamento. È ora di requisire qualche albergo. Dobbiamo tentare di contenere un’ulteriore espansione del virus. Molti buoi sono già scappati ma per ricondurne almeno un po’ nelle stalle bisogna interrompere la catena di contagi».

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