La Spagna di Sanchez saprà liberare i prigionieri politici catalani?

29/04/2019

Forse ancora esaltato per l'affermazione elettorale del PSOE, Pedro Sanchez comincia a fare tatticismi per risolvere il rebus della maggioranza parlamentare che non ha.

Da alcune dichiarazioni sembrerebbe orientato ad un "governo solitario", un governo monocolore di minoranza che patteggia di volta in volta l'appoggio degli altri partiti, puntando ad avere le mani libere e a sfuggire ai vincoli e ai costi di eventuali alleanze con Podemos, ma soprattutto con i catalani.
Ma qualunque sia la formula di governo, il leader socialista non potrà ignorare alcune questioni dirompenti, prima tra tutte quella catalana, simboleggiata dal voto popolare che ha portato in parlamento 5 esponenti del gruppo dei "prigionieri politici" protagonisti del referendum autonomista del 1 ottobre di due anni fa.
"La domanda non è ciò che ERC farà con il PSOE, ma ciò che il PSOE farà con la Catalogna" dichiara Gabriel Rufian di ERC.

Che democrazia può essere quella che tiene in prigione i rappresentanti del popolo, come si fa nella Turchia di Erdogan o nell'Egitto di Al Sisi ?

E come potrebbe un governo socialista ignorare una violazione così grande di quei diritti di cui a parole si fa garante contro il pericolo della destra neofranchista di Vox ?
La questione catalana avrà la possibilità di avviarsi ad una soluzione positiva che preveda innanzitutto la fine della prigionia o dell'esilio dei leader autonomisti ?

Se Sanchez vuole davvero governare la Spagna dovrà innanzitutto concordare un modo per liberare i prigionieri politici catalani e dimostrare quindi l'intenzione di avviare un dialogo risolutivo con i principali rappresentanti della Catalogna.

Il successo degli indipendentisti repubblicani ERC ma anche la tenuta degli autonomisti di JxCat (in totale hanno 22 seggi) ha una importanza sia tattica che strategica.
Nell'immediato garantisce loro un potere negoziale che un anno fa era inimmaginabile, sotto gli attacchi dei lealisti e le frammentazioni interne. Se utilizzeranno, come sembra vogliano fare, il mandato popolare per negoziare una soluzione dignitosa per i catalani la loro forza e credibilità si accrescerà di molto.

Sul piano strategico le opzioni indipendentiste e repubblicane si scontrano con un sistema di poteri che a Madrid fa ancora perno sul ruolo insindacabile della monarchia. L'obbiettivo dei catalani è quello di rompere l'asse strategico tra monarchia e forze della conservazione, e creare le condizioni per un superamento del quadro istituzionale uscito dal buio del franchismo.

E' un'impresa quasi impossibile ma a Junqueras, Jordi Sanchez e Puigdemont (a quest'ultimo che si trova in esilio è stata negata la possibilità di candidarsi alle elezioni europee) è ben chiara la posta in palio.

Se Pedro Sanchez pensa di sfuggire al nodo della questione catalana farà lo stesso errore che determinò la caduta del suo precedente governo di minoranza.

Dopo il voto spagnolo del 28 aprile, in molti si chiedono se l'affermazione dei socialisti, dati per finiti dopo le elezioni in Andalusia, la sconfitta del centrodestra, con il crollo del Partito Popolare recuperato solo in parte dai Ciudadanos e da VOX, è un buon viatico anche per le prossime elezioni europee o resta un fenomeno locale e in controtendenza?

Sembra abbastanza improbabile che a livello europeo, ad un mese dalle urne, le tendenze già delineate da mesi ed anni possano improvvisamente invertirsi a favore dei partiti tradizionali, sia di centrosinistra che di centrodestra, al centro di una crisi epocale di rappresentanza.

Certamente il successo di Pedro Sanchez incoraggia il variegato fronte dell'eurosocialismo a riprendersi dalla catalessi in cui si trova, ma per riempire il vuoto in Francia, in Italia e perfino in Germania, ci vuole ben altro che l'appello "contro i populismi".
Più probabile che nel voto europeo possa verificarsi qualcosa di simile a quello spagnolo, dove la paura di un successo dell'estrema destra neofascista ha mobilitato forze sociali che erano rimaste nell'ombra per ripararsi dalle delusioni passate.
D'altra parte è pur vero che le paure suscitate da una vittoria di Marine Le Pen o da Matteo Salvini non sembrano sufficienti a far dimenticare il governo di Macron, gli errori di Renzi, la paralisi socialdemocratica, l'arroganza dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte.

In Spagna il PSOE si è avvantaggiato stando all'opposizione del PP di Rajoy, travolto dagli scandali di corruzione e da una crisi sociale sempre profonda, con un tasso di disoccupazione più che doppio rispetto alla media europea, la totale precarizzazione del lavoro giovanile e il fallimento della soluzione autoritaria in Catalogna.

Se il fronte socialista europeo vuole capitalizzare la bandiera del successo di Sanchez dovrà comunque sbrigarsi a cambiare slogan e strategie.