COLPO DI STATO In Spagna la democrazia affoga nella retorica della finta legalità

Barcellona scende in piazza per la libertà dei Jordis e l'indipendenza.

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Spagna, Colpo di Stato atto I°.

Rajoy e Sanchez del PSOE hanno annunciato l'applicazione dell'articolo 155 della costituzione spagnola che prevede:

(I) Ove la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi.

(II) Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente.

In modo arbitrario e repressivo Madrid annulla tutte le istituzioni democratiche di Barcellona.

 

L'ambiguità dell'articolo 155 e l'uso che monarchia e governo spagnolo ne fanno è tipico delle dominazioni coloniali o di Stati che, sapendo di avere una contraddizione al proprio interno, pretendono di risolverla con la forza .

Anche nella costituzione del sud africa ai tempi dell'apartheid era sancita l'esclusione della popolazione di colore dai diritti umani e civili. I bianchi si appellavano alle leggi per reprimere le sommosse e imprigionare i "rivoltosi" come Mandela.

Appellarsi alle leggi è certamente utile e doveroso quando ci si confronta tra portatori di pari diritti, ma quando un individuo o un popolo ritengono con fondatezza storica di avere il diritto di vivere con una propria identità e quindi con una propria organizzazione statale (indipendente ma non conflittuale dall'altra) non c'è legge che tenga.

Tra gli individui vige il diritto al divorzio e ci sono voluti anni e battaglie ed emancipazioni per far valere un principio di libertà che veniva negato dai dogmi della chiesa e dello stato. Perchè lo stesso principio non dovrebbe valere tra i popoli, pur con tutte le ovvie differenze e precauzioni?

La storia della Catalogna è attraversata da periodi di indipendenza, alleanza o sottomissione, ma nessuno può negare che la specificità della situazione catalana è stata fatta riesplodere dalla ottusa arroganza monarco-centralista del partito popolare e dei settori della destra spagnola, quando nel 2010, tornato al potere il partito popolare, vennero cancellate alcune delle autonomie concesse nel 2006 e sugellate da un referendum popolare.

Quell'episodio ha creato una ferita insanabile, distruggendo la possibilità di un rapporto sincero di collaborazione tra catalani e spagnoli, perchè dimostrava che la specificità catalana era comunque soggetta al vento politico di Madrid e non ad un diritto inalienabile del popolo. 

Chi oggi si appiglia alla legalità, perchè non ha denunciato e impedito quella lacerazione?

L'interpretazione della legalità e dei principi costituzionali a senso unico, alla base delle recenti dichiarazioni ed iniziative sia del governo che della monarchia, sono ottuse e prevaricanti, come è stata una prova di ottusità la violenza della polizia nel referendum del 1 ottobre e l'arresto di Jordi Sanchez e Cuixart.

La Spagna pensa ancora di essere quella dei conquistadores e tratta la Catalogna come gli indigeni dell'America Latina.

Rajoy e filippo sesto la riportano indietro di 300 anni, a filippo quinto che promulgava i Decreti di Nueva Planta per assoggettare la Catalogna alla Castilla

 

 

Di fronte a questi atteggiamenti un popolo che aspira ad essere una nazione ha diritto di ribellarsi.

L'articolo 155 di Rajoy è un contenitore di tutte le possibili opzioni di repressione. L'emulo di Erdogan è arrivato a minacciare Puigdemont di arresto per "ribellione" e il carcere per trenta anni.

La Spagna fa parte dell'Unione Europea, la quale dovrebbe impedire lo scempio ai diritti fondamentali della convivenza democratica e invece non lo fa.

I politici europei, soprattutto quelli che si richiamano alla tradizione socialista, dovrebbero sapere che l'avallo alla repressione nei confronti della Catalogna porterà conseguenze negative in tutta l'Europa e darà legna da ardere a quanti sostengono che il processo di unificazione e governo del Vecchio Continente è fatto ai danni dei popoli e dei più deboli.

Se il ceto politico dominante fosse meno ottuso e prepotente, capirebbe che le rivendicazioni di indipendenza dell'era moderna sono figlie della maggiore integrazione economica e politica degli ultimi 20 anni. Abbattute le barriere doganali e protezionistiche, e quindi venendo meno la necessità di federarsi solo per interesse, i popoli e le etnie dell'Europa riscoprono le identità culturali come elemento unificante, non più legato ad interessi solo materiali ma anche ideali.

La Catalogna ha una tradizione repubblicana, e per quale motivo deve sopportare l'anacronistica ingerenza di un monarca che non ha alcuna legittimità a dire e a fare quello che fa ?

Basterebbe solo questo per giustificare la richiesta di indipendenza della Catalogna.

Purtroppo la tragedia catalana accade nel silenzio e con la complicità degli altri paesi europei e delle forze intellettuali che un tempo si mobilitavano per molto meno.

L'appiattimento causato dalla omologazione dei modelli politici, dai troppi anni di "governi di unità nazionale", dai ricatti delle emergenze economiche, terroristiche, sociali, migratorie, hanno cancellato ogni pulsione di libertà e di capacità di indignazione dei movimenti di opinione progressista.

Quello che sta accadendo in Spagna è la prova generale di un colpo di stato, una deriva "turca" che non riguarda solo la Catalogna e la Spagna. Un domani non troppo lontano potrebbe capitare anche da noi.

 

 

Effetto Raggi, in Europa nasce il problema Renzi

 Il secondo turno delle elezioni comunali in Italia si svolgerà 4 giorni prima del referendum in Gran Bretagna e a una settimana dalle ri-elezioni politiche in Spagna. 

Una vittoria della M5S Raggi a Roma e del centrodestra a Milano potrebbe influenzare anche gli altri due eventi successivi, e qualcuno in Europa propone di suonare l'allarme rosso nei prossimi giorni, per isolare o limitare il contagio della sconfitta di Renzi, per non far crescere ulteriormente il senso di impotenza che traspare dai vertici di Merkel, Hollande, Cameron, Junker e Draghi; ma le opinioni su come e cosa fare divergono. 

Una parte dei laburisti inglesi e in generale del gruppo socialista europeo propone di scendere in campo a fianco del governo italiano, cardine della tenuta dei tecnocrati in tutto il continente, magari con l'ennesimo appello contro la "minaccia dei populisti". Qualcuno obietta che una simile discesa in campo sarebbe poco efficace, o addirittura controproducente, vista la bassa considerazione che l'opinione pubblica ha delle istituzioni europee.

Un'altra parte vorrebbe non esporsi troppo in difesa delle sorti di Renzi, che due anni fa si pavoneggiava come il "più votato dei leader europei". La Merkel ha già il suo da fare e non pensa di farsi coinvolgere più di tanto, anche perchè il sostegno che Renzi cerca si traduce in altre concessioni ad allentare i cordoni della borsa per far scendere una pioggia di bonus prima del referendum di ottobre.

Una cosa è certa: il volto tranquillo di Virginia Raggi ha letteralmente squarciato le pagine dei mass media di tutto il mondo, assieme alla notizia della sua probabile elezione a sindaco di Roma. Gli spagnoli e gli inglesi che saranno chiamati al voto dopo il 19 giugno hanno potuto vedere che si tratta di una giovane che ispira simpatia e attenzione anzichè evocare favole e incubi sui "populisti euroscettici assatanati".

Anche per questo la battaglia di Roma non può essere confinata al "semplice voto amministrativo" come ha cercato e cerca di fare Renzi, il quale ora inizia a  diventare, lui sì, un problema grosso per l'Europa. Al prossimo vertice Junker gli chiederà : "Matteo, ma non ci avevi garantito che in Italia era tutto sotto controllo per i prossimi 10 anni?"

 

SPAGNA di nuovo al voto

El fracaso de Sànchez, la Spagna è senza governo da quasi tre mesi, dopo le ultime elezioni. 

 

Se il PP non ribalta la posizione di Rajoy (magari dandogli il benservito) sarà necessario tornare al voto, dopo il fallimento del socialista Sanchez, che ha preferito allearsi con il centro moderato di Ciudadanos piuttosto che scendere a patti con Podemos e i Catalani. C'è altro lavoro (imprevisto) per la Troika.

La scelta indipendentista della Catalogna pesa come un macigno che neanche le probabili nuove elezioni (c'è tempo altri 58 giorni per cercare di evitarle) riusciranno a rimuovere.

La Spagna chiede un governo a Barcellona

Rajoy ha mollato, rinunciando al tentativo di formare un governo. A un mese dalle elezioni la situazione evolve verso lo scenario che avevo previsto: un possibile governo PSOE-PODEMOS con l'appoggio delle formazioni minori e in particolare con gli indipendentisti catalani e baschi, oppure un ritorno al voto in aprile.

Iglesias (PODEMOS) ha spiazzato tutti, proponendo ufficialmente un'alleanza di governo al PSOE di Sanchez sulla base di alcune proposte, tra le quali un ministero delle "diverse cittadinanze", che fa prevedere un'apertura alle istanze catalane. Il PSOE è profondamente diviso sulla proposta di Iglesias. I catalani non si sono ancora espressi sulla incerta apertura. A loro serve una dichiarazione chiara sul referendum per l'autonomia, cosa che Iglesias non può concedere in questo momento per non pregiudicare la trattativa con Sanchez.

Se il prossimo governo non passa da Barcellona, tra due mesi si torna alle elezioni, a meno di inciuci stile Renzi-Verdini.

La Spagna accusa la Cina di genocidio

Dal Southern China Morning Post del 12-10 una notizia che ha "urtato" la suscettibilità dei cinesi sulla questione Tibetana: finalmente un paese occidentale promuove un'azione giudiziaria contro l'invasione cinese del Tibet e il massacro della sua popolazione.