Lettera Ratzinger Abusi Sessuali Fuga dal Giudizio Terreno


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La lettera con cui l'ex Papa Ratzinger Benedetto XVI chiede perdono ma allo stesso tempo respinge le accuse sulle sue responsabilità di aver coperto gli abusi sessuali quando era vescovo di Monaco è una fuga dal Giudizio Terreno per invocare solo quello Divino. Con tutta la pietà che si può riservare ad un uomo di 95 anni, quello di Ratzinger mi sembra un gesto di arroganza piuttosto che un sofferto pentimento.

i.fan. - 09/02/2022 - aggiornato il 09/02/2022 15:14:35


La lettera con cui l'ex Papa Ratzinger Benedetto XVI chiede perdono ma allo stesso tempo respinge le accuse sulle sue responsabilità per aver coperto gli abusi sessuali di prelati pedofili quando era vescovo di Monaco di Baviera è una fuga dal Giudizio Terreno per invocare e accettare solo quello Divino.

Con tutta la pietà che si può riservare ad un uomo di 95 anni, quello di Ratzinger mi sembra un gesto di arroganza piuttosto che un sofferto pentimento.

Tanto più che ora viene accusato di essere anche un bugiardo, di aver mentito su alcuni aspetti legati alla conoscenza dei fatti sugli abusi sessuali, e di averlo fatto per coprire i sacerdoti e le gerarchie della Chiesa disinteressandosi per le sofferenze delle vittime di quegli abusi.


Ratzinger sente di essere sul banco degli imputati.

Sente il peso di condividere assieme alla Chiesa Cattolica le accuse che provengono dalle vittime di abusi sessuali e pedofili nella diocesi di Monaco.

E' consapevole del confine sottile anzi inesistente, tra il suo ruolo personale, sia all'epoca dei fatti che successivamente quando è stato eletto Papa, e quello della chiesa, dell'immagine e della credibilità dell'unica istituzione terrena sopravvissuta a duemila anni di storia.

E l'ex Papa, l'intellettuale Ratzinger non si smentisce.

La sua lettera è un magistrale modo di eludere il problema, di respingere il giudizio degli uomini per invocare solo quello di Dio.


Agli uomini su questa Terra non è consentito di giudicare la Chiesa e i suoi massimi rappresentanti. Solo la Chiesa può giudicare se stessa, se lo ritiene opportuno.

Scrive Ratzinger :

...

Alle parole di ringraziamento è necessario segua ora anche una confessione. Mi colpisce sempre più fortemente che giorno dopo giorno la Chiesa ponga all’inizio della celebrazione della Santa Messa – nella quale il Signore ci dona la sua Parola e se stesso – la confessione della nostra colpa e la richiesta di perdono. Preghiamo il Dio vivente pubblicamente di perdonare la nostra colpa, la nostra grande e grandissima colpa.

È chiaro che la parola “grandissima” non si riferisce allo stesso modo a ogni giorno, a ogni singolo giorno. Ma ogni giorno mi domanda se anche oggi io non debba parlare di grandissima colpa. E mi dice in modo consolante che per quanto grande possa essere oggi la mia colpa, il Signore mi perdona, se con sincerità mi lascio scrutare da Lui e sono realmente disposto al cambiamento di me stesso.

In tutti i miei incontri, soprattutto durante i tanti Viaggi apostolici, con le vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti, ho guardato negli occhi le conseguenze di una grandissima colpa e ho imparato a capire che noi stessi veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando la trascuriamo o quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità, come troppo spesso è accaduto e accade. Come in quegli incontri, ancora una volta posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono. Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica.

Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi. Ogni singolo caso di abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso.

Sempre più comprendo il ribrezzo e la paura che sperimentò Cristo sul Monte degli Ulivi quando vide tutto quanto di terribile avrebbe dovuto superare interiormente. Che in quel momento i discepoli dormissero rappresenta purtroppo la situazione che anche oggi si verifica di nuovo e per la quale anche io mi sento interpellato. E così posso solo pregare il Signore e supplicare tutti gli angeli e i santi e voi, care sorelle e fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro.

Ben presto mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita. Anche se nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere tanto motivo di spavento e paura, sono comunque con l’animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato (Paraclito).

In vista dell’ora del giudizio mi diviene così chiara la grazia dell’essere cristiano. L’essere cristiano mi dona la conoscenza, di più, l’amicizia con il giudice della mia vita e mi consente di attraversare con fiducia la porta oscura della morte. In proposito mi ritorna di continuo in mente quello che Giovanni racconta all’inizio dell’Apocalisse: egli vede il Figlio dell’uomo in tutta la sua grandezza e cade ai suoi piedi come morto.

Ma Egli, posando su di lui la destra, gli dice: “Non temere! Sono io...” (cfr. Ap 1,12-17).


Cari amici, con questi sentimenti vi benedico tutti.
Benedetto XVI

[00182-IT.01] [Testo originale: Tedesco]
Traduzione in lingua inglese
Letter of Pope Emeritus Benedict XVI
regarding the Report on Abuse
in the Archdiocese of Munich-Freising

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In questa lettera Ratzinger accenna al "dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi", lascia intravedere una qualche propria responsabilità "per la quale anche io mi sento interpellato", ma per la quale tutto si riduce a ritenere che si debba solo  "pregare per me il Signore Dio nostro".

L'unico che può giudicarlo non si trova su questa Terra, "Ben presto mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita. ... il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato (Paraclito).

... In vista dell’ora del giudizio mi diviene così chiara la grazia dell’essere cristiano. ...


Ovvero il Giudizio sull'operato dell'ex Papa Ratzinger (e della Chiesa Cattolica) potrà esserci solo dopo la sua morte, quando il Tempo e la Pietà aiuteranno a mettere distanze enormi tra il dolore e la rabbia delle vittime e le colpe di chi poteva impedire o ridurre le sofferenze e non lo ha fatto.

Fuga dal Giudizio Terreno.


Il silenzio di Papa Francesco - Bergoglio -  è assordante

Quando nel 2009 si iniziò a parlare della strage dei bambini indiani nelle scuole residenziali canadesi gestite dai cattolici, Papa Benedetto XVI minimizzò il fenomeno come limitato "ad alcuni casi" ed esprimendo parole di circostanza.

dall'Avvenire del 30 aprile 2009:

Bene­detto XVI – si legge nel comunicato – «ha ricordato che sin dai primi giorni della sua presenza in Canada, la Chiesa, particolar­mente attraverso il proprio personale mis­sionario, ha accompagnato da vicino i po­poli indigeni.

Riguardo alle sofferenze che alcuni bambini aborigeni hanno speri­mentato nel Canadian Residential School System il Papa «ha espresso il proprio dolo­re per l’angoscia causata dalla deplorevole condotta di alcuni membri della Chiesa e ha offerto la propria partecipazione e reli­giosa solidarietà».

Il Pontefice «ha enfatiz­zato che atti di abuso non possono essere tollerati nella società». E ha pregato affin­ché «tutti quelli colpiti possano sperimen­tare un cammino di guarigione e ha inco­raggiato le popolazioni indigene a conti­nuare ad andare avanti con rinnovata spe­ranza ». 

Anche allora Ratzinger se la cavò con parole di circostanza.

Nel 2021 sono state scoperte le fosse contenenti migliaia di bambini indiani sottratti alle famiglie, deportati nelle scuole cattoliche canadesi e scomparsi, ovvero morti.

La Chiesa cattolica non ha mai voluto aprire una seria inchiesta su quella tragedia.

STORIE DI SOPRAVVISSUTI NELLE "INDIAN RESIDENTIAL SCHOOLS"

Papa Francesco - Bergoglio lo scorso anno si è rifiutato di incontrare i rappresentanti del popolo nativo del Canada e ha concesso un'audizione in Vaticano solo per il mese di marzo 2022.

i.fan. twitter: menoopiu


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