Satnam Singh Ucciso sul Lavoro da un Imprenditore Agricolo di Latina


i.fan. - 19 Giugno 2024 - aggiornato il 03/07/2024 10:05:54

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Satnam Singh ucciso sul lavoro

  • Il bracciante indiano Satnam Singh è morto. Era stato abbandonato per strada dopo che un macchinario gli aveva tranciato il braccio mentre lavorava per un'azienda agricola di Latina
  • Il 25 giugno a Latina manifestazione di protesta della Comunità indiana del Lazio
  • TeleMeloni intervista Renzo Lovato che accusa Satnam Singh di "leggerezza"



Il bracciante indiano Satnam Singh, 31 anni, è morto. Era stato abbandonato per strada dopo che un macchinario gli aveva tranciato il braccio mentre lavorava per un'azienda agricola di Latina, la "Lovato Antonello". Il braccio mutilato appoggiato su una cassetta per ortaggi. Se Satnam Singh fosse stato soccorso subito forse si sarebbe salvato. Invece è stato trattato come uno schiavo, come a Roma si faceva 2000 anni fa.

Satnam Singh era un lavoratore che per colpa di un sistema aberrante era stato costretto a vendere la propria dignità e libertà ad una società disumana e omertosa, sfruttato con lavori pesanti e malpagati, senza contratto e ricattato perché "immigrato clandestino" dopo essere stato costretto a fuggire dalle condizioni di povertà e segregazione del proprio paese, l'India.

Finora nessuno è stato arrestato, anche se il proprietario dell'azienda agricola Antonello Lovato ha ammesso l'accaduto. E nessuno si preoccupa di indagare sulle terribili condizioni di lavoro a cui sono costretti migliaia di braccianti-schiavi nell'agro pontino.

È morto il bracciante indiano vittima di un incidente sul lavoro lunedì in una azienda agricola di Latina, la "Lovato Antonello", rimasto mutilato per la perdita di un braccio (poggiato su una cassetta di frutta) e abbandonato dal datore di lavoro a casa sua. Nessuno dei «caporali» è intervenuto per soccorrerlo. Nonostante perdesse molto sangue, è stato lasciato solo: solo con la moglie disperata a vigilare su di lui. Poi portato al San Camillo in eliambulanza, non ce l'ha fatta.


da latinatoday.it

Il lavoratore agricolo, 31 anni per cause ancora in fase di accertamento, mentre stava lavorando è stato agganciato da un macchinario avvolgiplastica a rullo trainato da un trattore che gli ha tranciato il braccio e schiacciato gli arti inferiori. Dopo l’incidente però per lui nessun soccorso. Caricato su un pulmino è stato poi abbandonato nei pressi della sua abitazione dove è stato soccorso dai sanitari del 118 e dai carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Latina, intervenuti insieme ai colleghi della Stazione di borgo Podgora e poi trasportato d'urgenza con un'eliambulanza all'ospedale San Camillo di Roma.

E’ di oggi invece la notizia della sua morte.


Hardeep Kaur, segretaria generale Flai Cgil Frosinone Latina: “Qui non siamo solo di fronte a un grave incidente sul lavoro, cosa già di per sé allarmante ed evitabile, qui siamo davanti alla barbarie dello sfruttamento, che calpesta le vite delle persone, la dignità, la salute e ogni regola di civiltà”


Marco Omizzolo, che da anni studia e racconta il caporalato nella provincia di Latina, e la mentalità fascista e mafiosa che lo accompagna, ha scritto: "penso sia venuto il momento di tornare in piazza a manifestare tutti insieme indignazione e impegno contro questo sistema criminale che porta alla morte e alla disperazione migliaia di persone ogni anno".


La senatrice del Partito Democratico Annamaria Furlan, componente della commissione Lavoro: « È una notizia terribile ... è necessario fare luce su ogni aspetto e soprattutto attivare ogni iniziativa possibile per contrastare il caporalato e lo sfruttamento del lavoro. I dati sullo sfruttamento del lavoro continuano a essere drammatici e sono confermati anche dai numeri dell'Inail. È un'emergenza che si può affrontare solo investendo su un maggior numero di ispettori del lavoro, ancora sotto organico, e concentrando gli sforzi anche per portare alla luce le connessioni esistenti tra aziende agricole che sfruttano la manodopera e le organizzazioni criminali».


da ilfattoquotidiano.it


“Chi chiederà perdono per Satnam Singh?”, si chiede Bruno Giordano, magistrato ex direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro e padre della legge contro il caporalato. “Se sei straniero, irregolare, hai bisogno di un pezzo di pane per campare – dice il magistrato – devi lavorare a nero, senza sicurezza, senza dignità, senza speranza”. E “se mentre raccogli la frutta che vogliamo avere fresca al supermercato o mieti il grano per il nostro pane quotidiano, per tre euro all’ora, a 40 gradi all’ombra, ti strappano un braccio, non chiamano nemmeno un’ambulanza, ti scaricano da un furgone sul ciglio di una strada e buttano il tuo braccio in un campo, e muori dissanguato – aggiunge – sei in Italia, nel paese in cui non dobbiamo disturbare chi ha voglia di fare”


Gurmukh Singh, presidente della Comunità indiana del Lazio, più di 30mila aderenti, annuncia una manifestazione di protesta per il 25 giugno a Latina

"Ci eravamo già trovati di fronte a veri e propri atti disumani nei confronti di tanti fratelli indiani che abitano e lavorano nella provincia di Latina, ma mai avremmo pensato di trovarci addirittura davanti a una morte così.

Una morte che forse si sarebbe potuta e si sarebbe dovuta evitare - aggiunge - Invece no. Satnam dopo due giorni di agonia non ce l’ha fatta. Già nel passato come Comunità indiana ci siamo trovati a subire situazioni di particolare gravità, ma mai avremmo pensato di trovarci di fronte a un atto di questa ferocia, a tal punto da piangere la morte di un fratello, che, era venuto in Italia con la sua famiglia, per lavorare e certamente non per morire. Tutte le manifestazioni degli anni precedenti contro lo sfruttamento dei nostri fratelli che lavorano in agricoltura, insieme a quelle in cui abbiamo manifestato contro politiche migratorie che non danno nessuna risposta alle nostre necessità insieme al ritardo e al mancato rilascio di un permesso di soggiorno, sono da sempre state considerate da parte nostra come il primo passo contro lo sfruttamento. Nonostante questo, ancora una volta, chi ci ha rimesso, e stavolta con la vita, è stato un lavoratore.

Satnam, uno dei tanti braccianti indiani che vengono in Italia per lavorare e per essere pagati correttamente, certamente non per essere sfruttati o addirittura per morire ammazzati.

Per tutti questi motivi, ma soprattutto per Satnam, martedì 25 giugno organizzeremo una grande manifestazione in cui, alla conclusione, chiederemo di essere accolti dal prefetto di Latina a cui lasceremo una lettera aperta per denunciare tutto quello che succede ogni giorno.

Invitiamo tutte le comunità indiane del Lazio a partecipare a questa manifestazione e invitiamo anche tutti i sindacati e tutte le associazioni che si occupano dei diritti dei lavoratori a proclamare per quel giorno una giornata di sciopero generale per i lavoratori agricoli della provincia di Latina così da far sentire forte la loro voce e far sì che tragedie come quella di Satnam non accadano mai più".


TeleMeloni intervista Renzo Lovato, padre di Antonello Lovato che è indagato per omicidio colposo e mancato soccorso di Satanam Singh.

Renzo Lovato con incredibile cinismo accusa Satnam Singh di "leggerezza", come dire "se l'é cercata lui". 

Nell'intervista non gli viene chiesto perché Antonello Lovato anziché soccorrere Satnam e portarlo in ospedale lo abbia "scaricato" per strada, con il braccio mozzato in una cassetta per ortaggi.


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Date Created: 19/06/2024 19:28:35


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