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Matteo Renzi Lavora per Matteo For President

19/02/2020

 

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Quanto più la politica diventa melmosa e distante dal senso comune della gente, tanto più emerge la figura di Matteo Renzi.


Personaggio sconnesso dalla realtà normale dopo la sconfitta nel referendum istituzionale e nelle successive elezioni politiche, ma molto in sintonia, anzi precursore delle sconnessioni del Palazzo.


Accreditare Matteo Renzi di un disegno o una strategia, qualunque essa sia, sarebbe dargli un merito immeritato.


L'ex bullo di Firenze naviga a vista, facendo a mente i suoi calcoli senza strumenti di precisione, convinto che sia l'unico modo per dimostrare la sua bravura e la superiorità rispetto agli altri, ad iniziare da quell'avvocato Giuseppe Conte che da troppo tempo occupa abusivamente le stanze che in passato furono sue.


Matteo Renzi non ha nessun obbligo verso nessuno. Il suo tentativo di partito "Italia viva" non ha una base sociale definita o predominannte, e quindi Renzi non è obbligato a compiacere i giovani precari o i commercianti tartassati, gli operai smarriti o gli speculatori avidi, le donne umiliate o i pensionati disperati.


Matteo Renzi è un politico libero, siede in Parlamento non per un furbo tecnicismo ma semplicemente per l'asincronia, ovvero la sconnessione tra mondo politico e mondo reale.


E' uscito dal PD dopo essersi fatto eleggere millantando ancora un credito elettorale, poi verificatosi infondato, ma ormai ha tutto il diritto di passare il tempo che resta fino alla fine della legislatura, che prima o poi ci sarà.


Forse prima della scadenza naturale, se Renzi vorrà dare il benservito a Conte non per calcolo ma per passione, o meglio pulsione.


La polemica sulla legge di riforma della prescrizione non gli ha dato consensi nè una credibilità libertaria e garantista. Renzi ha un unico mercato elettorale di riferimento, quello di una parte degli elettori PD che vedono i 5Stelle come fumo negli occhi e voterebbero qualsiasi cosa che abbia come unico programma politico la loro sparizione.

I sondaggi più recenti dicono che sono circa il 3% dell'elettorato, sotto la soglia di dignità parlamentare. Ma i seguaci di Renzi possono essere altrettanto soddisfatti della regressione di Luigi Di Maio e C, precipitati dal 34 al 12%.


Tutti dicono che Renzi, e tantomeno Di Maio, non farà mai cadere Giuseppe Conte senza avere la garanzia che non si vada a votare, ipotizzando governi tecnici con Mario Draghi (per carità!) o economisti graditi a Bruxelles. Altri sostengono che Renzi cercherà di sparigliare le carte, con la proposta di una grande riforma presidenziale, da gettare tra le gambe di Conte in attesa che venga raccolta da Salvini.


Se si vuole aumentare il grado di disconnessione tra società reale e potere politico, le soluzioni possono essere delle più svariate.


Ho l'impressione che, dopo i pochi giorni di euforia post-voto in Emilia Romagna, tutti stiano lavorando per consentire a Matteo Salvini di prendersi il potere, senza più restituirlo per un paio di decenni. Inutile sperare che finisca in galera per i sequestri di migranti di cui è accusato.


Gli unici che potrebbero rovinare la carriera di Matteo Salvini sono i russi di Putin. Nei loro archivi potrebbero avere notizie vere, o false ma verosimili, utili a smuovere le acque attorno alla ricerca dei 49 milioni spariti o alle tangenti da incassare tramite il petrolio di contrabbando di Savoini. Ma a volte i russi incastrano i politici occidentali con molto meno, come dimostra il caso dell'aspirante sindaco di Parigi Benjamin Griveaux, vittima della diffusione sul web di immagini intime private.

Che Putin possa avere interesse a scaricare l'amico Matteo è molto, molto improbabile. Caso mai il contrario.


Comunque è triste pensare che il destino della democrazia italiana possa essere influenzato dalle informazioni su Matteo Salvini date da Irina Aleksandrova ai magistrati italiani o a qualche blogger russo, sollevando gli italiani da una scelta di responsabilità politica e morale.


Come è altrettanto triste leggere le ipotesi di un possibile patto tra Matteo Renzi e Salvini, con la benedizione di Denis Verdini.


Quanto più la politica diventa melmosa e distante dal senso comune della gente, tanto più emergono le solite figure.