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COVID-19, sono uscito di casa per accompagnare in ospedale ...


- 01/04/2020


uscirò prima di Pasqua per andare a riprendere la mia compagna e aspettare con lei il 25 Aprile che quest'anno sarà ancor più il giorno della Liberazione.

Aggiornamento 7 aprile: Sono uscito di nuovo, per riaccompagnarla a casa. Tutto bene, e tutti insieme, dopo tanta paura.

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Era quasi un mese che non uscivo con l'auto.


Dall'inizio di marzo, ben prima delle ordinanze governative, avevo deciso di stare in casa. Niente attraversamento di Roma per andare in ufficio, in 30 giorni solo due uscite al supermercato per fare scorte, sempre rigorosamente a piedi, a poche decine di metri da casa.


Se l'Italia avesse fatto come me, anzichè gustarsi aperitivi di massa, ci sarebbero stati meno guai.


Avevo iniziato a seguire le vicende drammatiche del coronavirus di Wuhan da gennaio, molti giorni prima che gli scienziati di governo e di opposizione se ne accorgessero. Ho avuto la possibilità di rendermi conto seguendo i social media cinesi di quale fosse il suo mostruoso effetto, l'azzeramento, lo svuotamento di enormi metropoli, una drammatica scenografia mai immaginata neanche dalla più fervida immaginazione di hollywood.


Erano due mesi che leggevo di ospedali e di medici in prima linea.


Oggi 31 marzo sono stato costretto a vedere un ospedale ai tempi del coronavirus, da vicino, anzi da fuori, perchè non mi hanno permesso di accompagnare la mia amatissima moglie e compagna da 40 anni dentro la sala di accettazione.
Siamo saliti in auto alle prime luci dell'alba.

L'ospedale dista pochi minuti. poco o tanto il traffico? non saprei giudicare, certo molto di meno di prima ma forse ancora troppo per le necessità.


E non tutti credo vanno in cerca di un ospedale, come purtroppo tocca fare a me e alla mia compagna.
Uscire di casa all'alba, dopo una notte insonne, per accompagnare al Pronto Soccorso la persona che rappresenta la vostra vita è di per sè una contingenza difficile.

Se la cornice è quella di Roma sospesa e bloccata dall'epidemia di coronavirus, la realtà diventa surreale.


Come era impensabile immaginarsi il corteo funebre dei camion militari che a Bergamo trasportano i corpi dei morti di covid-19.


Mentre percorro la distanza in auto mi chiedo per l'ennesima volta che razza di incubo è questo? 


Arriviamo nel piazzale del Pronto Soccorso a piedi, dopo aver parcheggiato con una facilità non gradita date le circostanze.


L'ingresso è preceduto da una tenda da giardino, un gazebo sanitario da attraversare prima di essere bloccati dalla vigilanza con mascherina d'ordinanza e un infermiere che con il termometro-pistola ti dice se hai la febbre. La punta nell'orecchio di lei. La sua temperatura è normale, e non ha sintomi di coronavirus,  ma di un'altra maledetta malattia che da anni la perseguita e ha scelto il momento peggiore per scatenare una recidiva.


"Signore, non può passare" - "accompagno mia moglie", "la saluti, non può entrare".


La saluto dalla vetrata, anche la sala d'attesa solitamente affollata è deserta, le file di sedie sono sigillate, per paura che qualcuno ci si possa sedere.


Il Pronto Soccorso, sempre stracolmo di gente che caoticamente combatte per guarire e salvarsi, sembra una vuota anticamera degli Inferi.
Di qui si va ... ma chi è malato di covid-19 non passa dal pronto soccorso.


Cerco attraverso la vetrata, perdo allo sguardo la mia consorte, resto qualche minuto in attesa di me stesso, riattraverso il piazzale passando davanti alla vigilanza in mascherina.

Lancio uno sguardo ai cartelli stampati per l'occasione che ricordano a chi ne avesse ancora bisogno le regole della distanza sociale, del chiudersi in casa, aspettando che passi. Avrebbero dovuto esporli due mesi fa, per avere qualche speranza di successo.


Gli ospedali sono sempre brutti e tristi, ma di questi tempi di coronavirus lo sono ancora di più.


Torno a rinchiudermi dentro casa, pieno di paure e preoccupazioni, ma so che uscirò prima di Pasqua per andare a riprendere la mia compagna e aspettare con lei il 25 Aprile che quest'anno sarà ancor più il giorno della Liberazione.



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