ADRIATICI, ASSESSORE LEGHISTA CON LICENZA DI UCCIDERE PER RAZZISMO

ADRIATICI, ASSESSORE LEGHISTA CON LICENZA DI UCCIDERE PER RAZZISMO


Il caso di Massimo Adriatici, assessore leghista di Voghera che ha ucciso Youns El Boussetaoui, marocchino, con un colpo di pistola "perchè molestava", non è eccesso di legittima difesa ma un'esecuzione sommaria, un atto deliberato di razzismo violento.

i.fan. - 21/07/2021

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Lo sceriffo di Voghera, all'anagrafe Massimo Adriatici, docente di Diritto e un passato da poliziotto, assessore leghista alla sicurezza e abituato a girare con la pistola a qualsiasi ora e luogo, ha ucciso il 39enne Youns El Boussetaoui, originario del Marocco, uno sbandato pluripregiudicato, noto alla polizia.

Un alterco in piazza, di sera nei pressi di un bar, tra Adriatici e Boussetaoui, non si sa per quale motivo.

Adriatici tira fuori la pistola e la punta verso il marocchino. Poi afferma di essere stato spinto e nella caduta gli sarebbe partito un colpo che accidentalmente colpisce il marocchino al cuore.

Sembra la versione di uno dei tanti episodi di omicidio da parte di agenti di polizia negli USA per giustificare l'uccisione di un afroamericano.

Da una parte c'è un balordo, un pericoloso molestatore, un soggetto che vive fuori dai margini della legalità e della decenza, ovviamente un immigrato, un delinquente, anche se disarmato.

Dall'altra un professionista del diritto penale, un uomo in politica, tutto "legge e ordine" che si sente in dovere e in diritto di giudicare un individuo su due piedi e decidere che si tratta di un pericolo da eliminare con tutti i mezzi. Un delitto giustificabile con la "legittima difesa".

Questo è il cuore del vero razzismo.

Non le chiacchiere, le opinioni, gli insulti. Quella è roba opinabile, sfumature semantiche da lasciare ai politici opportunisti.

Il vero razzismo è quello di Massimo Adriatici, che non esita ad estrarre la pistola, già carica, per sparare contro un immigrato.

Perché se si fosse trattato di un cittadino italiano, per quanto violento, pregiudicato o molestatore, il leghista avrebbe atteso l'arrivo della polizia per riportare l'ordine e la legalità.

Boussetaoui secondo i testimoni e le prime ricostruzioni, non era armato, non stava rubando, non stava occupando una proprietà privata, non stava minacciando la vita di nessuno.

Ma dava certamente fastidio, forse ubriaco o in un attacco di follia. Un cittadino "normale" non penserebbe mai ad uccidere un soggetto simile, lo eviterebbe o chiamerebbe le forze dell'ordine o un'ambulanza.

Un vero razzista invece si sente in diritto di sfidare il Boussetaoui di turno, di dimostrargli tutto il suo disprezzo e al tempo stesso lo sfiderebbe, tanto più sentendosi sicuro grazie alla pistola che porta con sè.

E se quell'altro, per balordaggine, ubriachezza o avendo una vita di niente da perdere, non si intimorisce allora è giusto eliminarlo, per legittima difesa.

Tuttalpiù si potrà discutere se c'è una piccola dose di eccesso oppure, come vorrebbe Salvini, è pronta una medaglia per più che legittima difesa.

Razzismo, razzismo, razzismo.

Ci siamo giustamente indignati per le torture e le violenze contro i detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere da parte della guardie penitenziarie. Un episodio gravissimo e pericoloso per i fondamenti di una società civile.


Per lo stesso motivo, con la stessa preoccupazione, dobbiamo indignarci per l'esecuzione sommaria di Youns El Boussetaoui, cittadino del Marocco, da parte di un leghista armato di pistola e razzismo.

i.fan.


keywords: Lega, Salvini, razzismo, assessore leghista, Massimo Adriatici, Youns El Boussetaoui, armi private, legittima difesa, immigrati,

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