Racconto Breve, Lo Sfrattatore e l’Uomo-Criceto


Yuri Bizzoni - 23/05/2020

"Immagini di avere tempo, completamente libero. Ha finito tutto quello che doveva fare, che pensava di dover fare, che era giusto fare, e che era il caso di fare. Ora ha una settimana di tempo libero. Che fa?”.


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Un Racconto Breve di Yuri Bizzoni

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ZUM ZUM ZUM ZUM VRRRRRRRRRRRRRRRRRRRPKT ZUM ZUM ZUM ZUM. La ruota faceva così.

Dentro, l’uomo-criceto continuava a correre e sbarrare una lista di cose.

Lo Sfrattatore ebbe un moto di fratellanza: era quello che faceva anche lui in fondo.

“Carlo Tivoli !?” disse lo Sfrattatore.

L’uomo-criceto fece un salto, perse l’equilibrio e cadde sulla ruota in movimento, che lo portò con sé in diversi giri di ZUM ZUM ZUM e VRRRRRRRRPKT prima di fermarsi lentamente da sola.

Carlo Tivoli si rialzò dopo qualche minuto. “Queste cose mi fanno incavolare” disse.

“Spiacente” disse lo Sfrattatore con una voce che serviva a dire che non era spiacente affatto.

Carlo Tivoli scese dalla ruota camminando un po’ a destra un po’ a manca. Aveva la lista tutta accartocciata ma ancora stretta in mano.

“Me lo fa sempre mia moglie, i bambini, o gli impiegati al lavoro, o la gente per strada. Non si riesce a stare in pace un momento. Devo andarmene in campagna, e lei chi è!?”.

Così chiedendo si sedette all’unico altro mobile in quel gran panorama bianco – una scrivania di mogano con sedia imbottita – e cominciò a lisciare la lista con le mani.

“Sono lo Sfrattatore” disse lo Sfrattatore.

Carlo Tivoli si fermò e lo guardò. “Lo Sfrattatore!” disse.

“Sí” disse lo Sfrattatore. “Lo Sfrattatore”. Ci fu un momento di silenzio quasi imbarazzante.

“Ma – ma questo non è un sogno” disse Carlo Tivoli.

“Mi occupo soprattutto di sogni a occhi aperti” disse lo Sfrattatore.

“Ma questo non è un sogno a occhi aperti!” disse stizzito Carlo Tivoli, l’uomo-criceto.

“Ah no” disse lo Sfrattatore, materializzò una piccola sedia di ferro e ci si sedette cavalcioni. “No. No. È la roba che devo fare. È quello che farò e devo fare oggi, domani, e nel finesettimana. È una gran quantità di cose, ma non è un sogno a occhi aperti. È tutto il contrario, mi creda” Carlo Tivoli impugnò la lista stropicciata e la agitò di fronte al naso dell’interlocutore.

“Copro anche gli incubi a occhi aperti” disse lo Sfrattatore.

“Ma mi faccia il piacere” disse Tivoli con un’alzata di spalle e tornò a lisciar la lista con le mani. “Non è né un sogno né un incubo. È la vita. È le cose che devo fare nelle prossime 56 ore. Ha sbagliato obiettivo, si tranquillizzi, succede a tutti, arrivederci”.

Diede un colpo con la mano sul tavolo e lo Sfrattatore vide una porta materializzarsi alla sua destra, aprirsi e chiudersi con un tonfo. Ma lui era ancora lí.

Carlo Tivoli alzò lo sguardo. “Riapro la porta” disse.

“Non sarà necessario” disse lo Sfrattatore facendo mostra di controllare la sua di lista. “Non c’è stato nessun errore”.

Si alzò.

“Signor Carlo Tivoli, lei passa ore ogni giorno in questo ...” si guardò attorno “... spazio, anche se non se ne accorge del tutto perché lo fa pochi minuti alla volta. Lei è sempre qui. Lei sbarra le cose che deve fare mille volte, corre sulla sua ruota prima di averle fatte, come dite voi altri, in realtà. Lei vive più qui che in quell’altro posto”.

Carlo Tivoli non era convinto. Aprì un cassetto della sua scrivania e ne estrasse un foglio. “Lei Sfrattatore – disse leggendone – si occupa di sogni a occhi aperti, sogni a occhi chiusi, sfaccendati, tempi persi e illusi in stato di indigenza. Io sono sempre stato dalla sua parte e ammiro ...” ripose il foglio sul tavolo “... il lavoro che fa, ma qui non si tratta né di illusioni né di tempo perso: qui si tratta di guadagnarlo, il tempo”.

Prese una penna da un calamaio e cominciò a scrivere qualcosa.

Lo Sfrattatore sospirò. “Cosa sta scrivendo ora?” chiese.

“Cose da fare” disse l’uomo-criceto.

Lo Sfrattatore si alzò e poggiò la mano sul tavolo.

Sul foglio stropicciato lesse alla rovescia, alla fine di molte righe barrate:

dire allo Sfrattatore di andarsene far apparire la porta impugnare i termini legali scrivere i prossimi passi Ripetere allo Sfrattatore di andarsene Far apparire di nuovo la porta

Mostrarsi arrabbiato Bere un sorso d’acqua

Lo Sfrattatore guardò Carlo Tivoli con le palpebre a mezz’asta.

“Le ripeto che se ne deve andare” disse Tivoli e batté la mano sulla scrivania, materializzando la porta. Aveva un’aria crucciata. “Lei mi sta decisamente seccando”.

Fece per versarsi un bicchiere da una brocca d’acqua ma lo Sfrattatore glielo tolse di mano.

Carlo Tivoli parve rimpugnarsi tutto con il naso a riccio. “Scusi no ma scusi eh” disse. “Mi ridia quel bicchiere”.

Lo Sfrattatore lo tenne in mano. “Quanto è lunga la lista delle prossime 56 ore?”.

Carlo Tivoli abbassò il capo. “32 pagine”.

Lo Sfrattatore tornò a sedersi alla sua sedia. “Lei passa cosí tanto tempo qui signor Tivoli. È proprio come quei sognatori che disprezza. Perché lo fa?”.

“Altrimenti che faccio?” chiese Tivoli. “Ho paura. Sono perso. Non so che fare. Queste almeno .. ” mostrò la lista “ ... mi tranquillizzano”.

“Proprio come i sogni di quei sognatori” disse lo Sfrattatore.

“Però” disse Tivoli “scusi, lei anche ha una lista!” e con velocità nervosa gliela strappò di mano. Poi la guardò. “È bianca” disse con un tremito.

“Non è bianca, è in un inchiostro che solo io posso leggere” disse lo Sfrattatore. “E sí, anche io ho una lista, però non vengo qui ” indicò il grande spazio bianco “ per cinque ore al giorno. Non mi chiudo nella lista”.

“Se lo dice lei” disse Tivoli. “Io non sono convinto”.

“Posso toglierla dall'imbarazzo, signor Tivoli” disse lo Sfrattatore. “Perché non ha nessuna importanza che lei sia convinto. Dal momento che io sono lo Sfrattatore, e sono qui per lavorare, la sfratterò in ogni caso entro quindici minuti”.

Tivoli ebbe un moto di paura. Parve diventare piú piccolo, piú rigido, e come gli altri, più vecchio. “Cosa? E cosa faccio? Come faccio? Mi dimenticherò le cose. Non saprò che fare. Non saprò come ...”.

“Non si preoccupi, lei saprà cosa fare” disse lo Sfrattatore. “E potrà ancora pianificare. Ma devo farla uscire da questa piccola caverna bianca. Cosa ha mangiato oggi a pranzo?”.

“Eh?”.

“Mi ha sentito. Cosa ha mangiato oggi a pranzo? Sono le sei di sera là fuori, quindi ha pranzato qualche ora fa, che cosa ha mangiato?”.

“Eh, hm, mi pare che era purè” disse l’uomo-criceto.

“No, quello era ieri. O? comunque, mi pare che era una specie di carne. O pesce”. “Lei era qui dentro per tutto il tempo” disse lo Sfrattatore. “Chissà quante belle note si è appuntato”.

“Aspetti!” disse Tivoli. “Le do io la risposta. Me lo scrivo cosa mangiare, sa? Così sto attento alla linea. Quindi basta andare indietro di due o tre pagine ...” scartoffiò con la sua lista che sembrava crescere a vista d’occhio “e accedere alla cartella pasti ...” un piccolo dispositivo apparve alla sua destra su cui cominciò a battere le dita “ed ecco qua!” esclamò trionfale.

“Oggi avrei mangiato pesce con piselli, e infatti è proprio quello che ho mangiato, ora che me lo ricordo, pesce con piselli, e poi ci ho preso il caffè”.

Chiuse tutto con aria soddisfatta e guardò lo Sfrattatore. “Eh? Eh? Non se l’aspettava” disse. “Funziona anche a ritroso”. “Straordinario” disse lo Sfrattatore. “La ringrazio” disse l’uomo-criceto. Lo Sfrattatore guardò l’orologio. Erano rimasti otto minuti al suo ultimatum. “E mi dica” disse lo Sfrattatore, “lei aveva voglia, oggi, di mangiare pesce e piselli?”. “Eh?”. “Aveva voglia di mangiare pesce e piselli?”.

Tivoli si toccò la fronte con il retro della penna biro. “Che vuole dire?”.

“Quello che ho detto. Lei oggi, quando è arrivata l’ora di pranzo, aveva voglia di pesce e piselli?”.

Ma il signor Tivoli non sembrava in grado di elaborare del tutto quella domanda. “Hm oggi, avevo, ossia, avevo voglia di mangiare pesce e piselli cosí avrei tolto di mezzo il pranzo, e avrei potuto fare quello che c’era dopo, e tra l’altro volevo organizzare meglio il pomeriggio. Sí, infatti ero proprio a questo tavolo mentre pranzavo. Volevo usare quel tempo per organizzare alcuni appuntamenti di domani. Il tempo è prezioso”.

“Sí” disse lo Sfrattatore. “Il tempo è prezioso. Che cosa farà quando ne avrà un pochino?”.

“Oh” disse Tivoli. “Vuole dire tempo libero? Completamente libero?”.

“Sí. Mi ha capito per una volta. Immagini di avere tempo completamente libero. Ha finito tutto quello che doveva fare, che pensava di dover fare, che era giusto fare, e che era il caso di fare. Ora ha una settimana di tempo libero. Che fa?”.

Tivoli si appoggiò allo schienale reclinandosi all’indietro con un ghigno sognante. “Finalmente posso fare quello che mi pare. Come mi pare e piace. Hmm che bello”.

“E sarebbe?”.

Tivoli aprì e chiuse la bocca. Alzò la penna a mezz’aria e la riabbassò. “Non lo so ” disse. “Ha ragione! Non lo so”. Prese a scrivere freneticamente. “Grazie signor Sfrattatore, non me ne sarei mai accorto, ma proprio non lo so!”.

“Cosa sta scrivendo adesso?” chiese lo Sfrattatore con un moto di autentica curiosità, e si sporse verso il foglio che Tivoli riempiva veloce.

Scoprire cosa voglio fare quando ho una settimana di tempo libero

1. Cercare su Internet suggerimenti su come scoprirlo

2. Compilare bibliografia in merito (necessaria e accessoria)

3. Chiedermi: cosa *non* voglio fare?

4. Provare con un minuto di tempo libero, poi un’ora di tempo libero

5. Chiedere ad amici fidati

6. Pianificare le prossime mosse

“Un po’ primitiva come strategia d’attacco” disse Tivoli con la sicurezza di un esperto di scacchi, “ma direi che è un inizio sempre solido. Cosa ne pensa?”.

Lo Sfrattatore tornò a guardare l’ora: mancavano tre minuti. Gli venne da chiedersi se non avrebbe fatto meglio a proporre a Tivoli un tappeto di azioni successive da intraprendere per uscire in modo meno doloroso dalla sua caverna. Forse, pensò, sarebbe stata una buona idea.

Dopo tutto, e nonostante tutto, quel moto di fratellanza che aveva sentito all’ingresso continuava a guizzargli sul fondo del buio, per qualche misterioso motivo.

“Signor Tivoli” disse. “Se la sentirebbe di pianificare in dettaglio un ponte che la porti fuori da qui?”.

L’uomo-criceto parve pensarci un momento, poi disse: “Sì. Oh, sì. Buona idea. Cosí posso andare fuori e ritornare dentro. Altrimenti è come un labirinto là fuori, sa? mi serve un filo di Arianna”.

“Allora lo faccia per favore. Mi affido a lei”.

“In un baleno!”. Tivoli cominciò a scrivere su un rollo di carta che sembrava un rollo carta igienica nobilitato.

Il rollo rotolava avanti, e lui seguiva per continuare a scrivere. Scavalcò la scrivania di mogano e continuò a scrivere piegato per terra, mentre piano piano si allontanava e scompariva nel bianco. Alla fine non si vide più.

“Uff” disse lo Sfrattatore.

“Ora potremo chiudere questo posto”.

Si alzò e si spolverò i pantaloni, quando Tivoli gli ricadde davanti fuori dal bianco. Stava ancora scrivendo. Si fermò un momento e lo guardò con gli occhioni.

“Da non crederci” disse. “Tutte le strade riportano qui. Sono andato sempre dritto, ed eccomi tornato. Siamo su un pianeta, amico mio”.

“Va bene” disse lo Sfrattatore. “Questa è stata una cattiva idea. C’è solo un modo di farle godere il pranzo”.

“No” disse Tivoli. “No, aspetti. Posso scrivermelo. Un’ora intera solo per godere il pranzo! Lo metto nel calendario!” cominciò a sfogliare un’enorme agenda.

“No no, facciamo mezza giornata. Un giorno? Una settimana? Quanto vuole? Tutto l’anno?”

Scagliò l’agenda verso lo Sfrattatore che la parò con il braccio. “Mi dispiace” disse lo Sfrattatore, e toccò la scrivania di mogano. La scrivania scomparve.

“No!” disse Tivoli.

Lo Sfrattatore toccò la sedia e la sedia scomparve.

Tivoli saltò indietro. “No! No!” scappò dentro la ruota da criceto e cominciò a correre più veloce possibile.

“E abbiamo fatto” lo Sfrattatore toccò anche la ruota, che si dissolse, e insieme alla ruota scomparve anche Tivoli. Ora rimaneva solo il bianco.

“Hm” disse lo Sfrattatore. “Qui non c’è più niente da vedere. Ci vorrebbero le finestre”. Cento finestre altissime si aprirono nel bianco, e tutte davano sul niente.

Lo Sfrattatore ne spalancò una: fuori c’era un rumoroso grigio inchiostro, come pagine scritte troppo fitte.

Lo Sfrattatore la richiuse, batté le mani e disse: “Sole!”.

E il Sole esplose da tutti i vetri.



Fine.



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