COVID O SENZA, A NESSUNO INTERESSA LA SCUOLA


- 25/06/2020

Nasce il movimento anti-Azzolina. La preoccupazione per le sorti della scuola da parte dei politici è zero. Ci si guadagna poco, conviene di più taglieggiare e arraffare sugli ospedali.


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A leggere i giornali italiani sembra che la scuola sia diventata la nuova frontiera della probabile crisi politica autunnale.


La Repubblica è in prima fila nel descrivere il nascente movimento anti-Azzolina, l'incerta ministra M5S dell'Istruzione caduta nella trappola delle guerre interne al governo.


La scuola non ci sta: “Senza certezze sulla riapertura pronti a occupare” titola un articolo del 24 giugno. "


"Delusione per le linee guida su settembre, oggi sit-in in sessanta città “Dai ritardi del governo un danno enorme per ragazzi, genitori e professori"
Mesi di silenzio squarciati da un unico grande coro di disappunto. Presidi, insegnanti, custodi, genitori, studenti: l’intero mondo della scuola è in rivolta. La bozza con le linee guida del ministero dell’Istruzione per il rientro sui banchi a settembre non piace a nessuno. Ingressi e uscite a turno, classi spezzate in gruppi con alunni dalle età diverse, lezioni di 40 minuti anziché 60, didattica mista (metà in presenza e metà a distanza) per gli studenti delle superiori e nessun docente in più. E poi, tutta la responsabilità nel recuperare spazi extra, garantire le distanze di sicurezza e comporre il puzzle delle presenze, demandata ai singoli dirigenti scolastici."


Lo stesso giornale apre il dibattito su come tornare a settembre tra i banchi di scuola, raccogliendo idee di intellettuali ed esperti. L'articolo che espone idee e suggerimenti è a dir poco imbarazzante per la genericità delle soluzioni.


Con il Covid-19 tutti i nodi del sistema scolastico italiano, in stato di semi-abbandono da decenni, sono venuti al pettine e il coro unanime di intellettuali, professori, genitori famosi e politici in campagna elettorale permanente chiede di risolverli tutti e subito, a prescindere da quello che potrebbe succedere tra tre mesi, coronavirus permettendo.


Nel fronte della protesta, che come ogni protesta è sacrosanta e va ascoltata, si riuniscono speranze e idiozie.


1 - la speranza è che a settembre l'epidemia di covid-19 sia davvero sotto controllo, ovvero che i nuovi contagi siano poche decine al giorno e i morti a zero. Questo consentirebbe di affrontare l'eventuale recrudescenza autunnale da una posizione di forza.
2 - la speranza probabilmente non si avvererà, osservando l'attuale dinamica mondiale della pandemia. E' più probabile che tra due mesi la situazione sia ancora in una fase di stallo, cioè il coronavirus non scompare ma nemmeno si rafforza. Una via di mezzo che accresce le incertezze sulle possibili soluzioni sanitarie, e non solo per la scuola.
3 - c'è il pericolo concreto che ad ottobre-novembre, cioè dopo che la scuola abbia riaperto i battenti, il virus riprenda forza e costringa a nuovi lockdown, sia per la scuola che per tutto il resto.


Sarebbe quindi importante che le linee guida per la riapertura delle scuole affrontino oggi tutti e tre gli scenari possibili, per non trovarsi di nuovo spiazzati.

Partendo dall'ipotesi intermedia, un virus molto "indebolito" ma non scomparso, si possono delineare due soluzioni:


1) tornare tutti a scuola, senza misure di distanziamento e solo con qualche banale precauzione, tipo lavarsi le mani e usare il termo scanner all'ingresso.


2) una nuova organizzazione delle presenze in aula combinata all'utilizzo costante dell'insegnamento remoto, uno smart schooling utile non solo per la crisi covid-19 ma per adeguare metodi, contenuti e relazioni dell'insegnamento nell'era delle tecnologie e dell'intelligenza artificiale.

Ad esempio, l'insegnamento a distanza può essere fatto con sistemi audiovisivi che sostituiscono il classico libro di scuola, con corsi registrati tenuti da docenti "nazionali" selezionati per la capacità di spiegare e argomentare. Gli approfondimenti e le interrogazioni possono essere fatte in aula, senza la presenza simultanea di tutti gli studenti ma solo di una parte, a turni, in modo da garantire le distanze di sicurezza, senza bisogno di personale docente in più.


Per i bambini dal nido fino all'ultimo anno di elementari, è necessario invece prevedere un'organizzazione completamente diversa, tenendo in considerazione 1) che la relazione e la presenza sono insostituibili, 2) che le risultanze epidemiologiche internazionali escludono al 99,9% la possibilità di rischi per la fascia di età 0-10. In questo caso il problema e i relativi controlli può essere circoscritto agli operatori e ai genitori che li accompagnano.

Aver tenuto chiuso gli asili e le materne mentre si sono riaperte le discoteche e le spiagge è una vergognosa idiozia della classe politica italiana.


Le Linee Guida della ministra Azzolina, di cui si conosce solo una bozza ancora oggetto di modifiche, invece sembra che affrontino solo alcuni aspetti logistici, rinviandoli alle autonomie locali, "perchè la realtà degli edifici scolastici è differenziata".


Quindi la ministra e il suo governo hanno deciso di volare basso rispetto alla crisi scolastica causata dal coronavirus, limitandosi a prevedere solo lo scenario ottimistico e mettendo in secondo piano l'importanza di garantire ai bambini e ai giovani un superamento vero e duraturo dei rischi di lockdown prolungato.


Ma a volare basso sono un pò tutti, anche quelli che criticano giustamente i ritardi e le omissioni di questi mesi, finendo con il riproporre le solite soluzioni che hanno ridotto allo stato comatoso il sistema scolastico italiano.


Quella dello smart schooling, che fa risparmiare soldi a famiglie e Stato, e consente di coniugare innovazione e salute, interessa quasi a nessuno. Per la scuola servirebbero idee vere, appassionate e competenti, roba che scarseggia non solo a Montecitorio ma anche nei centri di potere locale e tra i burocrati ministeriali.


La verità è che la preoccupazione per le sorti della scuola da parte dei politici è zero. Ci si guadagna poco, perchè le risorse sono scarse e frammentate, conviene di più taglieggiare e arraffare sugli ospedali.



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