A CUBA UNA VERA RIVOLTA CERCA SOLUZIONI CORAGGIOSE

A CUBA UNA VERA RIVOLTA CERCA SOLUZIONI CORAGGIOSE


La contromanifestazione di regime è stato un flop, Cuba è stanca di recitare la parte della rivoluzione castrista. Una risposta nuova alle richieste popolari di libertà e benessere è impossibile, se gli Stati Uniti non abbandonano la strada della vendetta.

L'appello  di LetCubaLive! a Biden

i.fan. - 18/07/2021

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Open Letter to President Biden - LetCubaLive!

un appello dal mondo della cultura e della politica al presidente USA per porre fine alle sanzioni contro la popolazione di Cuba.

Instead of maintaining the path set by Trump in his efforts to undo President Obama’s opening to Cuba, we call on you to move forward. Resume the opening and begin the process of ending the embargo. Ending the severe shortages in food and medicine must be the top priority.


Come tutti i dittatori che si sentono minacciati dalle proteste del popolo, Miguel Díaz-Canel Bermúdez primo segretario del comitato centrale del partito comunista di Cuba, di cui è anche presidente della repubblica, ha convocato una manifestazione di popolo a suo favore nel pomeriggio di sabato 17 luglio.


L'evento era stato preceduto dall'annuncio di un aumento degli stipendi statali e dall'azzeramento delle tasse doganali sulle importazioni.

Gli organi di stampa ufficiali parlano di centomila sostenitori sul lungomare di L'Avana, ma in realtà dalle immagini si capisce che non erano più di diecimila, intruppati, tristi e ordinati, con in testa Raul Castro in grande uniforme, a ricordare a tutti che l'ombra di Fidel controlla tutto dall'alto.

Il flop della manifestazione di regime rafforza l'impressione che la campana suona a morte per il castrismo e i suoi eredi.


Troppo grande e potente è la stanchezza della retorica in mezzo alla desolante realtà di fame, stenti e privazioni dei diritti elementari, per essere contrastata con gli appelli all'unità nel nome della lotta al nemico yankee.

Persino la repressione delle proteste del 11 luglio è sembrata stanca e incerta, nulla a che fare con le repressioni che sono in grado di attuare i regimi in piena forma come l'egiziano Al Sisi, il turco Erdogan, il russo Putin, il bielorusso Lukashenko, il cinese Xi Jinping, o il venezuelano Maduro, solo per citarne alcuni.

Cuba è stanca di recitare la parte della rivoluzione castrista.

Sessanta anni sono tanti per una piccola isola che nel giardino dell'imperialismo USA diventò famosa e si attirò simpatie per aver avuto l'ardire di cacciare un dittatore fantoccio americano senza scrupoli. E poi di sfidare l'America di John F Kennedy, al prezzo di finire nella rete del regime sovietico di cui non è mai stata in grado di liberarsi.

Anche se Fidel avesse voluto, gli Stati Uniti non gli hanno mai perdonato di averli umiliati nella Baia dei Porci e hanno mantenuto senza motivi un embargo e un ostracismo verso Cuba che ne ha dapprima rafforzato il regime e poi prolungato l'agonia. Così facendo, milioni di cubani hanno pagato un doppio prezzo, uno al castrismo e l'altro al cinismo americano.

Il tentativo di soluzione diplomatica avviata da Barak Obama era iniziato troppo tardi e Donald Trump ha avuto gioco facile a ribaltarlo.

La vera forza del regime cubano forse risiede nell'arrogante stupidità della diplomazia statunitense.

Joe Biden sulla questione cubana finora ha preso tempo, dando ascolto a chi gli suggerisce di tentare di sconfiggere il regime cubano con la fame e il coronavirus.

Una soluzione prospettata anche nel Venezuela del dittatore Maduro, che ha finito però con l'infrangersi contro le logiche geopolitiche. Russia e Cina hanno tutto l'interesse a non perdere le loro pedine nel cortile di casa America.

Anche Cuba, sulla pelle dei cubani, è una di queste pedine.

L'unica soluzione che potrebbe aggirare l'ostacolo della logica dei blocchi, quella della trattativa diretta tra gli eredi di Castro e l'erede di JF Kennedy, Joe Biden, non sembra ancora affacciarsi.

Ci vorranno altre manifestazioni, altre proteste, altre repressioni per convincere le parti a trattare seriamente.

I cubani della Florida sono ancora troppo animati dallo spirito della vendetta. I cubani comunisti sono ancora troppo aggrappati ai privilegi - piccoli o grandi - che il regime gli garantisce.

Diaz-Canel chiederà a Xi Jinping o a Putin di dargli una mano, piena di denaro e sostegni.

I cubani dovranno scegliere se prenderli, accontentandosi per qualche tempo, o se ribellarsi davvero, con tutti i rischi e i prezzi che una ribellione popolare comporta.

Se in giro per il mondo ci fossero dei veri progressisti, interessati ad una soluzione vera, pacifica e onorevole dell'esperienza cubana, sarebbe questo il momento di farsi avanti.

i.fan.


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