FUNIVIA MOTTARONE, TRAGEDIA CON "RISCHIO CALCOLATO" | Blog menoopiu'

FUNIVIA MOTTARONE, TRAGEDIA CON "RISCHIO CALCOLATO"


Svolta clamorosa nelle indagini per la tragedia della funivia del Mottarone in cui hanno perso la vita 14 persone. La Procura ha disposto tre arresti. La tragedia del Mottarone non è stata una tragica fatalità. Il gestore Nerini e i tecnici Perocchio e Tadini avevano disattivato i freni d'emergenza, che bloccavano la funivia per i tanti guasti. Anzichè ripararli li hanno ignorati per consentire la riapertura rapida dei trasporti e del business. Pensavano che fosse un "rischio calcolato". 14 morti, e il bambino Eitan che lotta per sopravvivere, stanno a dimostrare che quei "calcoli" erano sbagliati e criminali

i.fan. - 26/05/2021

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Perché hanno messo i «forchettoni»? Perché una serie di anomalie facevano scattare i freni d’emergenza e le riparazioni, l’ultima il 3 maggio, non avevano risolto i problemi.

«Per evitare continui disservizi e blocchi della funivia, c’era bisogno di un intervento radicale con un lungo fermo che avrebbe avuto gravi conseguenze economiche. Convinti che la fune di traino non si sarebbe mai rotta, si è poi voluto correre il rischio che ha portato alla morte di 14 persone. Questo è lo sviluppo grave e inquietante delle indagini

Pensavano che fosse un "rischio calcolato".

"Abbiamo accertato che il sistema di emergenza dei freni era manomesso, nel senso che era stato apposto un forchettone, un blocco dei freni, un meccanismo che tiene aperte le ganasce che dovrebbero bloccare la cabina sul cavo portante in caso di rottura del cavo trainante", ha dichiarato la procuratrice Olimpia Bossi che indaga sulla tragedia della funivia del Mottarone.

§§§

Speravo che nella tragedia della funivia del Mottarone ci sarebbe stata risparmiata la solita lugubre coda di inchieste sulle responsabilità umane del disastro.

Il dolore per l'assurda morte di 14 persone (e il bambino Eitan di 5 anni che ancora lotta per sopravvivere) era già troppo grande e nessuno era in cerca delle solite polemiche sulle colpe di chi avrebbe potuto e dovuto evitare la strage.

Un cavo su un milione può spezzarsi. Una fatalità che rientra nei "rischi calcolati" delle attività umane, abbiamo pensato leggendo le storie e gli intrecci distrutti lassù sulla funivia del Mottarone.


Poi sono iniziati i dubbi. Perchè i guasti segnalati pochi giorni prima della riapertura dell'impianto non erano stati considerati rischiosi per la ripresa della funivia? Perchè i freni di emergenza non sono entrati in funzione?


«Il freno non è stato attivato volontariamente?! Sì sì, i gestori della funivia lo hanno ammesso».

Quegli interventi tecnici — ha spiegato la procuratrice — erano stati «richiesti ed effettuati», uno il 3 maggio, ma «non erano stati risolutivi e si è pensato di rimediare». Come? disattivando i freni d'emergenza.

«Nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo, si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l’esito fatale».


Comincia ad affacciarsi l'ipotesi atroce che anche nella tragedia del Mottarone abbia prevalso non la fatalità ma l'incuria, la fretta di riaprire per non perdere l'occasione della "ripresa post covid", la sottovalutazione "calcolata" dei rischi, l'avidità. Sembra ieri che se ne parlava per il crollo del Ponte Morandi a Genova.

Gli inquirenti scoprono che i freni di emergenza erano bloccati dai "forchettoni", dispositivi che si usano quando le cabine non sono piene di esseri umani.
Chi e perchè ha deciso che i freni di emergenza non dovevano essere utilizzati su quella cabina?

dal Corriere della Sera:

Svolta clamorosa nelle indagini per la tragedia della funivia del Mottarone (Verbania) in cui domenica scorsa hanno perso la vita 14 persone. La Procura ha disposto tre fermi, tra cui il gestore dell’impianto Luigi Nerini, il direttore dell’esercizio Enrico Perocchio e il responsabile del servizio l’ingegnere Gabriele Tadini.

La decisione è arrivata dopo la tornata di interrogatori disposti dalla procuratrice di Verbania, Olimpia Bossi, titolare dell’inchiesta. Che si sono susseguiti fino alle prime ore del mattino nella caserma dei carabinieri di Stresa. Conclusi con i provvedimenti di fermo che ora dovranno essere convalidati dal gip. In serata era arrivato proprio Luigi Nerini col suo avvocato, da Milano, Pasquale Pantano.

La procuratrice alle 4.10 di mattina ha spiegato che gli indagati erano «materialmente consapevoli» che la cabina viaggiava senza freni dal 26 aprile, giorno della riapertura. Spiegando che è stata messa la forchetta, ovvero il dispositivo che consente di disattivare il freno, e non è stata rimossa. L’analisi dei reperti ha permesso agli inquirenti che indagano sull’incidente alla funivia del Mottarone di accertare che «la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso». Il forchettone, ovvero il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainane, non è stato rimosso per «evitare disservizi e blocchi della funivia. Il sistema presentava delle anomalie e avrebbe necessitato un intervento più radicale con un blocco se non prolungato consistente».

Ecco.

La tragedia del Mottarone non è stata una tragica fatalità.

Qualcuno ha calcolato rischi e "benefici" collegati ad una ripresa più rapida dei trasporti e del business, riducendo o eliminando i controlli nella presunzione che non fossero necessari, anzi un inutile ostacolo.

14 morti, e il bambino Eitan che lotta per sopravvivere, stanno a dimostrare che quei "calcoli", erano sbagliati e criminali.

i.fan.



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