Venezia, cambiamenti climatici e immutabili ipocrisie

14/11/2019

Le cronache sulla disastrosa "acqua alta" di Venezia attribuiscono ad Arrigo Cipriani, proprietario dell'Harry's Bar, un'amara constatazione "«restai aperto anche nel ’66, all’acqua alta siamo abituati, al cambiamento climatico non credo»", subito dopo aver criticato il mondo politico attuale e recente.


https://www.ilmessaggero.it/italia/mose_venezia_fine_lavori_problemi_costo-4860709.html

«L'acqua alta a Venezia è un fatto abbastanza normale, che avviene da mille anni - sostiene Arrigo Cipriani - questa è stata un'acqua alta eccezionale e mi sembra però che sia stata grandemente dilatata dalla stampa. L'acqua alta viene su e va giù verticalmente, non è un'inondazione - prosegue il patron dell'Harry's Bar - è pulita, non è un'acqua di fiume sporca e i veneziani sono abituati. Questa volta è venuta diciamo 40-50 cm più alta, quasi come quella del 1966. Però io ricordo che nel 1966 l'Harry's Bar era aperto il giorno dopo. Oggi noi eravamo aperti al lunch e siamo aperti per la cena».

«Non per darsi delle arie - specifica Cipriani - ma credo che uno che vive e lavora a Venezia da tantissimi anni ormai è abituato a queste vicende. L'acqua alta può avvenire tutti gli anni d'inverno, questa volta è stata accompagnata da un grande vento eccetera. Ma quello che fanno vedere alla televisione, le gondole disperse, i vaporetti...Quella è tutta colpa dell'uomo, non hanno provveduto in tempo a tutelarsi verso un'acqua alta che ha fatto superare gli ormeggi alle barche. Di tragico non vedo niente, non vedo una cosa così enorme da far parlare tutto il mondo».

Le considerazioni di Cipriani sono condivisibili?

Il Mose, ora da tutti invocato come un totem salvifico, costato 6 miliardi e inutilizzato/inutilizzabile, è uno scandalo che accompagna Venezia e l'Italia da decenni, con il solito contorno di corruzione, tangenti e idolatria socio-politica per le "grandi opere" inutili.

Finirà prima il fenomeno dell'acqua alta oppure la messa in opera del Mose?

Ma c'è un contesto più ampio che spiega la grande risonanza dell'acqua alta di Venezia in tutto il mondo: viviamo nell'era dei cambiamenti climatici e dei fenomeni estremi, dello scontro politico-scientifico attorno ai grandi temi dello sviluppo economico, del suo modello e della sua sostenibilità.


Allarmismo e negazionismo, anche nel caso di Venezia si ripropone lo scontro tra chi vede una concausa tra il global warming e ogni evento disastroso - incendi, alluvioni, uragani, sciglimento dei ghiacciai, siccità ecc - e chi invece nega le evidenze scientifiche e i modelli previsionali, basandosi sulla "constatazione empirica" che simili eventi si ripetono ciclicamente in natura da millenni.
L'acqua alta di Venezia di questi giorni con il picco di 187 centimetri si era già verificata nel 1966, più di mezzo secolo fa, quando il riscaldamento globale non era ancora percepibile, e i tre quarti della popolazione mondiale aveva un tenore di vita e un modello di consumi abissalmente inferiore a quello attuale, e le emissioni di CO2 erano assorbite da foreste non ancora distrutte.
Quindi, secondo i negazionisti del cambiamento climatico non c'è da allarmarsi ma è sufficiente gestire la situazione con gli accorgimenti che di volta in volta si rendono necessari. A Venezia sarebbe bastato diramare un'ordinanza di allerta più efficace per evitare alcuni dei danni subiti, e anzichè costruire un inutile MOSE potrebbero bastare le misure evocate da Cipriani ed altri.

Accomunare le cause dell'eccezionale acqua alta provocata da un altrettanto eccezionale uragano mediterraneo a quelle che sono all'origine di incendi mai visti che devastano l'Australia o la California, è un azzardo più che giustificato dal moltiplicarsi dei "segnali" che l'ecosistema Terra sta inviando al genere umano e alla sua classe politica.
Lo scetticismo del proprietario dell'Harry's Bar, come quello di ogni cittadino, non è verso gli 11000 scienziati che hanno analizzato i cambiamenti climatici e proposto alcuni possibili rimedi.
Lo scetticismo, anzi la contestazione, è verso l'immutabile ipocrisia dei politici, che si tratti di acqua alta o meno.