Venezuela, l'omicidio di Quero Navas e il regime Trump-Rodriguez

Víctor Quero Navas è morto in un carcere venezuelano nel luglio del 2025. La detenzione e poi la sua morte è stata nascosta dal regime di Maduro e Delcy Rodriguez, l'attuale favorita di Trump

scritto da i_fan >> 15 mag 2026
Victor Quero Navas ucciso nel carcere in Venezuela

Carmen Teresa Navas ha cercato il figlio Victor Hugo desaparecido

Per molti mesi un'anziana donna di nome Carmen Teresa Navas ha attraversato il Venezuela di prigione in prigione, ha bussato ai posti di polizia, agli uffici ministeriali, chiedendo notizie di suo figlio Victor Hugo Quero Navas, un commerciante di cinquantuno anni scomparso nel gennaio del 2025. 
Per molti mesi ha ricevuto la stessa risposta, non sappiamo nulla, qui non c'è, faremo ricerche, le faremo sapere, provi a questo ufficio, sarà scappato con la sua amante ...

Carmen Teresa nonostante i suoi 82 anni non ha mai smesso di cercare il figlio Victor, come solo una madre sa fare con coraggio, perseveranza e speranza. Fino ad una settimana fa quando la notizia della morte del figlio le è stata ufficializzata dai funzionari di un carcere, che su ordine del nuovo regime venezuelano imposto da Donald Trump hanno ammesso che Victor Hugo era morto in carcere nel luglio del 2025. 
Carmen ha riconosciuto il cadavere e ha dato sepoltura al figlio desaparecido, ma la notizia ha scosso il fragile sistema venezuelano, portando alla luce un orribile delitto politico e una realtà che anche il nuovo regime di Delcy Rodriguez sta cercando di nascondere, la morte di decine di prigionieri politici, torturati o lasciati in condizioni disumane a marcire in un carcere.

Il caso di Victor Hugo Quero Navas ha scosso il Venezuela ed è diventato un atto d'accusa imprevisto contro il nuovo regime di Delcy Rodriguez, la favorita imposta da Donald Trump per evitare libere elezioni e fare affari con i funzionari del vecchio regime di Maduro.

... Quero Navas, commerciante venezuelano di 51 anni, fu arrestato all’inizio di gennaio 2025 a Caracas, in un contesto di repressione successivo alle tensioni politiche nel Paese. La famiglia denunciò subito la sua sparizione forzata, sostenendo di non aver più avuto notizie ufficiali sul luogo di detenzione. 
 Per circa 16 mesi, sua madre, Carmen Teresa Navas (oltre 80 anni), cercò il figlio tra carceri, uffici pubblici e tribunali, ricevendo informazioni frammentarie o contraddittorie. ONG venezuelane e internazionali parlarono di “desaparición forzada”. 
 A maggio 2026, il ministero venezuelano dei servizi penitenziari ha ammesso ufficialmente che Quero era morto già il 24 luglio 2025, quindi circa dieci mesi prima della comunicazione alla famiglia. La versione ufficiale parla di insufficienza respiratoria acuta secondaria a tromboembolia polmonare, dopo un ricovero in ospedale militare. 
 L’aspetto più sconvolgente del caso è che il corpo sarebbe stato sepolto senza informare la madre, che nel frattempo continuava a chiedere prove che il figlio fosse vivo. Dopo lo scandalo mediatico, le autorità hanno avviato un’indagine e disposto l’esumazione del corpo.

Il caso ha avuto un forte impatto simbolico perché molti osservatori lo vedono come prova di un modello di detenzioni opache, sparizioni forzate e morti in custodia denunciato da anni in Venezuela. ONG come Foro Penal e altre organizzazioni hanno chiesto un’inchiesta indipendente, perché la versione ufficiale lascia molte domande inevase.

Le incongruenze documentali sono piuttosto serie, non sono semplici voci. La più forte riguarda un atto ufficiale della Defensoría del Pueblo datato ottobre 2025, quindi tre mesi dopo la data di morte indicata dal governo (24 luglio 2025).

L’atto della Defensoría del Pueblo (24 ottobre 2025)

Secondo documenti citati da avvocati e stampa, la madre di Quero ricevette una constatazione formale della Defensoría del Pueblo nella quale si affermava che  il 23 ottobre 2025 c’era stato un trasferimento presso la Fiscalía 67;  funzionari statali indicavano che Víctor Hugo Quero era detenuto a El Rodeo I;  erano perfino indicati i capi d’accusa: “tradimento della patria, cospirazione e terrorismo”. 

Quindi il governo dice che Quero era morto e sepolto dal luglio 2025, mentre a ottobre 2025 un organismo dello Stato attestava che era detenuto e persino trasferito nel circuito giudiziario!!

 Il rigetto dell’amnistia nel maggio 2026

Un altro elemento difficile da spiegare è che il 6 maggio 2026, cioè un giorno prima dell’ammissione ufficiale della morte, un tribunale avrebbe respinto una richiesta di amnistia riferita a Quero, motivando che i reati contestati non rientravano nella legge di amnistia. In pratica, un organo giudiziario trattava il caso come se il detenuto fosse vivo e processabile. 

La data della morte sulla tomba non coincide

Quando il corpo è stato localizzato ed esumato, la lapide provvisoria riportava una data di morte diversa da quella comunicata dal ministero: 27 luglio 2025, non 24 luglio. Potrebbe sembrare un dettaglio minore, ma in un caso di custodia statale e possibile sparizione forzata, tre giorni di differenza diventano rilevanti. 

Il ministero cercava il “paradero” di una persona già morta

Secondo ricostruzioni giornalistiche, il 26 marzo 2026 il Ministero dei Servizi Penitenziari avrebbe ancora formalmente avviato verifiche per “determinare il paradero” (il luogo in cui si trovava) Quero, nonostante — nella versione ufficiale attuale — fosse morto da otto mesi. Anche questo suggerisce o un grave caos amministrativo oppure il tentativo maldestro di una copertura successiva. 

Tutto questo lascia supporre che la versione ufficiale sia un tentativo di nascondere la verità: la cronologia reale della morte o delle comunicazioni potrebbe non coincidere con quanto dichiarato dal governo. ONG e avvocati della famiglia stanno insistendo soprattutto su terzo punto. 

Ad oggi, non esiste una replica puntuale del governo venezuelano, ovvero di Delcy Rodriguez, a queste specifiche contraddizioni documentali: il ministero ha confermato la morte e aperto all’indagine, ma non ha spiegato pubblicamente perché esistano atti successivi che lo descrivono come detenuto vivo. 

Sia il governo Rodriguez che i funzionari americani di Donald Trump in Venezuela hanno evitato di rilasciare dichiarazioni sull'omicidio di Victor Quero Navas e sulle responsabilità che coinvolgono anche l'attuale assetto post Maduro.

 

Delcy Rodríguez era vicepresidente esecutiva del Venezuela dal 2018 al gennaio 2026, quindi nel periodo in cui Víctor Hugo Quero Navas fu arrestato (gennaio 2025), detenuto e — secondo la versione ufficiale — morì in custodia (luglio 2025). Formalmente era la numero due del governo Maduro e coordinava una parte importante dell’apparato esecutivo. 

La morte di Quero Navas è un atto d’accusa simbolico contro tutta la catena di comando del madurismo, inclusa Delcy Rodriguez, perché lei era la vice di Maduro e il sistema carcerario e di sicurezza dipendeva dall’esecutivo;
 se c’è stata una sparizione forzata, occultamento della morte e copertura amministrativa, la responsabilità politica ricade anche sui vertici attuali del governo, che sono gli stessi che c'erano nel 2025, ad eccezione di Maduro.

Il vero pericolo politico per la Rodriguez non è tanto il singolo caso, ma che Quero diventi il simbolo di un metodo diffuso: se ONG e familiari riuscissero a mostrare decine di casi analoghi, allora la posizione di chi era al vertice dell’esecutivo nel 2025 potrebbe diventare molto più vulnerabile. E per Trump diventerebbe ancora più impopolare sostenere l'attuale regime in Venezuela anziché promuovere immediate elezioni politiche, come richiesto dalle opposizioni e da Maria Corina Machado, che farebbero cadere il potere della Rodriguez e degli affaristi del petrolio che la circondano.

 

Il “duopolio” dei fratelli Rodríguez

Diversi analisti parlano ormai di un potere molto concentrato attorno ai due fratelli Rodriguez — Delcy all’esecutivo, Jorge al legislativo — tanto che nella stampa latinoamericana circola perfino il termine “Rodrigato” per descrivere il nuovo equilibrio di potere. 

Questo ha una conseguenza politica importante: qualsiasi scandalo grave sui diritti umani tende inevitabilmente a salire verso entrambi, anche senza prova diretta, perché l’opposizione e le ONG sostengono che i fratelli Rodriguez controllano i principali snodi dello Stato.

Il punto davvero decisivo non è tanto se “ Delcy e Jorge Rodriguez sapevano?”, ma se emergeranno whistleblower o documenti interni dal sistema giudiziario o penitenziario venezuelano che dimostrino la sistematicità delle torture e sparizioni. Il caso Quero Navas può cambiare scala e trasformarsi da tragedia individuale a potenziale dossier politico contro il vertice attuale del potere venezuelano sostenuto da Trump, Rubio e dalla maggioranza del Congresso USA. 

Nelle ultime ore stanno emergendo altri casi, sull'onda della scoperta dell'omicidio di Quero Navas, con una riapertura mediatica e investigativa di casi precedenti di detenuti politici morti o scomparsi, spinta proprio dallo shock suscitato nell'opinione pubblica. ONG e familiari stanno tirando fuori dossier rimasti in ombra, come quelli di Reinaldo Araujo detenuto politico morto nel 2024, Jesús Rafael Álvarez, Hugo Marino.

Secondo le organizzazioni umanitarie ci sarebbero almeno una ventina di casi di morti da indagare, mentre sarebbero più di 400 i prigioni politici ancora in attesa della scarcerazione promessa dal regime ma attuata con discrezionalità e collusioni degli apparati carcerari.

Il ritrovamento del cadavere di Victor Quero Navas ha fatto da moltiplicatore delle richieste di organismi istituzionali, anche di molti che erano stati "silenziosi" durante la presidenza Maduro, e ora chiedono a gran voce di fare chiarezza, chiedono la verità sulla morte di Quero Navas e la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici ancora detenuti nelle carceri di regime. 

E soprattutto chiedono il ripristino vero della democrazia, attraverso libere elezioni. Proprio quello che Delcy Rodriguez e Donald Trump non vogliono, dando adito alle critiche dentro e fuori il Venezuela nei confronti del "sistema chavista senza Maduro”.  “Trump ha consegnato il Venezuela agli stessi che gestivano l’apparato repressivo?”. E questo inizia a essere un problema politico molto più serio per la Casa Bianca, che invece si trastulla ancora con le immagini del Venezuela 51° Stato degli Stati Uniti.

A proposito di Venezuela 51° Stato, siamo certi che l'uscita di Donald Trump sulla "adesione" della patria di Simon Bolivar alla sovranità "yankee" sia solo una maldestra battuta?

Oppure è un assist diretto e voluto, per consentire a Delcy Rodriguez di replicare con "orgoglio" che il Venezuela è indipendente dagli USA e consentirle di mettere a tacere le voci che dall'opposizione la indicano come una fantoccia di Trump?

Il quale Trump così ignorante da non sapere che il Venezuela è il paese più orgoglioso della propria indipendenza tra tutti quelli dell'America Larina? Non ha mai letto la storia di Simon Bolivar il Libertador, nato a Caracas nel 1783 e comandante dell'esercito della Grande Colombia e del Venezuela che liberò l'America Latina dagli spagnoli?