Strani Incendi ai Gioielli Militari della Russia di Putin


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Dopo l'incendio e l'affondamento della Moskva, ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero, brucia anche il centro di ricerca militare aerospaziale a Tver, dove è nato il supermissile Iskanders: 6 morti, 10 dispersi, 30 feriti e una struttura militare strategica ormai in fumo. In Russia ci saranno altri "strani incendi", perché ...

i.fan. - 22/04/2022 - aggiornato il 23/04/2022 22:34:14


aggiornamento 23/04/2022

Sarebbero almeno 25 i morti per l'incendio scoppiato nel centro russo di ricerca aerospaziale a Tver, secondo fonti di stampa inglesi.

Il bilancio delle autorità russe invece  è fermo a  7 vittime e alcune decine di feriti.

Le cause ufficiali dell'incendio sono ancora sconosciute, ma il ministero della Difesa non ammetterà mai pubblicamente che nel centro di ricerca sia stato possibile compiere un sabotaggio da parte di unità segrete ucraine.



La guerra Russia - Ucraina viene seguita dall'opinione pubblica europea soprattutto attraverso le immagini e le news dai luoghi di battaglia.

La parte preponderante, non potrebbe essere altrimenti, riguarda le informazioni dal fronte di guerra, la scoperta incessante dei crimini compiti dai militari russi, da Bucha a Mariupol, le notizie su abbattimenti aerei, scontri di carri armati, missili su ospedali e centri abitati, fosse comuni con centinaia di cadaveri.

La guerra è orrore e quella scatenata da Putin contro l'Ucraina ne è la riprova.

Un orrore senza giustificazioni geopolitiche o militari, un orrore che sgorga direttamente dalle farneticazioni ideologiche di Putin, dalla sete di potere sua e del suo apparato di regime e arriva direttamente ai nostri occhi.

La guerra però non è solo l'orrore del fronte di battaglia, ma anche quello che accade nelle retrovie degli eserciti e della società civile.

Chi si è schierato fin dal primo giorno di guerra con l'Ucraina aggredita e con la necessità di difenderla, ha scrutato in questi due mesi le pieghe della Russia cercando i segnali di una possibile e auspicabile reazione della società civile, il cosiddetto "fronte interno" contro Putin.

Ricerca vana finora, secondo i sondaggi ufficiali e le prevedibili repressioni delle proteste a Mosca e San Pietroburgo.

Ma c'è una forma finora sottovalutata di protesta e di reazione della società russa che è rappresentata dalle centinaia di migliaia di russi che dal 24 febbraio sono "emigrati", fuggiti all'estero, in ogni direzione, chi per paura delle sanzioni, chi per sfruttare meglio le proprie competenze professionali, chi per cercare luoghi dove vivere senza l'oppressione psicologica e la paura di essere inghiottito dal conformismo di regime.

Tra le migliaia di espatriati russi molti appartengono alle professioni delle tecnologie avanzate, esperti di informatica, di intelligenza artificiale, di nanotecnologie. Persone spesso legate direttamente o indirettamente alle aziende occidentali che lavoravano in partnership con quelle russe, e che hanno avuto la possibilità di riparare all'estero senza problemi economici, trovando subito lavoro.


Il danno indiretto di queste fuoriuscite di know how è enorme e non tarderà a manifestarsi in molti settori, dall'estrazione del petrolio, all'industria chimica o agroalimentare e soprattutto quella militare.

Se l'embargo sui microchip mette in difficoltà la produzione manifatturiera russa, la fuga di cervelli e di esperti è ancora più devastante, anche nel breve termine.

Lo dimostrano due episodi apparentemente scollegati tra loro, ma probabilmente accomunabili per molti aspetti. L'affondamento della Moskva, la nave ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero e lo strano incendio nel Centro di Ricerca aerospaziale militare a Tver, che ha provocato la morte di 6 dipendenti, 30 feriti e almeno 10 dispersi, probabilmente carbonizzati sotto le macerie.

Sull'affondamento della Moskva il Ministero della Difesa russo ha mantenuto la versione ufficiale: un incendio con cause ignote che avrebbe provocato l'esplosione dei magazzini di munizioni. Nessun morto, i marinai salvi, la nave affondata anche per colpa del mare in burrasca.

Una versione tranquillizzante, che cerca di evitare l'umiliazione sul piano militare, perché nega che gli ucraini siano riusciti a colpire la Moskva con due missili che hanno eluso i sistemi elettronici di intercettazione e difesa della nave. Nessuna vittima equivale a dire che in fondo la perdita è relativa.


Ma con il passare dei giorni la versione del Cremlino diventa un boomerang perché i familiari di molti marinai imbarcati sulla Moskva cercano di mettersi in contatto con i loro giovani e non ottengono risposte. Le loro lettere strazianti diventano altrettante fonti di proteste e dubbi sulla crudeltà delle bugie di Putin.

Ma l'episodio della Moskva appare ancora più inquietante e grave per il futuro del regime se viene analizzato da un'altra prospettiva, e accostato all'incendio del Centro di ricerca a Tver.

La causa in entrambi i casi va ricercata in qualcuno che conosceva i sistemi informatici e tecnologici dell'apparato militare russo e ha trasferito le sue conoscenze ai servizi ucraini e/o occidentali.


Qualcuno che, avendo lavorato per consulenze tecniche di alto livello con le aziende del settore militare russo, aveva avuto accesso ad informazioni importanti.

L'incendio del centro di ricerca di Tver può essere stato attivato da "remoto", anche da un centro esterno al territorio russo,  provocando via software un surriscaldamento di un computer o di un apparato informatizzato. Chi ne aveva conoscenza non era necessariamente un addetto militare, perché ci sono stuoli di consulenti esterni, alle dipendenze di altre aziende informatiche e militari, che lavorano stabilmente nei centri nevralgici.

Una tecnica già utilizzata dai servizi segreti israeliani per provocare incendi ed esplosioni nelle centrali di arricchimento dell'uranio in Iran.

Anche nel caso della Moskva, che si sia trattato davvero di un incendio o di un attacco missilistico coadiuvato dalla "distrazione" dei sistemi radar, è facile ipotizzare un aiuto "umano" esterno, di chi conosceva la nave e i suoi sistemi elettronici.

In sintesi si potrebbe affermare che in entrambi i casi ci sia stato un "contributo" esterno, fornito da un settore della società civile russa fuggita all'estero per ripudio della guerra e per protesta contro Putin.

Un "fronte interno"  che agisce dall'esterno.


Anche questa è una conseguenza della scelleratezza del Cremlino, della miopia paranoica di Putin e della possibilità di aiutare l'Ucraina non solo con le armi ma anche con l'aiuto dei russi dissidenti.

Attorno a Putin ci potranno essere altri strani incendi ...


(in aggiornamento)


i.fan. twitter: menoopiu


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