Mirko Moriconi e sua madre Kety Andreoni
"Meglio morto che gay"
Quante volte Mirko Moriconi, 24 anni, avrà sentito suo padre pronunciare l'oscena e disumana frase "meglio morto che gay".
Mirko lo aveva anche scritto in un post: "Ragazzi è brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay"
Quante volte Mirko avrà dovuto trattenere le lacrime, offeso e umiliato da uno sciagurato genitore che ormai viveva solo con lo scopo di distruggere il figlio diverso da quello che aveva preteso che fosse, e la madre che lo aveva messo al mondo e lo proteggeva disperatamente.
Duplice omicidio in Versilia, 60enne uccide moglie e figlio a fucilate in casa: «Mi sono liberato di loro». Il ragazzo: «Per mio padre meglio morto che gay»
Colpi di arma da fuoco a Camaiore (Lucca): le vittime sono la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko Moriconi, 24 anni. L'autore del gesto Piero Moriconi
... Alla base della motivazione del duplice omicidio ci sarebbe l’incapacità di Piero Moriconi di accettare l’orientamento sessuale del figlio, che spesso amava vestirsi e truccarsi da donna, come si può vedere in diverse foto pubblicate sui social. La mamma Kety, sempre secondo quanto emerge dalle prime ricostruzioni, si sarebbe schierata invece dalla parte del figlio, all’interno di forti scontri e tensioni familiari che nell’ultimo periodo si erano particolarmente accentuate. Il ragazzo in un video, parlando del padre, avrebbe detto che per il genitore sarebbe stato «meglio morto che gay»
Questa è la notizia di cronaca, dietro la quale ci sarebbe un movente antico, un padre che non accetta che suo figlio possa essere gay.
L'ossessione omofoba di un padre fino all'omicidio del figlio
La notizia del duplice omicidio di Camaiore è un dramma che tocca corde profondissime, mettendo in luce come l'omofobia possa radicarsi all'interno delle mura domestiche fino a distruggere interi nuclei familiari.
Purtroppo, la violenza criminale o i tentati omicidi perpetrati da padri contro i propri figli a causa del loro orientamento sessuale non sono casi isolati. Sia in Italia che all'estero, la cronaca ha registrato diversi precedenti in cui il rifiuto totale dell'omosessualità del figlio ha armato la mano di un genitore.
L'omicidio di Giovanni Melton (Nevada, USA, 2017)
Uno dei casi più eclatanti a livello internazionale è avvenuto a Henderson, nel Nevada. Il quattordicenne Giovanni Melton venne ucciso a colpi di pistola dal padre, Wendell Melton. Secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti e dai familiari, l'uomo aveva ripetutamente minacciato il figlio dopo aver scoperto la sua omosessualità, dichiarando apertamente che avrebbe preferito "un figlio morto piuttosto che un figlio gay".
Il caso di Gabriele Vescovini (Monza, 2007)
A Lesmo, in provincia di Monza, il sessantunenne Flavio Vescovini uccise il figlio Gabriele, di 36 anni, esplodendo contro di lui dodici colpi di pistola. L'omicidio avvenne al culmine dell'ennesima lite legata al radicato rifiuto da parte del padre nei confronti dell'omosessualità del figlio, una realtà che l'uomo non aveva mai accettato.
Alla base c'è sempre la vergogna del "disonore" e l'incapacità dei padri di accogliere l'orientamento dei figli, fino a creare un terreno fertile per l'autodistruzione e la violenza.
Il nucleo del concetto "meglio morto che gay" risiede nell'ossessione patriarcale della reputazione e della proiezione. Il figlio non viene visto dal genitore come un individuo autonomo, ma come un'estensione del proprio onore.
Quando quell'estensione "fallisce" rispetto alle aspettative della "norma sociale", il genitore patriarcale vive la diversità del figlio come un'offesa personale intollerabile, preferendone la cancellazione fisica o simbolica.
Il femminicidio di Kety Andreoni, la madre di Mirko
Nel duplice delitto di Camaiore l'ossessione omofoba patriarcale si associa alla violenza contro le donne, espressa dal femminicidio della madre di Mirko Kety Andreoni, colpevole di essere solidale con il figlio gay e finanche colpevole di averlo messo al mondo.