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What Ever It Takes? Nein!

06/05/2020

La Corte costituzionale della Germania ha emesso una sentenza che sancisce la fine del "what ever it takes", la possibilità per la Banca Centrale Europea di intervenire "a qualsiasi costo" nella creazione di moneta con gli strumenti del QE Quantitative Easing


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La Corte costituzionale della Germania ha emesso il 5 maggio una sentenza che di fatto sancisce la fine del "what ever it takes", la possibilità per la Banca Centrale Europea di intervenire "a qualsiasi costo" nella creazione di moneta con gli strumenti del QE Quantitative Easing - cioè l'impalcatura finanziaria costruita da Mario Draghi, il bazooka per difendere l'euro, ovvero l'Unione Europea vista da Francoforte.


La sentenza dei giudici tedeschi stabilisce che la BCE deve applicare criteri di proporzionalità nell'applicazione delle politiche monetarie, mentre ora può farlo su base discrezionale, e deve tenere conto degli "effetti collaterali" delle sue manovre, ovvero non può prendere decisioni che ricadono indirettamente sui risparmiatori, come accade con i tassi negativi sui titoli di stato che sottraggono risorse al risparmio.
La BCE ha tempo tre mesi per rispondere ai rilievi della Corte Costituzionale tedesca, trascorsi i quali la Bundesbank - maggior azionista della BCE - sarà costretta a "sganciarsi" dagli acquisti di titoli.


Improvvisamente, a pochi mesi dalla sostituzione di Draghi con Marine Lagarde, qualcuno inizia a metterne in discussione l'operato, proprio sul maggior punto di forza inventato dal banchiere italiano, quello che più di tutti ha fatto la differenza e ha creato le premesse per tutto il resto. Non a caso il what ever it takes è una filosofia che piace molto alla finanza speculativa, perchè consente di avere una garanzia illimitata a copertura di rischi finanziari (e politici) altrettanto illimitati, è l'architrave dell'attuale "convivenza" europea, "ognuno per sè e la BCE per tutti".

L'attacco al whateverittakes potrebbe costringere molti dei paesi più indebitati, Italia in primis, ma anche Francia e Spagna, a rivedere ben presto le misure varate per contrastare gli effetti economici dovuti all'epidemia di COVID-19. Una quantità ancora indefinita di denaro ma comunque enorme per proteggere apparentemente "tutti da tutto", caratterizzata da un unico azzardo: denaro che non esiste, che dovrà essere creato dal nulla attraverso il QE della BCE, che si è auto-autorizzata ad acquistare anche i titoli più rischiosi, o Junk Bonds, la spazzatura, pur di stampare moneta.


Se viene meno il whateveritakes, se la Banca Centrale dovrà agire in modo "proporzionato" e senza "effetti collaterali", il castello di carta costruito da Mario Draghi dal 2011 in poi viene giù, precipitosamente e con effetti finanziari e politici devastanti.


Nell'arco di pochi mesi, se dovessero chiudersi i rubinetti di denaro illimitato, l'Unione Europea si rivelerebbe per quello che realmente è, una costruzione debole, incompleta, astrusa e senza convenienza per i paesi più deboli e indebitati. Sarebbe l'inizio, nella migliore delle ipotesi, di una fase 2 europea, l'Europa di seria A e quella in fascia B.


Ma potrebbe anche esserci uno scenario peggiore, quello di una crisi senza freni e senza nessuno che sappia o voglia governarla, un redde rationem di tutti i problemi rinviati o nascosti all'ombra del denaro facile della BCE, con il coronavirus che aggrava la situazione ed esaspera le conseguenze, il debito/PIL dell'Italia al 160% e la disoccupazione al 20%.

Oltre quello economico, c'è un aspetto non troppo evidenziato nella sentenza dei giudici tedeschi, che irrita e divide e che uno schieramento democratico serio non dovrebbe lasciare gestire alla propaganda dei salvini-meloni: perchè solo in Germania c'è qualcuno che può mettere bocca sulle decisioni che riguardano l'intera comunità europea, mentre invece negli altri paesi nemmeno il Parlamento sovrano può discutere o mettere in dubbio gli atti delle istituzioni comunitarie, tra cui quelli della BCE? Non è forse questa la prova più evidente di un'Europa sottomessa a Berlino, nel bene e nel male? possibile che le promesse del governo Conte per aiutare i cittadini e le imprese italiane debbano essere vanificate a Karlsruhe?


E non era forse più giusto e serio discutere dei rischi del "what ever it takes" quando è stato messo in atto, facendo credere a tutti che ci si poteva indebitare più facilmente, tra un'emergenza e l'altra?


Ho l'impressione che i debiti politici coperti da Mario Draghi sotto il tappeto del Quantitative Easing, piano piano iniziano ad uscir fuori. L'attacco e il diniego dell'Olanda alla proposta italiana di coronabond ha fatto da preludio alla sentenza della corte tedesca.

Se l'emergenza coronavirus dovesse allentarsi, come tutti sperano per altri ovvi motivi, sono convinto che le remore tedesche-austriache-olandesi a finanziare la ripresa dell'economia italiana saranno più forti e laceranti.


Per paradosso, qualcuno potrebbe sperare che dopo la Fase 2 si ricominci con la Fase 1, quella in cui tutti, partiti di governo e di popposizione, promettevano aiuti, "what ever it takes". Magari portando Mario Draghi a Palazzo Chigi.

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