RECOVERY FUND, PERCHE' CONTE NON VUOLE IL MES CHE PIACE AL PD


- 26/07/2020

Dopo il successo di Conte sul Recovery Fund, il PD è preoccupato che il suo ministro delle Finanze Gualtieri venga scavalcato nella gestione dei soldi e per questo chiede l'utilizzo del MES, il fondo "salvastati" gestito dai tecnocrati europei e dalla BCE.


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La campagna a favore dell'utilizzo del MES, il fondo "salvastati" originato dalle crisi finanziarie di dieci anni fa e accostato all'immagine di "lacrime e sangue" per le dure condizioni applicate ai paesi che ne richiedevano l'utilizzo, era iniziata durante la fase 1 della pandemia di covid-19.

Trentasette miliardi disponibili per le spese sanitarie necessarie nella durissima battaglia contro gli effetti del coronavirus, con la promessa della commissaria Von der Leyen di non applicare le condizionalità previste.


A favore del MES era partita la campagna di economisti e opinionisti vicini al PD e a Forza Italia, con M5S contrario e Giuseppe Conte in mezzo, impegnato sull'altro fronte del Recovery Fund.


Perchè dire no ai soldi del MES, se non comporta penalità, se sono erogabili in meno di un mese e si possono spendere senza presentare piani particolareggiati dal momento che vengono messi direttamente nelle mani del ministro delle Finanze? più altri vantaggi su cui non stiamo qui a dilungarci ?


I contrari, cinquestelle, leghisti e opinionisti sparsi potevano contrapporre al canto delle sirene del MES solo generiche obiezioni ideologiche, l'immagine delle umiliazioni subite dai paesi che ne avevano fatto richiesta in passato, in primis la Grecia, il ricordo della Troika grigia guidata dai banchieri e dai tedeschi.


La polemica tra i favorevoli e i contrari al MES ha fatto nascere ipotesi politiche di nuove alleanze, Prodi che riabilita Berlusconi, entrambi favorevoli al MES, facendo crescere le chance di una caduta del governo.


Giuseppe Conte invece ha tirato dritto lungo la strada del Recovery Fund, riuscendo ad arrivare vittorioso alla meta.


Ma quelli a cui il MES piace, Zingaretti, Gualtieri, Gentiloni, Sassuoli, Renzi, hanno continuato ad insistere sulla necessità e convenienza di chiederlo subito, tanto da ipotizzare il peggio e costringere il ministro Gualtieri a smentire le voci di una crisi di liquidità imminente.

Il MES tecnicamente potrebbe essere conveniente, si sa che i soldi non bastano mai, soprattutto di questi tempi. Ma si porta dietro un'immagine che non piace e questo in politica conta molto. Trenta miliardi che darebbero a salvini e meloni altrettante pallottole da sparare nella infinita campagna elettorale, di cui a settembre si terrà un altro round.


Anche Zingaretti lo sa ma sottovaluta la portata dell'immaginario e sopravvaluta le disquisizioni dei tecnocrati e il potere della sua flebile retorica.


Ma forse c'è un altro motivo più importante a favore del MES subito: il ministro Roberto Gualtieri, che aveva e mantiene grandi agganci con Bruxelles e Francoforte, potrebbe spendere subito e direttamente il soldi del MES, senza dover spiegare a destra e a manca come e perchè.

Il suo Ministero ( a differenza del Recovery Fund) avrebbe pieno possesso di quel denaro da utilizzare nelle settimane precedenti al voto regionale, sarebbe lui e non Conte ad averne la gestione. Gli ospedali e il vasto settore dell'industria socio-sanitaria che muove interessi e bilanci regionali, a cui tutti i partiti politici sono sensibili, entrerebbero con ben altre armi nella battaglia elettorale.


Gran parte del PD teme che il crescente peso politico di Giuseppe Conte possa radicarsi a discapito di quello del PD a partire proprio dai centri di potere tradizionale, il rapporto con l'economia, la finanza, l'amministrazione pubblica. E per questo invoca il MES come strumento di riequilibrio.

La stragrande maggioranza degli italiani non sa nemmeno di che cosa si parla, si fida di Conte e diffida di chi si esercita in sottili distinguo, che si tratti di salvini o di renzi.

Per il momento sono in pochi a chiedersi come mai l'arcigna Europa sia improvvisamente diventata così prodiga, nonostante i frugali.

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Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) è un’organizzazione intergovernativa europea. È attivo dal luglio del 2012, come evoluzione dei precedenti meccanismi FESF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria) e MESF (Meccanismo Europeo di Stabilità Finanziaria).
Ha sede in Lussemburgo ed è gestito da:
• un Board of Governors (i ministri finanziari dell'area euro) presieduto dal portoghese Mario Centeno, Presidente dell'Eurogruppo;
• un Board of Directors (i cui membri vengono scelti dai ministri finanziari);
• un direttore generale (il tedesco Klaus Regling) che gestisce gli affari correnti del MES seguendo le indicazioni del Board of Directors. Inoltre presiede le riunioni del Board of Directors e partecipa a quelle del Board of Governors.
Il Presidente della Bce e il Commissario europeo agli Affari Economici partecipano in qualità di osservatori.

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La seconda linea di credito è l’ECCL (Enhanced Conditions Credit Line): è accessibile a tutti i Paesi dell’area euro con una situazione economica e finanziaria in generale solida, senza però rispettare alcuni dei criteri di ammissibilità per l’accesso al PCCL, primo fra questi come abbiamo visto il rapporto debito/Pil sotto al 60% (all’ECCL accedono i Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al 60%). Il Paese sarà obbligato ad adottare misure correttive per rientrare nei parametri non rispettati ed evitare eventuali difficoltà future per quanto riguarda l’accesso al finanziamento del mercato.
Attualmente i Paesi che hanno un rapporto debito/Pil superiore al 60% sono: Grecia, Italia, Portogallo, Belgio, Cipro, Francia, Spagna, Austria, Slovenia e Irlanda.

IL MES e la ristrutturazione del debito pubblico
L’ipotesi di una ristrutturazione del debito per i Paesi che chiedono di accedere ai programmi di sostegno è stata prevista per evitare che un Paese in difficoltà possa far ricorso all’aiuto del MES senza procedere ad alcun tipo di riforma o intervento strutturale: in pratica limitandosi a incassare il prestito senza tenere sotto controllo i conti pubblici, sapendo che un soggetto terzo (e comune) provvederà a saldare i creditori.

In ogni caso per l’Italia, come per tutti gli altri Paesi che avendo un rapporto debito/Pil oltre il 60% potrebbero far ricorso all’ECCL, la concessione del credito non è subordinata alla ristrutturazione del debito. Che resta come «spada di Damocle» nel caso in cui un Paese richiedente rifiutasse di intervenire per correggere in modo serio la propria situazione macroeconomica.

Le principali modifiche del 2019
Il processo di riforma del MES vede una prima fase a metà 2019 con il sostanziale via libera dei ministri delle Finanze all’Eurogruppo del 13 giugno, seguito una settimana dopo dalla riunione dei capi di Stato e di governo. In ogni caso, essendo la modifica di un trattato, ogni variazione al testo originale deve essere approvata in via definitiva dai Parlamenti nazionali. Tra le principali modifiche previste ricordiamo:
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Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) è un’organizzazione intergovernativa europea. È attivo dal luglio del 2012, come evoluzione dei precedenti meccanismi FESF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria) e MESF (Meccanismo Europeo di Stabilità Finanziaria).
Ha sede in Lussemburgo ed è gestito da:
• un Board of Governors (i ministri finanziari dell'area euro) presieduto dal portoghese Mario Centeno, Presidente dell'Eurogruppo;
• un Board of Directors (i cui membri vengono scelti dai ministri finanziari);
• un direttore generale (il tedesco Klaus Regling) che gestisce gli affari correnti del MES seguendo le indicazioni del Board of Directors. Inoltre presiede le riunioni del Board of Directors e partecipa a quelle del Board of Governors.
Il Presidente della Bce e il Commissario europeo agli Affari Economici partecipano in qualità di osservatori.


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Matteo Renzi intervistato da Repubblica
I fondi arriveranno tra un anno. Che fare nel frattempo?
"Iniziamo a spendere bene i soldi già stanziati. E poi serve il Mes, che ha vincoli inferiori al Recovery Fund e che è frenato da obiezioni ideologiche".

Conte e i Cinquestelle sono contrari.
"Io penso che non saranno Zingaretti o Renzi a imporre il Mes, lo farà la realtà. In autunno la crisi sarà tale che i soldi del Salvastati s’imporranno da soli. Del resto se lei ha un mutuo di 30 anni, da 1000 euro al mese, e gliene offrono uno da 15 anni a 500 euro, rifiuterebbe?".
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Nel caso del Mes, la polemica ha spesso ruotato intorno ai timori di vedersi materializzare la Troika. A questo dubbio, Giammarioli ha risposto in modo categorico: "Con le nuove linee di credito il Meccanismo non può imporre alcun genere di condizionalità ex post, austerity, Troika, taglio delle pensioni o del settore pubblico". L'unica condizionalità è l'impiego per i fini sanitari. L'ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, in un'audizione parlamentare ha spiegato che "l'Italia entrerebbe automaticamente in "sorveglianza rafforzata" (ex Regolamento 472/2013), ma Commissione ed Eurogruppo ci hanno assicurato che questa sarebbe limitata all'uso dei fondi per la sanità, che non ci sarebbero missioni di controllo aggiuntive e, inoltre, che non c'è intenzione di attivare la raccomandazione, possibile per i paesi in sorveglianza rafforzata, di presentare un programma di aggiustamento macroeconomico. Mi sembra ci si possa fidare". La richiesta dei fondi Mes darebbe alla Bce la possibilità di ricomprendere i titoli di Stato sotto il suo ombrello (il programma Omt lanciato da Mario Draghi).

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Le tempistiche
Come ha spiegato il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, intervistato da Repubblica, "le erogazioni del Recovery inizieranno nella seconda parte del 2021 ad eccezione di un 10% che verrà anticipato con l'anticipazione del Piano" con il quale gli Stati membri dettaglieranno come spenderanno le risorse. L'impegno assunto al Consiglio europeo nel pacchetto 2021-2027 è di erogare il 70% delle risorse nel 2021 e 2022, mentre il restante 30% dovrebbe arrivare nell'anno successivo. Quel che potrebbe dar fiato al governo (in termini di cassa) per la scrittura della prossima Manvora è invece scritto al punto 17 dell'accordo, dove si indica che "il prefinanziamento del dispositivo per la ripresa e la resilienza verrà versato nel 2021 e dovrebbe esser pari al 10%" delle risorse. L'agenda per svolgere tutti i passaggi è comunque fitta: "Prima dobbiamo aspettare il percorso di ratifica dei Parlamenti - ricordava lo stesso Gentiloni -, quindi dovremo riuscire a rispettare il calendario con l'approvazione dei Piani di riforme dei singoli Paesi entro aprile e andare sul mercato con titoli europei comuni".

Ben più snello l'iter del Mes, che a seguito dell'Eurogruppo di metà maggio ha subito attivato la linea pandemica: per richiederlo basta una lettera al board del Meccanismo. Segue una triangolazione tra Commissione, Bce e lo stesso Mes per validare la solvibilità del Paese richiedente e la finalizzazione di un Pandemic Response Plan condiviso con la capitale in causa, su un modello standard per tutti. La stima è che il tutto possa - compatibilmente con i tempi del dibattito del Paese richiedente - concludersi in due settimane. Lo stesso Mes ricorda che fare richiesta dei fondi non significa "tirarli": possono esser utilizzati come forma di assicurazione nei confronti dei creditori. Quanto alle risorse, il meccanismo di erogazione prevede un flusso pari al 15% del totale accordato al mese: oltre 5 miliardi, nel caso italiano.



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