Mario Whateverittakes Draghi Lascia il Conto da Pagare

01/11/2019

Mario Draghi nella veste di capo della BCE ha inviato enormi "aiuti umanitari" ai paesi dell'eurozona che però sono stati dirottati verso destinatari diversi da chi effettivamente ne aveva bisogno, cioè l'economia reale e i consumatori, favorendo oltremodo l'azzardo morale dei governanti che hanno largheggiato in promesse poggiate sulla certezza di "aiuti" all'infinito.

Mario Draghi è stato a capo della BCE negli anni più drammatici della ancor breve vita dell'Euro.

Sei anni fa, al culmine della crisi post Lehman B. e dei debiti sovrani (Grecia e C.), pronunciò la solenne promessa che avrebbe difeso la moneta unica europea "a qualunque costo", what ever it takes.

"Raggiungere lo scopo, a qualunque costo" è una di quelle frasi ad effetto che, a seconda delle circostanze e delle prospettive, possono suscitare grande ammirazione per il coraggio e la determinazione di chi la pronuncia, o manifestare un bieco cinismo, un disprezzo e disinteresse per chi o cosa si frappone al raggiungimento dell'obbiettivo.

Per questo il giudizio su Mario Draghi nella sua veste di governatore della Banca Centrale Europea è contrastato e divergente. I mercati finanziari, e non solo gli speculatori, hanno sempre manifestato il loro apprezzamento per la scelta di Draghi di stampare denaro (Quantitative Easing) per comprare titoli di stato e strumenti finanziari delle grandi aziende europee.

L'enorme quantità di denaro immesso nel sistema ne ha impedito il collasso e "ha creato le condizioni per una ripresa economica a patto che anche le politiche fiscali si fossero (come ?) uniformate".

Secondo gli estimatori, Draghi non solo ha salvato l'euro ma ha anche indicato una strada di politica economica percorribile da parte dei singoli governi nazionali, purchè adottassero le linee guida di Francoforte e di Bruxelles.

Un progetto di cui si è fatto interprete Macron, che a Draghi deve molto per la rapida carriera, ma chissaperchè è stato costretto a fare marcia indietro dopo i messaggi dell'elettorato e dei gilet jaunes .

A pochi giorni dall'uscita di scena e del passaggio del testimone a Lagarde, molti degli estimatori si sono già trasformati in critici più o meno garbati. Addirittura Ignazio Visco, governatore della imbalsamata Banca d'Italia, ha cominciato a mettere in dubbio l'efficacia della discesa dei tassi di interesse sotto zero, perchè alla lunga i danni collaterali sono più grandi dei vantaggi immediati. Non ditelo ai pensionati, potrebbero arrabbiarsi notevolmente verso "quel bravo italiano che ben ci rappresenta e ci fa onore nelle sedi europee".

Le critiche tardive sono ingiuste e poco credibili per il contesto in cui vengono fatte.

Il giudizio sull'efficacia o meno delle decisioni prese da Draghi è controverso e presenta analogie a quello che ha accompagnato per decenni la politica dei sussidi verso i paesi più poveri colpiti da gravi calamità.

L'invio di merci e denaro alle popolazioni a rischio è stato in passato il modello principale se non unico di sostegno, motivato dall'urgenza del salvataggio e accompagnato dalla promessa di soluzioni strutturali nel medio-lungo periodo.

Dopo alcuni anni si è capito che quel modello non funzionava, nè nel breve nè nel lungo periodo, ma era diventato un sistema di dipendenza permanente per le popolazioni vessate e di arricchimento per i governi e le bande affaristiche locali, che in tal modo intercettavano il flusso enorme di denaro e merci, mentre agli affamati arrivavano solo le briciole (nella migliore delle ipotesi).

Il modello degli "aiuti umanitari" permanenti creava una dipendenza totale del sistema sociale ed economico del paese da quegli aiuti, soffocando la nascita di un sistema interno autosufficiente.

Mario Draghi nella veste di capo della BCE ha inviato enormi "aiuti umanitari" ai paesi dell'eurozona che però sono stati dirottati verso destinatari diversi da chi effettivamente ne aveva bisogno, cioè l'economia reale e i consumatori, favorendo oltremodo l'azzardo morale dei governanti che hanno largheggiato in promesse poggiate sulla certezza di "aiuti" all'infinito.

Tanto denaro finito nelle mani di pochi. E' uno dei motivi più ricorrenti nelle critiche, anche violente, che vengono fatte nelle piazze verso i governanti di qualsiasi colore, a Santiago del Cile come ad Hong Kong, a Parigi come a Barcellona, a Beirut come a Johannesburg.

Mario Whateverittakes non può cavarsela dicendo che lui è un banchiere e spetta ai politici di fare la loro parte.

Da banchiere dovrebbe sapere che un tasso negativo di 0,50 sui depositi delle banche presso gli istituti centrali non si traduce automaticamente in prestiti più facili alle aziende piccole e medie, mentre le grandi imprese sovranazionali possono accedere ai mercati obbligazionari e garantirsi liquidità a costo zero.

Nemmeno le banche possono lamentarsi troppo. Se da un lato i tassi negativi hanno ridotto i margini di profitto dell'attività classica, dall'altra gli acquisti della BCE hanno garantito il ritorno delle vecchie “abitudini” bancarie con l'emissione di strumenti finanziari rischiosi, di scarsa qualità e basso rendimento da vendere ai soliti polli-risparmiatori. Dove sono finiti o finiranno le decine di miliardi di euro in titoli emessi a fronte delle “cartolarizzazioni” dei crediti bancari in sofferenza ?

Gli estimatori ne decantano i successi alla guida della BCE, ma perchè Mario Draghi non mai dato una esauriente e credibile risposta al quesito di come mai l'obbiettivo del tasso di inflazione al 2% nell'eurozona (che rientra tra i compiti istituzionali di Francoforte) sia stato ampiamente mancato in tutti questi anni? Colpa di eventi avversi o colpa delle scelte e degli strumenti utilizzati dalla BCE ?

Grazie Draghi, è così facile fare il banchiere e poi meravigliarsi che il modello socio-economico cileno venga messo a soqquadro per un banale aumento del biglietto della metropolitana.

Potevano stamparli e darli gratis, anzichè scatenare tutto quel subbuglio.

Oppure li hanno stampati ma sono finiti nelle mani sbagliate, come i soldi di Mari Draghi.