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COVID-19, Aspettando Picco, l'Europa e il Debito CoronaBond


- 28/03/2020

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIUSEPPE CONTE IN CONFERENZA STAMPA RILANCIA LA RICHIESTA DI CORONABOND PER COPRIRE I COSTI ECONOMICI E SOCIALI DELL'EPIDEMIA.LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA URSULA VON DER LEYEN SI SCHIERA CONTRO I CORONABOND.SI PROFILA UNA SOLUZIONE A DUE VELOCITA'


IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIUSEPPE CONTE IN CONFERENZA STAMPA RILANCIA LA RICHIESTA DI CORONABOND PER COPRIRE I COSTI ECONOMICI E SOCIALI DELL'EPIDEMIA.

LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA URSULA VON DER LEYEN SI SCHIERA CONTRO I CORONABOND.

SI PROFILA UNA SOLUZIONE A DUE VELOCITA'

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Alla sera del 27 marzo l'epidemia di COVID-19 in Europa registrava 316.000 casi di contagio testati e 19.000 decessi ufficiali, tenuto conto che molti paesi, ad esempio la Germania, considerano "morti da coronavirus" solo quelli che non presentavano altre patologie al momento del decesso, sottostimando quindi il numero reale dei casi.

Tra le tre macro-aree a livello mondiale, quella europea è al momento la più colpita, più degli Stati Uniti e della Cina.

Ma i numeri ufficiali cinesi sono stati scientificamente sottostimati di almeno un fattore 10, mentre quelli degli Stati Uniti sono solo all'inizio della curva.

NAZIONECONTAGIATIMORTImorti su contagiatimorti su tot morti
Mondo900.40055.3246,1%100,0%
Mondo - Cina e Iran786.17149.6506,3%100,0%
US101.6571.5811,6%3,2%
Europa316.31418.9336,0%38,1%
Italy86.4989.13410,6%18,4%
China81.8973.2964,0%6,6%
Spain65.7195.1387,8%10,3%
Germany50.8713420,7%0,7%
France33.4021.9976,0%4,0%

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Se il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella interviene in televisione a reti unificate non lo fa per spirito di protagonismo o per propaganda elettorale. E' nella fortunata condizione di essere libero da quegli interessi.


Lo fa perchè percepisce la gravità del momento e la necessità di entrare nelle case degli italiani solo "per dovere", per senso di responsabilità, ma anche per un sentimento di sincera vicinanza istituzionale che nessuno meglio di lui può e sa esprimere in questi momenti.


Anche lui, senza pronunciarlo, aspetta l'arrivo del Picco : "Da alcuni giorni vi sono segnali di un rallentamento nella crescita di nuovi contagi rispetto alle settimane precedenti: non è un dato che possa rallegrarci, si tratta pur sempre di tanti nuovi malati e soprattutto perché accompagnato da tanti nuovi morti. "


Il discorso di Mattarella però sottolinea un'altra questione, molto pratica e molto velata, ma fondamentale per le sorti del governo e del futuro politico italiano.


E' una questione di soldi da spendere per fronteggiare gli effetti economici devastanti dell'epidemia.


Fabbriche chiuse, strutture sanitarie al collasso, disoccupazione di massa, entrate tributarie in caduta libera, spese sociali con crescita esponenziale. Le misure economiche promesse dalla Commissione Europea e dalla BCE rischiano di essere solo bruscolini in confronto alle enormi necessità finanziarie causate da COVID-19.


E poi la consapevolezza che, senza ulteriori provvedimenti, i debiti di oggi che tutti si dicono d'accordo a fare, domani saranno un macigno che ricadrà interamente sulle spalle dei singoli paesi dell'Unione Europea. L'Italia si troverà tra un anno a dover fronteggiare un debito/PIL del 200%, una mostruosa sciagura che peserà per decenni sulle generazioni attuali e future.


Il rischio evidente che Mattarella ha ben presente è che quando sarà passata la fase acuta dell'epidemia, dopo che Picco se ne sarà andato, l'Italia resterà sola a contare non più i morti ma i debiti, l'aumento delle tasse, i tagli alle spese e alle pensioni. Un'Italia povera e probabilmente più disunita che mai, attraversata da conflitti sociali devastanti e tanti salvini a spargere rabbia e disillusione.


E' lo scenario che apre la strada alla frantumazione dell'Europa,di cui l'Italia sarrebbe l'apripista ma seguita a distanza ravvicinata dalla Spagna, dalla Francia e poi Prtogallo, Grecia ecc ecc.


Chiusa l'emergenza coronavirus si aprirebbe immediatamente quella della frantumazione europea.


C'è un solo modo per cercare (o meglio sperare) di arginare questa deriva, ed è quello propugnato da un fronte ampio e trasversale di forze politiche, gruppi di pressione tecnocratici e forze sociali tradizionali, che si riconoscono in un modo o nell'altro nella figura di Mario Draghi e nella vecchia proposta di mettere in comune i debiti dei paesi membri dell'Unione attraverso la creazione ed emissione degli EuroBond, che all'apparenza sembrano solo degli strumenti finanziari ma che in realtà hanno un significato politico epocale.


Gli EuroBond sarebbero l'ultima decisiva tessera del mosaico nella creazione dell'Unione Europea, quella in cui un cittadino tedesco o austriaco o olandese, comincia davvero a condividere, nel bene (poco) e nel male (molto) il peso dei debiti altrui (italiani, greci, spagnoli, francesi), sulle proprie spalle e nelle proprie tasche.


Gli EuroBond diventerebbero, magari a piccole dosi e con il giustificato motivo del coronavirus, il cavallo di troia per costringere i paesi membri dell'Unione a cedere definitivamente la propria sovranità fiscale e politica, dopo aver ceduto quella monetaria con la creazione dell'euro. E' dai tempi della crisi greca che si parla di EuroBond senza mai essere riusciti a superare l'opposizione della Germania, dell'Austria e di altri paesi del Nord Europa.


Gli eurobond, anche nella versione iniziale di CoronaBond, si porterebbero dietro alcuni cambiamenti istituzionali profondi, sarebbero governati da un superministro delle finanze europeo (Mario Draghi?) con i pieni poteri per decidere spese, tagli, tasse, trasferimenti di ricchezza da un paese all'altro secondo necessità negoziate o imposte.


Prima di valutare se la creazione degli eurobond sia un bene o un male (dipende da chi è che paga di più o di meno) bisognerebbe però sollevare una critica forte e chiara a quanti ne sostengono la necessità in questo momento.


Possibile che una decisione così importante debba avvenire surrettiziamente in un momento così incerto e in un modo oscuro alla stragrande maggioranza dei cittadini?


Ci sarebbe bisogno di un dibattito ampio e obbiettivo e non di allusioni o trattative segrete come sta accadendo in questo momento.


L'accusa che i tedeschi fanno all'Italia è quello di voler trarre vantaggio dall'emergenza coronavirus per coprire propri e altri interessi, che nulla hanno a che fare con l'epidemia.


Perchè non limitarsi a mettere in campo un Fondo Europeo, finanziato da tutti in modo inversamente proporzionale ai danni economici subiti, e dotato di mezzi adeguati? Perchè l'Italia insiste su una soluzione politica che non riguarda solo l'emergenza? e ammesso che la proposta sia condivisibile, perchè non farla diventare prima di pubblico dominio anzichè lasciarla nelle segrete stanze della tecnocrazia europea?


Non credo che sia un grande affare per il futuro politico dell'Europa compiere scelte impegnative e strategiche in un momento in cui siamo tutti chiusi in casa, costretti a parlare poco e male dei disastrosi politici eletti che si rivelano inetti e irresponsabili per affrontare l'emergenza, figuriamoci se saprebbero gestire, onestamente e nell'interesse di tutti, i trilioni di coronabond stampati dalla BCE e travasati dall'Europa di serie A all'Europa di serie B.


Aspettando Picco, non è bello ingannare il tempo ingannando i cittadini.

il discorso del Presidente Mattarella


«Mi permetto nuovamente, care concittadine e cari concittadini, di rivolgermi a voi, nel corso di questa difficile emergenza, per condividere alcune riflessioni. Ne avverto il dovere.
La prima si traduce in un pensiero rivolto alle persone che hanno perso la vita a causa di questa epidemia; e ai loro familiari. Il dolore del distacco è stato ingigantito dalla sofferenza di non poter essere loro vicini e dalla tristezza dell’impossibilità di celebrare, come dovuto, il commiato dalle comunità di cui erano parte. Comunità che sono duramente impoverite dalla loro scomparsa.
Stiamo vivendo una pagina triste della nostra storia. Abbiamo visto immagini che sarà impossibile dimenticare. Alcuni territori – e in particolare la generazione più anziana - stanno pagando un prezzo altissimo. Ho parlato, in questi giorni, con tanti amministratori e ho rappresentato loro la vicinanza e la solidarietà di tutti gli italiani.
Desidero anche esprimere rinnovata riconoscenza nei confronti di chi, per tutti noi, sta fronteggiando la malattia con instancabile abnegazione: i medici, gli infermieri, l’intero personale sanitario, cui occorre, in ogni modo, assicurare tutto il materiale necessario. Numerosi sono rimasti vittime del loro impegno generoso. Insieme a loro ringrazio i farmacisti, gli agenti delle Forze dell’ordine, nazionali e locali, coloro che mantengono in funzione le linee alimentari, i servizi e le attività essenziali, coloro che trasportano i prodotti necessari, le Forze Armate. A tutti loro va la riconoscenza della Repubblica, così come va agli scienziati, ai ricercatori che lavorano per trovare terapie e vaccini contro il virus, ai tanti volontari impegnati per alleviare le difficoltà delle persone più fragili, alla Protezione Civile che lavora senza soste e al Commissario nominato dal Governo, alle imprese che hanno riconvertito la loro produzione in beni necessari per l’emergenza, agli insegnanti che mantengono il dialogo con i loro studenti, a coloro che stanno assistendo i nostri connazionali all’estero. A quanti, in ogni modo e in ogni ruolo, sono impegnati su questo fronte giorno per giorno. La risposta così pronta e numerosa di medici disponibili a recarsi negli ospedali più sotto pressione, dopo la richiesta della Protezione Civile, è un ennesimo segno della generosa solidarietà che sta attraversando l’Italia.
Vorrei inoltre ringraziare tutti voi. I sacrifici di comportamento che le misure indicate dal Governo richiedono a tutti sono accettati con grande senso civico, dimostrato in amplissima misura dalla cittadinanza.
Da alcuni giorni vi sono segnali di un rallentamento nella crescita di nuovi contagi rispetto alle settimane precedenti: non è un dato che possa rallegrarci, si tratta pur sempre di tanti nuovi malati e soprattutto perché accompagnato da tanti nuovi morti. Anche quest’oggi vi è un numero dolorosamente elevato di nuovi morti. Però quel fenomeno fa pensare che le misure di comportamento adottate stanno producendo effetti positivi e, quindi, rafforza la necessità di continuare a osservarle scrupolosamente finché sarà necessario.
Il senso di responsabilità dei cittadini è la risorsa più importante su cui può contare uno stato democratico in momenti come quello che stiamo vivendo. La risposta collettiva che il popolo italiano sta dando all’emergenza è oggetto di ammirazione anche all’estero, come ho potuto constatare nei tanti colloqui telefonici con Capi di Stato stranieri. Anche di questo avverto il dovere di rendervi conto: molti Capi di Stato, d’Europa e non soltanto, hanno espresso la loro vicinanza all’Italia. Da diversi dei loro Stati sono giunti sostegni concreti. Tutti mi hanno detto che i loro Paesi hanno preso decisioni seguendo le scelte fatte in Italia in questa emergenza.
Nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione, nei giorni scorsi, hanno assunto importanti e positive decisioni finanziarie ed economiche, sostenute dal Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei capi dei governi nazionali. Ci si attende che questo avvenga concretamente nei prossimi giorni.
Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente.
Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse. Nel nostro Paese, come ho ricordato, sono state prese misure rigorose ma indispensabili, con norme di legge - sia all’inizio che dopo la fase di necessario continuo aggiornamento – norme, quindi, sottoposte all’approvazione del Parlamento. Sono stati approntati - e sono in corso di esame parlamentare - provvedimenti di sostegno per i tanti settori della vita sociale ed economica colpiti. Altri ne sono preannunciati.
Conosco - e comprendo bene – la profonda preoccupazione che molte persone provano per l’incertezza sul futuro del proprio lavoro. Dobbiamo compiere ogni sforzo per non lasciare indietro nessuno. Ho auspicato – e continuo a farlo – che queste risposte possano essere il frutto di un impegno comune, fra tutti: soggetti politici, di maggioranza e di opposizione, soggetti sociali, governi dei territori. Unità e coesione sociale sono indispensabili in questa condizione.
Un’ultima considerazione: mentre provvediamo ad applicare, con tempestività ed efficacia, gli strumenti contro le difficoltà economiche, dobbiamo iniziare a pensare al dopo emergenza: alle iniziative e alle modalità per rilanciare, gradualmente, la nostra vita sociale e la nostra economia. Nella ricostruzione il nostro popolo ha sempre saputo esprimere il meglio di sé. Le prospettive del futuro sono - ancora una volta - alla nostra portata. Abbiamo altre volte superato periodi difficili e drammatici. Vi riusciremo certamente – insieme - anche questa volta».



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