US 2020, DA "YES WE CAN" A "NO HE CAN'T"


- 19/08/2020

Inizia ufficialmente la campagna in "smartworking" per le presidenziali USA 2020. Biden-Harris contro Trump, più scemo e arrogante che mai.


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La convention dei democratici americani ha ufficializzato la scelta. Joe Biden sarà lo sfidante di Donald Trump il 3 novembre, Kamala Harris la sua vice.


La virtuale e sonnolenta convention in "smartworking" segna l'inizio del rush finale della campagna elettorale. Tra pochi giorni ci sarà quella altrettanto scontata dei repubblicani rimasti attorno al biscazziere inquilino della Casa Bianca.


La convention democratica l'ha aperta e segnata Michelle Obama, nelle vesti della pasionaria.


Suo marito Barak era diventato presidente nel 2008 con lo slogan "Yes, we can", un incitamento all'ottimismo e all'attivismo per cambiare il mondo, gli establishment, le gerarchie di potere.


Dopo 12 anni e tante disillusioni sua moglie Michelle lancia la campagna dell'ex vice Biden con "No, he cannot" alludendo all'impossibilità di Trump di rifare il presidente degli Stati Uniti e alla necessità quindi di impedirne la rielezione per evitare il peggio.

E' la linea politica di tutti i democratici, l'unica che li accomuna, contrastare Trump per ridare all'America una chance di uscire da una crisi epocale, la cui colpa non è tutta della pandemia di Covid-19.


Da Bernie Sanders a Bill Clinton, da Alexandria Ocasio Cortez a Kamala Harris, il leit motiv dei dem è fermare Trump, impedire con il voto che il più folle dei presidenti americani faccia altri disastri a danno degli americani ( o faccia troppi favori a beneficio dei suoi amici).
Non dovrebbe essere un'impresa difficile, se si considerano i milioni di contagiati e i 200 mila morti da Covid-19 per colpa delle demenziali sortite della Casa Bianca, i 20 milioni di disoccupati con o senza assistenza. Numeri che creano preoccupazioni nello schieramento politico di destra, e molti vecchi repubblicani meditano di saltare sul carro di Biden, come hanno già fatto il senatore Kasich e l'ex segretario di stato di Bush, Colin Powell.


Ma nell'America che 4 anni fa ha consentito a Trump di andare al potere tutto è possibile, grazie all'opaca identità dei progressisti, assenti e richiamati in servizio solo negli ultimi mesi dopo la barbara uccisione di George Floyd. Trump inoltre può elargire altri trilioni di dollari in bonus e favori nei mesi che precedono il voto, e ha sempre dalla sua parte i multimiliardari della finanza nera che lo appoggiarono nel 2016, da Robert Mercer a Sheldon Adelson.


Kamala Harris è stata incaricata di dare una scossa ai democratici. Donna e figlia di immigrati, esperta di law & order ma sensibile alla materia dei diritti civili, Kamala è già stata messa da Trump nel novero dei "socialisti" che vogliono distruggere i valori fondamentali dell'America.


Per molti sarà la Harris il vero presidente, se l'acciaccato Biden vincerà le elezioni, e sicuramente ci sarà ancora lei nel 2024.


Ma per il momento Kamala è solo una foglia di fico sui malesseri profondi dei progressisti americani, e non è detto che incontri il favore di tutti, visto che sia Michelle Obama che Alexandria Ocasio Cortez non l'hanno menzionata nei loro discorsi alla convention.
Nessuno toglierà dalla mente degli americani che l'incubo Trump si è materializzato per la convergenza delle colpe di Hillary Clinton e le astuzie di Vladimir Putin.


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Gli ultimi sondaggi di mercoledì 19 agosto sono a favore di Biden ma molto divaricati e vanno da un + 10% di YouGov a un modesto + 4% del Rasmussen.


Nella follia del sistema elettorale americano quest'anno i veri protagonisti delle Presidenziali potrebbero diventare i postini, se consegneranno a tempo le buste per il voto tramite US Postal Service o se le porteranno direttamente ai comitati elettorali di Biden o Trump per maneggiarle a loro piacimento.


Trump metterà le mani avanti per contestare qualsiasi esito del voto a lui sfavorevole.


Dice che per schiodarlo dalla Casa Bianca ci vorranno i carri armati.



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