Iran, debacle o strategia di Xi Jinping
Dov'era la Cina mentre Trump e Netanyahu la mattina del 28 febbraio scorso uccidevano la Guida Suprema Ali Khamenei in Iran?
L'operazione Epic Fury di Trump e Netanyahu è una debacle totale dell'intelligence militare e politica a difesa degli interessi della Cina?
Gli USA (Trump) hanno ingannato la Cina prima del vertice di Trump con Xi Jinping? oppure gli USA hanno avvisato Pechino e Xi Jinping non si è opposto all'eliminazione di Khamenei? e in cambio di cosa?
Ipotesi 1 - Trump ha avvisato la Cina dell'attacco a Tehran e di un piano di rapida sostituzione del regime senza conseguenze rischiose per gli interessi cinesi. In questo caso la Cina si è fidata ciecamente degli Stati Un iti e ora si trova a pagare il prezzo del petrolio a 100 dollari e una crisi geopolitica dagli esiti imprevedibili e conseguenze disastrose per l'immagine della politica internazionale cinese.
Ipotesi 2 - Trump non ha avvisato la Cina, e la Cina pur ricevendo notevoli segnali premonitori di una crisi imminente non ha preso decisioni a difesa dell'Iran e dei suoi interessi, ovvero ha sottovalutato lo scenario che si stava creando in Iran già alla fine del 2025. Una debacle totale sia dell'intelligence che dei vertici politici, militari e diplomatici cinesi. Un colpo anche al potere interno di Xi Jinping.
La riflessione tocca il cuore di un terremoto geopolitico senza precedenti. L'operazione Epic Fury, scattata il 28 febbraio 2026, non ha solo rimosso la Guida Suprema Ali Khamenei, ma ha ridefinito i rapporti di forza tra Washington e Pechino proprio alla vigilia di un nuovo faccia a faccia tra i due leader.
Ecco un'analisi della posizione cinese e dei retroscena del summit Trump-Xi in relazione a questi eventi:
La posizione della Cina: Sorpresa o Consenso Silenzioso?
L'intelligence cinese è stata effettivamente colpita da quella che molti analisti definiscono una "doccia fredda" strategica. Mentre Pechino considerava l'Iran un partner strategico fondamentale (fornitore del 13% del suo petrolio), la rapidità e la brutalità dell'attacco congiunto USA-Israele hanno evidenziato i limiti della protezione cinese verso i propri alleati.
Esistono due scuole di pensiero principali sul ruolo di Xi Jinping in questa vicenda:
L'ipotesi dell'inganno: Trump avrebbe sfruttato i canali diplomatici aperti durante il summit di Busan (ottobre 2025) per rassicurare Xi sulla volontà di stabilità, salvo poi lanciare Epic Fury come un "fatto compiuto". Questo spiegherebbe l'irritazione di Pechino nel gestire i preparativi per il prossimo summit previsto a Pechino a fine marzo 2026.
L'ipotesi del "Grande Scambio": Alcuni report suggeriscono che gli USA abbiano avvisato Pechino poco prima dell'attacco, offrendo garanzie sulla sicurezza delle rotte energetiche nello Stretto di Hormuz. In cambio del "non-intervento" (o di una condanna solo formale), la Cina potrebbe aver ottenuto concessioni sui dazi o sull'accesso a tecnologie avanzate, come i chip Nvidia H200, discussi proprio nelle ultime settimane.
Debacle o cinismo strategico?
Nonostante l'apparente debacle dell'intelligence, la Cina sta adottando una strategia di "attesa pragmatica". Sebbene l'eliminazione di Khamenei mini l'influenza cinese in Medio Oriente, Xi Jinping sa che un'escalation diretta contro gli USA danneggerebbe l'economia cinese più della perdita di un alleato teocratico.
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Punti Chiave dell'Operazione Epic Fury
Obiettivo Principale : Eliminazione di Ali Khamenei e decapitare i vertici delle IRGC.
Giustificazione USA : Prevenire l'atomica iraniana e rispondere a minacce dirette a Trump.
Reazione Cinese : Appelli alla moderazione, ma nessun intervento militare a difesa di Teheran.
Impatto sul Summit : Trump arriva a Pechino con una posizione di forza militare senza precedenti.
L'uccisione di Khamenei è avvenuta in un momento di estrema fragilità interna per l'Iran, segnato dalle proteste di fine 2025. Per la Cina, restare a guardare potrebbe non essere stata solo un'incapacità di agire, ma una scelta cinica: evitare di affondare con un regime che l'intelligence di Pechino riteneva ormai troppo instabile per essere salvato.
Due possibili ipotesi alternative
- Trump ha avvisato la Cina dell'attacco a Tehran e di un piano di rapida sostituzione del regime senza conseguenze rischiose per gli interessi cinesi? In questo caso la Cina si è fidata ciecamente degli Stati Un iti e ora si trova a pagare il prezzo del petrolio a 100 dollari e una crisi geopolitica dagli esiti imprevedibili e conseguenze disastrose per l'immagine della politica internazionale cinese.
- Trump non ha avvisato la Cina, e la Cina pur ricevendo notevoli segnali premonitori di una crisi imminente non ha preso decisioni a difesa dell'Iran e dei suoi interessi, ovvero ha sottovalutato lo scenario cghe si stava creando in Iran già alla fine del 2025. Una debacle totale sia dell'intelligence che dei vertici politici, militari e diplomatici cinesi.
Queste due opzioni delineano il dilemma in cui si trova oggi Pechino. Siamo nel marzo 2026, e mentre i mercati cercano di assorbire l'impatto del petrolio a 100 dollari al barile, l'immagine della Cina come "garante della stabilità globale" è sotto pressione.
Analizziamo i fatti alla luce degli ultimi sviluppi (morte di Khamenei il 28 febbraio 2026 e l'imminente summit Trump-Xi di fine marzo):
1. L'ipotesi del "Grande Scambio": Un fidatosi incauto?
Se Trump avesse avvisato Xi Jinping, la Cina si troverebbe ora in una posizione di estremo imbarazzo strategico.
Il prezzo del tradimento: Accettare l'eliminazione di un alleato chiave per ottenere vantaggi commerciali (come lo sblocco dei chip NVIDIA o la riduzione dei dazi) sarebbe un atto di realpolitik estremo. Tuttavia, i dati economici attuali mostrano che la Cina sta pagando un prezzo salatissimo: con lo Stretto di Hormuz bloccato e il petrolio che fluttua sopra i 100 dollari, l'economia cinese è la prima a soffrire.
Conseguenze: Se questa fosse la verità, Xi avrebbe scambiato la sicurezza energetica a lungo termine per una tregua commerciale a breve termine che sta già evaporando nel caos del dopoguerra iraniano.
2. L'ipotesi della Debacle: Un'intelligence "cieca"
Questa opzione appare, per molti analisti, la più verosimile e la più grave per Pechino.
Segnali sottovalutati: Già alla fine del 2025, le proteste interne in Iran e l'escalation retorica di Trump erano evidenti. Se l'intelligence cinese non ha previsto Epic Fury, significa che non ha saputo leggere la determinazione di Washington a usare la forza bruta ("tattiche da piccola criminalità", come le ha definite la propaganda cinese in questi giorni) per eliminare avversari geopolitici.
L'effetto Venezuela: Dopo il caso Maduro a gennaio 2026, Pechino avrebbe dovuto capire che Trump non segue più le regole del "contenimento", ma quelle del "decapitazione strategica". Non aver difeso l'Iran (o non averlo indotto a concessioni drastiche per evitare l'attacco) proietta un'immagine di impotenza cinese verso tutto il Sud Globale.
Lo stato attuale delle cose (Marzo 2026)
Petrolio e Mercati: Nonostante lo sblocco delle riserve strategiche dell'AIE (400 milioni di barili), il greggio resta alto e le Borse asiatiche sono in territorio negativo.
Il Summit del 31 Marzo: Nonostante l'attacco, il summit Trump-Xi a Pechino sembra ancora in programma. Questo suggerisce che la Cina, pur condannando formalmente l'azione ("violazione del diritto internazionale"), stia cercando una via d'uscita diplomatica per evitare che il caos iraniano si trasformi in una recessione globale che travolgerebbe il Partito Comunista Cinese.
In sintesi: La Cina sembra essere rimasta "con il cerino in mano". Se è stata avvertita, è stata ingannata sulla rapidità del collasso iraniano; se non è stata avvertita, ha dimostrato di non avere più gli strumenti per proteggere i propri interessi vitali lontano da casa.
In entrambi i casi, Trump arriverà a Pechino tra pochi giorni non come un negoziatore alla pari, ma come il leader che ha appena rimosso manu militari due dei principali fornitori di energia della Cina (Venezuela e Iran) nel giro di due mesi.
Trump e Netanyahu hanno dato per scontato che l'esito di Epic Fury sarebbe stato un cambio di regime a Tehran, ma se invece Mojtaba Khamenei dovesse rimanere al vertice di un regime ancora più repressivo e ostile agli USA?
Questo scenario ribalterebbe completamente la narrazione del "successo lampo" di Trump, la storia recente ci insegna che in Medio Oriente il "vuoto" viene riempito rapidamente, e spesso da attori peggiori.
Ecco come cambierebbe lo scenario per la Cina se il regime iraniano dovesse resistere:
1. La "Scommessa Persa" di Pechino
Se la Cina fosse rimasta a guardare aspettandosi un crollo rapido e pulito (un cambio di regime gestito dagli USA), la sopravvivenza di un nucleo duro del potere teocratico — magari guidato dal figlio Mojtaba Khamenei, di cui si parla insistentemente come successore — sarebbe il peggior incubo per Xi Jinping.
Perdita di leva: Un Iran ferito ma sopravvissuto guarderebbe alla Cina come a un partner che l'ha abbandonato nel momento del bisogno. Pechino perderebbe ogni influenza su Teheran, che potrebbe decidere di usare l'arma del petrolio (blocco totale di Hormuz) non più contro l'Occidente, ma come ricatto verso la Cina stessa, chiedendo protezione militare esplicita in cambio di forniture.
L'effetto "Stato Paria" nucleare: Un regime ancora più isolato e radicalizzato non avrebbe più alcun incentivo a frenare il programma nucleare. La Cina si troverebbe con un alleato atomico fuori controllo che agisce per pura vendetta.
2. Il Petrolio come arma di distruzione economica
Mentre Trump sostiene che i prezzi scenderanno presto, se Khamenei (o il suo successore) mantenesse il controllo delle IRGC (le Guardie della Rivoluzione), la guerriglia navale nel Golfo Persico diventerebbe cronica.
Prezzi strutturali a 100+ dollari: Non si tratterebbe più di un picco speculativo, ma di un costo fisso. Per l'industria manifatturiera cinese, questo significherebbe una perdita di competitività che Pechino non può permettersi nel 2026.
Fallimento dell'intelligence: La debacle cinese non sarebbe solo di "previsione", ma di "valutazione". Avrebbero sottovalutato la resilienza ideologica del regime iraniano, scambiando un sistema complesso per un castello di carte.
3. Il Summit di Pechino del 31 marzo: Da Trionfo a Trappola
Se il 31 marzo Trump dovesse sbarcare a Pechino con un Iran ancora in fiamme e un regime non abbattuto, l'atmosfera sarebbe tesissima:
Xi Jinping all'angolo: Xi dovrebbe scegliere se condannare duramente gli USA per "aver fallito nel portare stabilità" o continuare a mediare, rischiando però di apparire debole agli occhi del Sud Globale e dei propri cittadini.
La rivincita russa: In questo scenario, Putin (che si è già affrettato a congratularsi con l'eventuale nuova leadership iraniana) diventerebbe l'unico vero alleato di Teheran, lasciando la Cina isolata nella sua "neutralità opportunistica".
Cosa rischierebbe la Cina con un regime iraniano superstite: fine della percezione della Cina come "mediatore affidabile" (dopo il successo del 2023), dipendenza totale dal petrolio russo o saudita (sotto influenza USA), rischio di escalation nucleare ai confini dei propri interessi economici.
In breve: se Khamenei dovesse restare al potere o se il regime dovesse radicalizzarsi ulteriormente, la "non-azione" della Cina durante Epic Fury verrebbe ricordata come il più grande errore di calcolo strategico della presidenza Xi Jinping, trasformando quella che sembrava una prudente attesa in una catastrofica perdita di sovranità geopolitica.
Per le ambizioni di potenza globale da parte di Pechino si tratta di uno smacco gravissimo, da correggere immediatamente sia attraverso "interventi tattici" (leggasi epurazioni e rese dei conti) sia attraverso una profonda revisione strategica che potrebbe avere come sbocco una escalation drammatica nel Medio Oriente soprattutto dopo che l'operazione Epic Fury abbia trovato una qualsiasi conclusione.
Significa in poche parole che la Cina aumenterà il grado di intervento negli equilibri mediorientali e cercherà di colmare il gap politico militare con gli USA nella regione, ovvero avrà tutto l'interesse a 1) sostenere un regime iraniano ancora più bellicoso e ben armato e 2) a fornirgli in qualche modo l'arma nucleare che possa fungere da deterrente allo strapotere di Israele in Medio Oriente.
Ipotesi alternativa (molto improbabile): la Cina era al corrente dell'attacco USA in Iran ma ha lasciato fare per poter intervenire dopo nella convinzione che l'operazione alla lunga avrebbe danneggiato Trump (tanto peggio tanto meglio)
L'analisi coglie il punto di rottura di un'intera epoca della politica estera cinese. Se l'operazione Epic Fury (28 febbraio 2026) dovesse concludersi con un regime iraniano superstite, radicalizzato e "martirizzato", la Cina si troverebbe di fronte alla necessità di un cambio di passo totale.
La "Furia" di Xi Jinping e le Epurazioni Interne
È un segreto di Pulcinella nei corridoi di Pechino: Xi Jinping è furibondo. L'intelligence militare (l'Unità 61398 e il Ministero della Sicurezza dello Stato) ha fallito su due fronti:
Incapacità di previsione: Non hanno capito che Trump non avrebbe fatto un attacco chirurgico, ma una "decapitazione" totale (usando persino i nuovi droni autonomi Lucas e missili PrSM).
Sottovalutazione tecnologica: Gli USA hanno dimostrato di poter "spegnere" Teheran hackerando persino le telecamere stradali fornite da aziende cinesi (come Hikvision), usandole per tracciare i movimenti dei vertici iraniani.
Ci si aspetta una "notte dei lunghi coltelli" all'interno degli apparati di difesa cinesi. Xi non può permettersi che il mondo pensi che gli USA possano eliminare un alleato strategico della Cina con un "click" senza che Pechino possa muovere un dito.
La Revisione Strategica: Il "Deterrente Nucleare"
Se Pechino vuole recuperare lo smacco, l'ipotesi di un Iran nucleare sotto egida cinese diventa lo scenario più probabile.
Dalla "Mediazione" all'"Armamento": La Cina ha capito che la diplomazia del 2023 (l'accordo Iran-Sauditi) è stata polverizzata dai B-2 Spirit americani. Per colmare il gap, Pechino potrebbe smettere di frenare le ambizioni atomiche di Teheran e iniziare a fornire, sottobanco o tramite la Corea del Nord (che si è già detta pronta a intervenire), le tecnologie mancanti per la testata nucleare.
L'Iran come "Corea del Nord del Medio Oriente": Un regime iraniano ancora più bellicoso, ma dotato di atomica, servirebbe alla Cina per bloccare permanentemente le risorse USA nella regione, logorando Trump in una guerra di attrito infinita.
L'Ipotesi "Tanto peggio, tanto meglio" (La Trappola)
Sebbene improbabile, l'ipotesi ha una sua logica cinica. La Cina potrebbe aver "lasciato fare" confidando che:
L'overreaching di Trump: Un'invasione o un pantano prolungato in Iran distruggerebbe la reputazione degli USA e farebbe schizzare il petrolio a 200 dollari, innescando una recessione globale che colpirebbe le famiglie americane, sabotando la rielezione di Trump o la sua tenuta politica.
Il ruolo di salvatore: Una volta che gli USA avranno creato il deserto, la Cina si presenterebbe come l'unica potenza in grado di ricostruire l'Iran (con il piano da 400 miliardi di dollari del 2021) e garantire la stabilità energetica, escludendo definitivamente le aziende occidentali.
Lo Scenario al Summit del 31 Marzo 2026
Mentre il petrolio ha superato i 100 dollari la scorsa notte, Xi Jinping riceverà Trump a Pechino con un obiettivo chiaro: trasformare la "vittoria tattica" americana in una "sconfitta strategica".
Il bivio di Pechino: o Xi accetta il nuovo ordine americano (diventando un attore secondario), o decide di "armare il caos", fornendo all'Iran i mezzi per trasformare Epic Fury nel Vietnam del XXI secolo per gli Stati Uniti.
La scelta sull'arma nucleare come deterrente è il vero "elefante nella stanza": se Pechino decidesse che la sopravvivenza del suo sistema passa per un Iran atomico, il 2026 sarà l'anno più pericoloso della storia moderna.
Qual'è il limite di sopportazione di Xi rispetto al prezzo del petrolio prima che questa "revisione strategica" diventi un intervento militare diretto?
Il paradosso in cui si trova Donald Trump a metà marzo 2026.
L'operazione Epic Fury (iniziata il 28 febbraio) doveva essere, nelle intenzioni della Casa Bianca, un "colpo chirurgico e decisivo" per decapitare il regime, ma si sta trasformando in un conflitto asimmetrico che Trump potrebbe non riuscire a chiudere prima del suo arrivo a Pechino il 31 marzo.
Ecco i punti chiave della crisi visti da Pechino e Washington:
La Resilienza di Teheran: L'errore di calcolo
Trump ha scommesso su un collasso immediato del regime dopo l'uccisione di Ali Khamenei. Invece, l'ascesa del figlio Mojtaba Khamenei e il consolidamento delle IRGC (Guardie della Rivoluzione) hanno creato un muro di gomma. Come sottolineato da più parti, sebbene il 90% delle capacità missilistiche iraniane sia stato degradato, la "resistenza" continua sotto forma di guerriglia navale e attacchi di droni, mantenendo lo Stretto di Hormuz semichiuso.
Il "Trappolone" per la Cina
Gli analisti cinesi suggeriscono che Trump stia usando la guerra come leva per il summit con Xi Jinping. Decapitando due partner energetici della Cina (Venezuela a gennaio e Iran a febbraio), Trump si presenta a Pechino con il controllo quasi totale sui flussi energetici globali. Tuttavia, questa è un'arma a doppio taglio:
Per gli USA: Un conflitto lungo significa petrolio a 100-120 dollari, un colpo all'inflazione interna che potrebbe erodere il consenso di Trump proprio mentre dichiara "vittoria".
Per la Cina: Pechino vede l'incapacità di Trump di "finire il lavoro" come un'opportunità. Se la guerra continua, l'immagine di Trump come "uomo della pace attraverso la forza" si incrina, e Xi può presentarsi al summit come l'unico leader capace di mediare una via d'uscita per evitare il disastro economico mondiale.
La tesi del Global Times: "Trump non può fermarsi"
L'editoriale cinese sostiene che Trump sia ora ostaggio della sua stessa retorica e di Netanyahu. Avendo promesso la "distruzione totale della minaccia nucleare", Trump non può accettare un cessate il fuoco che lasci al potere un regime ancora più radicalizzato. Questo obbliga gli USA a un'escalation (forse un'invasione di terra o attacchi ancora più pesanti) che è l'esatto opposto del "disimpegno" promesso in campagna elettorale.
La Cina sta osservando il pantano. Se Trump non riesce a chiudere Epic Fury entro il 31 marzo, il summit di Pechino non sarà il trionfo del "vincitore" americano, ma un tavolo di negoziazione dove Xi Jinping chiederà concessioni enormi (su Taiwan o sui dazi tecnologici) in cambio del suo aiuto per stabilizzare l'Iran e far scendere il prezzo del petrolio.
In sintesi: Trump ha iniziato la guerra per indebolire l'asse sino-iraniano, ma la sua incapacità di porvi fine rapidamente sta dando a Xi Jinping una leva diplomatica che Pechino non aveva da decenni.
Ultima riflessione: se il regime di Tehran rimane in piedi è probabile che la Cina lo supporterà ancora di più politicamente e militarmente per controbilanciare il potere americano sulle rotte del petrolio, oppure chiederà a Trump di chiudere un occhio sull'invasione di Taiwan?
Siamo al 13 marzo 2026, e il mondo sta guardando con il fiato sospeso i preparativi per il summit di Pechino del 31 marzo.
L'Iran come avamposto cinese
Se il regime di Teheran sopravvive a Epic Fury (magari sotto la guida di Mojtaba Khamenei o di una giunta militare delle IRGC), la Cina ha un interesse vitale a non lasciarlo cadere.
L'Iran come "Corea del Nord" del Golfo: Pechino potrebbe trasformare l'Iran in un deterrente permanente contro gli USA. Fornendo tecnologie missilistiche avanzate (come i nuovi anti-nave YJ-21) e "chiudendo un occhio" sull'accelerazione nucleare, la Cina costringerebbe Trump a mantenere flotta e risorse nel Medio Oriente, distraendolo dal Pacifico.
Energia Scontata: Un Iran isolato e sotto attacco venderebbe il suo petrolio quasi esclusivamente alla Cina a prezzi stracciati, compensando il costo logistico di rotte alternative allo Stretto di Hormuz (attraverso la Russia o via terra dal Pakistan).
Lo Scambio del Secolo: Taiwan in cambio dell'Iran?
Questa è l'ipotesi che fa tremare le cancellerie europee e Taipei. La logica è brutale:
La leva di Xi: Se Trump si trova impantanato in una guerra che non riesce a finire, con l'opinione pubblica americana furiosa per il petrolio a 110 dollari e l'inflazione che risale, Xi Jinping potrebbe offrirgli una "via d'uscita onorevole".
La Cina potrebbe offrire la sua mediazione per riaprire lo Stretto di Hormuz e garantire la stabilità di un nuovo governo (o di un regime iraniano ridimensionato) in cambio di un disimpegno americano su Taiwan.
I segnali: Proprio in questi giorni (marzo 2026), il Pentagono ha confermato che alcune forniture di armi destinate a Taiwan sono state "dirottate" o ritardate per dare priorità alle scorte esauste in Medio Oriente. Per Xi, questo è il momento di massima vulnerabilità degli USA.
Iran "Protettorato" Cinese : Pechino sta inviando "consulenti tecnici" e sistemi radar stealth a Teheran sotto forma di aiuti umanitari. Rischio di scontro diretto USA-Cina nel Golfo.
Il "Baratto" su Taiwan : Trump ha dichiarato recentemente: "Taiwan deve pagare per la sua protezione". Xi ha intensificato le esercitazioni di "blocco cognitivo" intorno all'isola. Collasso del sistema di alleanze USA in Asia (Giappone, Corea del Sud).
L'ipotesi è che la Cina sta giocando su entrambi i tavoli. Sta usando l'Iran come un laboratorio militare per testare la resilienza delle armi americane e, allo stesso tempo, sta preparando il terreno per chiedere a Trump, durante il summit del 31 marzo, di scegliere tra la "vittoria" in Iran e la difesa di Taiwan.
Xi Jinping non chiederà a Trump di "chiudere un occhio" sull'invasione domani, ma chiederà la fine del supporto militare a Taipei in cambio del ritorno del petrolio a 70 dollari. È la forma di ricatto più efficace che Pechino abbia mai avuto a disposizione.
Pensate che Trump, con la sua filosofia "America First", accetterebbe di sacrificare un alleato democratico come Taiwan per dichiarare "Mission Accomplished" in Iran e salvare l'economia americana?
SI, perché potrà sempre dire di aver ottenuto il Venezuela (e prossimamente Cuba), e di aver "massacrato" l'Iran. Taiwan è sulla costa cinese e potrebbe fare la fine di Hong Kong, interpretato come "Realismo Transazionale" di Trump .
Se proiettiamo questo scenario al summit del 31 marzo 2026, il baratto "Teheran per Taipei" assume una logica politica quasi irresistibile per la Casa Bianca, basata su tre pilastri:
1. Il trionfo dell'emisfero occidentale
Per Trump, il successo non si misura sulla diffusione della democrazia, ma sui risultati tangibili per l'economia e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Venezuela e Cuba: Se Trump può vantare il ritorno di Caracas nella sfera d'influenza americana (garantendo riserve petrolifere immense e vicine) e la neutralizzazione di Cuba, può presentarsi agli elettori come il leader che ha finalmente attuato la "Dottrina Monroe" del XXI secolo.
Il massacro dell'Iran: Aver eliminato Khamenei e aver degradato militarmente l'Iran permette a Trump di dire: "Ho fatto quello che nessuno ha avuto il coraggio di fare". A quel punto, l'Iran diventa un problema di "gestione" che può tranquillamente delegare (o vendere) alla Cina.
2. Taiwan come "Hong Kong 2.0"
Osservare la posizione geografica è il punto focale. Trump ha spesso accennato al fatto che Taiwan è a poche miglia dalla Cina e a migliaia di miglia dagli USA.
Il calcolo dei costi: Se la difesa di Taiwan richiedesse una guerra totale con una potenza nucleare come la Cina mentre gli USA sono già impegnati nel caos post-Epic Fury, Trump potrebbe decidere che il gioco non vale la candela.
La narrazione del "buon affare": Potrebbe giustificare l'abbandono di Taipei dicendo che Taiwan è "indifendibile" o che deve "pagare per la propria protezione", permettendo di fatto una transizione in stile Hong Kong (una "riunificazione pacifica" sotto pressione cinese) in cambio di stabilità economica globale.
3. La stabilità del mercato: Il petrolio a 70 dollari
Per la rielezione e per la tenuta del dollaro, Trump ha bisogno che il petrolio scenda drasticamente dai 100-110 dollari attuali.
Se Xi Jinping offre la riapertura immediata delle rotte commerciali e il controllo del nuovo regime iraniano (garantendo il flusso energetico verso l'Asia e liberando il petrolio saudita per l'Occidente), Trump otterrebbe il "miracolo economico" necessario a chiudere il suo mandato in gloria.
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Lo Scenario del 31 Marzo: Il comunicato congiunto Trump - Xi Jinping?
Immaginiamo la scena a Pechino:
1. USA: Annunciano il ritiro parziale delle portaerei dal Golfo Persico e una riduzione della presenza militare nel Mar Cinese Meridionale.
2. Cina: Annuncia un piano di "ricostruzione e stabilizzazione" dell'Iran e la firma di contratti d'acquisto energetici pluriennali con gli USA.
3. Il Sottotesto: Taiwan viene lasciata al suo destino, diventando una "questione interna cinese" in cambio della pace globale.
Conclusione: In questo scenario, la Cina avrebbe trasformato una debacle iniziale (l'impreparazione di fronte all'uccisione di Khamenei) nel più grande successo strategico della sua storia: l'annessione di fatto di Taiwan senza sparare un colpo contro gli Stati Uniti.
È una partita a scacchi dove Trump sacrifica l'alfiere (Taiwan) per catturare la regina (il controllo del mercato energetico e la vittoria politica interna). Resta da vedere se alleati asiatici (Giappone in primis) accetteranno questo "cambio di paradigma" senza reagire.
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