SECONDO I MAGISTRATI LA GIUSTIZIA DI DRAGHI E' INGIUSTA

SECONDO I MAGISTRATI LA GIUSTIZIA DI DRAGHI E' INGIUSTA


Il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho boccia la proposta di riforma della giustizia penale voluta da Draghi e firmata dalla ministra Cartabia. Il procuratore di Catanzaro Gratteri rincara la dose "Così converrà delinquere, meno sicurezza nel Paese" il 50% dei processi finirà in prescrizione.

i.fan. - 20/07/2021


Le critiche più dure contro la riforma della giustizia penale che porta il nome della ministra Marta Cartabia ma ha l'imprimatur politico di Mario Draghi non sono arrivate da esponenti Cinque Stelle o dal redivivo Giuseppe Conte.

Le hanno pronunciate due procuratori autorevoli, Federico Cafiero de Raho e Nicola Gratteri.


Il primo è il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, uno snodo delicato e fondamentale per la sicurezza nazionale. Secondo De Raho con la riforma Cartabia il 50% dei processi non arriverà a conclusione "con gravi rischi per la democrazia e la sicurezza dell'Italia"

Il secondo è il procuratore capo di Catanzaro, noto per essere in prima fila nella lotta alla 'ndrangheta e alle collusioni tra politica e mafie.

Nicola Gratteri vede nella riforma Cartabia lo strumento con cui i mafiosi potranno evitare la giustizia.

«In termini concreti le conseguenze saranno la diminuzione del livello di sicurezza per la nazione, visto che certamente ancor di più conviene delinquere». In audizione davanti alla commissione giustizia della Camera, Gratteri ha criticato l’improcedibilità dell’azione penale prevista dalle nuove norme, dopo i tempi predeterminati per l’appello e la Cassazione, rispettivamente due anni e un anno. «Fissare una tagliola con un termine così ristretto vuol dire non assicurare che tutto venga analizzato con la dovuta attenzione», ha detto Gratteri. «A questo punto sarebbe meglio tornare alle norme sulla prescrizione del reato come erano prima della riforma Bonafede, provocherebbero meno danni. Per ridurre i tempi dei processi sono necessarie modifiche a monte e non a valle»

Le dichiarazioni di due magistrati contrari alla riforma Cartabia, a cui probabilmente se ne aggiungeranno altre dall'interno della magistratura, rinforzano le critiche che Giuseppe Conte aveva manifestato allo stesso Mario Draghi.

Il governo "tecnico" dei "migliori" sconfessato dai migliori tecnici della Giustizia!

Il precedente Si dei Cinque Stelle, sotto la pressione/minaccia congiunta di Beppe Grillo e Draghi, è destinato a trasformarsi rapidamente in un No motivato con i pareri autorevoli di esperti e magistrati?


Senza dimenticare che la riforma Cartabìa è un tassello importante del PNRR, il Recovery Plan la cui attuazione - ovvero l'esborso di 250 miliardi a favore dell'Italia - è vincolata alla realizzazione di alcune modifiche amministrative tra cui quelle che riguardano la durata dei processi.

Sarà stata una coincidenza a far parlare due magistrati autorevoli il giorno dopo l'incontro tra Draghi e l'avvocato Conte nella nuova veste di presidente M5S?

E la fine del braccio di ferro Grillo - Conte darà la stura al soffocato scontento di una parte dei Cinque Stelle contro l'establishment draghiano (primo tra tutti il ministro filonucleare Roberto Cingolani)?

Se c'è vita nell'universo, perché non potrebbe esserci anche in Luigi Di Maio e dintorni?

i.fan.


keywords: Riforma Cartabìa, governo Draghi, Giuseppe Conte, Beppe Grill,o Movimento 5 Stelle, Magistratura, Giustizia, Nicola Gratteri, Federico Cafiero De Raho, Luigi Di Maio, mafia, ndrangheta,

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