Covid-19 Disarticola e Smonta la Globalizzazione


- 16/03/2020


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AGGIORNAMENTO: A Wall Street l'indice Dow Jones sprofonda e perde il 13%, il NASDAQ -12%, una caduta verticale che prelude ad una crisi finanziaria molto peggiore del 2008.

Donald Trump annichilito prevede che gli Stati Uniti ne usciranno fuori tra luglio e agosto e si rifiuta di proclamare il lockdown nazionale.

Cosa che invece fa Macron, 24 ore dopo aver consentito il grande raduno di coronavirus nei seggi elettorali in Francia.

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Nel pomeriggio di domenica 15 marzo (prima serata in Europa) la Federal Reserve americana, la portaerei della finanza mondiale, lancia un attacco micidiale contro il coronavirus.

700 miliardi di dollari per acquistare titoli, ovvero stampa di nuovo denaro da immettere nel sistema finanziario e tassi di interesse azzerati, più una serie di "facilitazioni" da 1500 miliardi a corredo di quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere l'inizio dell "sbarco in Normandia" contro gli effetti devastanti della pandemia di Covid-19.


Per sapere se l'attacco è riuscito bastano pochi minuti e aspettare che i futures (le scommesse) sugli indici di Wall Street reagiscano alla notizia. Una reazione che non può non essere positiva e segnata da un balzo in su di tutti mercati ... ma questa volta qualcosa ha mandato all'aria le speranze.


L'apertura dei futures segnala un ribasso di 1000 punti per il Dow Jones, e scatta il blocco automatico delle contrattazioni. Gelo. E poi aprono le Borse asiatiche, Tokyo, Hong Kong Singapore, Seoul, tutte giù come se la Federal Reserve non esistesse, come se la promessa di un regalo di migliaia di trilioni di dollari fosse troppo poco per combattere il coronavirus. E le cose vanno ancora peggio nei mercati europei, con perdite iniziali di circa il 10%. E infine apre Wall Street, chiusa per eccesso di ribasso e poi giù del 10%.


Lo sbarco in Normandia, già salutato trionfalmente dai tweet di Donald Trump il cui unico interesse non è il coronavirus ma la rielezione a novembre, viene rinviato a data da destinarsi.


Abituati ad anticipare gli eventi per avvantaggiarsi nella corsa ad arraffare i miliardi stampati e regalati dalle banche centrali, ora gli speculatori preferiscono farsi sopravanzare dai pochi temerari incoscienti, i ludopatici del trading. In queste circostanze diventa impossibile persino scommettere al ribasso, lo short selling che garantisce di guadagnare anche in tempi di crisi.

La domanda che molti si pongono è se il gelo attorno alle manovre messe in campo dalle banche centrali e dai governi dei maggiori paesi - sgravi fiscali, promesse di sostegno ai redditi, investimenti nella sanità pubblica ecc - è motivato da una richiesta ancora maggiore, cioè numeri ancora più grandi di quelli già messi in campo oppure se si tratta di una sfiducia incondizionata sulle possibilità che gli interventi di qualsiasi ammontare possano nel breve termine risolvere la crisi economica causata dal coronavirus.


Molti indizi fanno pensare più alla seconda ipotesi che alla prima.


Giorno dopo giorno, con l'avanzare della pandemia, tutti stiamo prendendo coscienza di alcune banali verità, che all'inizio sembravano inconcepibili.


1 - Covid-19 costringe gli individui a stare chiusi dentro casa, o molto distanti e comunque a rallentare o azzerare drammaticamente ogni attività "normale". Anche chi all'inizio aveva reagito con spavalderia "il virus non ci ferma", "non rinunciamo a fare ...", ora è terrorizzato e chiuso dentro casa.


2 - Se Covid-19 fosse un fenomeno a tempo determinato, ad esempio tre mesi e con effetti quantificabili in termini di vite umane e danni economici, i mercati finanziari avrebbero già potuto prevedere o adeguare gli algoritmi di trading alla nuova realtà e il panico sarebbe stato di breve intensità e durata. Ma ormai anche i più stupidi, come Donald Trump, hanno dovuto capire che il coronavirus non è un fenomeno prevedibile o commerciabile. E' un algoritmo nato per uccidere alla cieca e chi non vuole morire deve chiudersi e nascondersi e quindi deve in qualche modo uscire dal processo economico.


3 - Se Covid-19 fosse capitato 100 anni fa si sarebbe chiamato "influenza spagnola", si sarebbe sommato e nascosto dietro i disastri della Prima Guerra Mondiale e nessuno avrebbe avuto paura di un crollo dell'economia e della finanza mondiale, per il semplice motivo che i sistemi erano isolati, non sincronizzati, non interdipendenti, in poche parole non erano globali.


I 50 milioni di morti della "spagnola" pesano molto di meno dei 7mila morti da COVID-19 registrati finora.

Nonostante le farneticazioni di Boris Johnson e Donald Trump, pochi credono che i morti complessivi della pandemia di SARS-COV-2 possano arrivare a 500mila casi.


Ma anche se fossero "solo" 50.000 o 100.000, nessuno ha intenzione di partecipare alla lotteria del coronavirus e correre il rischio di essere "baciato" dalla cattiva sorte. Quindi il mondo si rintana, come estrema ratio, dentro casa e con questo semplice gesto provoca il blocco del ciclo economico, la disarticolazione dell'intero processo di globalizzazione.


Le decine di trilioni di dollari che le banche centrali e i governi spenderanno per alleviare gli impatti della crisi potrebbero essere non solo insufficienti ma addirittura inutili.


Dal lato dei consumatori che sono rinchiusi nello loro case, non c'è bisogno in questa fase di "stimoli al consumo", per ovvie ragioni. Ma se questi consumatori dovessero trasformarsi in disoccupati, ma ancora impossibilitati ad uscire di casa, allora la necessità è quella di garantirgli un "reddito di sopravvivenza", un ammortizzatore, ma fino a quando ? e a carico di chi ?
La Cina dove l'epidemia è stata costruita ed esportata, fa da indicatore di quello che accadrà all'economia del resto del mondo. I consumi privati sono crollati del 60%, le fabbriche nelle provincie fuori dall'epicentro di Wuhan non hanno ancora ripreso a lavorare, nonostante i dati ottimistici diffusi dal regime. E chi esce di casa non lo fa per andare ad acquistare l'ultimo modello di smartphone. Fonti ufficiali dichiarano che ad oggi il numero di nuovi disoccupati cinesi è salito di 5 milioni. Ed è risaputo che le autorità di Pechino forniscono sempre dati non troppo allarmanti.

Goldman Sachs prevede un crollo del PIL USA, - 4%,  nel secondo trimestre, un contagio del 50% della popolazione e un picco del coronavirus non prima di altri due mesi.


Qualsiasi ragionamento sulla durata e sugli sviluppi del contagio porta ad un'unica considerazione: sarà necessario scassare i bilanci pubblici di ogni paese, far saltare gli equilibri entrate - uscite per evitare il rischio di una insurrezione generale, di un crollo del sistema di coesione politico-sociale. Il fiscal compact europeo non esiste più nemmeno in Germania.


Se l'epidemia di coronavirus dovesse durare per i prossimi sei mesi, sarà necessario stampare moneta fino al punto di non dargli più alcun significato, cioè tutto il mondo diventerà un grande Venezuela.


Di fronte a questa prospettiva l'unica reazione plausibile e razionale è il panico, quello con cui Wall Street ha reagito al regalo fattogli dalla Federal Reserve e che ha come conseguenza la vendita di qualsiasi strumento finanziario, persino i titoli governativi, che dovrebbero invece essere acquistati come bene rifugio.


La sfiducia razionale indotta dal coronavirus si traduce in una banale considerazione: perchè un creditore dovrebbe concedere altro credito ad un debitore di cui è incerta la sopravvivenza?.
Per rispondere a questa semplice domanda le Banche centrali dovrebbero garantire non solo tutto l'intero ammontare dei debiti pubblici ma anche la gran parte dei crediti privati, una garanzia che ammonterebbe a decine e decine di trilioni di dollari.

Chi volesse sfidare su questo piano il coronavirus, farebbe tornare in auge il valore delle conchiglie. E comunque Wall Street continuerebbe a cadere nel panico.


Anche gli speculatori diventano comuni mortali e anzichè precipitarsi come un gregge di pecore sugli annunci della FED, preferiscono #StayAtHome e fare scorte di tranquillanti.


Anche Donald Trump li sta prendendo, come ci comunica il suo maggiordomo economista dello staff presidenziale Larry Kudlow:
President Donald Trump is "very calm" about the stock market, as U.S. equities dropped further on Monday said the director of the National Economic Council, adding "it is what it is." Trump spoke with other G-7 leaders Monday as the coronavirus pandemic continued to disrupt life in the U.S. and other countries, and drive stocks down. The Dow Jones Industrial Average DJIA, -8.326% was off about 7% early Monday afternoon.



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