Giuseppe Conte Minacciato dallo Squalo Renzi Non Ha Tempo per le Sardine

11/02/2020

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L'euforia esplosa dopo il voto in Emilia Romagna sembra già in gran parte svanita

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Vedo in TV le battute finali dell'intervista di Fabio Fazio a Mattia Santori, e mi viene in mente che avevo pensato di scrivere qualcosa sulle Sardine post-Emilia Romagna, incalzato dalla lettera a Giuseppe Conte, la foto di "gruppo per errore" con Benetton e Toscani, uno strano editoriale del direttore di Repubblica Verdelli e il previsto imprevisto fiasco di Scampia.


La lettera a Giuseppe Conte, su Repubblica del 31 gennaio, è il naturale epilogo della vittoria elettorale in Emilia Romagna. Bonaccini del PD ha vinto grazie alle Sardine, alla mobilitazione che hanno creato e al risveglio di tanti astensionisti o scettici. Il voto in Emilia era la linea del Piave del governo Conte e soprattutto del PD di Zingaretti. Se Salvini l'avesse sfondata, sarebbe stata una passeggiata fino al palazzo Chigi di Roma.


Come nelle guerre antiche, anche in quelle della politica moderna l'onore va ripartito tra chi se lo è meritato sul campo. Le Sardine innanzitutto.


La lettera è la richiesta della propria quota, anche se in un modo "gentile" :

Non chiediamo riconoscimenti ma ascolto: abbiamo orecchie, occhi e cuori sparsi per l’Italia e tante storie da raccontare che varrebbe la pena concedersi il tempo di ascoltare.


e senza nascondere una autoproclamazione trionfalistica


Non siamo un partito e neanche un governo ma quella connessione che la politica va cercando da decenni e quell’abbraccio che per troppo tempo è mancato tra noi italiani. Siamo il ritorno alla partecipazione, ma non presentiamo conti da saldare. Abbiamo però un obiettivo: intendiamo arrivare dove gli slogan del populismo rischiano di ingannare gli elettori di oggi per poi generare i delusi di domani.
... Ci entusiasma sentirci protagonisti e se siamo apparsi dormienti è forse perché siamo stati invitati nella maniera sbagliata.

frase oscura ai più ma forse indirizzata a chi di dovere ...

Nell'alternarsi di momenti di esaltazione assoluta e ragionevole ritorno alla terra, la lettera propone la mossa fondamentale, quella che dovrebbe garantire alle Sardine il diritto a considerarsi la quarta forza del governo Conte.


Noi di reti ci riteniamo abbastanza esperti e ci piacerebbe trovare con Lei i fili giusti, per tessere percorsi e provare a sciogliere nodi. A partire dal Sud, un filo un po’ maltrattato, ma che malgrado tutto conserva la sua dignità e aspetta solo di divenire rete, parte di un coraggioso e fiero intreccio finalizzato alla crescita e alla cura. Il luogo in cui tante giovani menti, e persone nella loro interezza, crescono, si formano, ma poi vanno via. Il secondo filo si chiama Sicurezza: sicurezza di un lavoro e sul lavoro, sicurezza di assistenza sanitaria, sicurezza di accesso ad un’istruzione di qualità. Il terzo filo si chiama Dignità della Democrazia, ed è quell'arteria vitale che ogni giorno, nella vita di ogni cittadino, collega la libertà al rispetto delle regole, la vita reale a quella virtuale, e che può aiutare a capire la differenza tra la politica con la P maiuscola e i suoi innumerevoli surrogati.

Quando ho letto questo passaggio della lettera a Conte ho pensato che le Sardine di Bologna erano già finite prima ancora di consolidarsi.


Ma come, non avevano detto che si sarebbero presi il tempo necessario per elaborare una linea politica, un programma nato dal confronto di idee, dai territori, dai movimenti ecc ecc?

E invece come per miracolo appare il programma per sedersi al tavolo di trattativa con il Governo? elaborato dove e da chi? forse c'era già prima e non ce ne siamo accorti?


Oppure la vittoria di Bonaccini in Emilia Romagna e il calo dell'adrenalina elettorale hanno fatto cadere i dubbi iniziali, quelli che consigliavano di non esporsi troppo con un programma già definito con vecchie richieste e ricette, che tante delusioni hanno già provocato nei decenni passati a centinaia di migliaia di ex elettori di sinistra, meglio mantenere un profilo basso e quasi invisibile per rispetto delle diverse storie e anime sardine, del pluralismo, la democrazia, i territori, siamo diversi ... ecc ecc ecc


Anche "l'errore di ingenuità", chi non è stato giovane e ingenuo scagli la prima pietra, della foto di "gruppo con Benetton e Toscani", va letta in questa chiave, la fretta di accelerare un percorso e sfruttare la scia vincente, con il vento in poppa.

Invocare la scusante dell'errore di ingenuità, come Santori ha fatto con Fabio Fazio, mi sembra un'arma a doppio taglio, una scusa infantile che accresce il dubbio anzichè sospenderlo.

O le Sardine ignoravano chi fosse Mr. Benetton, e i suoi interessi nella società Autostrade a cui tutta l'opinione pubblica, e non solo quella populista, attribuisce la responsabilità del crollo del Ponte Morandi e delle 44 vittime e delle migliaia di sfollati e del disastro morale di una nazione, e allora in questo caso in quale pianeta vivono Santori e le Sardine per ignorare tutto questo?

Oppure sapevano tutto di Benetton e dintorni ma hanno voluto comunque strafare, sull'onda del successo, per fretta e per ignoranza, e allora come ci si fa a fidare di persone che commettono errori così palesi e poi chiedono addirittura di sedersi al tavolo della trattativa con Giuseppe Conte ?


Il sospetto si rafforza quando esce un editoriale di Carlo Verdelli direttore di Repubblica che non nasconde la sua arrabbiatura verso il Presidente del Consiglio per non aver ancora ricevuto a Palazzo Chigi i leader delle Sardine, così come aveva promesso prima del voto emiliano.


Anche Verdelli sembra avere fretta di incassare un risultato per conto delle Sardine.


Non si tratta di stare o meno con le Sardine, considerarle un fiore inatteso spuntato nel deserto civile della nostra depressa Italia oppure una combriccola di giovanotti senza spessore né futuro. E neppure conta che il movimento di piazze, dopo nemmeno tre mesi di vita, sia già sull'orlo di scissioni, polemiche infantili, incidenti di percorso. Forse sarebbe un peccato se la vitalità democratica che quattro ragazzi di Bologna hanno saputo trasmettere in così poco tempo alle moltitudini di rassegnati sparsi da Trento a Palermo andasse perduta come le famose lacrime nella pioggia.
...

Nella lettera a Repubblica, con parole semplici e dirette, invitano Conte a varcare la soglia di quel ponte, confrontandosi su tre questioni: il Sud, "un filo un po' maltrattato, in cui tante giovani menti crescono, si formano ma poi vanno via"; la Sicurezza, non nell'accezione di contrasto al salvataggio di vite umane ma in quella di diritto al lavoro, all'assistenza sanitaria e all'istruzione; la Dignità della Democrazia (tutto maiuscolo), "arteria vitale che ogni giorno collega la libertà al rispetto delle regole". La conclusione è, se possibile, ancora più conciliante: onorevole presidente, ci consideri per un giorno non come oracoli, cosa che non siamo, ma come dei messaggeri. Ci ascolti, per favore.

...
Se il Conte bis naviga ancora, è anche per quell'onda anomala e spontanea di partecipazione. Nata fuori dai partiti, dai circoli intellettuali, dai circuiti tradizionali della creazione di consenso. Sprecarne l'energia, scansandosi per evitarla ora che non serve più, non aiuterà né questo governo né la buona politica a recuperare terreno nei confronti di un Paese sempre più tentato da altre sirene.

In sintesi Verdelli, che forse è uno degli ostetrici del fenomeno, si lamenta in modo stizzito che Conte non abbia risposto con sollecitudine alle avanches di Santori e PD.

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I patti non erano questi, caro Giuseppe Conte, lascia intendere il direttore di Repubblica. Così tutta l'operazione va a monte e le Sardine scompariranno e assieme a loro il progetto politico che rappresentavano.


Ecco il cuore del problema: il progetto politico rappresentato dalle Sardine, dalla sua origine in poi, era l'ennesimo tentativo, una vera e propria fatica di Sisifo, di riportare nel perimetro della sinistra progressista e democratica i milioni di elettori che dall'era Prodi in poi si sono affacciati e poi subito ritirati alla vista dei soggetti che vi erano racchiusi.


Un enorme mercato di voti congelati tra astensionisti, excinquestelle, ecologisti e alternativi, da riportare dentro, per sconfiggere la destra e dare nuova linfa al partito democratico. Non quello di Renzi e neanche quello dell'attuale Zingaretti, ma qualcosa di nuovo, che partisse proprio dall'amore "spontaneo" ed improvviso regalato dalle Sardine .


Un'operazione difficile e delicata, giocata tutta sul filo della credibilità, quella che tante volte sembrava esserci e poi è rotolata via, come il macigno di Sisifo.
Questa volta l'operazione è nata poco dopo la rottura del Conte 1, sull'onda del papeete e dello sdegno che ha accomunato cinquestelle e pd contro l'aspirante dux Salvini.


Niente equilibrismi di programma, ma un semplice obiettivo, sconfiggere Matteo Salvini e l'avanzata della destra autoritaria e corrotta, e per raggiungerlo serve mobilitare e arruolare tutte le risorse anche quel numero enorme di riservisti in congedo che assiste immobile e impotente all'avanzata del barbaro.

Questa è la genesi delle Sardine, senza apparenti ambizioni, se non quella di rappresentare milioni di persone, e senza clamori, con "gentilezza ed eleganza".


Il progetto Sardine decolla e riempie le piazze, perchè risulta credibile e possibile, e a chi cerca di tirarle troppo da una parte rispondono con fermezza e con qualche ammiccamento. Ne riparleremo dopo il voto in Emilia Romagna, ma senza fretta, anzi a febbraio ci fermiamo un pò per ascoltare e ragionare e a marzo faremo assemblee ... ricordate Lucia Annunziata che proponeva a Santori di tenere il congresso delle Sardine l'8 marzo?
Poi è arrivata la l'urgenza, la fretta, l'agenda politica di governo, soprattutto l'agenda nascosta di chi considera le sardine utili solo se consentono di raggiungere i propri scopi, primo tra tutti quello di rafforzare il PD di Zingaretti e quel che ci ruota attorno.


Luigi Di Maio e Matteo Renzi, per opposte ragioni, avvertono il pericolo di uno Zingaretti straripante salito sul carro delle sardine, cioè di quel mercato del voto che conta e sposta una decina di milioni di elettori e/o astensionisti.


Soprattutto Renzi fiuta e frena, minacciando di far cadere il governo Conte sulla legge che fissa i nuovi termini della prescrizione. Qualcuno propone di utilizzare le sardine contro questo Matteo, visto il successo contro l'altro, ma appare un'idea balzana e pericolosa, anche perchè nel frattempo c'è stato l'errore di Benetton e il flop di Scampia.

Renzi non è uno squalo, ma un semplice squallido. Non solo ormai non conta nulla, ma il suo bacino socio-elettorale si è prosciugato e si agita disperatamente per sopravvivere. Gli è rimasta solo una carta per rosicchiare voti allo spolpato PD e alla ossificata Forza Italia di Berlusconi, quella dell'antiM5S a qualunque costo, anche al limite della crisi di governo con elezioni anticipate e vittoria dell'aspirante Dux Salvini.

Oppure punta solo a contrattare una nuova legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento così bassa da garantirgli di farcela a rientrare in gioco?


L'euforia esplosa dopo il voto in Emilia Romagna sembra già in gran parte svanita e l'ennesima fatica per riportare milioni di scettici e delusi di sinistra dentro l'agone politico a fianco di personaggi e logiche politiche opache si sta esaurendo.

Forse per questo c'era tanta fretta. Da parte di tutti.

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Post Scriptum
Non ho, e non mi reputo in grado, di dare consigli alle sardine, ma solo un suggerimento a Mattia Santori.
Potrebbe cortesemente pronunciare di meno la parola "eleganza" nelle sue interviste? Detta troppe volte quella parola genera un moto di antipatia nei suoi confronti da parte di chi non ha il requisito dell'eleganza per natura o per censo e credo che siamo in tanti.

benetton sardine

Benetton, Toscani, Sardine casual ed eleganti