COVID-19 Italia, Aspettando il Picco, Senza Illusioni

17/03/2020

AGGIORNAMENTO:

  • COVID-19, ITALIA aggiornamento del 17 marzo: 31506 contagiati, 2503 morti, 2941 guariti
  • All’Università di Genova un team multidisciplinare ha messo a punto un modello che sta dando risultati promettenti: ogni giorno azzecca, con un accettabile margine di errore, i numeri che raccontano il Covid-19. E prevede che il picco dell’epidemia  si avrà intorno al 23-25 marzo.

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Ho la fortuna di avere un piccolo giardino attorno alla casa in cui vivo a Roma.


Dalla finestra esposta a Sud trionfano i rami di un pesco, stracolmi di fiori rosa, segno che è primavera, la prima senza potersi recare ad un vivaio per acquistare piantine e semi. Mi arrangio con le specie che si autoriproducono nel giardino, e le altre decine di esemplari che lo affollano da anni. Quest'anno dovremo limitarci, conservare e curare l'esistente, sperando che i danni non siano eccessivi. E' il primo anno senza viole del pensiero, le pansé che conosco da quando mia madre, che riposa in pace, le piantava a metà inverno nelle aiuole attorno la sua casa. Un fiore umile ma di straordinaria allegria multicolore.


Solo ora realizzo che quest'anno i riti della primavera saranno azzerati, per colpa del coronavirus che costringe tutti e tutto a starsene in doverosa attesa dentro casa.


Mi consolo con il pesco fiorito, le primule trapiantate prima della quarantena in tutta Italia e con quella che si preannuncia essere una straordinaria fioritura di peonie rosa, arbusti che anno più di venti anni, cresciuti dalle talee del giardino di mia madre e di mia nonna,  e i cyui capostipiti sopravvissero probabilmente all'epidemia di influenza spagnola.


Aspettando il picco o l'altopiano ?


L'Italia sembra che si sia davvero fermata, dopo che anche gli ultimi scellerati incoscienti si sono rassegnati a chiudersi dentro casa, aspettando che passi.


Dopo un paio di giorni trascorsi a manifestare ottimismo ed eroismo dai patrii balconi, spargendo miliardi di virus sui malcapitati vicini, gli italiani iniziano la fase angosciante del "ma quando finirà questa storia".


1 - dipende da noi, da quanto saremo riusciti a contenere lo spargimento di coronavirus che sicuramente trasportiamo anche se non ce ne accorgiamo, e a tenerceli ciascuno per conto proprio senza infettare altri. Per questo bisogna stare chiusi dentro casa e non acquistare su Amazon, perchè altrimenti qualcun altro è costretto a trasportare i vostri pacchi e i suoi virus.


2 - dipende dalle previsioni meteo, che per fine marzo danno un ritorno di freddo, ma per i prossimi giorni prevedono sole e temperature miti. Servirà a poco, ma ci accontentiamo.


3 - dipende da quale razza di coronavirus siamo stati attaccati, perchè è ormai evidente che il ceppo originario di Wuhan si è evoluto in forme diverse, più o meno aggressive. E quindi non è possibile affermare con certezza  che in Italia l'andamento dell'epidemia sarà uguale a quello della Cina, ma se abbiamo grosso modo preso le stesse misure i risultati prima o poi dovrebbero essere simili.


Quindi possiamo sperare che entro dieci giorni, entro la fine di marzo, il picco sarà raggiunto ed inizierà la fase della speranza? quella in cui si conteranno meno morti e meno contagi giornalieri?
Per quanto riguarda l'Italia, prima tra tutte le nazioni europee ad essere stata contagiata dai clandestini cinesi stipati dentro i container provenienti dall'Hubei, la risposta è affermativa, ma bisogna prima mettersi d'accordo su cosa si intende per "picco".


Quando arriveremo al picco dell'epidemia sarà simile al Machu Picchu,  all'altopiano del Tibet o alle montagne russe?


Avremo una rapida discesa dei contagi e dei morti, in un arco di tempo relativamente breve da cui poi si inizierà presto a tornare alla normalità, oppure ci sarà un declino lento e costante che per molte settimane, mesi, fino all'estate inoltrata, ci costringerà a stare chiusi o limitati nelle attività ?


Un'intervista a David Nabarro dell'OMS su El Pais, che fa riferimento alla situazione spagnola, ma che vale per tutto il resto d'Europa


intervista el pais
"Non siamo al culmine dell'epidemia, ma all'inizio"
David Nabarro, manager dell'OMS in Europa per l'epidemia di Covid-19, dipinge un futuro pieno di incertezze
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D. Quando arriveremo al culmine dell'epidemia?
R. Non lo sappiamo. Conosciamo questo virus solo da tre mesi. È un coronavirus. Conosciamo il raffreddore comune, SARS e MERS, ma non molti altri. E sono virus che hanno proprietà piuttosto difficili. Tendono ad essere instabili. Non è facile sviluppare vaccini contro di loro. È davvero difficile fare previsioni su ciò che succederà. Quello che sappiamo è che raddoppia le sue infezioni ogni due o tre giorni. E sappiamo che con enorme sforzo, diversi paesi sono stati in grado di piegare la curva epidemica e abbatterla. Ma tutto dipende dalla qualità della nostra risposta. E fino a che punto possiamo avere persone all'interno di paesi che lavorano insieme, ma anche tra i paesi. Ho sentito dire che potrebbe essere meno trasmissibile nei climi caldi. Beh, dobbiamo vederlo, sappiamo che viene trasmesso a Singapore. Ho sentito dire che raggiungerà il picco quando il numero di persone suscettibili nella popolazione sarà molto basso. Non sappiamo quando succederà. Quindi, dico alla gente di essere pronti perché questo duri diversi mesi. E penso che lavoreremo, certamente fino alla fine di giugno, non solo in Europa, ma dobbiamo ricordare che raggiungerà anche altre parti del mondo.


D. Pensi che quando il virus viene sconfitto c'è una possibilità che riprenderà di nuovo?
R. C'è una reale possibilità che in un paese come la Cina, dove sembrano essere stati in grado di sopprimere la trasmissione non sia completamente finito. Dovranno essere pronti per le rifochenze in qualsiasi momento. E stanno già ricevendo contagio da persone che sono venute dall'Europa. Possono vedere focolai stagionali o ci può essere la possibilità che si verifichino in qualsiasi momento. Non ci sono prove di un'onda ora, scompaiono e poi un'altra arriva il prossimo inverno. Questa ipotesi si basa su altre malattie. Quindi, la mia linea è che dobbiamo essere pronti per poter essere con noi per diversi mesi, e probabilmente ci vorrà un anno prima che ci sia un vaccino ampiamente disponibile, che sarebbe un modo per ridurlo completamente.
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da Repubblica :


Quando sarà il picco del contagio del coronavirus? Tra due settimane. Forse

Meglio che arrivi prima?
«Al contrario, più tardi arriva e meglio è», dice Bucci. Tutti vorremmo lasciarci alle spalle l’epidemia, ma un picco in tempi brevi significa un altissimo numero di casi gravi concentrati in pochi giorni, con il risultato di provocare il collasso del servizio sanitario. È quello che sta accadendo in Lombardia. Meglio invece procrastinare il picco (o meglio i picchi) il più possibile. Le misure di distanziamento sociale servono a questo.

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Demicheli la vede in modo simile. «Appena il numero dei casi diminuirà bisognerà fare tamponi per controllare quale diffusione ha avuto nel nostro Paese la malattia. Poi si dovrà continuare a controllare bene le malattie di origine respiratoria per essere pronti a intercettare eventuali nuovi casi di Covid-19». Infine va considerato che l’Italia potrebbe uscirne quando altri Paesi europei sono ancora in emergenza. E infatti a Whuan, nonostante l’abbattimento dei nuovi contagi, sono ancora chiusi in casa, proprio per evitare il ritorno di fiamma. Prepariamoci alle montagne russe.

 

(in aggiornamento)

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