COVID-19, la Verita' sui Morti Reali Sara' il Nuovo Indice di Democrazia delle Nazioni

i.fan. - 28/4/2020


I dati statistici veri sull'epidemia di Covid-19 servono per rafforzare il sistema sanitario e quello democratico. Le bugie sul coronavirus avranno le gambe corte?


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Ormai nessuno si fida piu' delle statistiche ufficiali sui morti per covid-19. Coronavirus, Financial Times: il bilancio delle vittime potrebbe essere superiore del 60 per cento Il quotidiano economico-finanziario britannico ha messo a confronto i decessi tra marzo e aprile 2020 con medie dello stesso periodo dei cinque anni precedenti Ogni giorno da tutto il mondo vengono aggregati i numeri di morti e contagiati per ciascuna nazione, vengono tracciate le curve di evoluzione, pronosticati gli andamenti per le settimane successive. Una marea di numeri a cui tutti ci affidiamo per orientarci nelle scelte future, per cambiare lo stato d'animo o per programmare la ripresa delle attivita'. Molti pero' sanno che quei numeri sono falsati, sottostimati, interpretati a seconda delle convenienze dei governi dei singoli paesi che hanno prefissato a tavolino quali dovessero essere i numeri da fornire all'opinione pubblica. L'esempio lo ha dato la Cina, che fin dall'inizio ufficiale (quello reale va scalato indietro di due mesi) dell'epidemia a fine gennaio ha programmato sia quanti contagi che quanti morti si sarebbero dovuti comunicare giorno per giorno. Il rapporto tra i due numeri e' stato fissato a 2,2%, mentre quello tra contagi e popolazione e' stato fissato in 0,006%. Questi numeri sono il risultato di diverse esigenze e mediati su scala nazionale, ma anche solo considerando i dati provenienti dall'epicentro di Wuhan e dell'Hubei e paragonandoli ai dati italiani, il rapporto tra popolazione e morti e' di 0,007%, contro lo 0,04% in Italia, dieci volte di piu' dei cinesi. Ci sara' tempo per studiare i numeri provenienti da tutto il mondo cercando di capirne l'attendibilita', ma gia' in queste settimane si cerca di quantificare il fenomeno della manipolazione individuando un criterio abbastanza oggettivo e inequivocabile, cioe' il confronto tra il numero dei morti nell'intervallo di tempo definito dall'inizio dell'epidemia e il numero ricavato dalle medie storiche nello stesso periodo. Fare questo confronto e' abbastanza semplice perche' gli istituti nazionali demografici si occupano anche di questo, nascite e decessi, con un livello di dettaglio consentito dalle rilevazioni anagrafiche che in genere negli Stati dotati di un'amministrazione anche minima sono affidate ai Comuni. Piu' e' ampio l'intervallo di ricerca, piu' l'attendibilita' e' maggiore e minore e' l'influenza di fattori stagionali o eccezionali. La differenza tra la media storica e il numero rilevato nel periodo che comprende l'epidemia e' con buona approssimazione il numero dei morti per covid-19. Un ulteriore, maggiore precisione puo' essere raggiunta considerando la diminuzione di altre cause di decesso, per effetto delle misure di lockdown, quali ad esempio i morti per incidenti sul lavoro o stradali. Alla fine del primo semestre di quest'anno sara' possibile avere un dato statistico utile e attendibile, ma solo nel caso in cui, nella Nazione di cui si voglia indagare, esista un apparato amministrativo efficiente e soprattutto indipendente dalle manipolazioni dei governi centrali. Ovvero che i dati anagrafici - nascite, decessi, trasferimenti ecc - siano veri e trasparenti. Prendiamo ad esempio il caso di Wuhan, il capoluogo dell'Hubei - Cina con 10 milioni di abitanti. Sara' possibile ottenere dalle autorita' amministrative locali il numero dei morti dall'inizio del 2020 ? e confrontarlo con gli anni precedenti ? I media di regime in Cina forniscono immagini e reportage sulla "ripresa" delle attivita' e della vita sociale nel capoluogo, ma nessun accenno alla possibilita' di sapere o capire cosa sia davvero accaduto negli oltre due mesi di quarantena della citta'. Se un giornalista straniero volesse attingere ai dati statistici dell'anagrafe di Wuhan avra' la possibilita' di farlo ? e come? e nel caso di "migrant workers", che in Cina sono decine di milioni e non sono registrati come residenti, chi ne terra' conto dell'eventuale decesso? l'anagrafe del comune di origine?. Senza considerare un spetto riscontrato anche nei paesi occidentali e cioe' la discrezionalita' di classificare la morte registrata in ospedale diversamente da quella verificatasi a casa propria. In molti paesi ai "morti in casa" non viene fatto il tampone per verificare la presenza del coronavirus - tanto ormai e' morto - e il decesso viene classificato come semplice polmonite e altra causa. In Cina, e in particolare a Wuhan, di "morti in casa" quanti ne sono stati registrati? intere famiglie sono scomparse tra le mura domestiche, portate ai forni crematori e forse nemmeno registrate all'anagrafe. i giornali fanno una discreta confusione su questo tema. Ad esempio La Stampa, nel riportare la notizia data dal Finacial Times sulla sottostima dei morti Covid-19, scrive: Il Financial Times ha confrontato il numero delle morti totali nei Paesi presi in esame, tra cui Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Svizzera, tra marzo e aprile 2020 con le media di mortalita' dello stesso periodo dal 2015 al 2019 e ha rilevato 122 mila morti in piu', ossia un aumento in media del 50 percento. E' noto del resto come l'accuratezza dei dati ufficiali sia inficiata da come i vari Paesi stanno conteggiando i casi. La Cina per esempio ha rivisto al rialzo il dato dei decessi; i dati in Gran Bretagna sono decisamente troppo bassi perche' nel Regno Unito si contano soltanto i decessi negli ospedali. Secondo l'analisi di FT, i morti sono cresciuti del 60% in piu' in Belgio, del 51% in Spagna, del 42% in Olanda e del 34% in Francia durante la pandemia rispetto allo stesso periodo negli anni precedenti. Alcuni di questi decessi potrebbero essere il risultato di cause diverse rispetto al Covid-19 visto che magari la gente preferisce evitare gli ospedali in queste settimane. Ma il tasso di mortalita' e' cresciuto decisamente di piu' nei Paesi in cui il contagio e' stato piu' violento, facendo pensare che la gran parte di questi decessi siano direttamente collegati al virus piuttosto che semplicemente agli effetti collaterali del lockdown. Il giornale torinese confronta due sistemi disomogenei, la Cina e la Gran Bretagna. In quest'ultimo paese e' possibile accedere ai dati anagrafici registrati dalle amministrazioni, compararli e criticarli, in Cina non e' consentito e si e' costretti a fidarsi di quanto riportato dall'apparato di regime. La differenza e' sostanziale ed abissale. In ogni caso tra qualche mese sara' possibile avere una rappresentazione piu' dettagliata e veritiera di quanto sta accadendo. Il Financial Times ha stimato in circa il 60% il numero dei casi di decessi da covid-19 non classificati e sottostimati, utilizzando il metodo di confronto tra media storica e dati attuali. Ma il per utilizzare questo metodo c'e' bisogno di una condizione preliminare imprescindibile, l'esistenza di un servizio anagrafico efficiente (strumenti, competenze, regole, organizzazione, accessibilita') ed indipendente dalle volonta' centralistiche. E' possibile verificare queste condizioni in Cina ? e in Russia o in Zimbabwe o in Egitto ?. Sicuramente non e' possibile accedere ai dati anagrafici della Corea del Nord, che rappresenta l'estremo di una condizione di non-trasparenza assoluta, persino il suo capo Kim Jong-un non viene censito come defunto nell'anagrafe generale. In una ipotetica classifica di manipolazione dei dati Covid-19 la Corea del Nord sarebbe al primo posto. Ma la Cina in che posizione si trovera', e gli Stati Uniti ? la Russia, la Germania o l'Italia ? Per stilare questa classifica di attendibilita', sia dei dati demografici che del sistema democratico, tra qualche mese sara' necessario indagare nei database statistici delle anagrafi di ciascun paese. Verificare il numero dei morti riportati dall'inizio del 2020, confrontarlo con gli anni precedenti, e verificare che la differenza coincida grosso modo con il numero dei morti per coronavirus registrati ufficialmente. Lo scostamento meno o piu' grande sara' indice di una manipolazione dei dati Covid-19 meno o piu' grande. Un sistema amministrativo locale - nazionale efficiente e trasparente e' anche indice di trasparenza piu' in generale, di un tasso di corruzione minore, di una maggiore attenzione dei governi verso le esigenze dei propri cittadini, di una maggiore indipendenza dell'opinione pubblica dai tentativi di manipolazione autoritaria. Siamo ancora nel pieno di questa epidemia cinese, ed e' difficile pretendere o cercare la verita' in questa fase di emergenza. Ma tra qualche settimana, se si pretende di far ripartire davvero la societa' e l'economia, sara' necessario anche pretendere di fare piena luce sui morti e sui malati per coronavirus. E' una questione di vitale importanza anche per la credibilita' di ciascun sistema politico. L'indice di attendibilita' dei dati statistici su COVID-19 potra' essere considerato anche un indice di credibilita', trasparenza e democrazia del sistema-paese. L'importanza di avere dati attendibili sulla diffusione e sull'incidenza dell'epidemia e' di fondamentale importanza per costruire un modello di difesa e prevenzione sanitaria contro il coronavirus e le sue probabili ondate di ritorno. L'indice sara' altrettanto importante per stabilire l'attendibilita' del sistema politico di ciascun paese. Se un paese non consentira' l'accesso ai dati anagrafici dettagliati non potra' essere considerato attendibile, ne' dai propri cittadini ne' dalle istituzioni internazionali, ne' tantomeno democratico. Forse questo non preoccupa piu' tanto il regime di Xi Jinping, a cui non vengono richieste patenti di democrazia e rispetto dei diritti umani per intrecciare relazioni commerciali e diplomatiche, ma potra' essere comunque utile per confutare le pretese di "efficienza" e "superiorita'" della risposta all'epidemia di cui la propaganda cinese sta facendo ampia esportazione. Il delitto perfetto di Pechino punta a far sparire il corpo, l'arma e il movente. Nella graduatoria dei paesi piu' opachi e autoritari dovra' essere evidente a tutti che la Cina affianca la Corea del Nord e non la Danimarca. Il giornalismo internazionale indipendente ed autorevole potra' trovare un importante terreno di indagine e fornire un grande servizio alla collettivita', sull'esempio dei Panama Papers, andando a scoprire i dati statistici veri o manipolati sulla diffusione di SARS-CoV-19. Le bugie sul coronavirus avranno le gambe corte?



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