COVID-19, Se 5 Trilioni Vi Sembrano Tanti

26/03/2020

Per combattere gli effetti disastrosi dell'epidemia di coronavirus sull'economia planetaria, i paesi del G20 che rappresentano più dell'80% del prodotto mondiale lordo hanno messo in campo misure monetarie per oltre 5 trilioni di dollari, 5mila miliardi, 5 milioni di milioni. Una cifra che sembra enorme.

 

AGGIORNAMENTO: nella macabra classifica dei paesi più colpiti dal coronavirus COVID-19, gli Stati Uniti balzano al primo posto per numero di contagi, 85000 e 1500 morti.

Numeri che sono raddoppiati in tre giorni, mentre Trump farnetica sulla fine dell'epidemia prima di Pasqua.

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Per combattere gli effetti disastrosi dell'epidemia di coronavirus sull'economia planetaria, i paesi del G20 che rappresentano più dell'80% del prodotto mondiale lordo hanno messo in campo misure monetarie per oltre 5 trilioni di dollari, 5mila miliardi, 5 milioni di milioni. Una cifra che sembra enorme. Gli Stati Uniti faranno la parte maggiore, con 2 trilioni di dollari, poi Europa, Cina, Giappone e via via tutti gli altri.

Sono tanti o sono pochi? basteranno a sconfiggere le ricadute economiche della pandemia ?


Il Prodotto Mondiale Lordo, PML, lo scorso anno è stato stimato in circa 84 trilioni di dollari. Con un ritmo di crescita di almeno il 3% annuo, trainato soprattutto dall'Asia e dagli Stati Uniti, nel 2020 il PML avrebbe raggiunto almeno gli 87 trilioni.

I primi dati statistici che riguardano la Cina nel mese di gennaio e febbraio possono essere utilizzati per prevedere l'ordine di grandezza della riduzione di produzione sia nella manifattura che nei servizi. Il crollo del PIL cinese viene stimato in circa il 60% nei due mesi di chiusura generalizzata, con una produzione che a fine marzo ancora stenta a riprendersi e se tutto va bene potrebbe ripartire a ritmi sostenuti solo dopo la metà di aprile.


Ma pur ammettendo che l'emergenza sanitaria in Cina venga superata completamente tra un paio di settimane, il sistema economico nazionale non potrà ritornare a ritmi normali, perchè il resto del mondo in particolare Europa e Stati Uniti saranno ancora nel mezzo della crisi coronovirus e quindi non potranno assorbire la nuova produzione cinese.

Bisognerà aspettare giugno, forse addirittura luglio, prima che le principali economie mondiali si rimettano in movimento e imparino a convivere con la paura del Covid-19 in assenza di cure e vaccini per molti altri mesi.


Se si ipotizzasse che gli effetti della pandemia equivalgano ad un solo intero mese di completo lockdown mondiale, il PML del 2020 sarebbe decurtato di circa 9 trilioni di dollari, quasi il doppio delle manovre messe in campo dal G20.
Se il numero di mesi di fermo produttivo mondiale fossero due, come da più parti di ipotizza, i trilioni che verrebbero a mancare sono almeno 15.


Nulla vieta alle principali economie mondiali, Stati Uniti in testa, di "finanziarizzare" la perdita produttiva con altre manovre tipo Quantitative Easing, cioè stampare moneta per acquistare i titoli di debito emessi dagli Stati che dovrebbero a loro volta immettere denaro nel sistema economico, sotto forma di sussidi di disoccupazione, sovvenzioni alle aziende a fondo perduto, investimenti pubblici di dubbia utilità ma in grado di far fare qualcosa a settori che altrimenti andrebbero in default, come quello delle opere pubbliche, del turismo, del trasporto aereo, della produzione di energia.


Non esiste alcuna esperienza o analisi scientifica sui limiti posti alla capacità delle banche centrali di stampare moneta per sovvenzionare l'economia. Ci possono essere una serie di dubbi e di riscontri parziali, ma nessuno può escludere che il mondo possa sopravvivere allegramente senza lavorare ed essere pagato a fine mese da un bonifico della Federal Reserve o della BCE.


Un sussidio di mille euro al mese per starmene a casa, e poi magari diventano duemila dopo qualche anno, il mutuo per comprare casa me lo regala la banca che anzi mi azzera le rate.


In questi giorni si parla molto di telelavoro, smartworking, come modalità imposte dalla pandemia e che potrebbero diventare normali condizioni di lavoro "intelligente" una volta passata la crisi sanitaria.
Ma in realtà lo smartworking non avrà grandi spinte dal coronavirus almeno non quante ne riceverà la robotizzazione delle fabbriche e dei servizi, in uno scenario ancora più dominato dai monopoli della logistica e della distribuzione come Amazon, Alibaba, Walmart.


Torniamo alle domande iniziali.


1) Cinque trilioni per combattere il coronavirus sono tanti o sono pochi. Risposta, sono meno della metà di quelli che vengono distrutti dalla crisi.


2) Come e da chi saranno utilizzati i 5 trilioni di dollari? Da un gruppo ristretto di aziende mondiali, per rafforzare posizioni già dominanti oppure per evitare il tracollo di quelle definite strategiche nei propri sistemi nazionali. Amazon nel primo gruppo, Boeing nel secondo. Le grandi banche che sono esposte verso il sistema economico riceveranno centinaia di miliardi di aiuti per aiutare l'economia, molte banche di piccole e medie dimensioni saranno lasciate fallire "per razionalizzare" il settore.


Negli Stati Uniti in una sola settimana di parziale e blando lockdown sono stati licenziati più di tre milioni di lavoratori. Si ipotizza che al termine della crisi, tra due o tre mesi, saranno almeno 10 milioni i cittadini USA che avranno perso il lavoro. In tutto il mondo potrebbero arrivare alla incredibile cifra di 50 milioni.


Un numero enorme di individui che in un arco di intervallo brevissimo si troveranno a dover vivere solo con un sussidio statale.


Molti di quei 50 milioni non rivedranno mai più il loro posto di lavoro. Grazie ai 5 trilioni di contributi ricevuti, le loro aziende investiranno in robot e droni, che si prevede siano immuni dal coronavirus cinese.

nella macabra classifica dei paesi più colpiti dal coronavirus COVID-19, gli Stati Uniti balzano al primo posto per numero di contagi