COVID-19, la Tragedia Mondiale nei Numeri Veri, Diversi o Manipolati


- 21/03/2020


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Tre mesi fa la Cina dichiarava il lockdown, il blocco totale della provincia di Hubei il cui capoluogo Wuhan diventava sinonimo di polmonite, causata da un "novel coronavirus", poi ribattezzato SARS-CoV-2, agente virale della malattia chiamata COVID-19.


Dopo tre mesi l'epidemia è diventata pandemia, tutte le nazioni del mondo hanno almeno un caso di contagio, in altre, come l'Italia, l'Iran la Corea del Sud e ora anche il resto d'Europa e gli Stati Uniti, il contagio presenta numeri diversi, in alcuni casi simili anche se sfasati in altri totalmente diversi, troppo diversi per non far nascere dubbi e interpretazioni.


Cominciamo dalla Cina, dove tutto ha avuto inizio, anche se il regime di Xi Jinping cerca di accreditare l'ipotesi che il virus sia stato portato a Wuhan nel mese di dicembre da cittadini infetti americani.
Le cifre ufficiali sintetizzate nel grafico del CSSE alla sera del 20 marzo indicano un totale di casi confermati pari a 275434 e 11399 morti.


Balza subito agli occhi che la Cina, pur rimanendo in testa alla lugubre classifica, sembrerebbe ormai un caso superato e rappresenterebbe meno di un terzo del totale dei contagiati.


L'Italia, che conta una popolazione di meno di un ventesimo di quella cinese, in meno di un mese avrebbe raggiunto la metà dei casi cinesi e addirittura superato il numero dei morti dichiarati dal regime di Pechino, che all'inizio ha nascosto l'epidemia e dove le misure di contenimento sono iniziate con due mesi di ritardo.


Una differenza abissale, come se in Italia non ci fosse lo stesso coronavirus esportato dalla Cina, ma una variante notevolmente diversa oppure un alieno.


Le analisi dei centri di ricerca smentiscono che si tratti di tutto questo, il virus che sta decimando la Lombardia è identico a quello di Wuhan, quindi la differenza nei numeri elaborati da Roma rispetto a quelli cinesi va ricercata altrove.


1 - in parte si tratta di differenze metodologiche riscontrabili anche nei dati statistici di altri paesi, quali ad esempio la diffusione dei test e la definizione o accertamento dei sintomi.


2 - la differenza nel numero di morti può essere determinata dal diverso computo dei morti che presentavano altre patologie. In Cina come in altri paesi anche europei, i decessi risultati positivi al coronavirus ma già con patologie di altro tipo non sono stati classificati come "morti per Covid-19".
La conseguenza è ovvia: il numero dei morti in Italia è molto maggiore di quello cinese anche per questa diversa metodologia.


3 - Anche dando per acclarata questa motivazione, il divario tra Cina e Italia (e resto del mondo) rimane sempre troppo alto.

Il tasso di mortalità in Cina sarebbe nell'ordine del 2,5%, mentre in Italia stiano al 10%. Un'altra differenza abissale! L'unica spiegazione possibile è che i dati cinesi siano stati ampiamente manipolati, che migliaia di morti siano stati fatti sparire e con ogni probabilità lo sono ancora, per motivi politici nel timore da parte del regime comunista di una sollevazione popolare incontrollabile.


Ci vorranno mesi se non anni per ricostruire una realtà più verosimile analizzando le immagini, i video e le testimonianze provenienti soprattutto dall'inferno di Wuhan, o forse la verità non sarà mai raccontata.


I tragici numeri della realtà italiani aiutano a stimare quelli ancora più tragici della Cina, tenendo conto che il computo dei morti nel caso italiano è pressoché totale, e quindi molto più reale, perché vengono classificati anche i decessi di individui affetti da altre patologie.
Sulla base di una comparazione numerica il numero vero dei morti in Cina può essere stimato tra i 90mila e i 120mila, mentre i contagiati "sintomatici" potrebbero essere tra i 2 e i 3 milioni di casi.


Appurare la verità dei numeri reali in Cina non è un esercizio matematico ma un doveroso atto per aiutare le autorità nazionali e mondiali a tarare gli interventi necessari per contenere la pandemia e rappresenta anche un gesto "politico" necessario per poter sperare di intrattenere rapporti diplomatici con il regime di Xi Jinping.


Il quale sta cercando di rifarsi una credibilità internazionale, mandando in giro per il mondo squadre di "specialisti" per aiutare i governi e fornire materiale medico. Si tratta di azioni che possono essere accettate solo se la Cina toglie la pesante repressione e censura su quanto accaduto e sta ancora accadendo sul suo territorio.


Il comportamento cinese ha alimentato false speranze nelle altre nazioni : in Cina sono riusciti a sconfiggere il coronavirus in 4-5 settimane, con meno morti e meno contagi, grazie al "comandante Xi Jinping".

Da tre giorni le autorità cinesi sostengono che a Wuhan e nel resto del paese non si registrano più casi di contagio "interno", ma solo di provenienza "straniera" cioè cinesi che fuggono dai paesi dove l'epidemia imperversa - Iran, Europa, Stati Uniti.


Le affermazioni appaiono molto strane e contraddette dalle poche informazioni che sfuggono alla censura di regime. Ci sono testimonianze di lunghe file fuori dagli ospedali di Wuhan, di città ancora spettrali e deserte, di afbbriche ancora chiuse.


Altre testimonianze parlano di nuovi ospedali prefabbricati in costruzione a Wuhan mentre il regime comunica la chiusura di almeno 10 dei 14 centri di raccolta costruiti per fronteggiare l'emergenza.
Perchè chiudere quelli già allestiti e costruirne altri?

Il caso della Corea del Sud


Tra i numeri strani della pandemia di coronavirus ci sono quelli della Corea del Sud, che un mese fa veniva indicata come la più colpita dopo la Cina e che invece ora sembra tra le situazioni più positive e ammirate per le misure di contenimento messe in atto, che in gran parte si sintetizzano in una massiccia azione di test a tappeto e l'uso di tecnologie per tracciare gli spostamenti e i contatti dei contagiati in modo da poter intervenire tempestivamente con i tamponi, le quarantene e i ricoveri.


In Corea del Sud alla sera del 20 marzo si registrano "solo" 8799 contagi, 102 morti e 1540 ricoverati.

Gran parte dell'epidemia si è diffusa per colpa di una setta religiosa alla fine di febbraio: "Almeno 377 dei casi registrati in Corea del Sud provengono dalla città di Daegu, sede di un ramo della chiesa di Gesù Shincheonji, un movimento basato sul culto del fondatore, Lee Man-hee."


Anche in Italia adesso si cercherà di applicare il modello Corea, con tracciamenti mediante app su smartphone e tamponi a tappeto, ma potrebbe servire solo a limitare i danni nelle regioni del centro-sud, mentre ormai in Lombardia e in tutto il centro-nord il numero dei contagiati e la velocità di trasmissione sembrano dilagare senza possibilità di controllo, a meno di non attuare misure ancora più drastiche di isolamento delle città e di divieto di circolazione.

Non ci dovrebbero essere sostanziali obiezioni sul piano del diritto alla privacy, se le misure sono finalizzate e temporanee. Chi se ne preoccupa in realtà nasconde ancora il senso di colpa per aver perso settimane preziose a sottovalutare i rischi senza prendere misure efficaci di contenimento.

Il caso degli Stati Uniti d'America

COVID-19 Stati Uniti, a New York dichiarato lo "stato di grave disastro nazionale", decine di morti nelle ultime ore. Il sindaco di New York de Blasio afferma che "siamo ora l'epicentro della crisi". Negli USA 20000 contagiati e 300 morti. Il Congresso si avvia ad approvare un piano economico di 2 Trilioni di dollari, il 10% del PIL, a deficit.

(continua)



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