IL GIUDICE ACCURSO HA CONDANNATO LUCANO E ASSOLTO I MAFIOSI

IL GIUDICE ACCURSO HA CONDANNATO LUCANO E ASSOLTO I MAFIOSI


Nel gennaio 2016 il giudice Accurso, che ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni di reclusione (il PM ne aveva chiesti 7), ha assolto o ridotto le pene per decine di imputati nel processo "Metropolis" su mafia e affari nella Locride, contrariamente alle richieste più severe del Pubblico Ministero. Uno "strano bastian contrario" o una giustizia al contrario?

i.fan. - 30/09/2021

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Luigi de Magistris, candidato governatore in Calabria, alleato con Mimmo Lucano alle elezioni di domenica : «Mimmo è un simbolo di fratellanza universale. Che, in una Regione dove pezzi deviati di politica si sono mangiati tutto, il problema giudiziario sia lui fa male al cuore e alla testa».


Il giudice Fulvio Accurso, presidente del Tribunale di Locri che ha condannato a 13 anni di reclusione Mimmo Lucano reo di aver creato un sistema di accoglienza per gli immigrati a Riace, a gennaio del 2016 fu protagonista di un'altra clamorosa sentenza in un processo denominato "Metropolis" in cui erano imputati numerosi esponenti mafiosi e imprenditori della Locride.

Nel caso del "Metropolis" il giudizio di Accurso fu diametralmente opposto a quello emesso contro l'ex sindaco di Riace. Furono assolti quasi tutti gli imputati con l'eccezione di tre condannati a pene inferiori (dimezzate) a quelle richieste dal Pubblico Ministero.

La sentenza di primo grado del Tribunale di Locri che ha assolto 20 dei 23 imputati del processo contro le presunte infiltrazioni mafiose nel settore immobiliare turistico-residenziale della Ionica reggina, tra parentesi le richieste del Pubblico Ministero

Rocco Morabito 7 anni 6 mesi (richiesti 16 anni)

Antonio Cuppari 10 anni (richiesti 22 anni)

Sebastiano Vottari 3 anni (3 anni)

Rocco Aquino assolto (richiesti 10 anni)
....

Ma la clemenza del Tribunale di Locri presieduto da Fulvio Accurso è stata successivamente ribaltata nel 2018 dalla Corte di Appello di Reggio Calabria che ha condannato molti di quelli che erano stati assolti da Accurso.

.... Fra loro, anche Rocco Aquino, esponente dell’omonimo clan, uscito indenne dal primo grado e condannato a 6 anni in appello, così come Bruno Verdiglione, imprenditore di riferimento dei clan Morabito e Aquino Coluccio, condannato a 7 anni di carcere, mentre per il “collega” Antonio Cuppari, i giudici hanno stabilito una pena superiore ai 10 anni rimediati in primo grado, condannandolo a 11 anni e 9 mesi di reclusione. Tutte ribaltate poi le assoluzioni di Domenico Vallone, punito con 3 anni e 4 mesi, Domenico Vitale, (2 anni e 10 mesi), Francesco Arcadi (3 anni) e Maria Rosa Sculli (8 mesi), mentre è stato disposto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Francesco Iofrida, Antonino Iriti e Antonino Sebastiano Toscano. Cadono invece alcune delle accuse per Rocco Morabito, figlio del boss Tiradritto, che passa dai 7 anni rimediati in primo grado a 3 anni e 4 mesi, mentre è stato assolto Sebastiano Vottari, in precedenza condannato a 3 anni.

Nel caso di Mimmo Lucano il giudice Accurso si è comportato in maniera opposta, raddoppiando le pene rchieste dal Pubblico Ministero, il quale a sua volta aveva già caricato le richieste in misura esagerata non tenendo conto delle valutazioni del GIP.

Perchè due pesi e due misure da parte dello stesso giudice? Perchè un accanimento così evidente nei confronti di Mimmo Lucano e della sua iniziativa di integrazione degli immigrati a Riace?

La mostruosa sentenza di condanna ("manco ai mafiosi", dirà Mimmo Lucano) è frutto delle convinzioni individuali di un giudice "bastian contrario" o è il risultato di una pressione politico-ambientale, il prezzo richiesto da Salvini per smetterla di attaccare la ministra Lamorgese sulla gestione degli sbarchi di immigrati?

Non c'è bisogno di aspettare la pubblicazione della sentenza per capire che Mimmo Lucano è stato colpito in maniera scandalosa e spropositata.

Ed è una magra consolazione pensare che la Corte d'Appello potrà attenuare, anche di molto, la mostruosità sentenziata dal Tribunale di Locri.

Alla gravità della condanna di Mimmo Lucano si aggiunge la percezione di giustizia svilita e soffocata nel marasma delle lotte intestine dentro la magistratura e delle connessioni occulte tra politici e magistrati, di cui si discute da anni senza che se ne esca fuori.

Lo sconcerto e l'indignazione suscitata dalla condanna dell'ex sindaco di Riace è grande, come testimoniano le dichiarazioni e le prese di posizione di un ampio schieramento sociale e politico.

Ma altrettanto grande è la paura che dietro la sentenza si nasconda una prassi di potere che usa la giustizia per fare vendette o mutare equilibri, incurante di aver oltrepassato i limiti della decenza e della sopportazione.

Le parole vergognose di Salvini contro Mimmo Lucano sono fumo negli occhi per nascondere
il solito cinismo dei potenti, siano essi mafiosi, banchieri, politici, corrotti.

Se qualcuno pensa di guadagnarsi il paradiso dando solidarietà e dignità agli immigrati, deve accettare il rischio di incappare in un giudice che troverà il modo di fargli passare 13 anni in galera. Un rischio che i mafiosi e i corrotti non corrono.

#iostoconmimmolucano


La condanna di Mimmo Lucano è il totale ripudio del buon senso | Il Foglio

scrive Adriano Sofri su Il Foglio:

 ... Nerissima è la pagina che il collegio di Locri ha appena firmato sulla pelle del bravo sindaco (e dei coimputati, troppo trascurati dalle cronache: la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun, 4 anni e 10 mesi; Cosimina Ierinò, segretaria dell’associazione Città Futura, 8 anni e 10 mesi; Annamaria Maiolo, presidentessa di Oltre Lampedusa, 6 anni, come Salvatore Romeo e Jerry Tornese, e così via)

...

Lo stato sono io, 13 anni e 2 mesi, tredici anni e due mesi. E lui è Mimmo Lucano, piccolo, percosso, attonito. Non ha intascato un solo denaro per sé, in tutta questa vicenda, hanno dovuto ammettere. Ma ha lucrato per la reputazione, per la vanità… Oggi, di sé, dice di sentirsi finito. Finito Mimmo, è il momento malinconico di interrogarsi sulla reputazione, sulla vanità, di un giudice, di un collegio di giudici. E il famoso prepotere delle procure ha avuto anche lui la sua lezione: doppiato, anche lui.

i.fan.


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