Coronavirus Italia del Nord, sulla Metro A di Roma il Termometro della Paura

25/02/2020

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte accusa l'ospedale di Codogno: una gestione "non del tutto corretta" causa della diffusione del coronavirus. I leghisti con Attilio Fontana in testa nascondono le responsabilità del sistema sanitario regionale.

Il Coronavirus del Nord Italia può arrivare nella Capitale?

 

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AGGIORNAMENTO: 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte accusa l'ospedale di Codogno: una gestione "non del tutto corretta" causa della diffusione del coronavirus. I leghisti con Attilio Fontana in testa nascondono le responsabilità del sistema sanitario regionale.

 

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Martedì 25 febbraio alle 7.30 del mattino nei vagoni della Metro A di Roma che vanno da Cinecittà a Piazza del Popolo si misura il grado di paura dei romani verso quello che per ora appare come il Coronavirus del Nord, o della Padania, che potrebbe scendere con ogni mezzo più a Sud, passando appunto per la Capitale.


Quando c'era stata la notizia dei due turisti cinesi ammalati in un albergo vicino la Stazione Termini, a ridosso della cinatown romana dell'Esquilino, nel cui sottosuolo si incrociano le metro A e B, pensavo che la paura si sarebbe in qualche modo misurata dal grado di affollamento, elevatissimo nei giorni normali per il sovrapporsi di studenti e lavoratori.


Invece in quell'occasione e in quei giorni il termometro della metro indicava una tranquillità reale, con la gente che si addossava, spingeva e si starnutiva nelle orecchie a più non posso, segno che nessuno temeva il contagio del covid-19, nonostante le notizie terribili provenienti dalla Cina e dalle navi da crociera.


Il termometro della Metro non dava segni di febbre, i turisti cinesi erano stati isolati in tempo e ricoverati in una struttura ipersicura come lo Spallanzani.


La polmonite di Wuhan non faceva paura.


Ieri mattina, il primo lunedì di riapertura delle scuole e degli uffici a Roma dopo il venerdì della paura in Lombardia e Veneto, mi aspettavo segni tangibili non dico di panico ma almeno di cautela. E invece niente, solito viaggio in metropolitana tra turisti asiatici mattinieri, lavoratori semiaddormentati e iperraffreddati, starnuti e colpi di tosse come se nulla fosse accaduto durante il week end. Milano sembrava lontana più della Cina.
Poi durante il giorno è successo qualcosa nella psiche collettiva. Il numero di morti è più che raddoppiato, la ricerca infruttuosa del "paziente zero" che lasciava aperte le porte del contagio, le immagini del Nord bloccato, deserto, dei supermercati presi d'assalto, della sequenza interminabile di eventi cancellati, le partite di calcio, il cuore degli italiani, a stadio chiuso ecc ecc.


La psiche collettiva si muove a salti, non per linee continue, e alla sera del 24 febbraio il salto verso la paura incontrollata, anche per una città come Roma non ancora coinvolta dal contagio, era evidente.


Il supermercato vicino casa aveva interi scaffali di alcuni generi alimentari, in particolare scatolame, già semivuoti, e i commessi del market non riuscivano a stargli dietro.


Domani (oggi) la controprova in metro.


Nella fascia di punta, dalle 7 alle 9 del mattino, secondo i miei calcoli c'è un 30% in meno di viaggiatori. Vada per i giovani che di martedì grasso se ne stanno a casa, vada per i turisti asiatici, che forse hanno solo spostato la sveglia mattutina, ma non riesco a capire perchè non si sente il classico rumore dello starnuto o del colpo di tosse nelle sue diverse varianti.


E' come se tutti i malaticci o raffreddati cronici, abbiano deciso che forse era meglio starsene a casa. Se fosse così, si dimostra che il popolo non è poi così stupido come Salvini vorrebbe farci credere, e che anzi, se informato, è più prudente e razionale di quei medici e amministratori degli ospedali lombardi a cui il governatore leghista Fontana devolve miliardi di fondi (pagati dai lombardi) senza che gli venga in mente di fare un test ad un ammalato di polmonite per capire se è coronavirus o meno.


Oggi, guardandoli in metro, sembra che i romani abbiano paura, in modo più o meno composto, per ora. Qualcuno ha già la mascherina, qualcun altro si copre il viso con la sciarpa, nonostante il caldo anomalo di febbraio, tutti con il cellulare a leggere le ultime notizie dal fronte.


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Il termometro della paura a Roma comincia a segnare qualche linea sopra la norma.


Non gli si può dare torto, sapendo che il Coronavirus del Nord , sfuggito ai controlli fasulli dei governatori leghisti, potrebbe prendere un treno o un auto o un cavallo ed arrivare a Roma, a cui tutte le strade, come si sa, portano.

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