COVID-19, TUTTA ITALIA COME WUHAN, MA IL TEMPO ORMAI E' SCADUTO


- 22/03/2020

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte annnuncia l'ennesimo giro di vite nella guerra contro il coronavirus. Bloccate tutte le attività produttive non essenziali. Aperte poste, farmacie, gestori telefonici, pompe di benzina, supermercati, tabaccherie, nettezza urbana e le pompe funebri. Le mezze misure sono quasi finite, il coronavirus invece è già dilagato oltre i drammatici livelli attuali.


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Conte: “Rallentiamo il motore produttivo del Paese, ma non lo fermiamo. Lo Stato c’è”

AGGIORNAMENTO: Un'altra mezza misura per contrastare l'epidemia di coronavirus in Italia, in aggiunta a quelle già annunciate ieri da Giuseppe Conte, è il divieto di trasferimento da un Comune all'altro, sia con mezzi privati che pubblici, a meno di comprovate esigenze. Quindi niente pendolarismo e treni fermi.

Ma perché il divieto non viene esteso anche alle metropolitane di Milano e Roma ? Misteri delle mezze misure.

COVID-19 invece non si ferma

aggiornamento 22 marzo 2020, tabella di proiezione coronavirus covid-19 in italia fino al 27 marzo - elaborazione menoopiu.it

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Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia l'ennesimo giro di vite nella guerra contro il coronavirus che dilaga in Italia. In diretta televisiva ha annunciato il blocco di tutte le attività produttive non essenziali.

  • Conte: “Rallentiamo il motore produttivo del Paese, ma non lo fermiamo. Lo Stato c’è”
    Palazzo Chigi impone la serrata degli uffici pubblici, di tutte le attività produttive, professionali, commerciali e artigianali, ad eccezione delle aziende e delle fabbriche strategiche per la filiera agroalimentare, sanitaria, energetica.

Aperte poste, farmacie, gestori telefonici, pompe di benzina, supermercati, tabaccherie, nettezza urbana e le pompe funebri. Treni e metropolitane ? Sembra che per il momento restino in funzione ! E' necessario bloccare le metropolitane di Roma e Milano, bloccare i treni e gli autobus, pendolari e di lunga percorrenza.

Le mezze misure sono (quasi) finite, il coronavirus invece è già dilagato oltre le apparenze.

Ad oggi, 22 marzo, sono 6000 i morti da covid-19, più di 60.000 i contagiati rilevati con i test, mentre i posti disponibili in strutture dotate di terapia intensiva non superano i 3000.

Le misure prese ieri sera dal governo, che entreranno in vigore dal 26 marzo, dovevano essere attivate almeno dieci giorni fa.

Il vero problema adesso è la mancanza di organizzazione e di strutture sanitarie per il ricovero, l'assistenza domiciliare e soprattutto le terapie intensive. Gli effetti delle misure di distanziamento e blocco ulteriore delle attività non si manifesteranno prima dei prossimi 7 - 10 giorni e a quella data il numero dei morti e contagiati ....


In un video del Washington Post sono illustrati i risultati di diffusione del COVID-19 che si ottengono con misure restrittive diverse o assenti.

- tabella di proiezione del coronavirus COVID-19 fino al 25 marzo 2020 sulla base dei dati comunicati dal Ministero della Salute al 21 marzo - elaborazione menoopiu.it

- tabella di proiezione del coronavirus COVID-19 fino al 25 marzo 2020 sulla base dei dati comunicati dal Ministero della Salute al 21 marzo - elaborazione menoopiu.it

Il dramma della provincia di Bergamo

Eco di Bergamo


Quasi mille morti nella Bergamasca
I sindaci: «Ma sono molti di più»
Da Alzano a Nembro, da Dalmine a Stezzano, alla Bassa tutti, dati alla mano, smentiscono le cifre ufficiali sulle vittime.

La Repubblica:


BERGAMO - Un mese dopo, mentre ci si prepara a contare i vivi e i camion dell’esercito portano via altre 80 bare, è ora di iniziare a farsi delle domande. E, soprattutto, di trovare delle risposte. Perché Bergamo? Come mai una città di 110 mila abitanti diventa il lazzaretto d’Italia, seconda al mondo, per morti e contagi, solo a Wuhan? Perché il coronavirus ha scelto questa provincia per aprirsi un varco spaventoso e conficcare qualcosa come un quarto delle croci disseminate in 30 giorni in Italia? Sono le domande che si stanno ponendo, assieme a migliaia di famiglie, studiosi, esperti e osservatori della “curva anomala” Bergamo.


La prima risposta, dritta, arriva da Silvio Garattini, bergamasco, presidente e fondatore dell’istituto Mario Negri. «Purtroppo qui è stata privilegiata la protezione dell’attività economica rispetto alla tutela della salute — dice — . Eppure il modello Codogno era noto. Perché non è stato applicato anche a Bergamo, nel focolaio della valle Seriana che aveva già iniziato a produrre un numero allarmante di contagiati e di morti? A Codogno hanno subito istituito la zona rossa. A Bergamo c’è stata una grave sottovalutazione. Di chi sia stata la responsabilità non sta a me dirlo. Però posso dire che la mancata chiusura del focolaio di Alzano e Nembro è stata un detonatore».



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