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Smettiamo di Combattere il Coronavirus con le Bugie e le Mezze Verità

03/04/2020

Cominciando dalla banale constatazione che ad un vecchio che muore di covid-19 è inutile negare l'onore delle armi, solo perchè aveva il diabete. Anche lui è un fante caduto in battaglia. Anche lui deve essere considerato nei numeri di questa tragedia


mancano i ventilatori per salvare le vite di chi ha i polmoni fuori uso, ma si professa una fede cieca nel denaro che salverà l'umanità dal disastro

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Post Scriptum


Mi associo al lungo applauso di centinaia di marinai della portaerei nucleare USS Theodore Roosevelt rivolto al loro capitano Brett Crozier, licenziato dai vertici militari del Pentagono per aver chiesto di evacuare la nave su cui decine di marinai erano risultati contagiati.


Il capitano Crozier, pur essendo un militare abituato alle guerre e alla morte, ha ritenuto doveroso dire la verità per salvare la vita di molti suoi soldati. "Non siamo in guerra, non c'è motivo di stare sulla nave ad aspettare di ammalarsi" - ha pensato e chiesto ai suoi vertici Crozier, e per questo è stato licenziato "per mancanza di professionalità", per aver avvisato il mondo che su una nave da guerra dovrebbero valere gli stessi principi di precauzione e sicurezza che sono alla base di quelle decisioni tardive, dolorose ma inevitabili, che coinvolgono più di 4 miliardi di persone.

Il video che mostra il capitano Crozier scendere dalla portaerei accompagnato dal saluto caloroso di tutto l'equipaggio è una pagina di semplice verità, quella che serve per sconfiggere il virus, quella che non amano i militari ed i politici pieni di tracotanza e stupidità.


https://www.youtube.com/watch?v=ayaLwHW-244

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Penso a come questo strano virus è sbucato e si è diffuso.


E' scappato, accidentalmente ma colpevolmente, tra settembre e ottobre del 2019 da un laboratorio cinese di Wuhan in cui si coltivava il mito moderno e globale della super-scienza, super-dotata, super-tecnologica, invincibile. Si è reso invisibile per un paio di mesi, accumulando silenziosamente le sue armi e le sue truppe, ha iniziato a fare le prime prove di contagio a dicembre, uscendo allo scoperto e verificando l'arroganza, la stupidità e l'enorme conflitto di interessi del sistema politico cinese.


Ha approfittato che il regime di Xi Jinping, basandosi su falsi presupposti, sul business as usual e sulla convinzione di onnipotenza accumulata in decenni di pratiche di potere, lo considerasse poco più che un raffreddore, anzi una maldicenza da sopprimere velocemente per evitare che potesse turbare il sogno cinese.


Il dottore Li Wenliang è stato testimone e vittima della prima grande bugia dell'umanità sul coronavirus.


La responsabilità della Cina nel non aver consentito a dicembre 2019 di diffondere l'allarme del coronavirus con forza e tempestività è immensa e incancellabile.


Quando il regime si è reso conto che aveva a che fare con un nemico sconosciuto e implacabile, era già troppo tardi. L'esercito del "nuovo coronavirus", Sars-Cov-2, aveva già reclutato miliardi di molecole, infettato milioni di cinesi, iniziato ad ucciderne decine di migliaia.


Numeri drammatici già alla fine di gennaio, che il Partito Comunista ha deciso di tenere nascosti, minimizzandoli dentro lo stretto necessario e commettendo il secondo enorme atto di arroganza criminale.


I numeri diffusi quotidianamente da Pechino, complice l'OMS Organizzazione Mondiale della Sanità, (WHO), trasmettevano l'impressione che si trattasse solo di un'influenza un pò aggressiva, che a confronto con le influenze stagionali aveva addirittura un indice di contagio molto inferiore.


Affermazioni che stridevano con le misure di isolamento totale di gran parte della Cina, del coprifuoco a Wuhan, con le immagini che sfuggivano alle maglie della censura. Ma Xi Jinping ha continuato a mentire, affermando che le misure erano precauzionali.


Come se in una guerra un generale decidesse di schierare un esercito di 10 milioni di soldati per combattere un nemico la cui minaccia si risolveva in poche migliaia di morti.


Personalmente ho pensato che le autorità cinesi avevano chiaro fin dalla metà di gennaio quale sarebbe stato l'andamento dell'epidemia. Hanno aspettato altri giorni, presi nella morsa dell'imminente capodanno, degli esodi di massa che da un lato avrebbero moltiplicato la velocità del contagio dall'altra avrebbero provocato ripercussioni sull'economia.

Alla fine ha prevalso la linea di Zhong Nanshan, personaggio di regime diventato popolare nel periodo della SARS, che si basava su due presupposti:


- chiudere tutta la provincia di Hubei, ad iniziare dal capoluogo Wuhan, per limitare il contagio al resto del paese;
- manipolare i dati epidemiologici per non scatenare il panico irrazionale e la rivolta sociale contro il regime.


Fu sua probabilmente anche la scelta di "riabilitare " Li Wenliang dopo che era morto e per limitare i danni all'immagine dei burocrati di partito, sommersi dallo sdegno dei social media.


In sintesi, l'apparato di Xi Jinpig ha mentito sulla forza distruttiva del coronavirus e ha illuso tutti i governanti degli altri paesi che la minaccia era sì grave ma non tale da sconvolgere le abitudini e gli interessi del mondo intero.
Il quale mondo era ben contento di ascoltare bugie e manipolazioni, a cominciare dal grande rivale-amico Donald Trump, a cui i servizi segreti avevano già fornito, fin dalla fine di gennaio, informazioni utili a lanciare l'allarme e le misure di prevenzione, sia negli Stati Uniti che nei paesi alleati.

Ma Donald Trump, dall'alto della sua arroganza e stracolmo di conflitti di interesse, ha deciso che le brutte notizie non dovevano essere diffuse, perchè avrebbero allarmato il popolo americano e i suoi amici impegnati a far salire l'indice di Wall Street e a raccontare che il mondo non ha limiti, non ha paura di nulla, figuriamoci se uno sconosciuto virus influenzale poteva metterlo in serio pericolo.


I soliti allarmisti, e qualche scienziato troppo scrupoloso e non ancora a libro paga delle case farmaceutiche e delle corporation che fanno profitti sulle malattie dell'umanità (la parte ricca), lanciava allarmi inascoltati.

Dalla lettura della stampa più diffusa si traeva l'impressione che:
- il problema fosse essenzialmente cinese, o al più asiatico,
- che le misure di contenimento soft fossero adatte a prevenire invasioni,
- che ai primi caldi primaverili sarebbe tutto scomparso

L'illusione in Italia fu lampante quando all'inizio di febbraio si scoprì la coppia di turisti cinesi ammalati a Roma. Portati in rianimazione allo Spallanzani, rintracciati gli addetti dell'albergo in cui era alloggiati e fatti alcuni tamponi, il caso fu ritenuto chiuso.Scampato pericolo, ancora per un paio di settimane, quando a Codogno esplose la bomba del "paziente 1", e l'epidemia diventò palese in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e via via nel resto d'Italia.

All'inizio si scatenò l'idiozia collettiva della Milano non si ferma, è solo un'influenza, non rinunciamo agli aperitivi. Ma ben presto si capì che il coronavirus era un'altra cosa, ben più grave di come l'avevano raccontata i cinesi e i burocrati della Organizzazione Mondiale della Sanità.


Si provò ad imitare la Cina, o meglio quello che la Cina aveva raccontato al mondo, pensando di cavarsela con mezze misure, il ministero della salute assunse come consigliere speciale un tale Ricciardi dell'OMS che ripeteva che era solo un'influenza. Poi di fronte alla escalation impressionante ed esponenziale le mezze misure sono diventate trequarti, tutti a casa ma molte fabbriche ancora aperte, i trasporti pubblici semichiusi, la gente che porta il cane a spasso, ma intanto i miliardi di coronavirus avevano preso i treni per il Centro e per il Sud.

L'Italia è stata ben presto imitata e superata da altri paesi, dalla Spagna e poi dagli Stati Uniti, dove l'epidemia esponenziale è proporzionale all'arrogante sicumera di Donald Trump. Stesso copione, stesse immagini tragiche, il potere politico e finanziario che cerca di dimostrare di essere più potente del microbo invisibile e finisce regolarmente indietro nella corsa disperata verso la salvezza del proprio popolo.


I numeri ormai non dicono più nulla, anzi dicono che tutti hanno mentito e stanno mentendo, chi più chi meno.


Oggi 3 aprile secondo le rilevazioni del Center for Systems Science and Engineering (CSSE) presso Johns Hopkins University, i morti sarebbero 55mila e i contagiati 1.05milioni. Dentro questi numeri ci sono anche quelli della Cina, che conta 1,4miliardi di abitanti e avrebbe avuto solo 80mila contagi e 3.500 morti. Una crudele e ridicola bugia.


Ma anche in altri paesi, come l'Italia la Spagna la Francia o la Germania, il numero dei morti risulta sottostimato, perchè in molti casi vengono imputati ad altre cause e altre patologie. In Corea o in Giappone se avevi più di 60 anni ed eri diabetico, ancorchè morto improvvisamente di polmonite, non sei stato conteggiato tra le vittime del COVID-19.

Le anagrafi di molti Comuni in Italia confrontano i decessi nel periodo febbraio-marzo di quest'anno con quelli delle serie storiche, calcolano la differenza che in teoria dovrebbe essere imputata al covid-19 e collimare con i morti dichiarati dalla Protezione Civile, ma i conti non tornano di parecchio, dalle tre alle cinque volte.


Quasi tutti si sono adeguati alle direttive internazionali emanate principalmente dall'OMS e supportate dall'esperienza "vittoriosa" cinese, quasi tutti si sono fatti trovare impreparati e incoscienti, soprattutto pieni di quella boria tutta modernità, tecnologia, globalismo, abitudine a consumare in fretta e con ingordigia.

VOX POPULI: Is Abe at risk of declaring an emergency just to look good?


Non è un caso che gli epicentri della pandemia siano le aree più simboliche della globalizzazione, la Cina l'Europa e gli Stati Uniti d'America. Sono sistemi complessi e ad alta intensità di sviluppo basato su mobilità veloce, finanza estrema, densità di interessi e di consumi di energia, acqua, cibo, tecnologia.


Gli effetti della immobilizzazione forzata di questi sistemi saranno percepiti come più devastanti degli stessi aspetti sanitari. Le misure di "sostegno economico" varate dai singoli paesi e dalle istituzioni finanziarie internazionali da un lato sono doverose ma dall'altro contengono elementi di opacità e di menzogna che non tarderanno a manifestarsi e a provocare effetti dannosi come covid-19.


Dietro i trilioni dollari e di euro messi in campo si intravede la stessa supponenza, lo stesso messaggio di invincibilità che ha portato a minimizzare i rischi dell'epidemia e a d esaltare la forza della conservazione del sistema.


A New York come in tutta l'America e l'Europa mancano i ventilatori per salvare le vite di chi ha i polmoni fuori uso, ma si professa una fede cieca nel denaro che salverà l'umanità dal disastro.


Mai come in questo caso il numero dei morti e delle sofferenze è direttamente proporzionale al numero di bugie e di illusioni che abbiamo coltivato e stiamo ancora riproponendo. Mai come in questo momento sarebbe necessario per i popoli e per gli Stati ripristinare il senso della verità e della misura.


Cominciando dalla banale constatazione che ad un vecchio che muore di covid-19 è inutile negare l'onore delle armi, solo perchè aveva il diabete. Anche lui è un fante caduto in battaglia. Anche lui deve essere considerato nei numeri di questa tragedia, per riportarla alla sua esatta e tragica dimensione.



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