DAL SALONE DEL LIBRO A CASALBRUCIATO

08/05/2019

Chi protesta contro la presenza di Altaforte al Salone del Libro viene accomunato a quelli di Casapound che impediscono ad una famiglia rom di vivere nella casa assegnatagli a Casalbruciato

Ultim'ora: cancellata la presenza di AltaForte al Salone di Torino, vince il nuovo asse M5S-PD torinese

Al Salone del Libro di Torino monta la polemica su un "ospite" sgradito, la casa editrice Altaforte di proprietà di Francesco Polacchi, più noto alle cronache giudiziarie per attività di accoltellamenti e pestaggi in manifestazioni neofasciste di Casapound e reso famoso dal regalo che gli ha fatto Salvini scegliendolo per la pubblicazione di un libro-intervista.

A Casalbruciato, periferia est di Roma, gli ospiti sgraditi ad alcuni cittadini del quartiere appoggiati da militanti di Casapound sono i membri di una famiglia rom, legittima assegnataria di un appartamento di proprietà del comune. Le motivazioni alla base della protesta dei pochi seguaci del gruppo neofascista sono da ricercarsi nelle situazioni che accompagnano da decenni la questione dei nomadi - in primo luogo storie di furti e paure - e diventano i luoghi della facile propaganda o mistificazione, "prima gli italiani", "quelli rubano e gli danno la casa, e anoi niente" ecc ecc.

Qualcuno si spinge ad accomunare la situazione di Torino a quella di Roma : chi protesta contro la presenza di Altaforte al Salone del Libro viene accomunato a quelli di Casapound che impediscono alla famiglia nomade di vivere nella casa che gli è stata assegnata.

La similitudine non solo è sbagliata ma è pericolosa: l'editore Polacchi viene contestato per le sue personali vicende che lo qualificano come esponente attivo di un gruppo politico che inneggia al passato fascista.

La famiglia rom di Casalbruciato - lo hanno stabilito le competenti autorità - non ha alcuna responsabilità nè vicinanza con quei nomadi che rubano, intimidiscono o sporcano, e non può essere perseguita o discriminata sulla base di un'appartenenza etnica.

Nel caso del Salone del Libro si discute tra chi ha ritirato la propria partecipazione in segno di protesta - Zerocalcare - e chi invece - Michela Murgia - afferma il diritto di esserci per non lasciare il campo ai neofascisti.

Entrambe le argomentazioni sono condivisibili, dopo che il vaso è stato frantumato è difficile riunire i cocci. Chi ha dato l'autorizzazione ad affittare lo stand fieristico alla casa editrice Altaforte ha scatenato, non per scelta ma per incompetenza, un putiferio a cui ora è impossibile mettere fine senza rinunciare a qualcosa.

Ha ragione chi difende la libera presenza di opinioni contrastanti, così come ha ragione chi denuncia l'impossibilità di dialogo e coesistenza con chi esalta il passato fascista e razzista.

L'iniziativa del Presidente piemontese Sergio Chiamparino e della sindaca torinese Chiara Appendino di denunciare Francesco Polacchi e la sua casa editrice per apologia di fascismo è tecnicamente giusta ma tardiva per dirimere la questione prima dell'inaugurazione.

C'è da dire inoltre che il reato di apologia del fascismo non è facile da dimostrare o perseguire e spesso adombra il rischio di perseguire delle opinioni che per quanto aberranti sono pur sempre opinioni se non violano altre norme (incitamento alla violenza, oltraggio ecc).
Non si può condannare Polacchi per aver detto che Mussolini è stato "il più grande statista italiano" ma lo si sarebbe dovuto condannare per gli accoltellamenti e le aggressioni di cui è stato protagonista e da cui è stato assolto solo per prescrizione, per lungaggini giudiziarie o complicità di apparati occulti e compiacenti ?

Così come nella protesta di Casalbruciato è lecito - anche se non condivisibile - affermare "prima gli italiani" ma è certamente un reato minacciare lo stupro o qualsiasi altra violenza contro i rom.

Se poi ci si volesse spingere oltre nel giudizio politico, sarebbe il caso che qualcuno chieda a Salvini il motivo del gentile regalo che ha fatto alla casa editrice di Casapound con la concessione del suo libro-intervista: in Italia esistono tante altre case editrici di destra più presentabili di Altaforte.

O forse la destra che Salvini vuole guidare fa proprio leva sui Polacchi?

La Stampa:
Dalle aggressioni neofasciste all’arresto per tentato omicidio: il passato di Francesco Polacchi

L’editore di AltaForte è stato protagonista di molte azioni violente organizzate da CasaPound. Nel 2007 l’accoltellamento di un uomo in Sardegna. Il 10 maggio, in pieno Salone, dovrà comparire davanti al Tribunale di Milano

La sindaca Raggi sfida CasaPound a Casalbruciato