Perché la Paura è Utile per Combattere COVID-19


- 03/03/2020


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AAA Politico autorevole e credibile cercasi, per immunizzarci dalla paura del coronavirus.

Siamo bombardati da appelli che invitano a non avere paura, a non farsi prendere dal panico. E' un tentativo non solo idiota ma anche controproducente, perché la paura aiuta a combattere un pericolo sconosciuto e a limitare i danni dell'epidemia.

Da quando a Codogno è comparso il primo, prevedibile, ammalato di polmonite di Wuhan, il paziente 1, ci siamo accorti che quello che sembra essere un drammatico reality show girato negli studios cinesi, era molto peggio. Era realtà.
Politici e tecnici della sanità hanno risposto con i primi mezzi a disposizione, sulla base delle informazioni e dei protocolli sanitari consolidati. Parallelamente è scattata la consapevolezza che per fermare il virus bisognava fermare i contatti e gli spostamenti, cioè reagire per non essere colpiti dalle pallottole virali.


Siccome il SARS-CoV-2 è in gran parte sconosciuto e mancano farmaci e vaccini testati, dopo i primi morti accertati si è sparsa la paura o il panico o l'allarme, che dir si voglia e contemporaneamente sono iniziati gli appelli anti-allarmisti, anti-panico, prima con Milano non si ferma e poi, siccome il virus, aggrediva ovunque, estesi a tutta l'Italia.

I politici che invitano alla calma sono i primi ad essere in preda al panico. Gli industriali che chiedono di non fermare le industrie e i servizi sono i primi ad essere terrorizzati di perdere ordini, produzione e profitti. Perchè quindi i cittadini normali non dovrebbero avere paura?
Per convincerci a non non temere più di tanto ci ha provato il consigliere del Ministero della Sanità Walter Ricciardi ma gli esiti sono stati disastrosi, perchè le argomentazioni erano sotto il livello della dabbenaggine e sfioravano il tentativo di truffa. "Il 95% non si ammala o guarisce, quindi non c'è da avere paura".
Figuriamoci se una simile idiozia poteva tranquillizzare gli italiani anzi, sapere che ho 5 probabilità su 100 di morire mi crea ancora più panico e depressione (e anche se fosse solo una).

Per non parlare delle "raccomandazioni" come quella di mantenere una distanza di sicurezza di due metri nei luoghi affollati, come ad esempio le metropolitane. Se la distanza è inferiore o addirittura quasi nulla, come in molti mezzi pubblici, ho diritto ad avere paura ?

Si parla di soggetti più a rischio di altri come ad esempio le persone anziane, e la regione Lombardia "consiglia" agli over 65 di starsene a casa. Ma non era più razionale e tranquillizzante disporre che tutte le persone al di sopra dei 60 anni ancora costrette a lavorare per la riforma Fornero-Salvini delle pensioni fossero autorizzate e pagate per stare a casa in via cautelativa per due-tre settimane? anzichè trascinarsi a lavoro con ansie e paure?


COVID-19 è cinico e implacabile e continua lungo la traiettoria disegnata dal suo algoritmo esponenziale.

Avere paura è utile e spesso necessario.


Se dobbiamo attraversare un incrocio stradale e vediamo delle automobili in lontananza, facciamo in modo inconsapevole una serie di ragionamenti e di calcoli. 1) Non voglio andarmi a scontrare con le altre auto, perchè ho paura di morire 2) il cervello esegue calcoli complicati, simili alle equazioni differenziali della matematica, per valutare distanze, velocità e tempi per essere sicuri di attraversare senza paura l'incrocio. La situazione ce lo consente perchè le velocità e gli spazi sono visibili o intuibili.


Se ci trovassimo invece in una situazione diversa, ad esempio nel pieno di una sparatoria con proiettili di cui non conosciamo la provenienza, che non vediamo ma solo udiamo lo scoppio, siamo portati a fuggire in qualsiasi direzione verso un riparo possibile. Non c'è la possibilità di fare alcun calcolo, reagiamo solo sulla base di un istinto di conservazione in modo scomposto, presi dal panico.


COVID-19 è come le pallottole sparate da armi e luoghi imprecisati. L'unica risposta "razionale" è fuggire per ripararsi.
Tutti coloro che hanno cercato di infondere ottimismo senza avere le informazioni tecniche a supporto hanno fatto pessime o ridicole figure, come il governatore della Lombardia Attilio Fontana che proponeva il clichè del "coronavirus è poco più di un'influenza".


E allora perchè voi politici avete paura e vi mettete la mascherina e correte farvi i test o chiudete i palazzi governativi? si è chiesta la gente comune.
Chi cerca di infondere ottimismo o di ridurre il livello della paura è destinato ad essere smentito nel giro di poco tempo dalla matematica dell'epidemia.
Anche il biscazziere Donald Trump, colui che si ritiene l'imperatore degli Stati Uniti, se ne è dovuto accorgere da un giorno all'altro, oltrepassando la soglia del ridicolo.

AAA Politico autorevole e credibile cercasi, per immunizzarci dalla paura del coronavirus.

Il direttore di Repubblica Carlo Verdelli lancia l'appello dalle colonne del suo giornale :


Coronavirus, qualcuno parli a questo Paese


"Qualcuno dovrà parlare al Paese, prima o poi. Qualcuno dovrà farlo perché la situazione che stiamo vivendo non ha precedenti, perché qualcosa di imprevedibile e angosciante ci ha infilati in un tunnel, emotivo prima ancora che sanitario, dentro il quale bisogna trovare presto un modo per convivere, per adattarsi al buio, in attesa dell'uscita.
Non si tratta di dispensare rassicurazioni o richiami alla razionalità in occasioni pubbliche o in interventi a pioggia dentro i molti programmi televisivi colonizzati dall'argomento. L'invito è più solenne: un messaggio a reti unificate, e siti, e radio, in cui il presidente della Repubblica o il presidente del Consiglio guardino in faccia gli occhi di milioni di italiani spaventati e, con sincerità, dicano loro il po' di verità di cui dispongono e passino il messaggio che non c'è un colpevole da odiare ma un'emergenza comune da affrontare, ...
....
Sembrava e continua a sembrare impossibile che un virus a bassa letalità possa mandare in tilt il sistema glorioso della nuova era digitale, le potenzialità fantastiche dell'intelligenza artificiale, la convinzione universale che ormai agli umani niente è precluso, tranne il teletrasporto, per ora.
E invece tutto si è inceppato, le borse sprofondano, le stime di crescita si afflosciano, crollano le prenotazioni aeree e decollano le disdette di tutto, dai viaggi agli eventi internazionali.
.....
Se c'è un comune sentire italiano, questi sono i giorni per farlo emergere con fermezza contro ogni tentativo di sfruttare persino il Covid-19.
Serve una voce che con il massimo dell'autorevolezza parli al Paese, rimetta a posto gli sciacalli, plachi il panico che va diffondendosi e proietti dell'Italia, anche all'estero, a quanti ci stanno evitando come la peste, l'immagine di una nazione ferita ma fiera, capace di affrontare con dignità il baco inatteso del Terzo millennio.

Parole ragionevoli, che segnalano in parte la marcia indietro compiuta dal principale media dello schieramento progressista in Italia, dopo l'iniziale appiattimento sulla voglia di manipolazione delle informazioni stile #Milanononsiferma.


Quella voce invocata da Verdelli non può essere quella di Giuseppe Conte, perchè troppo coinvolto nello scontro politico e dagli attacchi di Matteo&Matteo.


Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non è riuscito nel tentativo dei giorni scorsi, perchè il copione che gli era stato scritto era ancora improntato al "niente paura, siamo italiani coraggiosi, torniamo al lavoro". Come a Pechino, con l'unica variante che in quel paese non è consentito scriverne altri.


Credo che il direttore Verdelli avrà difficoltà a trovare una voce autorevole se il coro resta quello attuale, capace solo di abbaiare contro "le paure irrazionali" anzichè indicare e realizzare modi ragionevoli per ripararsi dai pericoli.

Senza avere paura di avere paura.



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