MARIO DRAGHI APPESO AI VOTI DEI POPULISTI?

i.fan. - 03/02/2021


Archiviati Giuseppe Conte e Matteo Renfazzi, la crisi politica italiana presenta un nuovo paradosso: il super europeista Mario Draghi chiederà l'appoggio ai populisti di sinistra (M5S) e di destra (Lega) per fare un governo del Presidente Mattarella


Tra i molti misteri della crisi politica italiana ci sono alcuni fatti certi inoppugnabili, il primo dei quali lo ha ricordato Sergio Mattarella.

I soldi del Recovery Fund non possono aspettare i tempi della politica infantile dei partiti.

Quei soldi servono all'Italia, prima di ogni cosa, altrimenti gli italiani assaltano i palazzi governativi con i forconi.

Le elezioni anticipate metterebbero a rischio la possibilità di ottenere quei soldi dall'Europa. Quindi niente elezioni, per il momento, anche per colpa (o merito) del coronavirus.


I partiti politici si sono rivelati inconsistenti ed incapaci.

Anche i cosiddetti europeisti, PD in testa, sotto qualsiasi ombrello, hanno fatto una pessima figura. Hanno consentito a Matteo Renfazzi di rottamare quel pò che era rimasto, e il bullo fiorentino non ha perso l'occasione.

Unica consolazione è che ha finito di bulleggiare e ricattare. I suoi voti saranno ininfluenti, e in caso di elezioni gli italiani gliela farebbero pagare.


Mario Draghi "Whatever it takes" cercherà di prendersi quello che in fondo è anche frutto delle sue faticose strategie.

Il Recovery Fund esiste in quanto le politiche di indebitamento europeo comune si sono fatte breccia nel muro tedesco-olandese grazie alle picconate che Draghi gli ha dato quando era presidente della BCE.


Per riuscire a portare quei soldi in Italia sarà necessario per Draghi fare un governo non solo con i voti degli "europeisti" dichiarati, PD, Forza Italia e i rispettivi cespugli, ma con quelli di gran parte dei populisti di sinistra (M5S) e di destra (Lega), che in Parlamento tre anni fa erano maggioranza unita e ora sono su sponde opposte e frastagliate.

Il Movimento 5 Stelle non ha mai avuto simpatie per il Banchiere dei banchieri Draghi, fino alla scoperta di Ursula von der Leyen, a differenza dei sovranisti leghisti che invece hanno l'anima nel cassetto del commercialista e vanno dove soffia il denaro.


Il successo del tentativo di Mario Draghi per paradosso è appeso in gran parte ai voti degli ex populisti.

Ora che Matteo Renfazzi ha perso il potere di ricatto, riuscirà Luigi Di Maio a convincere il grosso del Movimento Cinquestelle a votare assieme a Berlusconi la fiducia al governo Draghi?

Sì, a patto di non chiamarlo più "populista" e di riconfermarlo almeno come ministro degli esteri. Per Mario Draghi non dovrebbe essere così difficile.



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