Xi Jinping si autoproclama vincitore

xi-jinping

E' più probabile che il Sole non sorga domani mattina piuttosto che il 19° Congresso del Partito Comunista Cinese NON elegga Xi Jinping successore di se stesso.

 

In un delirio di retorica e culto della personalità Xi Jinping si appresta a dominare la Cina per i prossimi 20 anni.

Da Xinhua

BEIJING, Oct. 18 (Xinhua) -- The Chinese Communists mainly represented by Xi Jinping have created Xi Jinping Thought on Socialism with Chinese Characteristics for a New Era, leading Party officials said Wednesday.

"The Thought is the biggest highlight of the 19th National Congress of the Communist Party of China (CPC) and a historic contribution to the Party's development," said Zhang Dejiang when joining a panel discussion at the congress opened Wednesday.

"This important thought represents the latest achievement in adapting Marxism to the Chinese context, and is an important component of the system of theories of socialism with Chinese characteristics," Yu Zhengsheng said while joining another panel discussion.

Liu Yunshan said the elevation of the Thought into the Party's guiding principle is of great political, theoretical and practical significance. All members of the Party should study hard Xi's "new era" thought in terms of its historical background, scientific system and practical requirement.

Zhang, Yu and Liu are all members of the Standing Committee of the Political Bureau of the CPC Central Committee.

The Thought on Socialism with Chinese Characteristics for a New Era builds on and further enriches Marxism-Leninism, Mao Zedong Thought, Deng Xiaoping Theory, the Theory of Three Represents, and the Scientific Outlook on Development, according to a report delivered by Xi Jinping at the opening of the congress.

The report listed 14-point fundamental principles of the Thought, ranging from ensuring Party leadership over all work to promoting the building of a community with a shared future for mankind.

Xi unveiled Wednesday morning a two-stage plan to make China a "great modern socialist country" by mid-21st century.

According to the new plan, the CPC will basically realize socialist modernization in the first stage from 2020 to 2035, before developing China into a "great modern socialist country" that is "prosperous, strong, democratic, culturally advanced, harmonious and beautiful" after another 15 years.

"As China enters a new era, the CPC must write a new chapter of 21st century Marxism with a broader vision to achieve the goals set at the milestone congress," said Chen Shuguang, a professor with the Party School of the CPC Central Committee.

Zhou Yezhong, vice president of Wuhan University and a professor of law, who heard Xi's report via live broadcast, said the new thought brings the understanding of socialism with Chinese characteristics to a new height, and it turns a new page of times.

"The core status and authority of Xi Jinping, general secretary of the CPC Central Committee, must be firmly safeguarded," said Pei Chunliang, a delegate to the congress.

 

 

One Belt One Road strategia totalitaria di Xi Jinping

L'Italia è stato l'unico paese del G7 ad essere rappresentato nel Forum cinese "One Belt, One Road" al massimo livello con Gentiloni, il primo ministro che tiene calda la poltrona di Matteo Renzi. Un'occasione per parlare di soldi, tanti, che la Cina di Xi Jinping intende investire in decine di nazioni per costruire una rete logistica globale al servizio delle strategie commerciali e politiche cinesi, e l'Italia ha bisogno di pecunia che notoriamente "non olet" e quindi perchè farsi sfuggire l'occasione ?
Ma i soldi arriveranno ad una sola condizione: che si chiudano tutti e due gli occhi sulle reali condizioni in cui Xi Jinping sta imponendo il suo potere dentro e fuori il suo paese.

da China Change :

One Belt, One Road, Total Corruption

Chang Ping, May 18, 2017

God said: “Let there be light,” and then there was light. Xi Jinping said: “A ‘Project of the Century’ must be undertaken,” and then there was “One Belt, One Road.” At the just-completed summit in Beijing, Xi Jinping announced that China will invest hundreds of billions of U.S. dollars in 60 countries to lead in the construction of bridges, railways, ports and energy projects. This venture is known as “One Belt, One Road,” and involves more than 60 percent of the world’s population. It’s projected to transform the global political and economic order, and can be said to be the largest overseas investment project undertaken by a single country in history.
Where does such an unprecedented, magnificent, and spectacular plan come from? How many Chinese were aware of it in advance? Was it critically evaluated? And what was the outcome of the evaluation? Other than Xi Jinping, there is probably no one who can answer these questions. And no one knows if he himself has carefully thought about it. People can at least learn about almighty God by reading the Bible. But the “One Belt, One Road” plan of renewing the world only consists of a few pages of empty speeches and some conference documents. According to Chinese media descriptions, the whole world is heralding the birth of a new savior.
‘One Belt, One Road’: Don’t Ask Me Where I Came From

Chi si prenderà la Corea del Nord?

Mentre Trump fa girare a vuoto la portaerei Vinson nel Pacifico, la Cina si prende prima la Corea del Nord e poi quella del Sud.

 

 

La logica del potere, sia militare che politico, ci dice che un piccolo stato, organizzato come una caserma, con a capo un pazzo, senza soldi o risorse e con tecnologie distruttive 1000 volte inferiori a quelle dei suoi nemici, non può che soccombere in uno scontro diretto.

E' quello che dovrebbe accadere da un giorno all'altro alla Corea del Nord di Kim Jong Un, non appena farà uno starnuto che possa somigliare ad un gesto di sfida alla "armada" internazionale che Trump e Xi Jinping hanno messo in campo contro di lui.

Ma il pazzo coreano ha il vantaggio che nessuno dei suoi nemici ha una strategia per il "dopo", che sia praticabile e conveniente per tutti, ovvero:
- l'attacco al regime di Pyongyang deve essere limitato in modo da colpire le basi militari e i laboratori dove si accumula l'uranio per le bombe, lasciando il pazzo al suo posto e sperando che si impaurisca per molti lunghi anni (poco probabile) oppure
- un attacco più vasto e distruttivo, con notevoli bombardamenti e "danni collaterali" civili per annichilire la popolazione e cercare di defenestrare il pazzo, lasciando però intatta la struttura di potere, cioè l'esercito e la nomenclatura di partito e sperando che ci sia qualcuno in grado di avviare una transizione di regime (molto probabile) oppure
- ipotesi estrema e dalle ripercussioni incontrollabili, avviare una guerra vera e propria, con distruzione di infrastrutture civili su larga scala, migliaia di vittime, missili in ogni direzione e con un'invasione finale che azzeri completamente il regime per sostituirlo con qualcosa di completamente diverso.

Ciascuna di queste tre ipotesi ha i suoi pro e contro, ma alla fine la domanda è la stessa: chi si avvantaggerà del post Kim Jong Un, cioè sotto quale sfera di influenza andrà a finire la Corea del Nord.

La risposta più ovvia indica nella Cina il vincitore di qualsiasi scenario immaginabile, come dire che Trump ci mette le bombe e Xi Jinping raccoglie i frutti. La Corea del Nord diventerebbe una provincia cinese, confinante con quella del Sud sulla quale potrà esercitare influenza e pressioni, nella prospettiva di una storica riunificazione che farebbe ricadere nell'orbita cinese l'intera penisola.
Con conseguenze imprevedibili anche sul vicino Giappone, al quale una Corea tutta "cinese" fa paura molto più dei missili di Kim Jong Un.
Nel breve termine la Cina ci guadagna anche nel caso di un attacco americano limitato, che lascia al suo posto il pazzo ma rende l'area geopolitica completamente instabile e bisognosa quindi di un autorevole intervento della diplomazia di Pechino.
L'opzione che Trump decida di non intervenire e lasciare ai cinesi il lavoro sporco di eliminare o arginare il pazzo è da escludere, perchè il presidente USA ha un bisogno disperato di sparare missili e bombe almeno quanto il dittatore coreano. La Cina aspetta di raccogliere i frutti.

L'unica variabile incontrollabile è il vento, in che direzione e con quale forza spingerà le nubi radioattive che si sprigioneranno dalla guerra di Corea. Andranno verso il Sud, oppure si dirigeranno verso il Giappone, all'opposto verso la Cina e forse la Russia e finanche la costa californiana.

PS: un amico mi fa notare che c'è anche una quarta possibilità che apre uno scenario da incubo mondiale. Una invasione della Corea del Nord da parte dell'esercito del Sud, ovviamente preceduta e favorita dai bombardamenti americani, che scatenerebbe la conseguente controinvasione dell'esercito cinese nel tentativo di riprendersi quello che è suo.

Altre due portaerei americane, oltre quella già annunciata, si stanno dirigendo verso la zona calda, dove dovrebbero iniziare "esercitazioni congiunte" tra USA e Corea del Sud. Esercitarsi a che cosa?

La strage di lavoratori in Cina non fa notizia, mentre Xi Jinping si autocelebra

 

Oggi 68 lavoratori cinesi sono morti per un "fatal accident" nella costruzione di una centrale elettrica a Fengcheng, nella regione orientale di Jiangxi. Sono stati schiacciati dal crollo dell'enorme struttura, collassata come un castello di carte.

ll sito ufficiale del Partito http://www.xinhuanet.com/ relega la notizia in un trafiletto e le immagini del disastro nello slider di prima pagina compaiono al sesto posto, dopo una serie di foto che esaltano l'ennesimo tour diplomatico di Xi Jinping.


Le frasi di rito sullo "sforzo dei soccorsi", sulle "necessarie indagini" ecc ecc fanno da contorno alla notizia sull'ennesimo disastro sul lavoro.
Non bisogna essere indovini per immaginare le vere cause della strage.

La sequenza di "fatal accident" che si protrae ininterrotta in ogni zona industriale della Cina è fortemente correlata con il modello di sviluppo drogato con il quale il regime cerca di nascondere la grave crisi economica e sociale che grava sul paese e di cui ne fanno le spese i lavoratori e gli abitanti delle trappole-metropoli.

Commentando il disastro di Fengcheng, il South China Morning Post di Hong Kong scrive: "On September 13, the company launched a campaign called Work Hard Together for 100 Days, urging workers at the station to speed up construction while heeding safety rules.

... Construction accidents are frequent occurrences in China, sparking criticism that the central and local governments are ignoring safety violations in their haste to complete projects.

... A series of major industrial accidents across the nation in recent months have also been blamed on corruption, disregard for safety and pressure to boost production amid a slowing economy.

La disinformazione con cui gli organi di stampa ufficiali trattano l'argomento della sicurezza nei cantieri e nelle fabbriche ha raggiunto livelli insopportabili, di pari passo con l'idolatria permanente ed esagerata di Xi Jinping.

Negli ultimi due anni nel silenzio della stampa occidentale in Cina si sta realizzando una trasformazione strisciante del regime comunista in una dittatura personale.
Il ferreo controllo sui mass media, la repressione di qualsiasi forma - anche la più blanda ed innocua - di critica, l'uso spregiudicato delle indagini sulla corruzione per eliminare gli apparati interni diffidenti, il culto della personalità, sono i tratti essenziali della silenziosa marcia di Xi Jinping verso la dittatura assoluta.
Sessantotto lavoratori morti non devono fare notizia.

La bomba DUTERTE che Obama lascia in eredità

In tutto il mondo - ad esclusione delle Filippine - il nome di Rodrigo Duterte risulta sconosciuto al 99% della gente, ma tra qualche mese sarà più famoso di Renzi.

Rodrigo Duterte

Duterte è il Presidente filippino in carica da giugno scorso che si è fatto conoscere dalle diplomazie internazionali per aver insultato l'ambasciatore e il presidente americano, aver fatto il dito medio nei confronti dell'Unione Europea, aver minacciato l'uscita dall'ONU, essersi paragonato a Hitler e aver dato l'ultimatum agli USA perché ritirino le basi militari dal paese. E' famoso per le simpatie a suo dire "di sinistra", per aver santificato il defunto e tristemente noto dittatore Marcos, per aver demandato la lotta ai narcotrafficanti agli squadroni della morte - che per errore eliminano anche qualche dissidente - e soprattutto per aver promesso a Xi Jinping di portare le Filippine nella sfera di influenza politico-militare della Cina entro i prossimi due anni.

Rodrigo Duterte, in Japan, Calls for U.S. Troops to Exit Philippines in 2 Years

 

Obama non farà a tempo ad occuparsene e lascerà in eredità a Hillary Rhodam Clinton (HRC) il compito di eliminare il problema.
Perchè sul piano geopolitico il cambio di alleanze promesso da Duterte è una bomba ad orologeria di portata gigantesca, con reazioni a catena in tutta la dorsale dell'Oceano Pacifico, dalla Corea del Nord in giù, ed è ovvio che un presidente degli Stati Uniti, chiunque fosse, dovrà metterlo ai primi posti dell'agenda politica.

Rodrigo Duterte, che qualcuno definisce il Trump delle Filippine, è il classico prodotto della politica estera americana degli ultimi decenni, compresa l'epoca dell'ex segretario di stato e futuro presidente USA, HRC, fatta di miopia e arroganza che si tramuta in impotenza nei confronti di personaggi come Duterte (ma lo stesso dicasi per altri) che vanno al potere sulla base di una legittima scelta elettorale di un popolo esasperato dalle disuguaglianze, violenze, povertà e corruzioni.

Gli Stati Uniti cercheranno di defenestrare "Duterte il pazzo" prima che l'asse con Pechino si consolidi a tal punto da rendere irreversibile la nuova gabbia in cui le Filippine si andranno a cacciare ?, oppure ne faranno merce di scambio nella partita su Taiwan, a cui Xi Jinping è molto sensibile, o quella del Mare del Sud che coinvolge altri paesi come il Vietnam?. Oppure daranno per persa la partita a sud e lanceranno l'attacco militare a nord per eliminare il pazzo coreano?
Tutte situazioni che porteranno Rodrigo Duterte al centro della ribalta internazionale, ed è per questo che molti ignari cittadini dovranno imparare il suo nome.

Denise Ho 何韻詩 censurata in Cina anche da Apple

Denise Ho 何韻詩, star della cantonese pop music - Cantopop - di Hong Kong , è "scomparsa" dalle piattaforme streaming cinesi e in particolare da iTunes di Apple.


Il motivo della cancellazione di Denis Ho - in arte HOCC - è ovviamente politico ed è una delle prime rappresaglie del regime di Xi Jinping dopo la recente sconfitta elettorale in Hong Kong.
Denise Ho infatti è uno dei simboli artistici della "rivoluzione degli ombrelli" e di #OccupyCentral del 2014, quando venne anche arrestata, oltre ad essere un'attivista del movimento per i diritti LGBT.

 

Da China Digital Times:

Apple has previously removed content including censorship circumvention tools and apps related to the Dalai Lama from its Chinese App Store, citing its obligation to comply with local laws.
Denise Ho was blacklisted from performing in China during Occupy Central. This summer, on June 5, Lancôme canceled a Hong Kong concert where Ho was to perform after nationalist internet users pressured the company to drop her from the billing. Lancôme claimed that “possible safety reasons” lead to the cancellation. Hong Kongers protested Lancôme’s decision to “kowtow to Beijing,” while mainland netizens circumvented the Great Firewall to attack Lancôme’s Facebook page. Ho later gave a free concert near where the Lancôme event was to be held.
In recent years, celebrities from Hong Kong, Taiwan, and elsewhere whose political viewpoints offend Beijing have faced pressure to publicly apologize or risk losing the lucrative China market.

Che il regime di Xi Jinping non si faccia scrupoli a colpire e censurare gli artisti scomodi non fa meraviglia, ma Tim Cook di Apple dovrebbe avere un pò più le spalle dritte, anziché prendere ordini per qualche iPhone in più.

Si chiama Eddie Chu il nuovo incubo di Xi Jinping

Eddie Chu Hoi-dick ambientalista e difensore dei diritti dei piccoli contadini contro lo strapotere dei palazzinari di regime, ha vinto le elezioni di Hong Kong, nonostante i meccanismi farraginosi, le divisioni nello schieramento di opposizione, la censura e la manipolazione dei mass media schierati ovviamente a favore dei candidati di Xi Jinping.
Eddie Chu ha avuto il maggior numero di preferenze (oltre 80.000) tra gli aventi diritto al voto. https://www.hongkongfp.com/2016/09/05/kicking-the-hornets-nest-king-of-votes-eddie-chu-to-tackle-rural-gentry-but-expects-political-violence/

Ma chi è Eddie Chu e quali sfide si prospettano per Hong Kong e il sistema cinese ?

 

https://www.hongkongfp.com/2016/09/05/kicking-the-hornets-nest-king-of-votes-eddie-chu-to-tackle-rural-gentry-but-expects-political-violence/

 Quando ha saputo del successo elettorale, Eddie Chu ha avuto un momento di forte emozione e tra le lacrime ha ringraziato la famiglia e quanti lo hanno sostenuto nella campagna elettorale.

“The result shows that Hong Kong people believe we need a paradigm shift in the democratic movement,” the 38-year-old ­independent candidate said. “We should no longer strictly follow the Basic Law.”

 

Anche Nathan Law Kwun-chung,  rappresentante di Demosisto, il partito nato dal movimento studentesco che aveva promosso la Rivoluzione degli Ombrelli, è stato eletto nel nuovo consiglio di Hong Kong

La stagione di #OccupyCentral Hong Kong ha iniziato a dare i suoi frutti.

 

La reazione ufficiale del Partito Comunista Cinese, impegnato a glorificare l'immagine del capo nel G20 che si tiene proprio in Cina, è stata affidata ad una breve news dell'agenzia Xinhua che, senza dare i risultati della votazione, ha lanciato un "avvertimento" a coloro che chiedono indipendenza per Hong Kong:

BEIJING, Sept. 5 (Xinhua) -- The mainland underscored its "resolute opposition" against any form of "Hong Kong independence" activities inside or outside of the special administrative region's (SAR) Legislative Council (LegCo), according to an official statement on Monday.

The statement, issued by the Hong Kong and Macao Affairs Office of the State Council, noted that certain organizations and candidates were publicly advocating for "Hong Kong independence," capitalizing on the exposure afforded to them because of the election for the sixth-term LegCo of the Hong Kong SAR.

The statement reiterated that "Hong Kong independence" was against the Constitution of China, the Basic Law and relevant laws of the Hong Kong SAR, that it was a threat to China's sovereignty and security, damaged the prosperity and stability of Hong Kong, and was counter to the fundamental interests of Hong Kong citizens.

"We firmly support the Hong Kong SAR government to mete out penalties according to law," the statement said.

The election for the sixth-term LegCo of the Hong Kong SAR was held on Sunday.

The elected members are expected to fulfill their duties according to the Basic Law and relevant laws of Hong Kong, and to implement the "one country, two systems" principle, in an effort to protect the prosperity and stability of Hong Kong, according to the statement.

 

La storia del libraio che sfida Xi Jinping

La storia del libraio Lam Wing-Kee ha scosso tutta l'opinione pubblica di Hong Kong

perchè ha messo a nudo le bugie del regime cinese sul modello "one country two systems" che doveva essere alla base della reciproca fiducia alla coesistenza tra la ex colonia inglese e la "mainland" autoritaria di Xi Jinping.
Lam Wing-kee, a cui erano state estorte false confessioni dalla polizia di regime, ha denunciato tutto in una conferenza stampa. La trascrizione della sua denuncia:

Last year on October 24, I was crossing the Shenzhen immigration point to visit my girlfriend in Dongguan when I was detained by Shenzhen officers.
When they detained me, I asked them what I had done wrong. I pressed them for an answer for the whole day, but no one was able to tell me [what I had done wrong].
I remember that when I was passing immigration, the document scan machine stopped and I was trapped there. Two immigration officers pointed at me. Then a few other officers ... took me to a corner on the left. Maybe they recognised me.

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Cameron e Xi Jinping si incontravano a PANAMA

David Cameron ammette di avere evaso le tasse fino a pochi mesi prima di diventare capo del governo. Xi Jinping non parla ma censura, cioè conferma le verità dei PANAMA Papers.

Sotto l'incalzare della stampa britannica, dopo le rivelazioni sugli affari del defunto padre nei paradisi offshore, David Cameron ha iniziato a confessare: aveva una quota dal 1997 al gennaio 2010 di 31.500 sterline in una società intestata al padre, la Blairmore Investment Trust,  che non ha mai pagato le tasse. Così come non avevano pagato tasse le somme ereditate alla morte del padre provenienti dalla liquidazione della Blairmore.

Ma soprattutto Cameron deve rispondere alla domanda: dove è finita l'eredità del padre (un patrimonio stimato in oltre 10 milioni di sterline), in quali paradisi fiscali è occultata ?
Cameron dovrà dimettersi, come ha già fatto il presidente islandese, e come invece non farà Xi Jinping, il quale non deve rispondere alle pressioni della stampa e alle prove evidenti del suo arricchimento personale e familiare.

 

PANAMA Papers, il GOTHA del riciclaggio mondiale

Se non siete nominati, direttamente o tramite familiari, nei Panama Papers siete dei poveracci oppure avete scelto di utilizzare un'altro canale per riciclare il vostro denaro.

 

Lo studio Legale Mossack Fonseca, di cui sono stati pubblicati oltre 11 milioni di documenti riguardanti anni di attività per conto di politici, finanzieri, truffatori e riciclatori di ogni parte del mondo (Russia e Cina in testa), è sola la QUARTA azienda del settore "offshore" a livello mondiale.

Putin sarebbe uno dei principali "utilizzatori" del sistema Mossack Fonseca, con più di 2 miliardi di dollardi riciclati, ma anche la famiglia di Xi Jinping e il padre di Cameron, il presidente dell'Argentina Macri, il boss dell'Azerbaijan, il presidente dell'Ucraina e quello dell'Islanda, i reali del Marocco e dell'Arabia Saudita, sono nominati nella lista di Panama. https://panamapapers.icij.org/the_power_players/

The Panama Papers expose offshore companies controlled by the prime ministers of Iceland and Pakistan, the king of Saudi Arabia and the children of the president of Azerbaijan. They also include the names of at least 33 people and companies blacklisted by the U.S. government because of evidence that they’ve done business with Mexican drug lords, terrorist organizations like Hezbollah or rogue nations, including North Korea and Iran.

E non potevano mancare le banche, per il tramite di società travestite: HSBC, UBS, Credit Suisse, Societe Generale, Commerzbank, Rothschild, Julius Baer, e per l'Italia Unicredit e Ubi.

Panama è il cortile degli Stati Uniti, e il Grande Orecchio della NSA, apparentemente, non ha mai "sentito" nulla, nemmeno quello che accadeva nella filiale di Mossack Fonseca nel Nevada (USA), dove sono stati fatti sparire file ed email dai computer per nascondere l'attività illegale dello studio legale.

Così come non si è accorto di nulla l'apparato di lotta alla corruzione di Xi Jinping, nonostante lo studio Mossack Fonseca abbia ben otto agenzie dislocate in varie città della Cina. Suo cognato figura tra i clienti abituali dello studio legale.

https://panamapapers.icij.org/20160403-panama-papers-global-overview.html