COVID 19, MODI TRASCINA L'INDIA NEL DRAMMA


- 16/09/2020

L'India sembrava un miracolo, anzi un esempio, nel panorama devastato dal Covid-19 in Europa e nelle due Americhe. Da luglio in poi l'equazione del coronavirus ha cominciato a sfornare numeri diversi, drammatici e anche parzialmente manipolati. Ora si teme il peggio.


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All'inizio, tra marzo e aprile, sembrava che il governo indiano, conservatore e nazionalista,  di Narendra Modi fosse consapevole dei grandi rischi rappresentati dalla pandemia di coronavirus per una paese come l'India, un miliardo e trecento milioni di abitanti, grandi sacche di povertà, metropoli sovrappopolate, infrastrutture fragili e arretrate, villaggi agricoli senza servizi sociali e sanitari.

L'India sembrava un miracolo, anzi un esempio, nel panorama devastato dal Covid-19 in Europa e nelle due Americhe.


Da maggio in poi la retromarcia, le pressioni dei settori economici più potenti e una sorta di compiancenza, un senso di scampato pericolo, sulla falsariga trumpiana. Via le restrizioni, soprattutto quelle alla mobilità interna dei lavoratori migranti, mai più lockdown.
E da luglio in poi l'equazione del coronavirus ha cominciato a sfornare numeri diversi, drammatici e anche parzialmente manipolati. In India si viene dichiarati morti di Covid 19 solo se la causa del decesso è certificata in una struttura medica, Altrimenti la morte è attribuita a cause generiche o non accertate.


Ora si teme il peggio.


Il circolo vizioso parte dall'allentare le misure di prevenzione, poi nascondere i numeri veri che provocherebbero allarme politico e sociale, poi dover constatare che la tragedia è di dimensioni troppo grandi per essere minimizzata o ridimensionata. E' questa la fase che sta iniziando a preoccupare l'India.


Dall'inizio del mese fino a metà settembre, l'enorme nazione indiana ha sottratto agli Stati Uniti il triste primato parziale di casi di contagio da coronavirus, 1.300.000, e di morti accertati, 16.000, con un'impennata di quasi 200.000 casi e 2000 morti il 15 settembre. Dal marzo scorso il totale dei contagiati supera i 5 milioni, i morti più di 80 mila.

Dietro questi numeri, preoccupa soprattutto l'atteggiamento del governo Modi e dei suoi ministri , i cui commenti rimbalzati dai media di regime sono improntati a minimizzare, a non allarmare, o addirittura a ribaltare le evidenze, proprio come Trump negli Stati Uniti. "Abbiamo fatto meglio di altri" dice il direttore generale dell'Indian Council of Medical Research (ICMR) Dr Balram Bhargava sostenendo che l'India "ha appiattito la curva dell'epidemia, senza avere un picco improvviso".


Affermazioni che vengono smentite dai numeri delle ultime due settimane, che mostrano l'innalzarsi della curva verso un picco che potrebbe ancora essere lontano.


Il rischio che la pandemia travolga l'India dovrebbe preoccupare anche l'Europa, con Spagna e Francia che subiscono gli effetti iniziali della seconda ondata, e gli Stati Uniti mai usciti dalla prima fase mentre si avviano alla nefasta soglia dei 200.000 morti ufficiali.
Se l'India non riesce ad arginare il coronavirus per colpa del governo Modi, le conseguenze non si limiterebbero all'aspetto sanitario, comunque gravissimo.


La "democrazia più popolosa del mondo" rischierebbe di collassare, sotto il peso di covid19 che si aggiunge a quello altrettanto grande e destabilizzante delle disuguaglianze e delle tensioni etnico-religiose, con la Cina pronta ad affondare il coltello nella piaga per regolare i conti di antiche contese di confine.



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