Macron toglie il velo all'ipocrisia europeista

Napoleone Macron nel giro di pochi giorni ha mandato tre schiaffoni all'Italia di Renzi-Gentiloni.

Prima ha negato i porti francesi per l'approdo delle navi cariche di migranti, alla faccia della "fraternité", applicando l'accordo voluto da Renzi sul "portarli tutti in Italia"; poi ha concesso ai due litiganti libici, Sarraj e Haftar, quello che l'Italia non era riuscita a dare, cioè armi e mazzette nelle quantità richieste; infine ha comprato con i soldi dello Stato i cantieri navali STX per impedire alla Fincantieri italiana di diventarne proprietaria di maggioranza, alla faccia delle norme europee sulla concorrenza e sui limiti agli interventi nazionali.
I partiti politici italiani hanno gridato allo scandalo, si sono indignati pubblicamente e perfino Alfano ha espresso un velato dissenso da Macron; a qualcuno comincia a venire il dubbio che "la giovane speranza d'Europa" altro non sia che una riedizione della tradizione sciovinista francese, che punta a massimizzare i propri interessi a scapito degli altri paesi.
Anche le decantate capacità tecniche e gestionali dell'ex studente della École nationale d'administration si appannano sotto l'effetto delle dimissioni di ministri scelti frettolosamente e di quelle del capo delle forze armate, con un calo di popolarità che si accoppia alla constatazione che il nuovo Bonaparte è stato eletto con meno del 25% dei cittadini aventi diritto.
La realtà è che Macron ha capito ed esplicitato prima degli altri quello che è lo stato attuale dell'Unione Europea e in particolare dell'area Euro: un sistema di gioco a somma zero, dove i guadagni di uno corrispondono alle perdite di qualcun altro. Fino ad oggi in questo sistema era stata la Germania a beneficiare delle perdite altrui, ora la Francia di Macron cerca di riequilibrare i giochi a scapito soprattutto dell'Italia.
Va dato atto al presidente francese di aver iniziato a rimuovere il velo all'ipocrisia dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte, che continuano a propinare l'immagine di una unione europea che giova agli interessi di tutti e di tutto.
Macron sarà presto emulato da tutti gli altri governanti, in una corsa centrifuga sempre più accelerata.
E' una anticipazione di quello che sarà l'Europa a "due velocita'", che inizierà a prendere forma dopo il voto tedesco di settembre. E quando si voterà in Italia nel marzo del 2018 probabilmente i giochi saranno già fatti.

Il trionfo della democrazia senza popolo di Macron

Democrazia senza popolo è il titolo di un saggio di Carlo Galli (Democrazia senza popolo, Feltrinelli, Milano 2017) di cui si può leggere una recensione su https://www.pandorarivista.it/articoli/democrazia-senza-popolo-carlo-galli.

La vittoria di Macron in Francia, prima nel voto presidenziale e poi in quello legislativo, è una conferma strabiliante delle tesi di Galli.

Macron è riuscito in poco più di un mese a concentrare nelle sue mani un potere enorme con un consenso elettorale effettivo inferiore al 25% degli aventi diritto. Come è potuto accadere? e l'esperimento francese cosa rappresenta nelle strategie dei tecnocrati e oligarchi europei ? il modello Macron è esportabile in Italia?

 

Il carro del vincitore Macron è già sovraccarico

A nemmeno 24 ore dalla vittoria schiacciante alle Presidenziali francesi, Emmanuel Macron è già impegnato a difendere il suo carro da chi vorrebbe salirci per incassare le tante cambiali firmate per l'appoggio alla sua candidatura.

 

Il primo a presentarsi è stato Hollande, il presidente uscente più odiato dai francesi, con l'85% che lo giudicava incapace di svolgere il suo mandato. Hollande, a nome di tutti i socialisti sconfitti e scomparsi dalla scena politica, ha rinnovato appoggio e affetto al suo ex ministro dell'economia. Sarkozy, per conto della destra moderata che con Fillon è stata sconfitta dalla destra estrema di Le Pen, si è complimentato con un "Bravò".


Ma soprattutto Junker, a nome di tutti i tecnocrati festanti di Bruxelles, gli ha ricordato con la solita leggerezza che la Francia ha un debito pubblico troppo alto e la spesa statale ammonta ail 57% del prodotto interno lordo: "les Français dépensent trop d'argent et ils dépensent au mauvais endroit".

Gli unici, irriducibili e coerenti con Macron sono stati alcuni gruppi di contestatori del Front Social - operai e studenti a cui il neo presidente non aveva ispirato fiducia nè quando era ministro nè durante la campagna elettorale - i quali non hanno perso tempo a manifestare con la solita coreografia di scontri e lacrimogeni.


Le prime analisi del dopo voto dicono che Macron è il Presidente di meno della metà dei Francesi - il 66% del 75% degli aventi diritto che si è recato al ballottaggio e che tra questi c'è stato un record di schede bianche o nulle: Le Monde "Près de 12 % des bulletins déposés dans les urnes ne se sont portés ni sur Marine Le Pen ni sur Emmanuel Macron. Un niveau jamais atteint sous la Ve République."
Inoltre, il 43% di chi lo ha votato lo avrebbe fatto solo per non votare la Le Pen, che probabilmente uscirà di scena e toglierà dall'imbarazzo molti elettori di Macron. 
Anche queste sono cambiali che potrebbero presto andare all'incasso.

Né Macron né Le Pen cambieranno il destino della Francia

A questo punto, archiviato l'orribile duello televisivo, il copione delle elezioni presidenziali francesi prevede la vittoria del candidato salvatutto (Francia, Europa, Mondo) Macron, come lo ha definito entusiasticamente Liberation.
"Dimanche, pensons à la France comme à la Terre du Milieu de la Saga de Tolkien."

Delle presidenziali francesi si è parlato molto in ogni angolo del mondo, molto più di quanto la Francia conti negli equilibri mondiali effettivi. Nonostante una campagna elettorale e il primo turno all'insegna del "tutto previsto" - la fine della quinta repubblica e dei partiti tradizionali che la rappresentavano - qualcuno sta cercando di alzare il tono dello scontro e la posta in gioco. Si tratta di una drammatizzazione irreale e forzata: tutti sanno da almeno due anni che la Le Pen non ha mai avuto la possibilità/capacità di rompere l'isolamento del suo Front Nationale e quindi di diventare Presidente della Repubblica, ma l'effetto è funzionale alla sceneggiatura scritta dagli strateghi delle troike europee, che prevede il trionfo del Bene contro gli antisistema - populisti - nazionalisti.
Polarizzando lo scontro tra la Le Pen e tutto il resto, è stato raggiunto il duplice obbiettivo di isolare la destra e di mettere fuori gioco - per pochi punti pecentuali - un antisistema più credibile e più difficile da battere come Melenchon, per trasformare il ballottaggio Le Pen - Macron in una scelta/ricatto tra la fine del mondo civile e il sentiero luminoso della salvezza.

Melenchon - la France Insoumise - si è sottratto al ricatto ricevendo insulti "europeisti" per essersi dichiarato estraneo sia a Le Pen sia a Macron . Quest'ultimo sarà il presidente di tutti gli altri, il fronte della salvezza gollista-socialista, con una percentuale di votanti attorno al 65% di coloro che si recheranno alle urne del ballottaggio (probabilmente il 60% degli aventi diritto).

Nelle strategie delle forze di potere globale le presidenziali francesi hanno un obbiettivo prioritario: quello di creare l'effetto della remuntada dell'establishment, la sensazione di ritrovato slancio da utilizzare come un grimaldello per creare un effetto leva, dando l'impressione che le forze politiche a difesa della democrazia hanno superato la crisi che le minacciava conseguendo la loro prima importante vittoria dopo le sconfitte della Brexit e delle elezioni USA.

Una sorta di sbarco in Normandia versione 2017, che prefigura la presa di Berlino a settembre (riconferma della grande coalizione a guida Merkel o Schultz) e quella di Roma da ottobre in poi (elezioni anticipate in Italia con il ritorno di Renzi a Palazzo Chigi, magari con Berlusconi).

I problemi interni alla Francia, dalla disoccupazione al terrorismo passando attraverso la corruzione e la decadenza politica, sono in sottofondo e in subordine, oscurati dall'emergenza di difendere il sistema e i suoi valori. Ma è molto probabile che da giugno in poi i francesi si accorgeranno di aver visto un film alquanto brutto e scontato e chiederanno di vederne un altro, come era già successo con Hollande.

Tra sei mesi, finita la stagione delle elezioni e fermata l'ondata populista, si metterà mano all'Europa a più velocità e la Francia dovrà misurare la propria, che è molto lenta, appesantita dai debiti e dalle tasse, bloccata dalle paure e dalle disuguaglianze.

Le Monde
Dans les banlieues, la difficile bascule d’un vote Mélenchon vers Macron
Dans les quartiers populaires, où le candidat de La France insoumise a réalisé ses meilleurs scores, l’ex-ministre de l’économie Macron est perçu comme un homme qui défend « les riches ».

Chi avrà il compito di truccare il tachimetro francese ?



Perchè i francesi voteranno Macron

 

Si vota per il primo turno delle presidenziali in Francia con quattro candidati in una forbice di 3-4 punti percentuali, ma in realtà l'esito è già scontato: sarà Emmanuele Macron il successore di Hollande, di cui è stato ministro dell'Economia prima di mettersi in proprio.

Nonostante gli attacchi terroristici, l'immigrazione incontrollata, la stagnazione economica e il malessere diffuso che attraversa tutti i paesi dell'Europa, i francesi sceglieranno il finto cambiamento rappresentato da Macron per riaffermare una scelta di continuità.

Il Fronte Nazionale di Marine Le Pen può arrivare al secondo turno ma non ha alcuna possibilità di battere un candidato su cui convergerebbero tutti gli altri, dalla destra moderata di Fillon ai socialisti di Hammon e anche una parte della sinistra di Mélenchon.
E' improbabile una rimonta di Fillon sia su Le Pen che su Macron, così come è impossibile l'impresa generosa di Mélenchon.

Macron è la continuità che rassicura tutti, in un paese impaurito e sfiduciato dal terrorismo, dalla crisi economica e dalla corruzione politica-affaristica. Ha gli amici che contano nell'establishment europeo, sia in Germania che nella BCE, per garantire ai francesi i tanti sussidi con cui vanno avanti da decenni.

La sua missione è tirare a campare, ma con giovialità.