DE PROFUNDIS CINQUE STELLE


- 22/09/2020

Le recenti elezioni hanno confermato la scomparsa del Movimento Cinque Stelle. Solo l'alchimia di Giuseppe Conte riesce a far apparire e dare spessore a ciò che è etereo, vacuo, inessenziale quanto inesistente come il Movimento che fu di Grillo. Invocare gli Stati Generali serve a poco.


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Sullo slancio dei primi exit poll che davano vincente il SI al taglio dei parlamentari proposto dal referendum costituzionale e dai segnali di sconfitta dei candidati salviniani in Toscana e Puglia, mi sono completamente dimenticato, anzi disinteressato, delle sorti infauste del Movimento 5 Stelle, partito di maggioranza relativa nel Parlamento e da oltre un anno protagonista di "Chi l'ha visto?" della politica italiana.


Sono talmente scomparsi che parlare di sconfitta elettorale dei 5 Stelle è del tutto inappropriato. Può essere sconfitto solo chi esiste, chi ha una dimensione reale che nella trasformazione si riduce fino ad azzerarsi.Nel caso del Movimento 5 Stelle la dimensione è scomparsa già da un pezzo, almeno dalle elezioni europee.


E pertanto le affermazioni di Alessandro Di Battista che rimarcano "il peggior risultato elettorale nella storia del Movimento" sono inesatte. La storia del Movimento da due anni a questa parte si è fermata, non esiste e non può registrare sconfitte o vittorie, per il semplice motivo che non c'è nessuno che se ne possa attribuire meriti o colpe.


Solo l'alchimia di Giuseppe Conte riesce a far apparire e dare spessore a ciò che è etereo, vacuo, inessenziale quanto inesistente come il Movimento che fu di Grillo.


Ora tutti i Cinque Stelle, da Di Battista a Di Maio, da Fico a Taverna, chiedono gli "Stati Generali", la catarsi rifondativa che sempre appare, liberatoria e geniale, quando il buio è più pesto, tranne poi materializzarsi in qualche messa cantata a cui sono chiamati ad assistere i soliti pochi fedeli.
Le elezioni regionali dei 5 Stelle sono state il culmine di una caotica imbecillità, ma le premesse c'erano già tutte all'indomani della straordinaria vittoria elettorale.


Succubi e traditi da Salvini, i parlamentari 5 Stelle con Luigi Di Maio in testa, hanno palesato una distanza crescente con se stessi e con la società.


Le cause sono state cercate ora nella mancanza di esperienza di governo, ora nella mancanza di gruppo dirigente, che sono le due facce della stessa medaglia. A nessuno è venuto in mente di convocare gli "Stati Generali" subito dopo la nascita del primo governo Conte! Quello sarebbe stato il momento vero e utile per capitalizzare i milioni di voti e le speranze riposte.


Nessuno, compreso il Di Battista, ha fatto un'autocritica che andasse oltre lo strato di pochi millimetri. Nessuno si è ricordato che espellere Pizzarotti per risolvere un dibattito controverso su come si amministra e come si decide sulle questioni che lacerano la società, è stata forse la premessa degli errori successivi, mascherati dalla vittoria elettorale, l'anticamera dell'incompetenza e del distanziamento dalle questioni che marcano l'identità di un partito o di un movimento.


L'ILVA di Taranto o la TAV di val di Susa, il silenzio sui migranti e sulla riduzione delle tasse per il mondo produttivo, la mancata scelta di campo inequivocabile contro i regimi tirannici anche quando si presentano con portafogli gonfi di denaro come nel caso di Xi Jinping, l'abbandono della battaglia anti-corruzione, quella mai intrapresa sulle nuove sfide ecologiche ...


Erano questi i temi su cui dibattere nella società e far crescere una classe dirigente competente e autorevole.
Suscitate le speranze, incassati i voti di milioni di cittadini, i 5 Stelle si sono invece volatilizzati, spariti, autoesclusi da qualsiasi evento in cui ci fosse da capire, ragionare, ascoltare i cittadini. La farsa della piattaforma Rousseau è stata la metafora di un sistema di potere vuoto e ridicolo,ma congeniale ad una casta politica impermeabile.

La maggioranza del gruppo parlamentare-dirigente dei 5 Stelle interpreta l'alleanza di governo con il PD come un tirare a campare, l'unico modo per evitare le elezioni anticipate e la conseguente certificazione della morte cerebrale del movimento.


Nessuno di loro è in grado di sciogliere il dilemma: continuare a governare con il PD, in posizione subalterna, pur di non far cadere il governo Conte, oppure tornare alle origini, aprendo la crisi con il probabile sbocco elettorale agognato da Salvini?
Dalla padella alla brace, oppure continuare a vivacchiare, logorandosi con la speranza che qualcuno degli avversari possa ripetere il miracolo (gli errori) di due anni fa?


La tattica suicida dei Cinque Stelle, con la benedizione di Beppe Grillo, finora ha consentito a Giuseppe Conte di continuare fare il premier e a Nicola Zingaretti di riassemblare le truppe disperse del PD, oltre che evitare di consegnare l'Italia alla banda dei commercialisti di Salvini.


Ma si tratta solo di tattiche, di manovre di palazzo o di corridoio, che non appassionano o interessano i milioni di cittadini che avevano riposto le loro speranze di cambiamento nei 5 Stelle.


Quei milioni di cittadini torneranno ai lidi d'origine, siano essi partiti o astensioni, passività o protagonismi sociali.


Non credo che si faranno illudere o appassionare dagli Stati Generali del Movimento 5 Stelle.



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