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Continua lo Scandalo della Banca d'Italia

15/12/2019

Tra le varie tardive inchieste della magistratura sul fallimento della Popolare di Bari sarebbe il caso di aprirne una a carico dei vertici della Banca d'Italia per omessa vigilanza. Servirebbe quanto meno a completare il quadro delle responsabilità.

Chi pensava che dopo i disastri di MontePaschi, Banca Etruria e le Popolari Venete l'Istituto di Vigilanza sul Sistema Bancario, alias Banca d'Italia, avesse imparato la lezione e si fosse messo a fare quello che aveva omesso di fare in precedenza, si è sbagliato e di molto.


Il fallimento della Banca Popolare di Bari, che costerà ai contribuenti un altro miliardo di euro in aiuti a fondo perduto, è uno scandalo finanziario e giudiziario che va imputato all'inerzia e all'incompetenza di chi poteva accorgersi della malsana gestione e degli imbrogli all'interno della banca pugliese ( e della Banca Tercas acquisita nel 2014) e invece ha taciuto, aspettando che la situazione si aggravasse fino al punto da mettere il governo con le spalle al muro: salvare con soldi pubblici la banda di malfattori oppure rischiare un contagio finanziario e l'esplosione della rabbia di migliaia di risparmiatori.


Per l'ennesima volta, con disinvoltura e sfacciataggine, i vertici della Banca d'Italia hanno nascosto per anni la malagestione di un istituto di credito che concedeva prestiti per decine di milioni a soggetti che non ne avevano i requisiti,  falsificava i bilanci, vendeva patacche ai risparmiatori e addirittura cercava una sponda sull'isola di Malta.

"E' il 4 settembre del 2017  quando Altroconsumo titola :

Banca Popolare di Bari nella bufera: Altroconsumo sospende il giudizio

Altroconsumo ha deciso di sospendere il giudizio sull’affidabilità di Popolare di Bari in attesa che le indagini facciano luce sull’inchiesta aperta dalla Procura.

L’ipotesi di reato che coinvolge i vertici dell’istituto è pesante e potrebbe avere effetti su correntisti e azionisti: associazione a delinquere, ostacolo alla vigilanza e falso in bilancio.

La Procura ha acceso i riflettori sull’acquisizione di Tercas, banca sull’orlo del fallimento, avvenuta nel 2014. Secondo le accuse ci sarebbero state irregolarità nei bilanci pubblicati.

Tra il 2013 e il 2015, Popolare di Bari ha effettuato due aumenti di capitale destinati proprio a finanziare l’acquisizione di Tercas. Se la Procura accertasse che le informazioni contenute nei prospetti informativi non sono veritiere, gli azionisti avrebbero diritto a richiedere la restituzione di quanto investito.
Sarebbe un salasso per la banca: ad oggi sono circa 70.000 gli azionisti che hanno investito, in totale, oltre 1 miliardo di euro.

Le indagini in corso rappresentano un’incognita troppo grande per poter far affidamento sui dati dell’ultimo bilancio. In attesa di maggiore chiarezza, l’organizzazione ha deciso di sospendere il giudizio sull’affidabilità del gruppo."

Sul sito della Popolare di Bari viene data la scarna comunicazione
"La Banca d’Italia, con decisione del 13 dicembre 2019 ha disposto lo scioglimento degli Organi con funzioni di amministrazione e controllo della Banca Popolare di Bari, con sede legale in Bari, e la sottoposizione della stessa alla procedura di amministrazione straordinaria, ai sensi degli articoli 70 e 98 del Testo Unico Bancario, in ragione delle perdite patrimoniali.
... La banca prosegue regolarmente la propria attività. La clientela può pertanto continuare ad operare presso gli sportelli con la consueta fiducia" . L'ultima frase potevano risparmiarsela.

La decisione della Banca d'Italia di sciogliere il CdA della Popolare e di procedere all'amministrazione straordinaria è tardiva e doveva essere presa almeno tre o quattro anni fa, quando la crisi era gà grave e palese e si sarebbero potuti limitare i danni. 

Via Nazionale pensava di potersela cavare con poco, ma a spiazzarla è arrivata la mossa della Consob, che ha fatto precipitare la situazione costringendola al commissariamento:

" Si apre l’ennesimo filone di indagine sulla Banca popolare di Bari, targato Consob. L’authority di Borsa ha poco gradito il muro dell’istituto nel comunicare la situazione dei conti al mercato, e lo ha segnalato alla procura barese, che già indaga la banca e i vertici per varie ipotesi di reato. I magistrati, ricevuta ieri la lettera del presidente Paolo Savona, l’avrebbero girata alla Gdf affinché valuti la situazione. Per ora non ci sono indagati, ma in caso di riscontri l’ipotesi di reato sarebbe manipolazione del mercato.


Sono sviluppi frutto di una settimana di duelli tra la Consob (anche se le azioni baresi sono sospese, sulla piattaforma Hi-Mtf si negozia un bond da 213 milioni con scadenza 2021) e una banca chiusa a riccio, forse temendo che l’uscita dei dati provochi fughe dei depositi (oltre 2 miliardi di euro sono in conti correnti sopra i 100 mila euro, soggetti al bail in dopo un dissesto). La settimana scorsa la Consob, ai sensi dell’art. 114 del Testo unico della finanza, sulle comunicazioni al pubblico “senza indugio”, aveva chiesto a Bari di fotografare lo stato dei conti e del patrimonio. Uno stato più che critico, tanto che servirà fino a un miliardo di euro per il rilancio, e Bankitalia starebbe valutando se può decollare il piano che vede il Fondo tutela depositi e la banca pubblica Mcc versarli in tandem, o se prima è il caso di commissariare l’istituto. Il decreto del governo per il salvataggio, che passa per la dotazione di fondi fino a mezzo miliardo a Mcc, sarebbe già pronto: se ne potrebbe parlare già lunedì a Palazzo Chigi."


Grazie al metodo Bankit di chiudersi occhi, orecchie e bocca, la Popolare di Bari ha continuato per anni ad essere gestita dallo stesso personaggio Marco Jacobini che, avendola comandata per trent'anni, aveva le relazioni politiche importanti per salvare la poltrona e scansare le inchieste. E da una vecchia conoscenza del mondo bancario opaco, Vincenzo De Bustis Figarola, ex Banca 121 poi MontePaschi poi DeutscheBank Italia, già direttore generale della PopBari dal 2011 al 2015 (l'epoca del "pacco" Tercas) e rientrato dalla finestra per motivi sconosciuti (anzi, noti solo alla Banca d'Italia) a fine 2018 nel consiglio di amministrazione per poi addirittura essere nominato amministratore delegato nel luglio 2019. 

Da startmag.it del 13 dicembre:

A usare a De Bustis la cortesia di mollargli 30 milioni al volo e sull’unghia sarebbe stata, se ci fosse riuscita, la società maltese Muse Ventures Ltd, facente capo a Gianluigi Torzi, intraprendente finanziere italiano residente a Londra. Muse Ventures era stata costituita un anno prima con un capitale non precisamente debordante: 1.200 (milleduecento) euro. Come ha ricostruito il 19 luglio scorso sul Fatto Gianni Barbacetto, “l’istituto di credito coinvolto nell’emissione dei titoli, Bnp Paribas, rileva problemi di compliance, cioè di trasparenza e rispetto delle regole” e blocca l’operazione. Diventa evidente, anche dentro la banca, “la sproporzione tra i mezzi propri del sottoscrittore” (la Muse) e il valore dell’operazione. Non solo. Siccome De Bustis propone anche di investire 51 milioni nel fondo lussemburghese Naxos Sif Capital Plus, nasce il sospetto (respinto seccamente dalla stessa Naxos) che si tratti di un’operazione circolare, cioè che i soldi siano sempre gli stessi che escono dalla banca e ci rientrano da Malta.


Cinque anni anni fa Jacobini aveva fatto il favore a Bankit di rilevare un'altra banca tecnicamente fallita, la Cassa di Risparmio di Teramo - Tercas, e in cambio aveva ottenuto dalla banca centrale un periodo di "indulgenza" su quanto già era evidente per i crediti in sofferenza e la malagestione, rinviando di alcuni anni le ispezioni.  Uno scambio di "favori" che ha aggravato ancora di più la situazione, anzichè risolverla.

Due miliardi di euro di crediti in sofferenza, di cui un centinaio di milioni per il gruppo imprenditoriale Fusillo di Bari, non si creano in qualche mese, come qualcuno in Banca d'Italia vorrebbe far credere. Molti di quei crediti "in sofferenza" erano già presenti quando la Vigilanza autorizzava, anzi benediceva, l'acquisizione della TERCAS da parte della PopBari.

Adesso partiranno le solite indagini, Luigi Di Maio chiederà che i responsabili vengano puniti, Matteo Renzi e Matteo Salvini si godono lo spettacolo, i cittadini dovranno subire il duplice affronto di pagare il salvataggio della banca e di essere costretti a sentire le bugie di chi ha coperto e favorito lo scandalo.


Tra le varie tardive inchieste della magistratura sarebbe il caso di aprirne una a carico dei vertici della Banca d'Italia per omessa vigilanza. Servirebbe quanto meno a completare il quadro delle responsabilità.


E l'avvocato Giuseppe Conte, primo ministro di un governo moribondo, eviti di dire sciocchezze sulla futura "Banca del Sud" partecipata dallo Stato che dovrebbe nascere dai salvataggi delle banche popolari fallite o in crisi.

Suona tanto di sfottò per i cittadini e i risparmiatori.

Post Scriptum

Sarebbe interessante leggere il carteggio-palleggio tra la Banca Centrale Europea e la Banca d'Italia in merito alle iniziative da intraprendere sullo scioglimento dei vertici della Popolare di Bari.