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I RIMPIANTI DI RENZI SULL'OMICIDIO REGENI


Il 25 gennaio di cinque anni fa Giulio Regeni veniva rapito a Il Cairo. I magistrati romani hanno rinviato a giudizio 4 aguzzini di Al Sisi. Matteo Renzi ricorda che in quei giorni nessuno lo avvisò.

i.fan. - 25/01/2021

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Il 25 gennaio di cinque anni fa Giulio Regeni veniva rapito a Il Cairo.


I magistrati romani hanno da poco chiarito le circostanze e le responsabilità sulla morte di Giulio nonostante i tentativi di depistaggio e le bugie che da allora si sono accumulate.

Quattro ufficiali dell'apparato di repressione del regime di Al Sisi sono stati incriminati, e saranno giudicati in contumacia.


La verità sulla morte di Giulio Regeni è ormai chiara ed evidente, anche se difficilmente sarà seguita da una giusta espiazione delle colpe.

Resta invece una parte oscura, un'assenza inquietante di verità sul ruolo delle istituzioni italiane nei giorni precedenti la morte del giovane ricercatore.

Un intervallo di tempo  e di fatti decisivo per l'evoluzione drammatica della vicenda, la cui ricostruzione ricade sulla Commissione Parlamentare d'indagine sull'omicidio Regeni, insediatasi da più di un anno, che si appresta a chiudere i battenti, magari prima della crisi di governo.


Il 24 novembre scorso è stato ascoltato Matteo Renzi, che all'epoca era presidente del consiglio.


Senatore Renzi, quando ha saputo che Giulio era stato rapito ? come lo ha saputo ? cosa fece il suo governo fino al 3 febbraio 2016? quali informazioni il suo governo ricevette dai servizi di intelligence? durante quei giorni ebbe contatti con Al Sisi?

La risposta di Renzi in Commissione è stata secca e sconcertante: ho saputo della vicenda Regeni solo il 31 gennaio. Cioè 6 giorni dopo la scomparsa, quando Giulio era già agonizzante. Punto.


"Sul piano istituzionale devo rivendicare con forza quello che ha fatto il governo. Si è trattato di una risposta dell'Italia a un fatto non accettabile...
Quando abbiamo saputo ciò che stava succedendo abbiamo messo in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione".


Quello che ha detto l'allora ministro Gentiloni e la Belloni a nome della Farnesina, è, per quello che mi riguarda, totalmente corrispondente al vero. ... vale per me quello che ha detto l'allora ministro degli esteri ...

... abbiamo dei rimpianti?, voglio essere sincero, sì.


Io per lo meno, tante volte ho pensato, perchè abbiamo saputo questa notizia soltanto nella giornata del 31 gennaio ? Forse, se avessimo saputo prima, avremmo potuto agire prima, anzi sicuramente, ..."

Usa il plurale Renzi, "se avessimo saputo prima". Quasi a voler discolpare se stesso e indicare qualcun altro come responsabile di un ritardo inammissibile e irresponsabile.


Chiama in causa l'ex ministro Gentiloni, che ha risposto indirettamente tramite un comunicato della Farnesina che smentisce Renzi.


"In merito alle dichiarazioni rese oggi (24/11/2020) dall'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Commissione d'inchiesta sull'omicidio di Giulio Regeni, la Farnesina precisa che le Istituzioni governative italiane e i nostri servizi di sicurezza furono informati sin dalle prime ore successive alla scomparsa di Giulio il 25 gennaio 2016. Il ministero degli Esteri ricorda inoltre che tutti i passi svolti con le più alte Autorità egiziane sono stati ampiamente documentati e resi noti alle Istituzioni competenti a Roma dall'Ambasciatore Massari nelle sue funzioni di Ambasciatore d'Italia al Cairo".


La Farnesina respinge le accuse al mittente e richiama quanto già dichiarato dall'Ambasciatore Massari alla stessa Commissione Parlamentare: la presidenza del Consiglio, all'epoca rappresentata da Matteo Renzi, era stata informata sin dalle prime ore dopo la scomparsa di Giulio la sera del 25 gennaio 2016.

Quindi qualcuno sta mentendo sapendo di mentire.


Da un lato l'ex ambasciatore Massari, la segretaria generale della Farnesina Belloni e l'ex ministro degli Esteri Gentiloni. Dall'altra Matteo Renzi.


In mezzo c'è una persona che alla fine di gennaio 2016 lavorava per Palazzo Chigi, come consigliere per gli affari esteri, anche se era stato già designato come ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti, il top per la carriera di un diplomatico.

Si chiama Armando Varricchio, e sarebbe stato lui, secondo Matteo Renzi, a dimenticarsi di avvisarlo, impedendogli quindi di intervenire prima per salvare Giulio.

Strano che uno esperto e preciso come Varricchio si dimentichi di trasmettere al suo principale referente un'informazione ritenuta molto importante dall'ambasciatore Massari.


In una delle sue prime dichiarazioni da ambasciatore italiano negli USA nel maggio del 2016, Varricchio si ricordò della questione Regeni che ostacolava i rapporti non solo con l'Egitto ma anche con gli americani.


Redazione ANSA 05 maggio 2016 : Caso Regeni. L'ambasciatore conferma come "il tema e' presente sul tavolo" dei colloqui con l'amministrazione statunitense. "Non ho mai sentito dire che la vicenda e' una questione bilaterale tra Italia ed Egitto. Ho sempre incontrato una grande partecipazione, sincera e sentita. A Washington - spiega - non sfugge l'importanza dell'Egitto per la risoluzione della situazione in Medio Oriente e anche per quella della Libia. E proprio per questo anche gli Stati Uniti credono che l'Egitto deve fare di piu' e togliersi questa macchia. Un punto su cui Roma e Washington sono impegnati".

Armando Varricchio è un diplomatico di lungo corso e usa parole felpate. A leggere le sue dichiarazioni ci si potrebbe convincere che l'uccisione di Giulio Regeni "è una macchia" sul lenzuolo immacolato di Al Sisi.


Sarebbe sciocco illudersi che Varricchio possa intromettersi di sua spontanea volontà nella controversia tra Farnesina e Matteo Renzi.


Solo i magistrati potrebbero fargli la banale domanda "sapeva o no, della scomparsa di Regeni prima del 31 gennaio 2016? aveva informato, e quando, il presidente Matteo Renzi?" .

L'ex consigliere di Palazzo Chigi potrebbe rispondere in uno dei tre seguenti modi:


a) che non era stato avvisato, e quindi anche lui venne a sapere del caso Regeni solo tre giorni prima del ritrovamento del corpo martoriato.


b) che era stato avvisato già dal 26 gennaio, ma non aveva ritenuto necessario o importante informare Matteo Renzi, troppo impegnato ad organizzare la missione d'affari della ministra Guidi a Il Cairo.


c) che era stato avvisato, e che aveva girato immediatamente l'informazione a Matteo Renzi, proprio perchè intuiva che la concomitanza con la missione d'affari avrebbe potuto creare qualche problema.

La risposta adombrata da Renzi è la b) ed è per questo che usa il plurale .. "abbiamo saputo solo il 31 gennaio". Le parole di Renzi accusano Varricchio in modo esplicito. La catena della comunicazione si era interrotta per colpa del futuro ambasciatore a Washington.

La risposta vera di Armando Varricchio è la c). Matteo Renzi era stato informato ma non ha avuto tempo o voglia per fare l'unica cosa che avrebbe potuto salvare Giulio Regeni. Alzare il telefono e chiamare l'amico Al Sisi, chiedergli cosa stesse succedendo, perchè i servizi segreti egiziani avevano sequestrato il giovane italiano e "consigliare" al dittatore di fare in modo di garantirne l'incolumità, anche in vista della missione d'affari della ministra Guidi.


Matteo Renzi aveva sottovalutato l'importanza delle informazioni che Varricchio gli aveva fornito? Probabilmente sì, almeno nei primi due-tre giorni.


Ma il 28 gennaio 2016 le notizie che l'ambasciatore Massari riferiva dal Cairo lasciavano già intravedere sviluppi drammatici. I contatti con i canali militari egiziani individuavano nella polizia segreta l'artefice del rapimento. La Farnesina sapeva e seguiva con attenzione, cercava di attivare i canali della diplomazia estera, che in un regime dittatoriale contano relativamente poco, perchè tutto viene deciso dagli apparati del terrore, che riportavano direttamente ad Al Sisi.


Per alcuni giorni il Ministero degli Esteri diretto da Gentiloni aveva sperato di poter risolvere il caso senza troppo clamore. Per giorni aveva cercato invano un colloquio telefonico con l'omologo egiziano. Quando la situazione diventò disperata, il 31 gennaio, la Farnesina fece il comunicato che poi venne ripreso da tutti i giornali. Il giovane Regeni era scomparso dal 25 gennaio e non si avevano sue notizie. Il presidente del consiglio Matteo Renzi lesse il comunicato e venne a sapere dell'accaduto, o non poteva più fare finta di non sapere?.


Nell'audizione in commissione, Renzi non ha riferito quale iniziativa abbia preso tra il 31 gennaio e il 3 febbraio. Non ha riferito se abbia provato a contattare Al Sisi, ed eventualmente con quale esito.


Tutto quello che riferisce, con retorica arroganza, parte dai giorni successivi al ritrovamento del corpo di Giulio.


La sua audizione comunque ha avuto un merito: la conferma di un sospetto sul ruolo del quotidiano La Repubblica e del suo direttore dell'epoca Mario Calabresi nella vicenda Regeni.

L'intervista del 16 marzo 2016 di Calabresi ad Al Sisi fu organizzata da Matteo Renzi per accreditare presso l'opinione pubblica italiana l'immagine buona del presidente egiziano, dispiaciuto per la morte di Giulio, per il dolore dei genitori e impegnato a cercare la verità sugli assassini.


Renzi ha rivendicato il merito per quella messinscena, un autentico depistaggio, spacciata per inchiesta giornalistica, una pagina buia di La Repubblica.

MATTEO RENZI SU OMICIDIO REGENI, UNA VERITA' (BUGIA?) DA APPURARE

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