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Al Sisi arresta e tortura il giovane attivista Patrick Zaky e umilia l'Italia

08/02/2020


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AGGIORNAMENTO 16 febbraio 2020 :

European Parliament President Calls for Release of Student Activist Patrick Zaky

https://egyptianstreets.com/2020/02/16/european-parliament-president-calls-for-release-of-student-activist-patrick/

Patrick George Zaki, 27enne ricercatore dell'Egyptian Iniziative for Personal Rights che da circa 6 mesi studia in Italia, era rientrato in Egitto. Fermato all'aeroporto del Cairo, è scomparso per 24 ore. Ora si trova a al-Mansoura accusato di "diffusione di false informazioni" e "incitamento alle manifestazioni". Si teme un altro caso Regeni.
Cosa ci sta a fare un ambasciatore italiano in Egitto?

L'arresto di Patrick Zaky è una palese provocazione contro l'Italia e contro chi chiede di fare piena luce sull'omicidio di Giulio Regeni per ordine dei generali di Al Sisi.

da Il Fatto Quotidiano:

Il fermo all’aeroporto del Cairo, un interrogatorio e poi la scomparsa per 24 ore. È quello che è successo a Patrick George Zaki, 27enne ricercatore di gender studies dell’Egyptian Iniziative for Personal Rights (Eipr) che da circa 6 mesi studia all’università di Bologna nel master Gemma (il primo programma Erasmus Mundus dedicato agli studi di genere). Ventiquattro ore in cui, secondo quanto riferisce l’Eipr, Zaki è stato picchiato, sottoposto a scosse elettriche, minacciato e interrogato sul suo lavoro e attivismo. Il 27enne nelle prime ore del mattino del 7 febbraio è atterrato all’aeroporto del Cairo. Stava tornando a casa per trascorrere un breve periodo di vacanza ma la polizia lo ha bloccato e gli ha impedito di contattare sia un avvocato sia i suoi familiari. Poi è stato trasferito in una sede dei servizi di sicurezza Nsi nella capitale e poi in un’altra nella sua città, al-Mansoura. Il ricercatore egiziano è riapparso nella procura della cittadina della regione del Delta del Nilo, dove gli sono stati confermati 15 giorni di custodia cautelare.

L’organizzazione Eipr “chiede l’immediato rilascio di Patrick George Zaki e la fine della continua persecuzione e detenzione arbitraria dei professionisti, membri di gruppi della società civile e giornalisti che si occupano di diritti umani

....

Due avvocati, Wael Atteya e Amr Elqady, hanno raggiunto il 27enne in procura per assisterlo nelle lunghe ore di interrogatorio. Il numero del caso è il 7245 del 2019. Questo significa appunto che su Zaki pendeva un ordine di arresto a sua insaputa, eseguito all’aeroporto poco dopo il suo atterraggio. Le accuse formalizzate dalla procura sono cinque e si va da “diffusione di false informazioni per minare la stabilità nazionale” e “incitamento a manifestazione senza permesso”, oltre a “tentativo di rovesciare il regime, uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda per i gruppi terroristici e uso della violenza”. Tutti reati che sono sistematicamente imputati agli attivisti egiziani che ormai da 7 anni sono vittime della repressione del regime di Abdel Fattah al-Sisi. Repressione di cui è stato vittima anche Giulio Regeniil ricercatore di Fiumicello trovato morto con evidenti segni di tortura il 3 febbraio del 2016 nella periferia del Cairo. Il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury, in un tweet avverte che lo studente 27enne “rischia una detenzione prolungata e tortura“.

La sezione italiana di Amnesty International ha emesso un comunicato:

Patrick George Zaky, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, resterà in stato di detenzione preventiva per almeno 15 giorni.

Con una lettera all’ambasciatore egiziano a Roma abbiamo subito espresso le nostre preoccupazioni per la situazione dello studente egiziano.

Zaky era partito da Bologna, dove vive per motivi di studio, per trascorrere un periodo di vacanza nella sua città natale, Mansoura, in Egitto. Una volta atterrato all’aeroporto è scomparso per 24 ore. Nessuno, compresi i suoi genitori, è stato inizialmente informato del suo arresto.

La sensazione è che si tratti dell’ennesima persecuzione verso un attivista politico: ce lo dice la storia di Zaky e la storia dell’Egitto sotto Al Sisi. In questa situazione di detenzione prolungata, con la scusa di condurre indagini, il rischio di tortura è elevato.

Patrick George Zaky collabora con l’associazione egiziana Iniziativa egiziana per i diritti della persona, che in una nota stampa ha elencato una lunga lista di capi d’imputazione che sarebbero stati attribuiti all’attivista, tra i quali: “diffusione di false notizie che disturbano l’ordine sociale”, “incitamento a protestare per minare l’autorità dello Stato”, “incitamento alla destituzione del governo”.

Come in altri casi, il rischio è che i reati imputati a Zaky si riferiscano in realtà a legittime attività di denuncia, di informazione, di commento pubblico o critica: alibi per legittimare una procedura del tutto illegale.

Continueremo a seguire da vicino il caso, attivando tutte le iniziative utili.



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