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COVID-19, L'ESPERIMENTO AMERICANO DELLO SCIENZIATO TRUMP


- 26/06/2020

Negli Stati Uniti l'epidemia di Covid-19 riaccelera. Il più grande esperimento di scienza della politica. A ottobre i morti saranno 200mila e potrebbero essere decisivi nelle elezioni presidenziali di novembre. Come reagiranno gli americani alla richiesta di Trump di ignorare la realtà?


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"If we didn't test, we wouldn't have cases. But we have cases because we test"


"Se non facessimo i test non avremmo casi (di contagio). Ma abbiamo casi perché facciamo i test"


Donald Trump ha enunciato il suo Comma22 il 25 giugno durante un rally elettorale nel Wisconsin, mentre negli Stati Uniti si registravano più di 40.000 casi di nuovi contagi in un solo giorno, per un totale di quasi 2,5 milioni e 125.000 morti.


Con questa frase il presidente-scienziato completa la collezione di acute ipotesi sull'epidemia di Covid-19, iniziata a gennaio con il paragone tra coronavirus e influenze stagionali, arricchita con le previsioni della scomparsa ai primi caldi primaverili, con la necessità di abolire mascherine e lockdown perchè dannosi per l'economia e ininfluenti per salvare vite umane, di iniettarsi disinfettante nelle vene o ingurgitare clorochina.


Bisogna essere grati a Donald Trump, per il coraggio che sta dimostrando nel condurre in porto il più grande esperimento di scienza della politica dalla metà del secolo scorso ad oggi.


Lasciamo un attimo da parte gli aspetti etico-sanitari collegati alla pandemia che sta sconvolgendo il mondo da sei mesi, e riflettiamo invece su quelli politici: il coronavirus si combatte con una forte restrizione delle libertà individuali, chiudendo tutti e tutto per un tempo prolungato? come ha fatto la Cina con metodi brutali o l'Europa in modo più soft ma perentorio?.


Oppure la libertà degli individui, che per alcuni sconfina nel "ciascuno può fare quello che vuole, anche se danneggia gli altri", e l'interesse degli affari economici sono più importanti della salute?


Ognuno ha avuto ed espresso le sue opinioni (tranne che in Cina e altri paesi con regimi autoritari) e in genere si è scelta una via di mezzo, un'oscillante prudenza giustificata dalla mancanza di precedenti e di certezze scientifiche.


Gli unici che hanno sostenuto, senza cambiare opinione, che il lockdown fosse una sciagura peggiore del coronavirus sono stati Trump e Bolsonaro. Tralasciando quest'ultimo paramilitare, che governa un paese amabile ma poco influente per i modelli di scienza della politica, il vero interesse riguarda gli Stati Uniti che tra qualche mese sono chiamati a dare un responso importante alla domanda iniziale che affligge tutto il mondo.

Meglio liberi anche se contagiati e forse morti, oppure rinchiusi ma disoccupati o falliti?


Gli americani risponderanno al quesito non con un banale sondaggio di opinione ma con un voto, che per quanto inquinato da Facebook e dai troll russi o cinesi, sarà comunque l'espressione di un sentimento popolare prevalente.


La campagna elettorale per le presidenziali USA 2020 è iniziata con il rally di Trump nel semivuoto Stadium di Tulsa e con i primi attendibili sondaggi che lo danno in svantaggio di 10 punti percentuali rispetto a Joe Biden negli Stati Chiave per il sistema di voto americano.

Un gap enorme, se si tiene conto che il presidente uscente parte avvantaggiato per definizione e che l'ex vice di Obama Biden è più famoso per il vizio della manomorta con le signore che per la brillantezza delle idee.


Qualcuno ha fatto notare che l'ondata di proteste dopo l'uccisione di George Floyd, contro il razzismo e contro i metodi violenti della polizia, influenza anche il verdetto sulle posizioni di Trump rispetto al coronavirus.


A ben guardare anche il dilagante movimento d'opinione antirazzista Black Lives Matter è un effetto dell'epidemia e della crisi economica che ne sta seguendo. Povertà, diseguaglianze, sofferenze sociali hanno raggiunto un livello di guardia che fa tracimare ciò che prima si riusciva a contenere o nascondere più facilmente.


In sintesi, cosa influirà di più sul voto di novembre?, il numero dei morti da covid, il numero dei disoccupati per colpa del lockdown oppure la presa di coscienza contro le radici razziste della società americana?


Su ciascuno di questi aspetti lo scienziato Donald Trump propone la sua ricetta, anzi la sua ipotesi scientifica, pur non avendo titoli accademici superiori alla definizione di idiota che gli è stata data da molti suoi ex collaboratori.


Come capita a molte menti geniali, sembra che il presidente americano sia incompreso.


L'esito del suo esperimento lo conosceremo solo a novembre. A fine ottobre il numero dei morti di coronavirus negli Stati Uniti potrebbe superare la soglia di 200 mila. Un'apocalisse.



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